martedì 6 dicembre 2022

Nuovi ingressi nell'ocds dei Ponti Rossi a Napoli

 


Carissimi fratelli e sorelle il 3 dicembre 2022 alle ore 10,00 nel Monastero dei Santi Teresa e Giuseppe la comunità dei Ponti Rossi assieme alle monache claustrali si  è  riunita attorno alla mensa eucaristica per l’ammissione in comunità di cinque fratelli e sorelle che vogliono  trasmettere con il loro impegno  la spiritualità del Carmelo nella Chiesa: Antonio Giglio, Luigi De Crescenzo, Sonia Rescigno, Nicoletta Grasso e Don Marcello Schiano.

A Presiedere la celebrazione il nostro caro P. Provinciale Luigi Gaetani. Hanno concelebrato P. Eraldo Cacchione gesuita Rettore della chiesa Santa Maria della Speranza a Scampia e Don Marcello Schiano Parroco della Parrocchia Santuario Maria Regina della Pace, Quarto.  E’ stato emozionante e a dir poco commovente percepire la bellezza dell’incontro abbracciandoci in un'unica preghiera.

E in un tempo in cui la Chiesa ci richiama a un cammino sinodale è difficile non pensare all’esortazione di Papa Francesco che si è soffermato sulle tre parole chiave del Sinodo: comunione, partecipazione, missione. Tre aspetti che in un giorno di festa come quello che abbiamo vissuto, ci interroga attraverso l’omelia del P. Provinciale che ci richiama alla bellezza della chiamata ricordandoci che l’amore per i fratelli lì dove c’è una ferita  non dev’essere una semplice partecipazione ma  ci deve spingere ad accompagnare il fratello – non accanto o dietro – ma semplicemente accompagnarlo nel profondo di noi stessi , e a tal proposito come non accennare all’incontro spirituale di S. Francesco Saverio gesuita spagnolo di cui ricordiamo la festa liturgica il 3 dicembre con la guarigione della nostra beata Suor Maria Giuseppina di Gesù Crocifisso  , la quale attraverso l’intercessione del santo ha potuto sperimentare con la sua miracolosa guarigione  che con l’amore e la testimonianza è più bello il donare che il ricevere, cosi come ci ricorda il vangelo - gratuitamente avete ricevuto gratuitamente date.

Che dire , come non rivolgere il pensiero  all’ingresso in comunità del nostro Don Marcello Schiano che con la sua risposta alla chiamata all’ordine OCDS si è lasciato  investire dall’amore per la spiritualità Carmelitana Teresiana che difficilmente ti lascia indifferente quando la si incontra , poter descrivere le immagini e le emozioni vissute durante il rito di ammissione potrebbe sminuire o impallidire di fronte a tanta grazia.

 Rinnovo gli auguri ai nostri Antonio , Luigi , Sonia , Nicoletta e Don Marcello perché insieme possiamo camminare attivamente per coinvolgere tutti i membri della comunità cristiana nella missione della Chiesa.

 Ringrazio il P. Provinciale Luigi Gaetani, la Madre Superiora Suor Maria Gigliola e le monache dei Ponti Rossi, P. Eraldo, la nostra Presidente del Consiglio Provinciale Costanza Pertone, e tutti i presenti che con il loro amore e la loro partecipazione hanno reso possibile questa indimenticabile giornata!

E termino con un pensiero di auguri per un prospero tempo di avvento a tutte le comunità OCDS e all’Ordine dei frati e delle monache con un pensiero della beata  Suor Maria Giuseppina di Gesù Crocifisso.

 – Nella religiosa famiglia in cui il Signore vi ha posto, amate tutte nella carità di Cristo, ed aiutate tutte a salire il monte santo con il vostro esempio. Quale divina bellezza avere il cuore mortificato, il sorriso sulle labbra, la dolcezza nella parola, la compassione fraterna nel gesto, come lo Sposo Gesù , come i nostri santi.

                                                                                                       Presidente Ketty Bianco  

lunedì 5 dicembre 2022

L’OCDS DELLA PROVINCIA VENETA INCONTRA IL PADRE GENERALE OCD

Sabato 3 dicembre nella suggestiva sala della “Piccola Via” presso il Convento dei Padri Carmelitani di Verona-Tombetta le Comunità OCDS della Provincia Veneta hanno vissuto un pomeriggio di gioiosa fraternità insieme a Padre Miguel Márquez Calle, Preposito Generale dell’Ordine dei Carmelitani Scalzi, a Padre Roberto Pirastu, Definitore Generale, a Padre Fabio Silvestri, nostro Provinciale e a Padre Aldo Formentin, Delegato Provinciale per l’Ordine Secolare.

L’incontro era stato preceduto, nei mesi di ottobre e novembre, dalla visita alle Comunità da parte del Definitore, che intrattenendosi familiarmente con i membri ne ha condiviso difficoltà e speranze.
Dopo la presentazione di Carla, la Presidente Provinciale, che ha illustrato la situazione della Provincia mettendone in rilievo preoccupazioni ma anche aperture di fiducia nel futuro, Linda, la Presidente del Coordinamento Interprovinciale, ha fatto partecipi i presenti dell’impegno di organizzazione del prossimo Convegno Nazionale OCDS che si svolgerà presso la Casa del Divin Maestro di Ariccia (RM) dal 12 al 15 luglio 2023 e infine Brigida, la Responsabile Nazionale della Formazione, ha spiegato come sta lavorando il gruppo dei Formatori Provinciali per monitorare la formazione iniziale delle Province e l’utilizzo del nuovo iter formativo nazionale.

Padre Miguel si è poi rivolto a noi come fratelli e sorelle che fanno parte dell’unica grande famiglia del Carmelo Teresiano, ci ha intrattenuto con episodi anche personali relativi all’insegnamento ricevuto dai suoi genitori, ai suoi primi momenti di paura dopo l’elezione a Generale e al successivo fiducioso affidamento nelle mani di Dio. Si è creato così un clima sereno e spontaneo che ci ha fatto sentire subito a nostro agio come fra persone che si conoscono da tempo e con le quali si è instaurato un rapporto confidenziale e vorremmo dire amichevole, senza per questo venir meno al rispetto per il suo ruolo di Superiore dell’Ordine.
Nel suo intervento essenziale ed incisivo ci ha indicato alcune parole chiave, alcune sfide su cui riflettere per impostare la nostra vita sullo stile carmelitano:
- Innamorarsi
- Accompagnarsi reciprocamente, essere accanto a tutti
- Lasciarsi aiutare a discernere
– Obbedienza
- Semplificare, focalizzare, scegliere
- Dialogo sincero, di cuore
- Avventura in un cammino di fiducia
- Essere germogli che nascono sempre nuovi

Clicca qui per ascoltare l'intervento del nostro Padre Generale.
L’incontro è terminato con un momento di festa e di condivisione fraterna e con una foto di gruppo come ricordo di questa bella esperienza.

Il Consiglio Provinciale OCDS

sabato 3 dicembre 2022

Dodicesima scheda di p. Faustino su S. Teresina

 INTRODUZIONE ALLE PIE RICREAZIONI

La scheda di p. Faustino ci porta alla scoperta di una pratica che risale alla riformatrice del Carmelo, Teresa d'Avila,  che conoscendo quanto austera fosse la vita da lei proposta alle sue figlie, non voleva che esse vivessero in eccessiva tensione e divenissero «melanconiche». Una vita di preghiera continua nella solitudine e nel silenzio, dentro una comunità di clausura composta da una ventina di donne, è possibile, con la grazia di Dio e con una vera vocazione, solo all'interno di un equilibrio di cui le Costituzioni teresiane sanno dosare gli elementi con un'arte nata dall'esperienza. Le ricreazioni fanno dunque parte integrante della vita carmelitana. E, al di là del quotidiano, ecco le feste, liturgiche e comunitarie, che rompono la monotonia dei giorni. Viene messo in particolare rilievo il Natale, che celebra il mistero dell'Incarnazione. E sono valorizzate anche le feste dei Santi, specialmente martiri. Da tutto questo fiorisce un «teatro» in cui il canto ha un grande ruolo e dove si uniscono distensione ed edificazione. Ogni Carmelo, anche in Francia, ha ricevuto questa tradizione delle ricreazioni e, col tempo, ha coltivata una propria maniera tipica di farle. A Lisieux, al tempo della piccola Teresa, tra le più importanti feste della comunità c'era quella della priora: durava due giorni, e le novizie rappresentavano un pezzo «teatrale» serio e curato. Il 29 luglio, festa di S. Marta, venivano onorate le sorelle converse. Tre giorni dopo Natale si presentava la festa dei Santi Innocenti; il clima era molto più disteso, e si eleggeva la «priora» d'un giorno.

Per leggere la scheda 
clicca qui 

Meditazione sul Vangelo della Domenica



Chi fosse realmente quel Giovanni che appare nel deserto non lo sapevano coloro che se lo trovarono di fronte all’improvviso, ma lo sappiamo bene noi, anche perché l’evangelista lo qualifica immediatamente con l’aggettivo che lo caratterizzerà per sempre, come il baptistês, ossia, il “battezzatore”. Una professione che la tradizione ha convertito quasi nel suo cognome, facendolo divenire, anche per distinguerlo da Giovanni Evangelista, Giovanni Battista. Se, infatti, la missione specifica del primo è stata quella di aver redatto uno dei quattro Vangeli, la sua è quella di aver battezzato molti, ma soprattutto lo stesso Figlio di Dio nelle acque del Giordano. In Toscana, identificato con il Battistero di Firenze, città di cui è patrono, è divenuto in un certo senso anche il “bel san Giovanni”, dato che, così, Dante celebra quell’edificio (Inferno XIX, 16-8). 

 Solo di sei mesi più grande del “cugino” Gesù, ne doveva sembrare molto più vecchio, dato il suo rustico abbigliamento e il più che spartano regime alimentare. “Giovanni, scrive, infatti, l’evangelista, “portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico”. Il suo modo di vestire richiama l’austerità del profeta Elia (2Re 1,8) che egli – lo confermerà Gesù stesso quando dirà che l’antico profeta è già venuto in Giovanni (Mt 11,14 e 17,11-13) - impersona come precursore del Messia.

 Attraverso il suo “battesimo d’acqua”, vorrebbe preparare il popolo ad accogliere l’offerta di salvezza definitiva che Dio offre al mondo attraverso l’incarnazione del Figlio. Le sue prime parole, infatti, sono: “Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!”. Il battesimo che sta per essere amministrato e che Giovanni annuncia è un “battesimo di fuoco”, perché brucia i peccati e dona salvezza.

Soggettivamente un grande atto di umiltà che dimostra la santità di Giovanni (“il più grande tra i nati di donna”), ma, allo stesso tempo, dal punto di vista oggettivo, la dichiarazione di non essere ancora cristiano o evangelizzato. Superiore alla maggioranza di noi come santità, inferiore a noi, quanto alla consapevolezza di ciò che è accaduto nella pienezza dei tempi (che “Dio non ha mandato il figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di Lui”). La consapevolezza che, se rinnovata, è il vero modo di celebrare il Natale.

                       Ecco l’altro appellativo! Egli è Voce che - come direbbe Sant’Agostino – è tale rispetto a Cristo che è Parola, la Parola di Dio. Incarna, dunque, in questo senso, il nostro stesso ruolo, in quanto le nostre parole, non solo non possono essere Parola, ma dovrebbero essere sempre voce della Verità. Da parte sua, Giovanni annuncia e addita Gesù, che si è appena affacciato alla vista di tutti, come “Colui che toglie il peccato del mondo” (Gv 1,29).

             Giovanni è anche chi, per non aver avuto paura di denunziare la condotta ingiusta del re Erode, ne subirà la condanna, ma in questo momento, è il battezzatore del Giordano a cui accorrono molti da ogni parte del paese a confessare i propri peccati e a ricevere il suo lavacro di penitenza. Ci sono anche molti farisei e sadducei, i due gruppi religiosi che osteggeranno Gesù fino a chiederne la condanna. Soprattutto per questo, Giovanni li apostrofa duramente chiamandoli addirittura “razza di vipere”. Figli di animali velenosi, altro che figli di Abramo, come piacerà loro chiamarsi, nei confronti di Gesù che non vorranno accettare come inviato di Dio.

 Li minaccia con l’immagine della scure ormai posta al calcio degli alberi e col fuoco del battesimo del Messia che ha in mano il ventilabro per distinguere la pula da bruciare dal buon grano da conservare. Secondo queste parole, sembrerebbe che Gesù venga con queste intenzioni bellicose, quando sappiamo, invece, che “Dio non ha mandato il figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di Lui” (Gv3,17). Il Battista parla ancora, infatti, secondo la mentalità dell’Antico Testamento, anche se le sue parole restano valide anche per noi, nel senso che - senza il nostro desiderio sincero di conversione - non basterebbe neppure il nostro battesimo.

Che Giovanni Battista, benché “il più grande tra i nati di donna” (Mt 11,11) per dichiarazione espressa di Gesù, non sia ancora partecipe della nuova e bella notizia (il Vangelo), lo dichiara egli stesso. Non solo, infatti, dice che colui che viene è più grande di lui perché, mentre egli battezza con acqua lui battezzerà col fuoco, ma poiché aggiunge di non essere “degno di portargli i sandali”, ossia di essere suo discepolo. Una immagine (quella del portare o slacciare i sandali) che indica, allo stesso tempo, un servizio tipico dell’allievo di un Maestro d’Israele e, addirittura, quello del servo. 

 




 

Provincia Lombarda Ocds. Domani convegno online

 CONVEGNO PROVINCIALE di domenica 4 dicembre 2022

Programma della giornata

h.14.40 Accoglienza e recita del Rosario
h.15.00 Intervento di Padre Fausto OCD
La situazione della Provincia Carmelitana Lombarda alla luce della lettera inviata alla Provincia nell'agosto 2022: considerazioni e prospettive

A seguire condivisione con le Comunità
h.17.30 Vespri e Saluti

L' incontro provinciale avverrà secondo la modalità online privilegiando l'utilizzo di SKYPE
A questo proposito ogni presidente di comunità inserirà nel gruppo skype, già creato a suo tempo, i nominativi dei partecipanti della propria comunità. 


Lascio il link per collegarsi direttamente al gruppo skype "Convegno Provinciale"

venerdì 2 dicembre 2022

Provincia Ligure: Signore insegnaci a pregare



La Comunità OCD di Torino, presso la chiesa di S. Teresa in via S. Teresa 5, propone, ogni primo venerdì del mese,  un cammino insieme per scoprire o riscoprire la bellezza della vita di preghiera.
 

mercoledì 30 novembre 2022

Il ritiro di Avvento di sabato a Loano

La Comunità dell'Ordine secolare dei Carmelitani Scalzi di Imperia sarà ospite della Comunità del Monte Carmelo di Loano (SV), insieme al Padre Assistente Padre Lorenzo Galbiati, per trascorrere insieme una giornata di comunione e di preghiera per vivere il Tempo dell’Avvento.

sabato 26 novembre 2022

Meditazione sul Vangelo della Domenica

 Queste parole del misterioso e difficile “discorso escatologico”, Gesù non le pronuncia per spaventarci, ma perché noi, suoi discepoli, prendiamo sul serio la salvezza che Egli è venuto a portare sulla terra.

 Ci parla così per esortarci a considerare il bene che può venire a noi stessi rendendoci consapevoli dell’importanza della sua venuta in questo nostro mondo. Con la sua incarnazione, la sua passione, la sua morte e la sua risurrezione, Egli ci ha salvati, ma se non lasciamo entrare questa salvezza nelle nostre vite, continueremo a celebrare il Natale costruendo e visitando presepi, senza che questo ci ravvivi il cuore. Al contrario, il Figlio di Dio che ci piace contemplare bambino, aspetta che capiamo l’amore che lo ha mosso a nascere nelle condizioni dei più miserabili come i pastori di Betlemme.

 Non basta dire che a Natale bisogna comportarsi meglio, così come non è sufficiente andare alla messa di mezzanotte. Per questo, Gesù parla così duramente: “Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l'altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l'altra lasciata”.

Non si può negare che parole come queste inquietino, ma Gesù le usa solo per risvegliarci alla realtà della nostra responsabilità come suoi discepoli. La sua misericordia rimane assicurata, dalla croce, ha perdonato tutti e la speranza che sia sempre disposto ad accoglierci in qualsiasi momento, sino all’ultima ora come il “buon” ladrone, è fondata su questo. Da parte nostra suoi discepoli, tuttavia, Egli attende molto più di questa sola speranza. Da noi, inviati a tenere accesa la sua luce nel mondo, si aspetta che stiamo svegli, con una speranza che sia veramente anche un’attesa. “Tenetevi pronti”, ci dice, “perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell'uomo”.

Bisogna domandarsi, allora, cosa significhi essere pronti perché, la venuta del Figlio dell’Uomo, non ci sorprenda, così come è importante capire di quale Sua venuta stia parlando Gesù.

 Il Maestro sta sicuramente parlando del suo ritorno glorioso alla fine della Storia, ma, se i primi credenti, sbagliandosi, poterono pensare che questa sarebbe accaduta a breve, noi abbiamo imparato che non sarà domani e che è meglio non continuare a spostare l’ora della fine del mondo, come i Testimoni di Jehovah. Infatti, Gesù stesso, quando lo interrogarono su quell’ora, disse che non era possibile saperla, e che neppure Lui la conosceva. Solo il Padre potrebbe dire quando, aggiunse, ma – neppure per mezzo del suo Figlio – lo ha voluto rivelare. “Quanto a quel giorno e a quell'ora”, disse, “nessuno lo sa, né gli angeli del cielo né il Figlio, ma solo il Padre” (Mt 24,36).

 Tenersi pronti, allora, vuol dire rendersi conto sempre di più di ciò che è accaduto una volta per sempre nella prima venuta del figlio di Dio, nella pienezza dei tempi. Attesa dai profeti, è già avvenuta da duemila anni e noi, i credenti, abbiamo la gioia di saperlo e la missione di tenere vivo e attuale, con il nostro modo di essere e di vivere, il significato antropologico ed escatologico di questo grande mistero di salvezza. In tutto il mondo si celebra il Natale, ma per molti, compresa la maggior parte dei cristiani, si identifica, almeno in pratica, con i regali di Babbo Natale e le luci dei negozi e delle strade.

Come ai tempi di Noè?

Nei giorni che precedettero il diluvio”, ci dice Gesù nel Vangelo di oggi, “mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell'arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell'uomo”. La maggior parte non si rendeva conto del pericolo delle acque che stavano crescendo, come anche molti di noi che continuiamo a celebrare il Natale senza considerare la grande opportunità della vera pace che potrebbe portare nella nostra vita, nella vita delle nostre famiglie e nel mondo dove continuano, invece, la povertà e le guerre!

Stare svegli attendendo la venuta del Signore, vuol dire tenere le nostre porte aperte perché possa entrare a cenare con noi e con i fratelli che avremo fatto entrare con Lui. Infatti, così come il Signore è nato un giorno dalla Vergine Maria a Betlemme, così vuole nascere nei nostri cuori. Noi dobbiamo solo invitarlo come nostro Fratello maggiore e salvatore.




lunedì 21 novembre 2022

Piccole storie per l'anima - 70

Desiderando stimolare il suo bambino affinché progredisse nello studio del pianoforte, una madre portò il suo ragazzino a un concerto del grandissimo Paderewski. Appena preso posto, la madre vide un'amica due file più dietro in platea e andò a salutarla.
Il piccolo già impaziente per l'attesa si alzò e cominciò a vagare nel teatro finché giunse a una porta su cui era scritto: «Vietato entrare». Quando le luci si abbassarono e il concerto stava per cominciare, la madre ritornò al suo posto e scoprì che il figlio era scomparso.
Inquieta, lo cercava con gli occhi, quando il sipario si aprì e le luci caddero su un impressionante pianoforte al centro della scena. Terrorizzata, la madre vide suo figlio seduto al pianoforte mentre, tranquillamente, suonava le note di «Fra Martino campanaro».
In quel momento, il «maestro» fece la sua entrata; rapidamente andò al piano e sussurrò all'orecchio del bimbo: «Non fermarti, continua a suonare». Seduto al fianco del bambino, Paderewski stese la sinistra e cominciò a suonare l'accompagnamento.
Poi, mise il braccio destro attorno al bimbo e sviluppò sulla musica un bell'arrangiamento.
Assieme, il vecchio maestro e il giovane allievo, trasformarono una situazione imbarazzante in una esibizione meravigliosamente creativa.Capita proprio così quando uno è con Dio.
Con le mani del Maestro, le opere della nostra vita possono diventare eccezionali.

La prossima volta che vuoi realizzare qualcosa di importante (lo puoi ogni giorno), stai attento. Potrai ascoltare la voce del Maestro, mentre sussurra al tuo orecchio: "Non fermarti, continua a suonare". Sentirai le sue braccia amorose attorno a te.
E scoprirai che le sue forti mani vogliono suonare con te il concerto di una vita meravigliosa...

 In verità , in verità io vi dico:
chi crede in me , anch'egli compirà le opere che io compio
e ne compirà  di più grandi di queste, perché io vado al Padre
(Vangelo di Giovanni 14,12)

L'albero coltivato e custodito con cura dal suo padrone dà i suoi frutti al tempo sperato
(S. Giovanni della Croce)


domenica 20 novembre 2022

Prepariamoci a vivere l'Avvento insieme

 Carissimi fratelli e sorelle dell’OCDS d’Italia,

    abbiamo
postato alcuni giorni fa la comunicazione che anche quest’anno i Padri Carmelitani della Provincia di Parigi ci offriranno la bella opportunità di vivere l’Avvento illuminati dalla sapienza dei nostri Santi, modello esemplare per noi di come stare alla presenza di Dio nella nostra vita quotidiana.

   Certamente in questo periodo saranno tanti i sussidi per prepararci al Natale che ci perverranno dalle nostre Diocesi, dalle nostre Parrocchie: tutti strumenti utili per la nostra vita spirituale, ma per noi carmelitani questi Esercizi che raccomandiamo sono un modo per abbeverarci alla fonte del nostro carisma e per confermarci nella nostra vocazione.

   Il Coordinamento Interprovinciale OCDS d’Italia, augura a ciascuno di voi un santo cammino di vigilante attesa del Natale per arrivare a contemplare nel Bambino di Betlemme la misericordia infinita di Dio che si è fatto piccolo e povero perché noi diventassimo grandi e ricchi nell’amore.

Ai nostri Santi Carmelitani, che ci accompagneranno in questo Avvento, affidiamo tutte le nostre intenzioni perché le depongano nelle braccia del Divino Bambino.

Il Coordinamento Interprovinciale OCDS d’Italia

Trovate le istruzioni per iscrivervi cliccando sul seguente link:

http://www.esercizi-online.karmel.at/

sabato 19 novembre 2022

Meditazione sul Vangelo della Domenica

 
Per capire il vero significato di questa scena nella quale il Signore crocifisso è oltraggiato da tutti, è opportuno ricordarci di ciò che rispose Gesù a Pilato prima di intraprendere il cammino del Calvario.

Dopo aver fallito nell’intento di convincere le autorità ebraiche che Gesù non meritava di essere condannato a morte, Pilato – racconta il quarto Vangelo – rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: Sei tu il re dei Giudei? Gesù rispose: "Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?". disse: "Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?". Rispose Gesù: "Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù". (Gv 18,33-36).

Nel Vangelo di Luca come negli altri Sinottici (Mc e Mt) questo dialogo non c'è, ma nell’episodio degli oltraggi contro Gesù crocifisso, da loro riferito, si trova la stessa rivelazione: che Gesù è Re, ma non come quelli che regnano in questo mondo. Se il suo regno fosse di questo mondo, i suoi servitori combatterebbero perché non venisse consegnato ai giudei. Il suo regno non è di quaggiù ma, anche se non ha servitori, né soldati che lo difendano, il vero Re è Lui. Il re che vince il male, non con gli eserciti, ma con l’armatura dell’amore che, anziché sottomettere i nemici, lo spinge a dare la vita per tutti loro, nessuno escluso.

Gesù l’ha detto proprio nel versetto che precede il racconto degli oltraggi e delle beffe di chi stava vicino alla croce. Infatti, rivolgendosi al Padre, ha appena chiesto il perdono per tutti, aggregando – come scusante in nostro favore, l’ignoranza. “Padre, ha appena finito di dirgli, “perdona loro perché non sanno quello che fanno” (Lc 23,34).

Al contrario, mentre il popolo, come la gente di Parigi davanti ai condannati alla ghigliottina, sta guardando lo spettacolo della crocifissione, i capi, alludendo ai miracoli fatti da Gesù in favore di molti bisognosi, si burlano di Lui dicendo ad alta voce: “Ha salvato altri! Salvi se stesso”. Anche i soldati si prendono gioco di Lui lanciandogli questa sfida: “Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso”! Dicono così, perché Pilato, per dispetto a chi aveva voluto che fosse condannato, sopra il suo capo ha fatto porre un cartello con questa iscrizione: “Questi è il re dei giudei”. Nessuno lo credeva, ma era proprio quella dignità e molto di più che Gesù stava dimostrando con la sua attitudine pacifica e misericordiosa.

Persino uno dei due malfattori crocifissi con Lui lo insultava. “Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!”, Gli diceva, prendendolo in giro con disprezzo. Un insulto che, invece, all’altro condannato, malfattore come il primo, parve troppo e sgridò il suo compagno. “Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena?”, gli disse. Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male”. E, senza che noi possiamo saper come, egli trovò l’umiltà di rivolgersi a Gesù e chiedergli aiuto. “Gesù, quando entrerai nel tuo regno", gli disse, “ricordati di me”. "In verità io ti dico” gli rispose subito Gesù, “oggi con me sarai nel paradiso”.

Ciò che Luca vuole proporre al lettore cristiano è proprio questa richiesta del così detto “buon ladrone”. Come l’altro, per niente buono, ma seppe – a modo suo – intuire che Gesù stava dando la vita anche per lui. Da parte sua, come sappiamo e non dobbiamo dimenticarlo mai, Gesù chiede perdono per tutti (per l’altro ladro, i soldati, il sommo sacerdote, Pilato, i suoi propri discepoli e tutta l’umanità, da Adamo sino all’ultimo nato che verrà al mondo dopo), ma – per essere suoi discepoli, capaci di regnare con le stesse armi dell’amore, bisogna rendersi conto di questo amore di Cristo.

Sicuramente, il “buon” ladrone non sa bene quello che sta chiedendo, ma, anche senza saperlo, pone tutta la sua speranza in Gesù che, poiché innocente, sta morendo anche per lui. Le parole del ladro precedono quelle del Centurione che, pur essendo ancora pagano, suggerisce, anche lui, come guardare a Gesù che muore per l’amore che porta verso l’intera umanità. Il centurione che stava di fronte alla croce, infatti, avendolo visto spirare in quel modo disse: “Davvero quest'uomo era Figlio di Dio!” (Mc 15,39).

Sulla bocca di un soldato pagano, paiono parole esagerate, ma, dal morire disprezzato come un malfattore, essendo innocente, e perdonare tutti come Gesù, comprende anche lui che lo può fare solo Dio. Perché – come scriverà esplicitamente Giovanni – Egli è Amore e, precisamente, quell’amore che si è manifestato nella croce.

Ed è lì dove continuano a condurci il “buon” ladrone e il centurione. Il primo era un malfattore e l’altro un soldato pagano, ma rimangono davanti alla croce, per suggerirci come guardare a Gesù, sia nella nostra preghiera che nel nostro agire quotidiano.



martedì 15 novembre 2022