lunedì 27 settembre 2021

Piccole storie per l'anima - 18

 Riprendiamo la pubblicazione della rubrica  "Pensieri del Passero solitario" a cura dell'Ordine Secolare Carmelitano Teresiano della Provincia Lombarda.

ANCHE UN NUMERO ZERO PUO' DIVENTARE INFINITAMENTE GRANDE...

Un giorno, un professore entrò nell'aula e iniziò a riempire la lavagna di tanti zeri quanti furono i ragazzi presenti in classe. Poi dentro ogni zero scrisse il nome di ciascun ragazzo.
In un angolo della lavagna scrisse anche il numero uno.



Dopo aver fatto capire il non valore degli zeri, domandò ai ragazzi che risultato si potesse ottenere facendo la somma di tutti quei numeri. È chiaro che chi addizionava solo zeri otteneva uno zero! Ma ci fu qualcuno che si accorse anche dell'uno, quindi il risultato dell'addizione già cambiava.
Allora intervenne il maestro che mise tutti gli zeri in fila indiana con alla fine l'uno che gradualmente faceva risalire verso l'inizio della fila, fino a portarlo davanti a tutti gli zeri. Quell'uno posto davanti a tutti gli zeri ordinati tra loro dava un valore enorme. Poi disse: "Cari ragazzi, vedete, noi siamo gli zeri, Dio è l'uno.
 Ecco perchè Dio ci chiede di metterlo al primo posto della nostra vita (Io sono il Signore tuo Dio, non avrai altro Dio fuori di me) Mettere Dio al primo posto nella mia vita, nella tua vita e nella vita di tutti gli uomini della terra è sempre certezza di immenso valore, di vita piena e felice!"
Il professore non disse mai a nessuno il perché, ma da quel giorno i voti più alti in pagella furono sempre quelli di religione e di matematica...

Così la vita di un uomo. Da solo non ha senso e vale poco.
Con Dio la vita diventa infinitamente bella e piena di significato!


L’anima del giusto non è altro che un paradiso dove il Signore dice di avere le sue delizie.
Allora, come pensate che sarà l’abitazione in cui trova diletto un Re così potente,
così saggio, così puro, così ricco di tutti i beni?
S. Teresa D'Avila


venerdì 24 settembre 2021

Meditazione sul Vangelo della Domenica

 Chi non è contro di noi è per noi

 

38Giovanni gli disse: "Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva". 39Ma Gesù disse: "Non glielo impedite, perché non c'è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: 40chi non è contro di noi è per noi. 41Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d'acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa. 42Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare. 43Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. 45E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna. 47E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, 48dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue. (Mc 9,38-48)

 


Il discepolo Giovanni è entrato nella tradizione come il dolce giovincello che nell’ultima cena si appoggiò sul petto di Gesù per domandargli chi tra gli apostoli lo avrebbe consegnato alle autorità giudaiche, il più sensibile di tutti, identificato anche col discepolo amato. Ci sono però, due o tre momenti nei quali si mostra abbastanza intransigente, bellicoso e persino ambizioso. In una parola, prima della pentecoste, uno di noi anche lui.

Qui, si preoccupa soltanto del fatto che un tale usi il nome di Gesù per fare ciò che fa il suo Maestro (“abbiamo visto uno che scacciava demoni nel tuo nome”, gli dice, “e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva”). In altra occasione, invece, insieme a suo fratello Giacomo si mostra veramente ostinato. Lo racconta Luca nel suo Vangelo parlando della decisione di Gesù di dirigersi verso Gerusalemme passando per la Samaria. Dovendo passare per questa ostile regione dei samaritani, aveva inviato messaggeri davanti a sé, perché lo lasciassero passere per il loro territorio. All’entrata però di un villaggio non volevano accogliere Gesù, proprio perché era diretto verso Gerusalemme, la città maledetta secondo loro, dato che consideravano il loro tempio sul Monte Garizim, l’unico legittimo.

 “Quando videro ciò”, scrive Luca, “i discepoli Giacomo e Giovanni, dissero: Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?” (Lc 9,54). Da parte sua, Gesù li rimproverò e, senza farci caso, si incamminò con i discepoli verso un altro villaggio. Non a caso, quando chiamo i due fratelli, figli di Zebedeo (Giacomo e Giovanni), per farli suoi discepoli era stato lo stesso Maestro a chiamarli Boanerges, cioè, “figli del tuono” (Mc 3,17).

Non sapremo mai se questo titolo di Boanerges, Gesù volle riferirlo alla forza della predicazione futura di questi due fratelli o, semplicemente, al loro carattere intransigente, come si manifesta nel caso dei samaritani ostili e, persino ambizioso, dato che non esitarono a chiedere al Maestro di potersi sedere uno alla sua destra e l’altro alla sua sinistra al momento della sua vittoria messianica (Mc 10,37).

Non sapremo mai il motivo di questo appellativo, ma non è questo ciò che conta. Ciò che importa è ciò che dice Gesù che, alla proposta di Giovanni (“Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva”) risponde così: “Non glielo impedite, perché non c'è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi”.

Gesù vuole insegnarci che il bene non deve essere impedito, anche se chi lo compie non è dei “nostri”. Al contrario, esso deve essere apprezzato, sia opera dei “nostri” santi come degli altri, magari atei. Il fatto poi che Giovanni alleghi, come ragione per impedirlo, che chi sta scacciando i demoni “non ci seguiva”, rivela che gli interessa di più la sua peculiarità di discepolo che il bene in sé.

D’altra parte, lo sappia o non lo sappia, chi compie il bene, sempre lo compie per il cammino filiale di Gesù, dato che tutti portano la sua immagine divina e sono stati creati capaci di compiere il bene. Gli “altri”, i non cattolici o neppure cristiani, non sono nemici da combattere, ma fratelli da amare, poiché tutti percorriamo lo stesso sentiero, anche se inconsciamente, nel caso non si conosca il Vangelo. Per questo, Gesù aggiunge: “chi non è contro di noi è per noi”.

Seguono, poi, due insegnamenti, uno sulla dignità dei discepoli (“Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d'acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa”) e uno sul il dovere di proteggere il bene dei “piccoli” piuttosto che scandalizzarli.

Scandalizzare, come abbiamo visto in altre occasioni, al contrario di servire, significa porre ostacoli. Anziché aiutare gli altri, con il nostro modo di parlare e vivere sul camino di Cristo, farli inciampare e cadere. È di tale gravità fare questo, che sarebbe preferibile mettersi al collo una macina da mulino e gettarsi in mare. Tagliarsi una mano, un piede e persino cavarsi un occhio, se uno di questi organi induce a peccare contro gli altri! Immagini dure che non sono da prendere letteralmente, dato che, con queste proposte, Gesù vuol farci comprendere l’importanza di lottare per il bene degli altri, che è ciò che vale più di tutte le devozioni.

p. Bruno Moriconi ocd

Primo incontro in presenza della Provincia Veneta: il Convegno

 Riprende l'attività della Provincia Veneta con il Consiglio appena rinnovato. Ecco il programma del primo Convegno Provinciale in presenza, dopo due anni di sospensione e di soli incontri online. 
Svolgendosi nel giorno di sabato affidiamo a Maria questo appuntamento perché possiamo riprendere le nostre relazioni interpersonali e tornare a crescere nell'amicizia fraterna. 



giovedì 23 settembre 2021

Tutti nuovi consigli provinciali d'Italia

 COMPOSIZIONE DEI CONSIGLI PROVINCIALI D’ITALIA 2020/23

Dopo una breve pausa estiva, riprendiamo il cammino. Il 2/3 ottobre a Montecompatri i presidenti e le presidenti provinciali si riuniranno per eleggerle cariche del Coordinamento, Preghiamo perché  lo Spirito aiuti tutti a scoprire e fare la  Sua Volontà .

Congresso Elettivo OCDS Italia Centrale 09-11 LUGLIO 2021

PRESIDENTE: Laura Isotton

CONSIGLIERI:
Gabriella Stilli (Vicaria Provinciale)

Paolo Boncristiano

Elena Primicerio

Hartine Benussi

Michela Peddio

Graziella Piras

Congresso Elettivo Provincia Napoletana del 18 settembre 2021

PRESIDENTE:  Costanza Pertone

CONSIGLIERI:

Rossana Sabatiello

Salvatore Mosca

Concetta Bianco

 

Congresso Elettivo Provincia Lombarda del 25 luglio 2021

PRESIDENTE: Angelo Berna

CONSIGLIERI:

Cristina  Vaiani

Lidia Ceolotto

Laura Beretta

 

Congresso Elettivo Provinciale Provincia Ligure: 10 ottobre 2020

PRESIDENTE: Caterina Zerbin

CONSIGLIERI:

Alessio Rosciano

Polazzini Anna

Ruggero Mariella

 

Congresso  Elettivo Provincia Veneta del 26 giugno 2021

PRESIDENTE: Carla Tenuta

CONSIGLIERI:

Teodolinda Levi

Gaetana Pizzuto

Olga Sissa

 

Congresso Elettivo del Commissariato di Sicilia 20 ottobre 2020

PRESIDENTE: Delizia Amaradio

CONSIGLIERI:

Simona Failla

Francesco Pecoraro

Maria Cottone

domenica 19 settembre 2021

Meditazione sul Vangelo della domenica

30Partiti di là, attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. 31Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: "Il Figlio dell'uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà".32Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo. 33Giunsero a Cafarnao. Quando fu in casa, chiese loro: "Di che cosa stavate discutendo per la strada?". 34Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. 35Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: "Se uno vuole essere il primo, sia l'ultimo di tutti e il servitore di tutti". 36E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: 37"Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato"..



COMMENTO AL VANGELO

          Sono tre gli annunci della Passione riferiti da Marco (8,31; 9,31; 10,33) e dagli altri evangelisti sinottici (Mt e Lc). Qui ci incontriamo con il secondo. Stavano attraversando la Galilea e Gesù “non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli”. Insegna qualcosa che solo i discepoli scelti per stare con Lui, devono sapere. Non perché siano capaci di capire, ma perché, venuta l’ora e giunto lo Spirito Santo promesso, si ricorderanno, capiranno e sapranno annunciarlo come buona notizia.

         "Il Figlio dell'uomo”, disse loro di nuovo, “viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà”. Essi non capirono, ma, rendendosi conto della gravità di quelle parole, non chiesero neppure spiegazioni, perché temevano che, approfondendo l’argomento, Gesù avesse potuto dar loro dettagli troppo duri. Intuivano qualcosa che non piaceva, ma, come talvolta è capitato a tutti, facevano come se non avessero sentito nulla.

        E che reagirono, di fatto, come se Gesù non avesse detto nulla, lo dice subito l’evangelista. Giunti a Cafarnao, entrati in casa [quella di Pietro], Gesù domandò loro di che cosa avessero parlato durante il cammino, ma essi, vergognandosene, non gli risposero. Abbassarono la testa come gli studenti quando il professore comincia a dire che vuol interrogare qualcuno. Tacevano, perché, inoltre, si sentivano in colpa. “Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande”.

       Se ancora una volta hanno paura di parlare, hanno capito o non hanno capito l’annuncio di Gesù? Se hanno timore di domandare e di rispondere, qualcosa devono aver intuito. D’altra parte, se continuano a discutere di preminenze e privilegi dietro di Lui, vuol dire che comunque pensano alla maniera umana e si immaginano Gesù come un messia politico, capace di risolvere tutto e di liberarli dall’oppressore romano. Potremmo dire, allora, che hanno capito, ma non lo credono possibile.

       Gesù non si altera. Sa che i suoi discepoli sono gente del popolo e anche fossero dotti come i farisei, non potrebbero neppure sospettare che fosse il Figlio di Dio venuto nel mondo per dare la vita per tutti. Gesù lo sa, ma, così come ha parlato loro della sua passione, ora si siede per parlar loro di come, seguendo il suo esempio, essi stessi devono cercare la preminenza e il vero successo. 
 
      Si sedette e disse loro: "Se uno vuole essere il primo, sia l'ultimo di tutti e il servitore di tutti". Poi chiamando un bambino e ponendolo in mezzo, aggiunse: "Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato”.

     Due cose sono da precisare, su queste parole di Gesù. La prima è che, il bambino indicato da Gesù non rappresenta solo i bambini, ma tutti i piccoli e i semplici, cioè, tutti quelli che, come bambini, hanno bisogno di qualcuno che si occupi di loro. La seconda cosa da capire bene è la seguente: Gesù non pone come ideale il voler essere ultimi, ma il voler essere primi. Non ci dice che dobbiamo essere ultimi, ma ci parla di un nuovo modo, il suo, di essere primi. Ossia, vivere per il bene degli altri e non egoisticamente.


Bruno Moriconi, oc
d

lunedì 6 settembre 2021

Eletto sabato 4 settembre il nostro nuovo Superiore Generale

 Padre Miguel Márquez Calle nuovo Padre Generale

Padre Miguel Márquez Calle (de María) è il nuovo Preposito Generale dell'Ordine dei Carmelitani Scalzi. Nato nel 1965 a Plasencia (Cáceres) È entrato nell'Ordine dei Carmelitani Scalzi nel 1983 emettendo la professione religiosa nel 1985. È stato ordinato sacerdote a Medina del Campo nel 1990.  p. Miguel Márquez si è laureato in Teologia Dogmatica presso l'Universidad Pontificia de Comillas di Madrid, con una tesi di laurea in "L'immagine di Dio nel Magnificat". Ha ricoperto numerosi incarichi di responsabilità e di governo nella vita della Provincia dei Carmelitani di Castilla, (è stato Consigliere Provinciale, Vicario Provinciale  e successivamente Superiore Provinciale). Nella comunità di Salamanca è stato a lungo formatore.

Autore di numerose pubblicazioni teologiche e spirituali, tra cui spiccano i suoi libri "L'immagine di Dio nella Bibbia", “Tramonto nella Valle. Storie al fuoco di Dio"," Il rischio della fiducia "," Come scoprire Dio senza scappare da me stesso "," Dove guardare "," Spiritualità nella vita quotidiana "," Alba a Malpica "," Racconti per svegliarsi su "e" Amare non è colpire ". Collabora con riviste come "Teresa de Jesús" e "Revista de Espiritualidad". 

È stato anche professore di mistica e mariologia presso la CITeS di Ávila, professore di mariologia nei corsi di rinnovamento carmelitano sul Monte Carmelo e professore di pastorale presso l'Istituto di spiritualità di Santo Domingo. Importante anche il suo contributo alla guida delle anime come direttore spirituale di sacerdoti, religiosi, religiose e laici.
 
Nel febbraio 2015 è stato eletto primo provinciale della nuova provincia iberica di Santa Teresa de Jesús, nata dall'unione delle province di Andalusia, Aragona e Valencia, Burgos, Castiglia, Catalogna e Isole Baleari, nel capitolo provinciale straordinario convocato per questo scopo. È stato rieletto per lo stesso servizio nel I Capitolo provinciale ordinario nell'aprile 2017 fino a luglio 2020.
qui il suo saluto
L'Ocds d'Italia ringrazia di cuore p. Saverio Cannistrà che ci ha guidati finora e prega per il nostro nuovo Padre Generale affinché il prossimo sessennio sia ispirato dallo Spirito Santo e sempre in comunione con i nostri Santi Fondatori.




sabato 4 settembre 2021

Meditazione sul Vangelo della Domenica

 “Guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: Apriti!”

 

31Di nuovo, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidone, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decapali. 32Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. 33Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; 34guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: "Effetá", cioè: "Apriti!". 35E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente. 36E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano 37e, pieni di stupore, dicevano: "Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!".

 

Credo che la parola chiave di questo episodio sia quella che Gesù, guardando verso il cielo e sospirando, disse al sordo di Sidone: “Effatà”, nella sua lingua aramaica, “apriti!”. Infatti, anche se rivolto all’orecchio di quel sordo, quest’ordine si rivolge al cuore di ogni lettore del Vangelo. Questo pover’uomo incapace di udire rappresenta, infatti, ciascuno di noi chiamato da Gesù ad aprirsi al suo messaggio.

Da questo punto di vista, sono anche molto significativi il fatto di allontanare quel sordo dalla gente, per curarlo da solo, e il sospiro profondo [un gemito] di Gesù. “Lo prese in disparte, lontano dalla folla”, si legge nel testo, “gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: Effatá”. La saliva e lo sguardo al cielo, evocano certamente lo Spirito Santo, ma qui non li prendiamo in esame, soffermandoci invece sulla guarigione “a tu per tu” (“Lo prese in disparte, lontano dalla folla”) e sul sospiro di Gesù.

L’essere isolato dalla gente, evoca, infatti, la promessa del Signore al popolo di Israele, considerato sua sposa: “Io la sedurrò, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore. [] Là mi risponderà come nei giorni della sua giovinezza [] mi chiamerai: "Sposo mio", e non mi chiamerai più: mio padrone"(Os 2,16-18). La necessità di restare soli con il Signore è, infatti, essenziale per ascoltare e comprendere la sua parola per ciascuno di noi e metterla in pratica.

 Il sospiro (Gesù, guardando il cielo gemette) indica la fatica e lo sforzo da parte del Signore per farsi capire, non tanto da quel sordo di Sidone, ma da ognuno di noi, rappresentati da lui. Al Signore “Tutta la creazione è costata solo una parola, più un semplice soffio per animare l’uomo. Per darci, invece, un cuore nuovo, gli costa la vita. Questo gemito prelude [di fatto] l’alto grido della croce” (Silvano Fausti).

 Come si può vedere, quando leggiamo il Vangelo non dobbiamo semplicemente fermarci a considerare la capacità di Gesù di compiere miracoli, ma guardare a ciò che, attraverso quei gesti ed eventi, si dice di noi. Che con il tocco di Gesù si aprano le orecchie e si sciolga la lingua di quel povero sordo e, così, inizi a parlare correttamente, ci viene detto perché lo prendiamo come riferito a noi. Siamo noi i sordi che, proprio per non ascoltare il Signore che continua a parlarci, anche attraverso i nostri fratelli e sorelle, non parliamo e non viviamo bene, cioè come suoi discepoli.

 Lo lasciò scritto molto bene il P. Jesús Castellano, ocd, con queste parole pubblicate in uno scritto postumo; “Effatá. Comunicazione con Dio. Capacità di ascoltare il silenzio e la Parola di Dio. Abilità di captare il suo messaggio in mezzo al tran tran della giornata, sul lavoro e in metropolitana. […] Parola miracolosa di Gesù [Effatá] per aprirci alla comunicazione con i nostri fratelli [], per ascoltare col cuore silenzi e pene, per intuire problemi e paure, per liberare dialoghi che elevano a Dio ed energie nascoste”.

p. Bruno Moriconi ocd

domenica 29 agosto 2021

Meditazione sul Vangelo della Domenica

 Mc 7,1-8.14-15.21-23 (“Dal di dentro, dal cuore”)

 1Si riunirono attorno a lui i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme. 2Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate 3- i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi 4e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti -, 5quei farisei e scribi lo interrogarono: "Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?". 6Ed egli rispose loro: "Bene ha profetato Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto: Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. 7Invano mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini. 8Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini". 14Chiamata di nuovo la folla, diceva loro: "Ascoltatemi tutti e comprendete bene! 15Non c'è nulla fuori dell'uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall'uomo a renderlo impuro". 21Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, 22adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. 23Tutte queste cose cattive vengono fuori dall'interno e rendono impuro l'uomo".

  

Oggi, soprattutto in questi ultimi anni di Covid e di precauzioni igieniche, il fatto che i farisei si lavassero le mani prima di mangiare e soprattutto di ritorno dal mercato, ci porrebbe sicuramente dalla loro parte. Sin da bambini le mamme ci ripetevano fino a stancarci che dovevamo lavare le mani prima di mangiare. Che anche Gesù esigesse una certa etichetta, lo dimostra il fatto che, al fariseo che l’aveva invitato a pranzo e sospettava non fosse un vero profeta perché si lasciava baciare e toccare i piedi da una prostituta, rimprovera di non avergli dato né il bacio di benvenuto, né l’acqua per i piedi, né di avergli profumato il capo come si doveva fare con gli ospiti (Lc 7,44-46).

Può darsi che i discepoli fossero più rozzi di Lui, ma non è evidentemente a questo tipo di usanze igieniche spontanee a cui alludono i farisei, criticando i discepoli di Gesù perché non le praticano. Si tratta di abluzioni rituali che, non per nulla, nel greco del versetto 4, sono chiamati “battesimi”. Al ritorno dal mercato non mangiano senza lavarsi (ean mê baptisôntai)”, scrive l’evangelista che richiama anche la pratica di lavare bicchieri, brocche e pentole, con lo stesso termine “battesimale”.

 Il dibattito tra Gesù e i farisei bisogna intenderlo anche a partire da questo dato filologico che, purtroppo, i traduttori ignorano. Mentre lo stesso Giovanni Battista, benché affermasse che il suo battesimo era solo di acqua a confronto con quello di Gesù che avrebbe battezzato con fuoco e Spirito, esortava a penitenza e a conversione, i Farisei e gli Scribi sembra pretendano di conformarsi alle semplici pratiche rituali. Per questo, come narra l’evangelista, Gesù reagisce con la sua abituale energia.

“Bene ha profetato Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto”, dice loro, citando il profeta: “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini”. “Trascurando il comandamento di Dio”, aggiunge, “voi osservate la tradizione degli uomini". Li rimprovera perché pretendono di mettersi al sicuro con la comoda osservanza di alcuni riti, senza pensare a ciò che Dio si aspetta da loro, come si legge anche nel profeta Osea 6,6: Voglio l'amore e non il sacrificio, la conoscenza di Dio più degli olocausti”.

I Farisei conducevano una vita onesta e rigorosa e, in alcuni periodi, praticavano perfino la continenza e la castità. Digiunavano due volte alla settimana (Lc 18,12), pagavano la decima per il tempio e recitavano continue preghiere (Lc 5,33). Pur essendo troppo legalisti, come nel caso in questione, non solo non erano così ignoranti, ma non è a loro che bisogna guardare quando leggiamo il Vangelo.

Il Vangelo, infatti, è stato scritto per noi che, a volte, proseguiamo nell’inganno pensando che siano le pratiche religiose a qualificarci come cristiani e non il cuore nuovo e l’assimilazione dei “sentimenti di Cristo Gesù” (Fil 2,5). Infatti, dopo aver risposto ai capi, a tutta alla gente, disse: "Ascoltatemi tutti e comprendete bene! Non c'è nulla fuori dell'uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall'uomo a renderlo impuro".

 Disse questo e lo spiegò aggiungendo: “Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall'interno e rendono impuro l'uomo".

 Che “non c'è nulla fuori dell'uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro” vuol dire che tutta la creazione è buona, opera di Dio a servizio dell’uomo, suo figlio nel Figlio. Che “sono le cose che escono dall'uomo a renderlo impuro”, significa che il male esce dal cuore di ognuno quando usa delle cose e delle persone in modo sbagliato, quando le sottomette ai suoi obiettivi e non rispetta il loro valore intrinseco.

 Nella sua lettera ai fedeli di Gerusalemme, San Giacomo scrive: “Religione pura e senza macchia davanti a Dio Padre è questa: visitare gli orfani e le vedove nelle sofferenze e non lasciarsi contaminare da questo mondo” (Gc 1,27).

p. Bruno Moriconi ocd



domenica 15 agosto 2021

lunedì 9 agosto 2021

Un abbraccio a p. Bruno e un ricordo per la sua mamma

 


Ricordiamo la nascita al cielo della mamma di Padre Bruno Moriconi OCD, avvenuta domenica 8 agosto. Padre Bruno carmelitano Scalzo della Provincia del Centro Italia, è da molti anni docente di Spiritualità biblica e di Cristologia alla Pontificia Facoltà Teologica del Teresianum, della Urbaniana e del Camillianum. Preziosa guida per noi laici e prezioso collaboratore del nostro blog, con i suoi commenti al vangelo domenicale, e relatore di tanti ritiri spirituali per le nostre province OCDS.

Tutto l'Ordine Secolare dei carmelitani scalzi d'Italia ricorda con una preghiera di suffragio la sua mamma  e abbraccia padre Bruno e i suoi familiari con una preghiera, perché la fede nel Signore Gesù, vincitore della morte,  possa rendere meno doloroso il distacco.

domenica 8 agosto 2021

Meditazioni sul Vangelo della Domenica

 Come dunque si può dire: "Sono disceso dal cielo?"

41Allora i Giudei si misero a mormorare contro di lui perché aveva detto: "Io sono il pane disceso dal cielo". 42E dicevano: "Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui non conosciamo il padre e la madre? Come dunque può dire: "Sono disceso dal cielo"?". 43Gesù rispose loro: "Non mormorate tra voi. 44Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. 45Sta scritto nei profeti: E tutti saranno istruiti da Dio. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. 46Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. 47In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna. 48Io sono il pane della vita. 49I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; 50questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. 51Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo".



Continua il lungo discorso di Cafarnao con la mormorazione dei giudei perché Gesù aveva detto: “Io sono il pane disceso dal cielo”. La difficoltà è sempre la stessa, espressa nei Vangeli Sinottici da quelli del suo popolo che lo conoscevano come figlio del falegname e falegname Lui stesso. Qui siamo a Cafarnao, la città di Pietro, e i giudei, rappresentano tutti gli altri, in forma interrogativa, esprimono più o meno la stessa obiezione di quelli di Nazaret. “Non è forse Gesù”, si chiedono, “il figlio di Giuseppe? Di lui non conosciamo il padre e la madre? Come dunque può dire: "Sono disceso dal cielo"?".

 Abituati soprattutto dal quarto evangelista ad incolpare i giudei, potremmo essere tentati di pretendere che noi, a differenza di quelli, avremmo subito accettato che un falegname qualunque si presentasse come il pane disceso dal cielo, ma non saremmo sinceri. Se ora lo capiamo è perché lo Spirito Santo e i nostri compagni di fede (la comunità ecclesiale e in particolare, i Santi che hanno donato tutta la loro vita al Vangelo) ci guidano e sostengono. Allora, però, non era possibile comprenderlo, ma è proprio questa incomprensibilità immediata che evidenzia la realtà dell’incarnazione che ora professiamo con il Vangelo e con le parole delle lettere ai Galati, ai Filippesi e agli Ebrei.

 Adesso, per grazia di Dio e senza essere migliori degli altri che non lo credono, sappiamo che, giunta “la pienezza del tempo” (Gal 4,4), il Figlio di Dio nacque da donna e, pur “essendo di natura divina, non ritenne un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio ma, al contrario pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l'essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini” (Fil 2,6-7). Sappiamo anche che Gesù “è stato messo alla prova in ogni cosa come noi, escluso il peccato (Ebr 4,15). E che, “pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza da ciò che patì” (Ebr 5,8)

 Nella logica della fede che ci anima, il silenzio dei trent’anni di vita nascosta di Gesù a Nazaret lavorando come falegname, parlano più di tutte le parole della teologia, perché confermano la realtà dell’invio di suo Figlio da parte del Padre, a nascere “da donna” e “sotto la legge” (Gal 4,4). A nascere come i figli dei pastori “avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia” (Lc 2,12) e a morire condannato tra banditi, come se lo fosse anche Lui. Una nascita e una morte tra persone così povere da includere tutti gli altri.

 Noi, ora lo capiamo e rendiamo grazie a Dio per averci amato sino a questo punto, ma se lo crediamo, non è perché siamo più intelligenti degli altri, ma perché abbiamo ricevuto la grazia dello Spirito che ci assicura che non ci sbagliamo. Infatti, è ciò che disse Gesù nello stesso discorso di Cafarnao: “Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato”.

I “giudei” di quel giorno nella sinagoga di Cafarnao ci rappresentano nella nostra naturale incapacità di credere quello che, nella pienezza dei tempi è avvenuto una volta per tutte [l’invio da parte del Padre di suo Figlio a nascere da donna]. Se non fosse per lo Spirito che lo attesta in noi, rimarremmo increduli anche noi, come lo stesso Gesù aveva predetto. “Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso”, disse agli stessi Dodici nell’ultima cena, aggiungendo che solo con la venuta dello Spirito di verità, avrebbero compreso tutto (Gv 16,12-13).

 È lo Spirito Santo che ci fa capire perfettamente ciò che vuol dire Gesù quando si presenta come colui che stando unito a Dio, ha visto il Padre. “Chi crede ha la vita eterna”, ci dice Gesù. Non tanto per avere il cielo assicurato, ma perché, accogliendo Lui come Figlio di Dio fatto uomo, scopriamo la nostra stessa condizione filiale verso il Padre suo.

 Portati dallo Spirito capiamo che quando Gesù afferma di essere “il pane della vita”, non parla solo della sua presenza nell’Eucaristia, ma di se stesso venuto nel mondo come nostro fratello. La stessa cosa avvertiamo quando parla della necessità di mangiare la sua carne per avere una vita che non muore. La sua carne indica, effettivamente, la sua condizione umana e nutrirsi di essa vuol dire accettare che, veramente, “il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1,14).

p. Bruno Moriconi ocd


martedì 3 agosto 2021

Una preghiera di suffragio per la nostra consorella Cesarina

 


Nata a Varese il 19 luglio 1935, sabato 24 luglio improvvisamente, la nostra cara Cesarina ha raggiunto il Porto che tanto desiderava raggiungere: il Cielo! Era approdata al Carmelo dopo una esperienza con i Focolarini. Il 18 ottobre 1987 aveva emesso la Promessa definitiva e il 28 giugno 1988 i voti. Nella Comunità aveva avuto gli incarichi di Presidente, Consigliera e Incaricata della formazione. Nubile, ha avuto in adozione un ragazzo. Donna di molta e vera preghiera, ha vissuto umilmente e poveramente facendo sempre dono dei suoi averi: viveva con l'essenziale.Da alcuni anni era ricoverata presso una RSA del Lodigiano, poi a causa del Covid ha vissuto isolata in una stanza, sue compagne del giorno e della notte erano Radio Maria e TV 2000. Questa "clausura " era per lei una sofferenza che accettava e offriva per le anime, la Chiesa e il mondo. La sua forza diceva, era l'Eucaristia quotidiana e, ci diceva, che la Comunità era il suo sostegno. Pregava molto per noi e ci chiedeva di pregare per lei. Devotissima della Regina del Carmelo l'ha raggiunta in un giorno di sabato. Ora la pensiamo e crediamo "beata". Una preghiera di suffragio per l'anima della nostra consorella Cesarina