Se
Giovanni Paolo II è stato l'unico papa pellegrino nei luoghi teresiani nel
1982, recandosi ad Ávila, nel Monastero dell'Incarnazione che vide il primi
passi di Teresa d’Avila al Carmelo e ad Alba de Tormes, al Monastero
dell'Annunciazione, dov’è la tomba della santa, tutti i pontefici sono stati
attirati dall’eredità spirituale di Giovanni della Croce e Teresa d’Avila, i due
riformatori del Carmelo. Non ci ha meravigliato, quindi, che ieri mattina, appena
atterrato in terra spagnola dove rimarrà fino a venerdì 12 giugno, anche Papa Leone XIV (che già aveva
manifestato un legame con la spiritualità teresiana citando fra Lorenzo della
Risurrezione) abbia voluto rendere omaggio alle due stelle di questa terra che
da cinque secoli illuminano “la vita della
Chiesa e la ricerca spirituale di molti”.

La
sete di luce del nostro padre Giovanni, il santuario di verità nell’anima
descritto da Teresa di Gesù sono stati indicati dal Papa come esempi di “una mistica dagli occhi aperti”. Si
perché la fede non è qualcosa che ci chiude al mondo, ma ce lo fa vedere e
guardare con gli occhi di Dio.
Leggiamo
che cosa ha detto di loro in particolare:
“Giovanni della Croce e Teresa
d’Avila, … divennero amici nella passione per il Mistero divino. La loro è una
mistica dagli occhi aperti, vale a dire non estranea dalla storia, ma, al
contrario, che porta alla radice delle questioni, al cuore della realtà. In
particolare, nell’interpretare le trasformazioni e nel reggere le tensioni che
rendono così buia la nostra epoca, ci è di aiuto il tema della notte, tanto
caro a San Giovanni della Croce,
del quale stiamo celebrando l’anno giubilare. Nella sua sete di luce,
paradossalmente egli imparò ad apprezzare l’oscurità – «felice notte» –
come il tempo in cui l’anima è liberata da ciò che presumeva di conoscere e di
possedere. Anche oggi, quanto ci spaventa di più, ciò che in molti provoca il
buio della ragione e la violenza delle emozioni, è l’ignoto, di fronte a cui
può prevalere la sensazione di non avere più mappe, il disorientamento. Allora
servono, anche nella vita pubblica, uomini e donne che intuiscano nel buio la
luce, nella fine un possibile inizio, quasi l’irrompere di una verità come luce
che ancora acceca, ma che – se ci fidiamo e troviamo pace – delicatamente ci
porterà verso di sé: «Notte che mi hai guidato! O notte amabil più dei primi
albori! O notte che hai congiunto l’Amato con l’amata, l’amata nell’Amato
trasformata!». Il nostro tempo, che in superficie è sconvolto da terribili
squilibri e conflitti, più profondamente chiama alla pace, a una nuova
conoscenza della persona umana e della sua inviolabile dignità, alla civiltà
dell’amore (cfr Lett. enc. Magnifica humanitas, 186).
Santa
Teresa – ha detto il Papa - descrive il medesimo itinerario
con l’immagine del castello interiore. Avanzando di stanza in stanza verso il
luogo più interno – cioè ciascuno verso il proprio cuore, santuario della
verità –, lo spazio si allarga, la mente si apre, le contraddizioni si
compongono, le tensioni si sciolgono, gli altri trovano posto, l’universo
diventa casa. Non una fuga intimistica, ma una radicale apertura al totus Alius et semper Novus, si
realizza quando torniamo in noi stessi. Questa dimensione dell’essere umano è
la ragione per la quale la libertà religiosa e di coscienza va tutelata.(Qui
il discorso integrale del Papa, al suo arrivo a Madrid).
E gli altri papi?
È bello poter
rileggere le omelie e i discorsi di papa Giovanni Paolo II in Spagna. In
occasione dell’apertura del IV Centenario della morte di Teresa di Gesù, il
papa aveva inviato a rappresentarlo il cardinale Anastasio Ballestrero, carmelitano scalzo e “sobillatore” di Paolo VI per la proclamazione di Teresa
a Dottore della Chiesa, avvenuta il 27 settembre 1970 (omelia
di Paolo VI). Il viaggio apostolico di Giovanni Paolo II in Spagna era
stato infatti rinviato per i postumi dell’attentato subito il 13 maggio 1981 in
piazza san Pietro. Così papa Wojtyla aveva inviato soltanto un messaggio
televisivo all’apertura delle celebrazioni teresiane, facendoci
rappresentare da Ballestrero. Giunse in Spagna a chiusura delle celebrazioni e,
come ieri papa Leone, anche papa Wojtyla , appena atterrato in terra spagnola
fece subito riferimento alla grande Teresa:

“ Oggi mi conduce a
voi la chiusura - invece dell’apertura - del IV Centenario della morte di santa
Teresa di Gesù, questa grande santa spagnola e universale, il cui maggior
motivo di vanto fu quello di essere sempre figlia della Chiesa, e che ha tanto
contribuito al bene della Chiesa stessa in questi quattrocento anni. Vengo, per
questo, a rendere omaggio a questa straordinaria figura ecclesiale, proponendo
nuovamente la validità del suo messaggio di fede e di umanesimo”.
Ecco le successive tappe del
viaggio e i suoi interventi:
·
Discorso
alle suore di clausura nel monastero dell'Incarnazione Avila, 1° novembre 1982 in cui tra l’altro ha
detto: “Figlie
del Carmelo: siate immagini vive della vostra Madre Teresa, della sua
spiritualità e del suo umanesimo. Siate veramente, come lei fu e volle
chiamarsi - e come io desidero che la si chiami - Teresa di Gesù. Religiose contemplative tutte: che anche
attraverso di voi si possano conoscere i vostri fondatori e le vostre
fondatrici. Vivete con gioia e orgoglio la vostra vocazione ecclesiale,
aiutatevi e pregate le une per le altre, pregate per le vocazioni religiose,
per i sacerdoti e le vocazioni sacerdotali. E pregate anche per la fecondità
del ministero del successore di Pietro che vi parla. So che lo fate e vi
ringrazio vivamente”.
·
Omelia per
il IV centenario della morte di S. Teresa di Gesù ad Avila (1°
novembre 1982) Tra le donne sante
della storia della Chiesa -disse- Teresa
di Gesù è indubbiamente colei che ha risposto a Cristo con il cuore più
fervido: Dammi di quest’acqua! Lei stessa ce lo conferma quando ricorda i suoi
primi incontri col Cristo del Vangelo: “Quante volte mi sono ricordata
dell’acqua viva di cui parlò il Signore alla Samaritana! Sono molto devota di
quell’episodio evangelico” (S. Teresa, Vita, 30, 19). Teresa di Gesù, come una
nuova Samaritana, invita adesso tutti ad avvicinarsi a Cristo, che è sorgente
d’acqua viva.
·
Nel suo saluto al popolo della Diocesi di Salamanca
Giovanni Paolo II disse “Non potete immaginare con quanta ammirazione
e affetto mi avvicino al contesto umano, linguistico, culturale e religioso
della vita e dell’opera di santa Teresa di Gesù. Lei - insieme a san Giovanni della
Croce - è stata per me maestra, ispiratrice e guida attraverso i cammini dello
spirito. In lei ho sempre trovato stimolo per alimentare e mantenere la mia
libertà interiore per Dio e per la causa della dignità dell’uomo. Voi siete
concittadini ed eredi di quel mondo in cui visse santa Teresa. È vero che quel
mondo in questi quattro secoli ha subìto molte scosse e, per buona parte, è
scomparso, però il messaggio della Santa conserva tuttora la sua verità e la
sua forza”.
·
Atto
conclusivo del IV centenario della morte di Santa Teresa di Gesù ad Alba de Tormes (1° novembre 1982) che fu una lunga preghiera a Teresa e al
Signore.
·
Omelia in onore di San Giovanni della Croce
a Segovia (4 novembre 1982) in cui sottolineò come Giovanni della Croce
amasse “la solitudine sonora dove si
ascolta la musica silente, il rumore della fonte che sgorga e zampilla anche se
è notte. Lo ha fatto durante le lunghe veglie di preghiera ai piedi
dell’Eucarestia, quel pane vivo che dona la vita e che porta fino alla sorgente
dell’amore trinitario”.
Non dimentichiamo
la bellissima catechesi di Benedetto XVI
su Teresa
d’Avila e Giovanni
della Croce. Il papa fra l’altro nell’anniversario della riforma
teresiana (201 2)aveva scritto al vescovo di Avila un
messaggio in cui mise in
risalto l’immagine di Teresa e ciò che la animava nella fede:
Innamorata del Signore, questa illustre
donna non desiderò altro che compiacerlo in tutto. In effetti, un santo non è
colui che compie grandi imprese basandosi sull’eccellenza delle sue qualità
umane, ma chi permette con umiltà a Cristo di penetrare nella sua anima, di
agire attraverso la sua persona, di essere Lui il vero protagonista di tutte le
sue azioni e i suoi desideri, colui che ispira ogni iniziativa e sostiene ogni
silenzio. Lasciarsi guidare in questo modo da Cristo è possibile solo per chi
ha un’intensa vita di preghiera. Questa consiste, con le parole della Santa
d’Ávila, nel «parlare dell’amicizia, un trovarsi frequentemente da soli a soli
con chi sappiamo che ci ama» (Libro
della Vita, 8 e 5).
Anche papa Francesco (qui con p. Saverio Cannistrà allora Preposito Generale) si rivolse al vescovo di Avila in occasione dell’apertura dell’anno giubilare
teresiano (2015) vedi
qui sottolineando che :
Alla scuola della
santa camminatrice impariamo a essere pellegrini. L’immagine del cammino può
sintetizzare molto bene la lezione della sua vita e della sua opera. Teresa
intese la vita come un cammino di perfezione lungo il quale Dio conduce l’uomo,
di mansione in mansione, fino a Lui e, allo stesso tempo, lo mette in viaggio
verso gli uomini. Per quali cammini vuole portarci il Signore, seguendo le orme
di santa Teresa e tenuti per mano da lei? Ne vorrei ricordare quattro che mi
fanno molto bene: quelli della gioia, della preghiera, della fraternità e del
proprio tempo.
Neppure
va dimenticato il capitolo del libro “Illustrissimi”,
le lettere immaginarie scritte da Albino
Luciani, futuro Giovanni Paolo I, dedicato
a S. Teresa in cui fra l’altro scrisse:
“La Teresa mistica
dei rapimenti in Dio è pure una vera Teresa. Ma è vera anche l’altra Teresa,
che mi piace di più; quella vicina a noi, quale risulta dall’autobiografia e
dalle lettere. È della
vita pratica; che prova le stesse difficoltà e le sa superare con destrezza;
che sa sorridere, ridere e far ridere; che si muove con spigliatezza in mezzo
al mondo e alle vicende più diverse e tutto ciò in grazia delle abbondanti doti
naturali, ma ancora della sua costante unione con Dio”.
Tutte
testimonianze di quanto il Carmelo teresiano sia radicato nella Chiesa, nel
cuore dei suoi pontefici e ci fa tutti figli della Chiesa.
(ste.d.b.)