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lunedì 17 gennaio 2022

Piccole storie per l'anima - 34

PENSIERI DEL PASSERO SOLITARIO
Rubrica settimanale a cura dell'Ordine Secolare Carmelitano Teresiano della Provincia Lombarda

Un giorno, un uomo che non aveva mai detto una menzogna, ne disse una.

Ne provò rimorso, ma anche piacere, perché la menzogna gli era stata utile. E poiché il male è sempre fonte di piacere, perché se fosse fonte di dolore nessuno lo commetterebbe mai, cominciò a mentire ogni volta che gli faceva comodo.

          Un giorno trovò comodo rubare, lui che non aveva mai rubato neppure uno spillo. Ne provò rimorso, ma anche piacere, perché aveva cresciuto i suoi averi in modo incredibilmente facile. E poiché il male è sempre fonte di piacere, perché se fosse fonte di dolore nessuno lo commetterebbe mai, cominciò a rubare ogni volta che gli capitò l'occasione.

       Un giorno ebbe occasione di uccidere, lui che non aveva mai calpestato una formica. Ne provò rimorso, ma anche piacere, perché aveva provato l'ebbrezza del dominio totale. E poiché il male è sempre fonte di piacere, perché se fosse fonte di dolore nessuno lo commetterebbe mai, divenne un assassino.

       Un giorno che si sentiva "orgogliosamente forte",  arrivò alla ferma risoluzione  che avrebbe stabilito lui cosa era bene e male fare nella vita, lui che aveva sempre cercato di vivere gli insegnamenti di Gesù e i 10 comandamenti. Ne provò rimorso, ma anche piacere perché così si sentiva finalmente "libero"  da non avere bisogno di nessuno, nemmeno di  Dio.  E poiché il male è sempre fonte di piacere perché se fosse fonte di dolore nessuno lo commetterebbe mai,  sprecò la sua vita, divenne schiavo di Satana dannando per sempre la sua anima.

Può essere pericoloso fare le cose soltanto perché "ci piacciono".

Può essere pericoloso andare alla ricerca del piacere

senza badare da che parte venga.

Perché il male dilaga così…

"Quando il demonio è riuscito ad allontanare

un'anima dalla santa Comunione,

ha raggiunto il suo scopo."

(S.Teresa di Lisieux)

 

 

Da" VOGLIO VEDERE DIO" di P. Maria Eugenio di Gesù Bambino, OCD

AL PUNTO DI PARTENZA seconda parte

 

         Come abbiamo visto l'ascesi teresiana, in questo primo periodo, è tutta subordinata alla ricerca di Dio. Il principiante deve cominciare a fare orazione prima di acquisire le virtù e il contemplativo deve praticare le virtù per progredire nella sua contemplazione. Quando, giunto alla seconda fase, avrà trovato Dio ed avrà sperimentato che dopo i primi inviti ”questo Re non si arrende se non a chi si dà completamente a Lui”, porrà tutta la sua cura nel realizzare questo dono totale di sé e nel praticare questa ascesi dell'assoluto.

       “Non bisogna pensare alle comodità in questi inizi di vita ” proclama Santa Teresa (II Mansioni c.I, 7). Lo sguardo materno di Teresa cerca, prima di tutto, nel discepolo una forte determinazione. Questa è necessaria fin dagli inizi:”Occorre che (il principiante) sia di animo virile....prenda la sua brava decisione, pensando che va a dar battaglia a tutti i demoni e che non c'è arma migliore della Croce...Non sono queste, infatti, le Mansioni in cui piove la manna”(II Mansioni, c. I, 6,7).

       “Certo qui l'anima,ribadisce la Santa,soffre grandi tribolazioni, specialmente se il demonio intuisce che per la sua natura e le sue pratiche abituali ha la capacità di andare molto avanti”(II Mansioni, c. I, 5). In questi inizi esclama la Santa sta proprio la maggior fatica, perchè qui è dove si deve lavorare, anche se il Signore fornisce i mezzi per farlo”(Vita, c. XI,5). L'energia nel sopportare le prove degli inizi, permette a Dio di conoscere i virtuosi che ”sapranno bere il suo calice e aiutarlo a portare la croce, prima di arricchirne l'anima con grandi tesori”(Vita, XI,11).”...non vi scoraggiate se qualche volta vi capita di cadere, così di tralasciare di sforzarvi di andare avanti, perchè anche da quella caduta Dio saprà tirar fuori il bene.....a coloro, invece che hanno cominciato, chiedo che la prospettiva della lotta non sia ragione sufficiente per farli retrocedere”(II Mansioni, c. I, 8,9).

      Nelle vie dell'orazione, la perseveranza è più necessaria ed efficace della violenza: ”Non bisogna procedere a forza di braccia, per cominciare a raccogliersi, ma con dolcezza, per poter perseverare nel raccoglimento”(II Mansioni, c. I, 10). 

 

     Santa Teresa vuole che il principiante, che non ha ancora fatto nulla, sia già grande nel desiderio. Egli deve mirare alle vette della vita spirituale ed aspirare con ardore all'unione perfetta con Dio. Solo i grandi desideri possono offrire la forza necessaria per affrontare le difficoltà del cammino e superare tutto. ”Sua Maestà vuole e ama le anime coraggiose, purchè procedano con umiltà e diffidino di sè” (Vita, c. XIII, 2).

lunedì 10 gennaio 2022

Piccole storie per l'anima - 33

 PENSIERI DEL PASSERO SOLITARIO
Rubrica settimanale a cura dell'Ordine Secolare Carmelitano Teresiano della Provincia Lombarda

Dopo un'estenuante sessione mattutina di preghiera nell'eremo di San Salvatore, una splendida oasi di preghiera vicino a Erba (Co), un giovane chiese all'eremita: «Perché bisogna pregare cosi tanto? Per sentire Dio più vicino?»
«Ti risponderò con un'altra domanda» disse l'eremita
«Tu preghi?»
"Beh, direi di sì! Però senza esagerare!» disse il giovane.
«E tutte le preghiere che dici faranno sorgere il sole domani?».
«Certo che no! Il sole sorge in obbedienza a una legge universale».
«Ecco la risposta: Dio è vicino a noi indipendentemente da quanto si prega».
Il giovane era scioccato. «Stai dicendo che le nostre preghiere sono inutili?». «Assolutamente no. Vedi, se non ti svegli presto non vedrai mai l'alba. Così anche se Dio è sempre vicino nella tua vita, se non preghi, non riuscirai mai ad accorgerti della Sua presenza».




Quand'è il cuore che prega, Egli risponde di certo.
(S.Teresa D'Avila)

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Da" VOGLIO VEDERE DIO" di P. Maria Eugenio di Gesù Bambino, OCD

AL PUNTO DI PARTENZA prima parte

Fuggire verso Dio è la prima decisione che santa Teresa impone all'uomo. Ma tale fuga richiede, fin dall'inizio, energia, discrezione e grandi desideri. La Santa esige queste disposizioni dal suo discepolo. “Voglio vedere Dio” aveva gridato Teresa. Questa ricerca di Dio dovrà regolare il cammino del discepolo ed ispirare tutti i suoi gesti.

La Santa invita subito l'uomo a rientrare in se stesso per quella porta che è” l'orazione e la meditazione”(I Mansioni, c. II, 1), per conoscere e ammirare le meravigliose realtà ch'essa contiene. Conoscere Dio in sé e le ricchezze che egli riversa nell'anima è certamente per santa Teresa, la prima conoscenza da acquisire, il primo atto della vita spirituale da compiere. Non si entra nella vita spirituale se non per questa porta: “Ho gia detto che la porta per entrare nel castello è l'orazione...”(II Mansioni, c. I, 11). E' per trovare Dio che si varca questa porta dell'orazione e che si rientra in se stessi.

La conoscenza di sé dipende dalla conoscenza di Dio:”Che l'anima mi creda, e prenda di tanto in tanto il volo per considerare la grandezza e la maestà del suo Dio. In ciò scoprirà la propria bassezza assai meglio che guardando in se stessa...”(I Mansioni, c. II, 8).

Santa Teresa misurerà i progressi dei principianti sulla loro fedeltà nel cercare Dio. Le persone delle prime Mansioni si accontentano di pregare qualche volta al mese, ma con il pensiero quasi sempre immerso nei mille affari da cui sono prese, essendovi molto attaccate.

Le anime delle seconde Mansioni hanno potuto realizzare un progresso sensibile attraverso un'ascesi di distacco dalle cose esterne:” ...è ben necessario, per entrare nelle seconde Mansioni, lasciar perdere le cure e gli affari che non sono necessari, ciascuno in conformità al suo stato”.(I Mansioni c. II, 14).Questo sforzo di distacco dovrà essere sostenuto da una certa organizzazione della vita esteriore. Continua...

lunedì 3 gennaio 2022

PIccole storie per l'anima - 31

PENSIERI DEL PASSERO SOLITARIO
Rubrica settimanale a cura dell'Ordine Secolare Carmelitano Teresiano della Provincia Lombarda

C'era una volta un piccolo fiore in piedi in mezzo alla savana. Ogni giorno il fiorellino aspettava una goccia di pioggia.
Si era sempre detto quanto fosse importante e bella la pioggia. Ma quando c'era davvero profumo di pioggia, gli avvoltoi riuscivano a vanificare tutto con le loro grandi ali. Così il fiorellino rimase imprigionato nel terreno sassoso, sempre più arido e crudele.
La morsa della paura stringeva il suo cuore e la corolla languiva sempre più pallida. Solo un colibrì vide la sua disperazione e cercò aiuto dagli altri animali.
Il grande bufalo rispose: «Non mi interessa. Questa è la legge della vita: i forti resistono e i deboli devono sparire».
Anche il leone rimase totalmente indifferente. Sbadigliò e si girò dall'altra parte. Il suo hobby era la noia.
Le gazzelle gridarono: «Abbiamo un appuntamento. Ci dispiace, ma non abbiamo tempo per le quisquiglie. La vita è di chi corre veloce».
Il colibrì era avvilito, che cosa poteva fare il più piccolo degli uccelli? Si fermò vicino al grande formicaio e raccontò alle formiche la grande tristezza del fiore.
Senza dire niente, i piccoli animali formarono una lunga catena, cercarono fili d'erba e piccole foglie, bagnarono tutto con la rugiada, e una dopo l'altra portarono le goccioline d'acqua alle radici del piccolo fiore.
Il giorno dopo, il fiore riprese forza e colore e splendette nel suo angolo di savana.
E tutto era stato possibile solo perché il colibrì aveva avvisato le piccole formiche.


Saranno i piccoli e gli umili che salveranno questo mondo...


«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita.
Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero». (Mt 11, 25-30)


«Allo stesso modo in cui il sole illumina i grandi cedri ed i piccoli fiori da niente come se ciascuno fosse unico al mondo, così nostro Signore si occupa di ciascun’anima con tanto amore, quasi fosse la sola ad esi­stere. E come nella natura le stagioni tutte sono regolate in modo da far sbocciare nel giorno stabilito la pratolina più umile, così tutto risponde al bene di ciascun’anima».
(S. Teresa di Gesù Bambino)


Da" VOGLIO VEDERE DIO" di P. Maria Eugenio di Gesù Bambino, OCD

LE PRIME MANSIONI prima parte

“Parliamo.... di quelle anime che alla fine entrano nel Castello”.( I Mansioni, c.1,8)
Eccoci nelle prime Mansioni, accanto a queste anime, esse sono molto deboli. Queste prime Mansioni sono spaziose anticamere che illuminano tutta la periferia del Castello: “Non dovete pensare che qui vi siano pochi appartamenti, ma tantissimi...”(I Mansioni, c. II, 12) Nel castello si può entrare solo in stato di grazia poiché solo la grazia permette di stabilire questo rapporto con Dio, che è proprio orazione e vita spirituale.
Tali persone vi arrivano piene di buone intenzioni:( I Mansioni, c. II, 12)” Anche se molto invischiate nel mondo, hanno buoni desideri”( I Mansioni, c. I, 8). “ Queste persone sono ancora attratte dal mondo, ingolfate nei suoi piaceri e perdute dietro gli onori e le sue esigenze (I Mansioni, c. II, 12). “Il pensiero è quasi sempre immerso nei mille affari da cui sono prese, essendovi molto attaccate, perchè là dov'è il proprio tesoro è anche il proprio cuore”.( I Mansioni, c. I, 8)
La loro vita spirituale non è intensa. E' ridotta a quel minimum che permette loro di non morire, ma come una scintilla che brilla appena, non basta ad illuminare l'anima e a farle prendere coscienza della vita.” E' come se uno entrasse in una stanza inondata di sole, avendo gli occhi così pieni di terra da non poterli quasi aprire”( I Mansioni, c. II, 14). In questa semi-oscurità i demoni trovano nell'anima un terreno favorevole alla loro azione tenebrosa.
Il timore di veder cadere le anime nel peccato mortale sembra frequente in santa Teresa mentre descrive le prime Mansioni: "Conosco una persona alla quale Nostro Signore volle mostrare che cosa sarà di un'anima che ha commesso un peccato mortale. Tale persona dice che, secondo lei, sarebbe impossibile che qualcuno, comprendendolo, potesse peccare” (Vita, c. XL, 5). Dio, in realtà, resta presente nell'anima, sottolinea la Santa. Questa non potrebbe esistere senza la presenza attiva di Dio che continua a sostenerla.

lunedì 27 dicembre 2021

Piccole storie per l'anima - 30

PENSIERI DEL PASSERO SOLITARIO
Rubrica settimanale a cura dell'Ordine Secolare Carmelitano Teresiano della Provincia Lombarda


Una donna, delusa dalla vita, alla perenne ricerca di qualcosa che desse senso alla sua vita, si rivolse ad un uomo conosciuto per la sua profonda spiritualità e disse:
“Spesso ti vedo in solitudine a pregare. Anch’io a volte ho provato a pregare ma ho sempre avuto la sensazione di perdere tempo. Dimmi, ma cosa ottieni pregando Dio regolarmente?"
L’uomo vide in lei una persona alla ricerca sincera della verità: “Quando la tua preghiera diventa un intimo colloquio con Colui che ti ama, e non una ripetizione vuota di parole, in genere, inizialmente, non ottieni nulla di ciò che desideri e chiedi. Anzi, direi che inizi a “perdere”
“Come perdere?” Chiese la donna stupita.
“La preghiera non serve per ottenere qualcosa?”
“Beh, si e no!“ rispose l’uomo.
“La preghiera, a volte, prima di darti qualcosa, ti toglie qualcosa, e sai perché?
Perché due opposti non possono coesistere nell’anima.
Nella mia esperienza pregando, ho imparato che:
- La preghiera ti toglie dal senso di fallimento che a volte risiede nel nostro cuore e ti dona la speranza che nonostante tutto Dio saprà dare un senso alla tua vita.
- La preghiera ti toglie dall’orgoglio di pensare di aver capito tutto dalla vita e di essere autosufficiente e ti dona la serenità che nasce dall’umiltà.
- La preghiera ti toglie dalla paura e dalla vergogna per il male che hai fatto e ti dona il coraggio di chiedere perdono a Dio e agli altri.
- La preghiera ti toglie dal gusto di mentire e ti dona la gioia di essere sincero.
- La preghiera ti toglie dallo scoraggiamento che ti paralizza e ti dona la fiducia: nella braccia di Dio sei al sicuro.
- La preghiera ti toglie dalla rassegnazione che la tua vita di peccato non cambierà mai e ti dona la convinzione che il male non è invincibile e che il bene è possibile: confidi nell'aiuto di Dio.
- La preghiera ti toglie occhi e azioni lussuriose per darti un sguardo e un cuore puro.
- La preghiera ti toglie dalla disperazione che fa capolino nelle tue giornate e ti dona serenità: sei sempre amato da Dio, cosi come sei.
- La preghiera ti toglie dall’impazienza del tutto e subito e ti dona la pazienza del passo dopo passo.
- La preghiera ti toglie dalla rabbia e ti dona la pace del cuore.
- La preghiera ti toglie dal non senso e ti dona la pienezza di vita, trasformandoti in uno strumento di bene.
A volte preghiamo, non per guadagnare qualcosa, ma per perdere cose che non ci permettono di crescere spiritualmente e umanamente.
A volte preghiamo, non per ottenere qualcosa, ma per trasformare la nostra vita in un capolavoro
La preghiera educa, fortifica e guarisce.
La preghiera è il canale che ci collega direttamente con Dio!"


La preghiera e l'amore ottengono l'impossibile.


Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!»
(Vangelo di Luca 13.9-13)


Non accettate nulla come verità che sia privo di amore.
E non accettate nulla come amore che sia privo di verità!
L'uno senza l'altra diventa una menzogna distruttiva»;
(S. Teresa Benedetta della Croce. Edith Stein)



DA "VOGLIO VEDERE DIO"
di P. Maria Eugenio di Gesù Bambino, OCD

CRESCITA SPIRITUALE seconda parte

Nella prima fase della crescita spirituale, vediamo quindi come l'iniziativa della persona nell'orazione si manifesta in una ricerca di Dio in cui è predominante la cura dell'orazione, al punto che l'ascesi tenderà soprattutto al raccoglimento e a ciò che può favorirlo. La persona si applicherà anche alla correzione dei difetti esteriori.

Durante la seconda fase della crescita spirituale, l'ascesi diventerà più interiore e più energica per distruggere i vizi capitali, mentre durante l'orazione contemplativa l'anima dovrà con decisione cooperare con l'azione di Dio mediante l'abbandono in un silenzio spesso doloroso.
Appare l'azione trasformante della carità che divinizza e produce un'anima trasformata in Dio. Uno degli effetti più notevoli di tale trasformazione è la formazione dell'apostolo realizzata progressivamente. L'unione trasformante rende così l'apostolo perfetto, infiammato di zelo, docile alle mozioni divine e, per questo motivo meravigliosamente potente.
In cielo, mediante il “lumen gloriae” potremo vedere Dio quale egli è e noi stessi quali saremo con le nostre ricchezze divine. “Non c'è anima che nel cammino dello spirito sia così gigante da non aver bisogno di ritornare spesso a essere bambina..”( Vita, c. XIII, 15)

Tale instabilità dell'anima, rende ancora più difficile riconoscere in quale Mansione si trovi abitualmente. La Misericordia di Dio, che realizza la santificazione delle persone afferma e rivendica la sua libertà nelle sue scelte e nei suoi doni. Lo Spirito Santo dà a ciascuno la sua grazia secondo la misura da lui stabilita. Questa libertà della Misericordia suscitava l'ammirazione di santa Teresa: “Sono doni che Dio dà come e quando vuole, senza badare al tempo e ai servizi resigli”.( Vita c. XXXIV ,11)

La Santa vuole che prendiamo contatto con il mistero che circonda lo sviluppo spirituale. Non si può essere spirituali misconoscendo il mistero che avvolge l'azione di Dio. Amica di Dio e psicologa incomparabile, santa Teresa penetra le profondità dello Spirito di Dio e le profondità della nostra natura.
Ella ci mostra come Dio dapprima lasci l'anima alla sua iniziativa, si manifesti ad essa in una maniera distante, ma soave, ne incateni poi la volontà. Con la volontà così soggiogata egli potrà purificare l'anima profondamente, usarla e infine unirla perfettamente a sé

lunedì 22 novembre 2021

Piccole storie per l'anima - 26

PENSIERI DEL PASSERO SOLITARIO
Rubrica settimanale a cura dell'Ordine Secolare Carmelitano Teresiano della Provincia Lombarda

Giona, il vagabondo, viveva sotto un ponte di una grande arteria del Nord. Una notte fece un sogno. Vide un angelo circonfuso da una gran luce che scriveva su un libro d'oro. Giona chiese all'angelo: «Che cosa scrivi?».
         L'angelo alzò il capo e rispose: «Scrivo i nomi di coloro che amano il Signore». «E c'è il mio nome?» domandò Giona. «No, il tuo nome non c'è» rispose l'angelo.
Giona abbassò gli occhi e tacque; poi timoroso disse: «Ti prego, allora iscrivimi nella lista di coloro che amano i loro simili». L'angelo scrisse e il sogno finì.
        La notte seguente l'angelo riapparve in una luce ancora più sfavillante e gli mostrò i nomi di quelli amati dal Signore.
Ed ecco, il nome di Giona era il primo della lista...

Se lo vuoi sapere, nella lista di quelli amati da Dio il tuo nome c'è.
Ed è ai primi posti…

"Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l'ho fatto conoscere a voi.  Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri." (Vangelo di Giovanni 15. 12-17)


Quanto fa bene all'anima lavorare per Gesù solo,
 esclusivamente per  lui!
Oh come è soddisfatto allora il cuore,
come ci si sente leggeri!
(S.Teresa di Gesù Bambino)

DA "VOGLIO VEDERE DIO"

di P. Maria Eugenio di Gesù Bambino, OCD

ASCESI TERESIANA - Seconda Parte

         Come abbiamo visto le pendici del Monte Carmelo sono scoscese, ci sono solo sentieri ripidi che non si possono schivare; il solo appoggio concesso e utile in questa salita è il bastone della croce. Non c'è altro modo di salire verso Dio che il cammino del Calvario, aspro e sanguinoso come la salita del Carmelo.
S. Giovanni della Croce ci offre questo insegnamento:

“ Procuri l'anima di tendere sempre :
non al più facile, ma al più difficile;
non al più saporito, ma al più insipido;
non al più piacevole, ma al più disgustoso;
non al riposo, ma alla fatica;
non al conforto, ma allo sconforto;
 non al più, ma al meno;
non al più alto e pregevole, ma al più vile e spregevole;
 non a voler qualcosa, ma a non volere nulla;
 non alla ricerca del meglio nelle cose, ma al peggio,
e a desiderare in tutto nudità, vuoto e povertà di quanto vi è al mondo,
per amore di Cristo”.(1 Salita, c. XIII, 6)


        I santi del Carmelo, quando la loro anima è infiammata d'amore desiderano la sofferenza che avvicina a Dio e che salva le anime:
“O soffrire o morire!” esclama s. Teresa.
“Soffrire ed essere disprezzato!” chiede s. Giovanni della Croce.
“La sofferenza è stata il mio cielo quaggiù” proclama s. Teresa di Gesù Bambino.
E tuttavia essi furono uomini come noi.
Soffrirono dolorosamente, a volte con tristezza, con debolezza. 
     La mortificazione può avere un duplice scopo: la distruzione del peccato in noi e la redenzione delle anime. Perchè l'ascesi sia efficace, dovrà adattarsi al temperamento in modo da raggiungere le tendenze dominanti da distruggere.
    L'ascesi che tende al distacco assoluto deve procedere per via di realizzazioni progressive, altrimenti fallisce totalmente. I Maestri del Carmelo conoscono la purezza di Dio e, alla sua luce, scoprono la debolezza umana. Amano l'una e l'altra con lo stesso amore. La loro scienza spirituale è in realtà una scienza d'amore.



lunedì 15 novembre 2021

Piccole storie per l'anima - 25

PENSIERI DEL PASSERO SOLITARIO

Rubrica settimanale a cura dell'Ordine Secolare Carmelitano Teresiano della Provincia Lombarda 

COME GUFI NELLA NOTTE


Perché ti ritiri ogni notte nel bosco in solitudine?, chiese lo scoiattolo.
"Per pregare" rispose il gufo.
"Ma Dio è dappertutto, no?".
"Certo, Dio è dappertutto!".
"E Dio è lo stesso in qualunque posto?".
"Sì, Dio è lo stesso ovunque".
"E allora perché vai ogni notte a pregare nel bosco in solitudine?".
"Perché di notte, nel bosco, in solitudine, io non sono lo stesso!" 





Tu, invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà".
(Vangelo di Matteo 6,2-6).









Da" VOGLIO VEDERE DIO"
di P. Maria Eugenio di Gesù Bambino, OCD


ASCESI TERESIANA - Prima Parte


Il primato che s. Teresa dà all'orazione nella sua spiritualità, non le fa dimenticare l'importanza dell'ascesi: “Comodità e orazione non sono compatibili tra loro”(Cammino di Perfezione,c. XII, 2). Assoluta, idonea e graduale: ecco i tre caratteri dell'ascesi teresiana che ora esamineremo.
“
Olio su tela di p. Enzo Caiffa ocd
I contemplativi devono tener alta la bandiera dell'umiltà e sopportare tutti i colpi che possono essere loro inferti senza restituirne nessuno, perchè il loro compito è quello di soffrire come Cristo, portare alta la croce, non lasciarsela sfuggire di mano
”(Cammino di Perfezione, c. XVIII,5).
Non si entra nell'intimità divina se non per mezzo di una morte, ma più lenta, fatta di mortificazione continua. La generosità è necessaria fin dagli inizi della vita spirituale: “...bisogna tendere sempre alla meta, a costo di morire durante il cammino, se il cuore non regge ai molti ostacoli che vi si incontrano; sprofondi pure il mondo!..”(Cammino di Perfezione, c. XXI, 2).
Tutta questa ascesi deve condurre, infatti, al dono totale della volontà e di se stessi.
San Giovanni della Croce presenta lo stesso ideale di s. Teresa. All'inizio del trattato “Salita del Monte Carmelo”, disegna un grafico che indica l'itinerario da seguire. In mezzo al grafico si vede un sentiero stretto, che sale diritto verso la cima della montagna, sul quale il santo ha scritto per quattro volte: "Nulla, nulla, nulla, nulla”.
Un distacco che si applica sia ai beni spirituali che a quelli di questo mondo, come ci precisa s. Giovanni della Croce:
Per poter gustare il tutto, non cercare il gusto in nulla.
Per possedere il tutto, non voler possedere nulla.
Per poter essere tutto, non voler essere nulla.
Per poter conoscere il tutto, non voler sapere nulla. (1 Salita, c. XIII, 11)


lunedì 1 novembre 2021

Piccole storie per l'anima - speciale

PENSIERI DEL PASSERO SOLITARIO
Rubrica settimanale a cura dell'Ordine Secolare Carmelitano Teresiano della Provincia Lombarda

CHI SONO I SANTI?

Una maestra di una scuola materna aveva portato la sua classe a visitare una chiesa con le figure dei santi sulle vetrate luminose.
Ritornati dalla visita, il parroco domandò ai bambini: "Sapete chi sono i santi?"
Un bambino rispose: "Sì, sono quelli che fanno passare la luce!"

Stupenda definizione:
i santi sono quelli che fanno passare la luce di Dio
che continua ad illuminare la terra…

"Amore". Questa parola racchiude, mi sembra, tutta la santità. 
Amiamolo dunque il nostro Diletto, ma di un amore calmo e profondo
(S. Elisabetta della Trinità)




DA "VOGLIO VEDERE DIO"
di P. Maria Eugenio di Gesù Bambino, OCD

IL BUON GESU' - Seconda Parte

Per prepararsi alla contemplazione il miglior mezzo è ”Che ci riteniamo così spregevoli da non meritarla e che ci aiutiamo da noi stessi in tutti i modi possibili”(VI Mansioni c. VII, 8). Non si può progredire senza la mediazione del Cristo Gesù.
Per S.Teresa il contemplativo, in certi momenti, sarà portato dalla grazia al di là dell' umanità di Cristo, ma ogni volta che gli sarà possibile potrà e dovrà ritornare ai suoi misteri per considerarli con uno sguardo semplice e nutrirsene.
S. Teresa del Bambin Gesù cerca una piccola semplice via per giungere alla perfezione, un mezzo rapido per scalare la montagna dell'amore. Il Santo Volto è “l'astro che illumina“i suoi passi, l'unica sua devozione.
Tutta la nostra vita soprannaturale è legata alla nostra unione con Cristo Gesù. Separati da lui, non siamo più niente e non abbiamo più valore né esistenza nell'ordine soprannaturale.
Questa unità è il fine dell'Incarnazione e della Redenzione. E' questione vitale per noi e per la Chiesa. Attuare Cristo e farlo vivere in sé è la più alta perfezione. Ogni dottrina, ogni strada che allontanasse dal Cristo o non conducesse a lui, sarebbe una via falsa o una dottrina sospetta.
Teresa ci insegna ad attaccarci fortemente all'umanità di Cristo, “via, verità e vita”, come anche a non resistere al soffio della grazia quando vuole trasportarci nelle profondità oscure della Sapienza.







domenica 31 ottobre 2021

Piccole storie per l'anima - 24

 PENSIERI DEL PASSERO SOLITARIO

Rubrica settimanale a cura dell'Ordine Secolare Carmelitano Teresiano della Provincia Lombarda



HAI TROVATO IL PARCHEGGIO?

 Era un manager di successo. Orologio, telefono satellitare e computer scandivano la sua giornata. Ogni secondo era importantissimo per lui. Un giorno, aveva un appuntamento nella sede prestigiosa di uno studio legale.
Purtroppo il lussuoso edificio si trovava in pieno centro e il manager sempre più affannato si accorse con sgomento che non aveva tenuto conto del traffico. E della corrispondente difficoltà di trovare un posto per parcheggiare l'auto.
Arrivato sul posto, fece un primo giro di ricognizione. Niente. Ogni centimetro quadrato era occupato da una vettura. Provò a compiere un percorso più ampio. Niente nel modo più assoluto.
Allora, preso dalla preoccupazione, cominciò a pregare: «Signore, ti supplico, aiutami, ho bisogno di te, adesso. Fammi trovare un posto per parcheggiare. Se esaudisci la mia preghiera ti prometto che andrò a Messa tutte le domeniche». Fece un altro giro. Niente, neanche il posto per uno spillo. Riprese a pregare con più intensità: «Signore, non posso arrivare in ritardo a questo appuntamento. Se mi liberi un posto per l'auto, mi confesserò anche tutte le settimane e non salterò mai le preghiere della sera».

Sempre pregando, guidava lentamente, scrutando ogni possibile movimento nelle vie:
«Signore, ti prego, ne va della mia vita, se mi fai trovare un posto per l'auto, leggerò il Vangelo tutti i giorni e magari mi metterò in lista per fare catechismo».
In quel momento, tre metri davanti a lui, un'auto se ne andò e si liberò un posto.
Con un sospiro di sollievo, il bravo manager disse:
«Signore, non ti disturbare. Ho appena trovato un posto».
Pregare è il gesto più grande e nobile che un essere umano può compiere,
non uno stupido atto scaramantico...
Pregando poi, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate.
(Matteo 6,7)
Chi fugge l'orazione, fugge da tutto ciò che è buono (S. Giovanni della Croce)


Da" VOGLIO VEDERE DIO"
di P. Maria Eugenio di Gesù Bambino, OCD

IL BUON GESU' - Prima Parte
Santa Teresa di Gesù ha una maniera tutta sua di attuare questo rapporto di amicizia dell'orazione:“….fare l'esame di coscienza, recitare il Confiteor e farsi il segno della croce...subito dopo, cercate di trovarvi una compagnia. E quale migliore compagnia di quella dello stesso Maestro.
Immaginate questo nostro Signore vicino a voi...credetemi, fate il possibile per non privarvi di un così buon amico. Se vi abituerete a tenervelo vicino, se Egli vedrà che lo fate con amore e che vi adoperate a contentarlo, non potrete, come suol dirsi, togliervelo d'attorno.”(Cammino, c. XXVI,1 )
Per tenergli compagnia non occorre cercare grandi pensieri o perdersi in belle formule. Basta parlargli con semplicità. “Parlategli, non con delle preghiere già formulate, ma con la preghiera che sgorga dal vostro cuore...”(Cammino, c. XXVI, 4-6)

“Non vi chiedo di concentrare il vostro pensiero su di lui, né di fare molti ragionamenti: vi chiedo solo di guardarlo”.(Cammino, c. XXVI, 3).

”Come parlate con le creature umane, perché vi dovrebbero mancare le parole per parlare con Dio?”(Cammino XXVI, c. 9).

In tutti gli stati della vita spirituale bisogna ritornare all'umanità di Nostro Signore e non allontanarsene mai finché la grazia non ci trascini altrove. Il Verbo, infatti, si è incarnato per salvarci, ma anche per mettersi al nostro livello, per adattare i suoi insegnamenti alla dualità della nostra natura fatta di corpo e di spirito.
“Noi non siamo angeli, ma abbiamo un corpo. Voler fare gli angeli, stando sulla terra, è una vera pazzia...al sopraggiungere di impegni, persecuzioni, sofferenze, quando non si può avere più tanta quiete o in caso di aridità, Cristo è un ottimo amico.”(Vita,c. XXII,10)





martedì 5 ottobre 2021

Piccole storie per l'anima - 20

 PENSIERI DEL PASSERO SOLITARIO
Rubrica settimanale a cura dell'Ordine Secolare Carmelitano Teresiano della Provincia Lombarda

NON AVERE PAURA DELLA LUCE!

         Quando compì vent'anni, Alessandro Magno riuscì a farsi regalare da suo padre, il re Filippo, un cavallo che nessuno era mai riuscito a domare: Bucefalo, un cavallo dal bellissimo aspetto, ma dal carattere bizzarro e selvaggio. Alessandro voleva ad ogni costo domarlo, «Con tutti i cavalli che ci sono, figliolo, perché non te ne trovi un altro?», gli diceva il buon re Filippo.

        Ma Alessandro voleva domare proprio Bucefalo. Ci provava ormai da tre mesi e nonostante le carezze, le parole sussurrate come ad un amico, non era ancora riuscito a stargli un attimo in groppa. Quelli che avevano tentato prima di lui gli dicevano: «Bada, Alessandro, lascialo andare nelle foreste, prima che ti faccia del male!». Un giorno, mentre osservava il suo selvatico amico, Alessandro si accorse che il cavallo teneva la testa molto bassa, quasi nascosta tra le due zampe anteriori.

        Si era nel gran sole del mezzogiorno. Riflettendo, Alessandro si ricordò che Bucefalo faceva sempre così nei giorni di sole e mai alla sera o nelle brutte giornate. Inoltre i suoi tentativi di ammansirlo erano molto più facili nei giorni nuvolosi. Di colpo ebbe un'idea: «Forse teme il sole!». Mentre nel cielo splendeva un sole splendido, Alessandro saltò dinanzi a Bucefalo, gli afferrò energicamente la testa e con tutte le sue forze gliela fece sollevare verso l'alto. Gli occhi del cavallo si fissarono per la prima volta sul sole.
 
       Alessandro si accorse che non lampeggiavano più, ma divenivano sempre più docili. Sembrava quasi che sorridessero. Quando il giovane allentò la poderosa stretta con cui lo aveva afferrato, la testa del cavallo rimase eretta, fiera e tranquilla. Alessandro emise un grido di esultanza, lo abbracciò, gli saltò in groppa e lo lanciò in un galoppo sfrenato nella pianura di Macedonia. Bucefalo aveva vinto la paura di guardare il sole. E ora anche gli uomini gli facevano meno paura...

Quanti uomini "Bucefalo" hanno paura della "luce del mondo".
Quanti spaventati da Dio ci sono. Gente che si accosta a lui meno che può, che gli parla in fretta, senza guardarlo in faccia e che, appena può, con un sospiro di sollievo, si allontana da lui, perché gli mette disagio, convinta che Dio sia sinonimo di vita noiosa e non riuscita.

Eppure l'unico modo per rendere veramente felice l'uomo è l'amore.
E l'unico amore sicuro, che non delude e che non tradisce è quello di Dio…



“Io sono la Luce del mondo; chi segue me,
non camminerà nelle tenebre,
 ma avrà la luce della vita”
(Gv 8,12)

E da lunedì 11 ottobre, alcune mediazioni da "Voglio vedere Dio!"

lunedì 4 ottobre 2021

Piccole storie per l'anima - 19

 PENSIERI DEL PASSERO SOLITARIO

Rubrica settimanale a cura dell'Ordine Secolare Carmelitano Teresiano della Provincia Lombarda

LA SANTITA' IN DUE PAROLE...

L'Angelo della Morte bussò un giorno alla casa di un uomo.
"Accomodati pure" disse l'uomo. "Ti aspettavo".
"Non sono venuto per fare due chiacchiere" disse l'Angelo, "ma per prenderti la vita".
"E che altro potresti prendermi?"
"Non so. Ma tutti, quando giungo io, vorrebbero che io prendessi qualsiasi cosa, ma non la vita. Sapessi quali offerte mi fanno!"
"Non io. Non ho nulla da darti.
Le gioie che mi sono state donate le ho godute.
Mi sono divertito, ma senza fare del divertimento il fine della mia vita.
Gli affanni, li ho affidati al vento.
I problemi, i dubbi, le inquietudini li ho affidati alla provvidenza.
Ho utilizzato i beni terreni solo per quanto mi erano necessari, rinunciando al superfluo.
Il sorriso, l'ho regalato a quanti me lo chiedevano.
Il mio cuore a quanti ho amato e mi hanno amato.
La mia anima l'ho affidata a Dio.
Prenditi dunque la mia vita, perché non ho altro da offrirti."

L'Angelo della Morte sollevò l'uomo fra le sue braccia e lo trovò leggero come una piuma. All'uomo la stretta dell'Angelo parve tenerissima.

E il Signore spalancò le porte del Paradiso perché stava per entrarvi un santo...


Non esistono altre vie.
L'unica strada per una vita piena, riuscita e felice è la strada della santità…


Ci sono due parole che per me riassumono tutta la santità,
 tutto l'apostolato: "unione, amore"
S. Elisabetta della Trinità

lunedì 27 settembre 2021

Piccole storie per l'anima - 18

 Riprendiamo la pubblicazione della rubrica  "Pensieri del Passero solitario" a cura dell'Ordine Secolare Carmelitano Teresiano della Provincia Lombarda.

ANCHE UN NUMERO ZERO PUO' DIVENTARE INFINITAMENTE GRANDE...

Un giorno, un professore entrò nell'aula e iniziò a riempire la lavagna di tanti zeri quanti furono i ragazzi presenti in classe. Poi dentro ogni zero scrisse il nome di ciascun ragazzo.
In un angolo della lavagna scrisse anche il numero uno.



Dopo aver fatto capire il non valore degli zeri, domandò ai ragazzi che risultato si potesse ottenere facendo la somma di tutti quei numeri. È chiaro che chi addizionava solo zeri otteneva uno zero! Ma ci fu qualcuno che si accorse anche dell'uno, quindi il risultato dell'addizione già cambiava.
Allora intervenne il maestro che mise tutti gli zeri in fila indiana con alla fine l'uno che gradualmente faceva risalire verso l'inizio della fila, fino a portarlo davanti a tutti gli zeri. Quell'uno posto davanti a tutti gli zeri ordinati tra loro dava un valore enorme. Poi disse: "Cari ragazzi, vedete, noi siamo gli zeri, Dio è l'uno.
 Ecco perchè Dio ci chiede di metterlo al primo posto della nostra vita (Io sono il Signore tuo Dio, non avrai altro Dio fuori di me) Mettere Dio al primo posto nella mia vita, nella tua vita e nella vita di tutti gli uomini della terra è sempre certezza di immenso valore, di vita piena e felice!"
Il professore non disse mai a nessuno il perché, ma da quel giorno i voti più alti in pagella furono sempre quelli di religione e di matematica...

Così la vita di un uomo. Da solo non ha senso e vale poco.
Con Dio la vita diventa infinitamente bella e piena di significato!


L’anima del giusto non è altro che un paradiso dove il Signore dice di avere le sue delizie.
Allora, come pensate che sarà l’abitazione in cui trova diletto un Re così potente,
così saggio, così puro, così ricco di tutti i beni?
S. Teresa D'Avila


lunedì 2 agosto 2021

Piccole storie per l'anima - 17

PENSIERI DEL PASSERO SOLITARIO

Rubrica settimanale a cura dell'Ordine Secolare Carmelitano Teresiano della Provincia Lombarda

 COSA POSSIEDE LA TUA ANIMA?

Un vecchio eremita fu invitato, una volta, alla corte del re più potente di quell'epoca.
"Io invidio un sant'uomo, che si accontenta di tanto poco", disse il sovrano.
"E io invidio vostra maestà, che si accontenta di meno di me", rispose l'eremita.
 "Come potete dirmi questo, se tutto il paese mi appartiene?", esclamò il re, offeso.
"Proprio per questo! Io ho la gioia, la serenità, conosco il senso della mia vita e poiché ho Dio nella mia anima non ho paura della morte.
Vostra maestà, invece, ha soltanto questo regno e terminato il corso della propria vita lo perderà tutto: la morte avrà l'ultima parola sulla sua vita

Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo?
Che cosa indosseremo? Di tutte queste cose si preoccupano i pagani;
 il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno.
Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia,
e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.»

lunedì 26 luglio 2021

Piccole storie per l'anima -16

 PENSIERI DEL PASSERO SOLITARIO

Rubrica settimanale a cura dell'Ordine Secolare Carmelitano Teresiano della Provincia Lombarda

CHI GUIDA LA TUA VITA?

       
In una calda sera di fine estate, un giovane si recò da un vecchio saggio:

"Maestro, come posso essere sicuro che sto spendendo bene la mia vita? Come posso essere sicuro che tutto ciò che faccio è quello che Dio mi chiede di fare?"
Il vecchio saggio sorrise compiaciuto e disse: "Una notte mi addormentai con il cuore turbato, anch'io cercavo, inutilmente, un risposta a queste domande. Poi feci un sogno. Sognai una bicicletta a due posti. Vidi che la mia vita era come una corsa con una bicicletta a due posti :un tandem. E notai che Dio stava dietro e mi aiutava a pedalare. Non so quando avvenne che Dio mi suggerì di scambiarci i posti. Acconsentii e da quel momento la mia vita non fu più la stessa. Dio rendeva la mia vita più felice ed emozionante.
Che cosa era successo da quando ci scambiammo i posti? Capìì che quando guidavo io, conoscevo la strada. Era piuttosto noiosa e prevedibile. Era sempre la distanza più breve tra due punti. Ma quando cominciò a guidare lui, conosceva bellissime scorciatoie, su per le montagne, attraverso luoghi rocciosi a gran velocità a rotta di collo. Tutto quello che riuscivo a fare era tenermi in sella! Anche se sembrava una pazzia, lui continuava a dire: "Pedala, pedala!" Ogni tanto mi preoccupavo, diventavo ansioso, e chiedevo: «Signore, ma dove mi stai portando?» Egli si limitava a sorridere e non rispondeva.
Tuttavia, non so come, cominciai a fidarmi. Presto dimenticai la mia vita noiosa ed entrai nell'avventura, e quando dicevo: «Signore,ho paura...» lui si sporgeva indietro, mi toccava la mano e subito una immensa serenità si sostituiva alla paura. Mi portò da gente con doni di cui avevo bisogno; doni di guarigione, accettazione e gioia. Mi diedero i loro doni da portare con me lungo il viaggio. Il nostro viaggio, vale a dire, di Dio e mio. E ripartimmo.
Mi disse: «Dai via i regali, sono bagagli in più, troppo peso». Così li regalai a persone che incontrammo, e trovai che nel regalare ero io a ricevere, e il nostro fardello era comunque leggero.
Dapprima non mi fidavo di lui, al comando della mia vita. Pensavo che l'avrebbe condotta al disastro; ad una vita noiosa ed insipida. Ma lui conosceva i segreti della bicicletta, sapeva come farla inclinare per affrontare gli angoli stretti, saltare per superare luoghi pieni di rocce, volare per abbreviare passaggi paurosi.
E io sto imparando a star zitto e pedalare nei luoghi più strani, e comincio a godermi il panorama e la brezza fresca sul volto con il mio delizioso compagno di viaggio, la mia potenza superiore. E quando sono certo di non farcela più ad andare avanti, lui si limita a sorridere e dice: «Non ti preoccupare, guido io, tu pedala!»".

Come un bimbo si abbandona serenamente tra le braccia
della sua mamma perché sa di essere amato e protetto,
 cosi l'anima che si abbandona tra le braccia di Dio
vive serenamente perché sa di essere amata e protetta.
Per una vita riuscita non è sufficiente "pedalare"
ma è necessario sapere chi è alla "guida"...

"Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro.
Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore,
e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero"

(Mt 11, 28-30)

lunedì 19 luglio 2021

Piccole storie per l'anima -15

 QUANDO LA VITA DIVENTA UN CAPOLAVORO?

Un giorno un giovane andò da un maestro di spiritualità e chiese: " Con quale preghiera posso rivolgermi al Signore affinché possa aiutarmi a fare della mia vita un capolavoro?"
Il vecchio saggio annui accennando un lieve sorriso
e comprese che la domanda era sincera.
L'aiutò con un piccolo regalo.
Si trattava di un quadro in cui si potevano contemplare fiori ed alcune belle farfalle.
Sotto, un'iscrizione: "Signore, aiutami a non essere come le farfalle: agile di ali, però senza mai piantar radici in nessun luogo" .
Quel pensiero, fu per il giovane l'inizio di una profonda e radicale conversione…

 
 "Nessuno che ha messo mano all’aratro e poi si volge indietro,
 è adatto per il regno di Dio".
(Vangelo di Luca 9, 62)

lunedì 12 luglio 2021

Piccole storie per l'anima -14

 PENSIERI DEL PASSERO SOLITARIO

Rubrica settimanale a cura dell'Ordine Secolare Carmelitano Teresiano della Provincia Lombarda


COME STA LA TUA ANIMA?

Una volta un discepolo domandò al suo maestro di vita spirituale:
"Maestro, nella vita non hai mai avuto momenti in cui sei stato scontento di te?"
 Il maestro rispose: "Sette volte ho disprezzato la mia anima:
la prima volta quando, incontrando uno zoppo, si è messa, lei pure, a zoppicare;
la seconda volta quando, potendo scegliere tra la via difficile e quella facile, ha scelto la facile, credendo che fosse la giusta;
la terza volta quando mentì e si scusò dicendo: "Fan tutti così";
la quarta volta quando rifiutò di giocare, per paura di perdere;
la quinta volta quando, invece di avere il coraggio della propria opinione, ebbe il coraggio delle opinioni altrui;
la sesta volta quando per non apparire "rigido" scese a compromessi barattando la Verità;
la settima volta quando l'ho vista paurosa di raggiungere la vera felicità e si è accontentata di una vita anonima"


“Vivere e testimoniare la Verità, anche se tornassimo a essere dodici un’altra volta”

"Io sono la via, la verità e la vita".
(Giovanni 14,1-6)

lunedì 5 luglio 2021

Piccole storia per l'anima - 13

 PENSIERI DEL PASSERO SOLITARIO
Rubrica settimanale a cura dell'Ordine Secolare Carmelitano Teresiano della Provincia Lombarda

SENTI UNO STRANO RUMORE?

Quella notte il brusìo era cessato e l'uomo si sentiva completamente felice.
      Già da un po' di tempo la sua soddisfazione era quasi totale: la salute eccellente, il raccolto al sicuro, la madia colma di pane per l'inverno, la sua casa - cui teneva tanto - impreziosita di nuove suppellettili, gli davano un conforto ineguagliabile; però c'era quello strano rumore a tenergli l'animo in sospeso, una sorta di fruscio che abitava, or qua or là, ogni angolo della sua dimora e che, pur diminuendo a volte sino a trasformarsi in un semplice sussurro, non cessava mai.
     Quella notte, il silenzio era divenuto pieno. E la felicità dell'uomo era traboccante. Si sentiva protetto, riparato contro ogni avversità. E il vento, che all'esterno soffiava vigoroso, penetrando in minuti refoli fra gli interstizi di legno della casa, aumentava il suo appagamento. Mentre, sentendo le palpebre pesanti, stava per spegnere il lume, cercò d'immaginarsi, per la centesima volta, il perché di quel brusìo che per tanti mesi lo aveva molestato, ed il perché si fosse spento proprio quella sera. 
      "Forse", pensò, "si trattava di un folletto in attesa che tutti i miei problemi fossero risolti, per sparire". Gli venne da sorridere. Chiuse gli occhi: il lavoro, la casa, la salute, la sicurezza finalmente raggiunta cominciarono a dare forma a preamboli di sogno; la sicurezza, soprattutto, a lui così cara, così indispensabile, stava assumendo misteriose parvenze di castelli e torrioni e città fortificate, quando  il trave sul suo letto si staccò d'improvviso, sbriciolato.
      Non fece in tempo ad alzarsi. Come un corpo che si scomponesse, la dimora si disfece di colpo, svuotata, succhiata, resa segatura da milioni di termiti che, mentre l'uomo cercava la sua sicurezza, avevano trovato la propria
.

Volere una vita sicura e felice senza combattere il peccato
porta ad una sola conseguenza:
prima o poi crolla tutto.

"Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, è simile a un uomo saggio
che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi,  soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa non cadde, perché era fondata sopra la roccia
."

( Matteo 7, 24-26)

lunedì 28 giugno 2021

Piccole storie per l'anima -12

 PENSIERI DEL PASSERO SOLITARIO

Rubrica settimanale a cura dell'Ordine Secolare Carmelitano Teresiano della Provincia Lombarda
UN PIZZICO DI SALE…

 C'era una volta un vasetto pieno di sale bianco e saporito. Tutte le volte che la cuoca lo svitava per prendere un pizzico della preziosa polverina bianca e metterla nelle pentole, il sale era contento e orgoglioso. Però un giorno pensò: "Chissà perché non c'è mai una volta che qualcuno a tavola dica: ''che buon sale!''.
       Tutti dicono sempre: "che buona carne o che buona pasta!" Allora diventò triste. La cipolla e l'aglio che gli stavano vicino, in cucina, cercarono di consolarlo: "Non puoi farci nulla; è che tu sei invisibile! Quando ti sciogli nell'acqua, nessuno ti vede più!".
        Una volta, però, la mamma aveva così fretta di preparare il pranzo, che si dimenticò di mettere il sale... A tavola ci fu il finimondo! "Che pasta è mai questa? Che schifo!", urlò papà. "Non sa di niente!", si lamentò Luca, allontanando il piatto. "Non ho fame!", disse Monica. 
       Le urla erano così alte che dovette intervenire mamma: "Cosa capita, oggi? Perché siete diventati così impossibili da accontentare?" Tutti gridarono: "Ciò che hai preparato non ha proprio alcun gusto!".
       Finalmente la mamma si accorse: "Ah, il sale! Ho dimenticato di mettere il sale!", esclamò, battendosi la mano sul capo.
"Se manca il sale, manca tutto!", osservò Monica

Le cose invisibili ci sono, eccome! E sono le più preziose!
 Dio è come il sale sciolto nell'acqua: c'è, ma non si vede...e dà sapore alla vita
!

Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato?
A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente. (Matteo 5.13)

lunedì 14 giugno 2021

Piccole storie per l'anima - 10

PENSIERI DEL PASSERO SOLITARIO

Rubrica settimanale a cura dell'Ordine Secolare Carmelitano Teresiano della Provincia Lombarda


COME SI APRE UNA PORTA?

           Ho visto una volta lo spettacolo di un mimo, in cui un uomo si sforzava di aprire una delle tre porte della stanza in cui si trovava. Spingeva e tirava le maniglie delle porte, ma nessuna delle porte si apriva. Allora colpiva col piede i pannelli di legno delle porte, ma non si rompevano. Alla fine, gettò tutto il suo peso contro le porte, ma nessuna di queste cedette. 
         Era uno spettacolo ridicolo, e tuttavia molto divertente, perché l'uomo era così concentrato sulle tre porte chiuse che non aveva neppure notato che dietro di lui nella stanza non vi era una parete e che avrebbe potuto semplicemente uscirne, se soltanto si fosse voltato e avesse guardato!
        Quando parliamo di conversione è di questo che si tratta. Significa voltarci per scoprire che non siamo prigionieri come crediamo di essere. Visti dalla prospettiva di Dio, spesso appariamo come l'uomo che tenta di aprire le porte chiuse della sua stanza. Ci ribelliamo, ci feriamo, ci angosciamo per tante cose inutili. Dio è là, a braccia aperte, e dice: «Voltati! Voltati, una buona volta!». È l'invito di Gesù: «Convertitevi, perché il regno di Dio è vicino!».

Ci doveva essere una porta. Non la trovava.
Guardò dentro di sé. La porta era lì.


Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate dunque e imparate che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrificio. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori.
 (Matteo 9 12-13)

lunedì 7 giugno 2021

Piccole storie per l'anima- 9

 PENSIERI DEL PASSERO SOLITARIO

Rubrica settimanale a cura dell'Ordine Secolare Carmelitano Teresiano della Provincia Lombarda

RICORDATI DI AFFILARE L'ASCIA!

Due boscaioli lavoravano nella stessa foresta ad abbattere alberi.
I tronchi erano imponenti, solidi e tenaci. I due boscaioli usavano le loro asce con identica bravura, ma con una diversa tecnica: il primo colpiva il suo albero con incredibile costanza, un colpo dietro l’altro, senza fermarsi se non per riprendere fiato rari secondi.
Il secondo boscaiolo faceva una discreta sosta ogni ora di lavoro. Al tramonto, il primo boscaiolo era a metà del suo albero. Aveva sudato sangue e lacrime e non avrebbe resistito cinque minuti di più.
Il secondo era incredibilmente al termine del suo tronco. Avevano cominciato insieme e i due alberi erano uguali! Il primo boscaiolo non credeva ai suoi occhi.
"Non ci capisco niente! Come hai fatto ad andare così veloce se ti fermavi tutte le ore?".
L’altro sorrise: "Hai visto che mi fermavo ogni ora. Ma quello che non hai visto è che approfittavo della sosta per affilare la mia ascia".

Il tuo spirito è come l’ascia.
Non lasciarlo arrugginire.
Ogni giorno affilalo un po’
Nella tua giornata, densa di impegni, ritagliati dei momenti
di silenzio e di solitudine e rimani alla presenza di Dio.

lunedì 10 maggio 2021

Piccole storie per l'anima -6

 PENSIERI DEL PASSERO SOLITARIO
Rubrica settimanale a cura dell'Ordine Secolare Carmelitano Teresiano della Provincia Lombarda

SE MI AMI RIPETILO ALL'INFINITO!


Era il mese di maggio e dopo il rosario una ragazza si avvicinò ad un eremita e disse:
 "Nel rosario voi non fate che ripetere sempre le stesse parole!
E chi ripete sempre le stesse parole è noioso e lascia pensare che non crede in quello che dice. Io non crederei mai ad una persona che ripete sempre le stesse cose!"
L'eremita le chiese chi fosse il giovane che l'accompagnava. La ragazza rispose che era il suo fidanzato.
"Ti ama?". "Certamente!", rispose lei
"E come lo sai?" "Me lo ha detto."
"Che cosa ti ha detto?" "Io ti amo."
"Quando te lo ha detto?", continuò l'eremita.
"Me lo ha ripetuto un'ora fa." "Te lo aveva detto anche prima?"
"Sì, ieri sera." "Che cosa ti disse?" "Io ti amo."
"E altre volte?" "Tutte le sere."
"Gli hai mai rinfacciato che ripete sempre le stesse cose?"
"Certo che no!" rispose la ragazza un pò sorpresa.
 Ti annoia sentirlo dire ripetutamente: "Io ti amo?"
 "No...anzi mi preoccuperebbe se non lo facesse!"
"Bene, adesso hai capito perché con il rosario diciamo sempre le stesse cose..."
 
Quando le parole esprimono amore non ci si stanca mai di ripeterle e di ascoltarle…