domenica 7 agosto 2022

Meditazione sul Vangelo della Domenica

 


 Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno”, continua a dire Gesù a noi che ascoltiamo la lettura del Vangelo di questa domenica. “Vendete”, aggiunge, ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma”. Un consiglio che il maestro giustifica con queste parole: “Perché, dov'è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore”.

 A prima vista ci paiono parole poco conseguenti e ci aspetteremmo che avesse detto semplicemente: “Non mettete il vostro cuore nelle ricchezze di questo mondo, perché il vostro tesoro è altrove”. Sembrerebbe più logico e più diretto, ma Gesù vuole farci riflettere e spingerci a domandarci: “Dove metto, io, il mio cuore? Qual è il mio vero tesoro?”. Poiché, se il mio tesoro è tutto nelle cose, anche se utili e necessarie, sono destinato, un bel giorno, a rimanerne privo. Il vendere tutto, in senso materiale, è richiesto solo a qualcuno per una scelta radicale, come san Francesco o, almeno in quella linea, ma è valido per tutti come atteggiamento esistenziale.

 Il cristiano è uno che porta dentro di sé un desiderio grande e profondo: quello di incontrarsi con il suo Signore, non solo nella vita che seguirà a questa, ma qui, dove si vive ora. Tutti abbiamo desideri, ma quello che mai lascerà vuoto il nostro cuore è il desiderio dell’incontro con Gesù che ci assicura che siamo veramente figli di Dio e vincitori, in Lui, anche della morte. Solo Dio è sufficiente, direbbe Teresa d’Ávila, chi possiede Lui non ha bisogno d’altro.

Qual è per te la realtà più importante, più preziosa”, spingeva a domandarsi Papa Francesco all’Angelus dell’11 agosto 2013. “Qual è la realtà che attira il tuo cuore come una calamita? Cos’è che attira il tuo cuore? Puoi dire che è l’amore di Dio? Sono i desideri di fare del bene agli altri, di vivere per il Signore e per i nostri fratelli? Puoi dire questo?”. “Ognuno” aggiungeva, “risponda nel suo cuore”.

 C'è il lavoro, i figli, la famiglia, tutte le cose importanti della vita, ma in tutto questo ci deve essere l’Amore che, come direbbe Dante, muove anche il cielo e le stelle. Solo se il cuore è pieno di questo Amore, tutti gli altri amori continuano a crescere e a fortificarsi. “Dov'è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore” è, allora, come una bussola. Bisogna stare attenti su quale Nord si posiziona l’ago. Sulle cose o sull’amore che le illumina e le fortifica? Molto spesso, il nostro errore è non riuscire a posizionare il cuore (l’ago della bussola). Al Nord dell’Amore, dove è il vero tesoro, o sui vari tesoretti?


mercoledì 3 agosto 2022

Il percorso di Fede di S. Teresa di Gesù Bambino. le meditazioni di p. Bruno

 Carissimi,

     grazie alla nostra cara Rosa Pellegrino abbiamo la trascrizione delle tre meditazioni di Padre Bruno. Penso che per tanti nostri membri OCDS sarà l'opportunità per leggerle e meditarle personalmente e coglierne ancor più la ricchezza del contenuto e le preziose indicazioni concrete per vivere meglio il nostro essere cristiani e carmelitani. 
Linda

martedì 2 agosto 2022

Ottava scheda di p. Faustino su S. Teresina

 UNA PICCOLA VIA  PER DESIDERI IMPOSSIBILI

Pubblicata oggi l'ottava scheda di formazione sulla spiritualità di S. Teresa di Gesù Bambino. 

Scarica la scheda qui:    AMARE DI PIÙ ... 
Consigli di lettura: Accogliamo le provocazioni che ci vengono dai nn. 302-339 di Manoscritto C.
Collegati con la pagina della formazione speciale qui   

lunedì 1 agosto 2022

Piccole storie per l'anima - 61

 PENSIERI DEL PASSERO SOLITARIO 
 a cura dell'Ordine Secolare Carmelitano Teresiano della Provincia Lombarda


La crisi aveva picchiato duro e in famiglia tutti sentivano un nodo in gola. Il papà era stato messo in "cassa integrazione" e da giorni si parlava solo di come riuscire a risparmiare. Nessuno aveva voglia di parlare.
Improvvisamente la mamma batté le mani per attirare l'attenzione di tutti. "Tutti in piedi e venite fuori, nel piccolo giardino. Guardate il cielo!", ordinò la mamma. Tutti guardarono in su. L'immensa cupola di velluto nero era un trionfo di stelle vive e pulsanti.
Fissandolo si provava come una vertigine, come se tutta quella brillante moltitudine li risucchiasse in un vortice senza fondo. Si sentirono piccoli piccoli. Si strinsero l'un l'altro e si abbracciarono Quell'incredibile spettacolo li soggiogava e li spronava: era tutto così grande, illimitato, senza tempo.
Allargava la mente e il cuore, infondeva un nuovo coraggio. Sembrava la grande pubblicità della speranza . "E' di notte che si vedono le stelle" , disse semplicemente la mamma

 

Nelle tenebre che sono calate su questo mondo
 e nei giorni bui della nostra vita,
solo la fede può aiutarci a vedere le "stelle"
che danno speranza e serenità per il  futuro...


Che importa, Signore, se l'avvenire è oscuro
No, io non posso pregarti per il domani
Mantieni puro il mio cuore, coprimi con la tua ombra, e non sia che per oggi!
(S.Teresa di Gesù Bambino)

domenica 31 luglio 2022

Meditazioni sul Vangelo della Domenica


Un giorno uno della folla disse a Gesù: "Maestro, di' a mio fratello che divida con me l'eredità". Da parte sua, Gesù gli rispose: “O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?”.

 Il problema era la distribuzione delle terre tra i figli. Essendo grande la famiglia, c’era il pericolo che l’eredità si dividesse in piccoli frustoli di terra che non avrebbero potuto garantire la sopravvivenza di quei beni. Per questo, per evitare la disgregazione dell’eredità e mantenere vivo il nome della famiglia, il primogenito riceveva il doppio degli altri figli (cfr. Dt e 2Re 2,11), come può essere avvenuto nel caso di quell’uomo desideroso di recuperare la sua parte. È solo un’ipotesi sulla circostanza, del resto, senza particolare incidenza sul significato del dialogo tra quell’uomo e Gesù.

 Nella risposta di Gesù (“O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?”) risalta la coscienza che Egli ha della sua missione in questo mondo, ove non è stato inviato dal Padre per risolvere semplici controversie tra i parenti per ciò che deriva dai beni materiali. Sono cose che devono risolvere tra loro. Il Figlio di Dio è venuto per insegnare come amministrare la vera ricchezza, cioè, la propria vita, perché ciò che importa è guardarsi da qualsiasi cupidigia. Infatti, anche se uno è nell'abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede”. Una verità che Gesù cerca di spiegare per mezzo della parabola che segue immediatamente il colloquio con l’uomo in conflitto col suo fratello.

La missione di Gesù non consiste nel sostituirsi a noi e risolvere magistralmente problemi familiari e sociali, ma nell’illuminarci sul senso profondo della vita. Bisogna ricordarsi di ciò che ha detto a proposito della preghiera. Possiamo chiedere qualsiasi cosa, ma Dio ci darà solo cose veramente buone e lo Spirito per comprenderle. Con questa parabola vuole dirci che la ricchezza di una persona non sta nel possedere molte cose, ma nell’essere ricca dentro, cioè, nell’essere una presenza positiva.

Chi pensa solo a possedere (accumulando molti beni), dimentica l’importanza di vivere come figlio del Padre, cioè, ricco agli occhi di Dio. Da parte sua, con la sua condotta, prima che con le sue parole, Gesù insegna che chi vuole essere il primo, deve voler essere l’ultimo. Che è meglio dare che ricevere. Che il più grande è chi si considera il meno importante. Che salva la sua vita solo chi è capace di donarsi per gli altri, perché solo questo (ciò che ha dato di sé) rimane per sempre.

 La parabola tratta, cioè, della stoltezza dell’avidità, di quel desiderio imperioso di accumulare beni senza freno. Questa ambizione non solo mette i beni materiali al posto di Dio, ma è anche un atto di totale indifferenza verso le necessità degli altri, ai quali il protagonista della parabola non dedica neppure un momento di attenzione.

È vero che la parabola non parla di ingiustizia o di cattiveria da parte del ricco proprietario terriero, e non è per questo che vi è detto stolto. Né tanto meno perché non sia un buon amministratore! Risulta essere stolto, perché vive solo per se stesso, fa progetti solo per se stesso, e perfino si congratula con se stesso.

 Questo, è il suo problema!

Come dimostra la sua morte improvvisa, è solo! Colui che sembrava così assennato nel coltivare i suoi campi si rivela un povero sciocco che si auto condanna al nulla. Infatti, come dichiara Gesù altrove, "che giova all'uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde o rovina se stesso?" (Lc 9,25).

 Qui, alla fine della parabola, proprio mentre quel proprietario terriero si va dicendo che ha beni accumulati per molti anni che gli permetteranno di riposare, mangiando, bevendo e banchettando felicemente, Dio gli dice: "Stolto, questa notte reclameranno la tua anima, e di chi sarà quello che hai messo da parte?”. Mentre l'uomo della parabola si sente dire questo, Gesù conclude: "Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio".

Essere "ricchi presso Dio" significa condividere con gli altri, pensandoli come il Padre di tutti li pensa e ci pensa.

 

sabato 30 luglio 2022

Altamura. Promessa Definitiva di cinque secolari

Lo scorso 7 luglio, cinque membri dell’Ordine Secolare della fraternità di Altamura ( Maria Forte, Rosa Direnzo, Donato Rotunno, Giovanni Panaro, e Nicola Debernardis), accompagnati dalla presidente Franca Pestrichella e da Angela Cornacchia (responsabile per la formazione), hanno emesso la loro Promessa definitiva davanti alla fraternità durante la celebrazione liturgica nel primo giorno della Novena della Madonna del Carmelo presieduta dal nostro Padre Provinciale della semi provincia Napoletana, il rev. P. Luigi Gaetani, OCD, nella Rettoria di S.Maria del Carmine.

Solo Dio Basta 6 - SOLITUDINE E CONTEMPLAZIONE



Solitudine e azione di Dio nell'anima si richiamano a vicenda e sembrano inseparabili.
"La condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore"(Os 2,16) dice il Signore per bocca del profeta Osea.
E' proprio nel deserto che Dio ha condotto e formato i grandi contemplativi di tutti i tempi e gli strumenti delle sue grandi opere.

L' Ordine del Carmelo è nato nel deserto. Non solo il silenzio, ma anche la solitudine è necessaria perchè Dio possa pronunciare il suo Verbo nell'anima e perchè questa possa sentirlo e accogliere la sua azione trasformante. Ciò che il deserto impone a colui che gli si abbandona è un'ascesi molto dura, ma straordinariamente efficace perchè va avanti attraverso lo spogliamento assoluto. La sua nudità rende poveri e distaccati. Il suo silenzio isola dal mondo esterno. Tale nudità e tale silenzio non sono affatto il vuoto, ma la purezza e la semplicità. Il deserto è pieno di Dio; la sua semplicità e immensità lo rivelano, il suo silenzio lo dona.

La persona avanza in quella nudità e semplicità per raggiungere , con una fede più spoglia e più pura, l'essere e la vita di Dio cui aspira.

Fu proprio dopo aver camminato per quaranta giorni nel deserto, che sul monte desolato dell' Oreb, Elia percepì il soffio leggero che rivelava la presenza divina.

Per diventare contemplativo è necessario abitare nel deserto? Una risposta ci vien data da S.Teresa: 
"E credetemi, non è lo stare a lungo in orazione a far progredire l'anima: quando si impiega una parte del tempo in buone opere, è un grande aiuto per avere assai più presto migliore disposizione ad accendersi d'amore, che in molte ore di meditazione. Ma tutto deve venire dalle mani di Dio".(Fondazioni, c. V, 17)



Sono molti gli spirituali per i quali la vita in solitudine rimane un sogno irrealizzabile. Colui che è sposato ha il carico della famiglia, inoltre i doveri che scaturiscono dalla sua situazione gli impongono compiti che lo assorbono in mezzo al trambusto del mondo. Chi ha la vocazione all'apostolato esteriore è preso dalla molteplicità delle opere che il suo zelo ha creato. Di fatto Dio impone loro di adempiere ai loro obblighi con fedeltà.

Il contemplativo e l'attivo ci vengono spesso presentati come due fratelli totalmente diversi. Interviene a questo punto la Sapienza”emanazione della potenza di Dio” che chiama tutti alle fonti di acqua viva e non si lascia bloccare dagli ostacoli per diffondersi attraverso le età nelle anime sante e farne degli amici di Dio.(cf Sap 7, 25 e 27)



Santa Teresa nel Castello interiore ci mostra come le Mansioni sono delle semplici tappe per raggiungere l'unione. Solo sulla cima vi sarà una perfetta sintesi: si vive nell'unione con Dio e nello stesso tempo si è divorati dallo zelo per la sua gloria come il profeta Elia.

Proprio perchè la sua anima era stata invasa dallo spirito di Elia, santa Teresa, nel momento in cui si prevedeva il moltiplicarsi dei suoi monasteri di carmelitane, sentiva che mancava qualcosa di essenziale alla sua opera. Insistette con il generale dei carmelitani fino ad ottenere l'autorizzazione a fondare conventi di carmelitani contemplativi dediti nello stesso tempo al ministero delle anime.

In conclusione:

 

       La solitudine, per la qualità del silenzio che assicura, sembra necessaria allo sviluppo della contemplazione soprannaturale.

       Basta che questa solitudine sia saltuaria; ma quanto più è saltuaria tanto più dev'essere profonda.

       L'attività dell'apostolato e la contemplazione così protetta e nutrita dal pane quotidiano dell'orazione possono unirsi in un equilibrio armonioso che le purifica, le arricchisce e le feconda reciprocamente.

       E' questo equilibrio tra contemplazione e azione che rende l'apostolo perfetto.

venerdì 29 luglio 2022

IL P. GENERALE AI CARMELITANI SECOLARI "UNA SOLA FAMIGLIA: CAMMINANDO INSIEME"

Cari fratelli e sorelle del Carmelo Secolare, Delegati e Assistenti delle comunità OCDS,

Spero che tutti voi, le vostre comunità e le vostre famiglie stiano bene. È una grande gioia per me poter salutarvi e condividere con voi questa prima lettera che il nostro Padre Generale, Miguel Márquez Calle, OCD, invia a tutti i Carmelitani Secolari del mondo.
Chiediamo a Gesù che la sua volontà si compia nella nostra vita. Lui cammina sempre al nostro fianco e ci dona il suo amore perché tutti noi possiamo condividerlo con il mondo intero. Santa Teresa d’Avila dice che “aiuta molto l’avere pensieri elevati” (CV 4,1). Con l’aiuto di Gesù questi pensieri elevati diventeranno realtà concrete di servizio e di amore nella nostra vita.
Uniti sempre nella preghiera.
Fraternamente,
Ramiro Casale, OCD
Delegato Generale per il Carmelo Secolare
PS. Vi prego di condividere quest’email con le vostre comunità. Grazie!



lunedì 25 luglio 2022

Gli Esercizi a Bocca di magra. Amore della Verità, Verità dell’Amore

TERESA DI GESU’ BAMBINO: Amore della Verità, Verità dell’Amore , Questo è il titolo degli Esercizi Spirituali organizzati dalla Provincia Lombarda ocds il 16-17-18 Settembre 2022

A CHI E’ RIVOLTO 

A tutti i membri delle comunità OCDS della Provincia Lombarda, con particolare riferimento: 

• ai membri del Consiglio di Comunità 

• ai formandi (in accostamento, con la promessa temporanea e in vista della promesse definitiva) 

• ai simpatizzanti

Scarica qui la brochure

Piccole storie per l'anima - 60

   PENSIERI DEL PASSERO SOLITARIO

a cura dell'Ordine Secolare Carmelitano Teresiano della Provincia Lombarda

Un giovane invitato al matrimonio di un amico fu incuriosito dal gran numero di persone che si recava a porgere gli auguri agli sposi e ai parenti degli sposi, che in fila li ricevevano. Aveva notato che ospiti e parenti degli sposi si scambiavano meccanicamente frasi rituali, senza neppure ascoltarsi reciprocamente.

Perciò si mise in fila e, quando arrivò di fronte al primo parente, disse con tono pacato e col sorriso sulle labbra: «Oggi è morta mia moglie». La risposta fu: «Mille grazie, molto gentile».
Ripeté la stessa frase a un altro parente e gli fu risposto: «Molto gentile, grazie infinite».
Alla fine arrivò allo sposo, sempre ripetendo la stessa frase.
Questa volta la risposta fu: «Grazie. Adesso tocca a te vecchio mio!».

 Oggi, l'antica profezia biblica si è avverata tra gli esseri umani:

"Udrete con i vostri orecchi, ma non comprenderete; guarderete con i vostri occhi, ma non vedrete. Perché il cuore di questo popolo si è indurito: e hanno ascoltato di mala voglia con gli orecchi; hanno chiuso i loro occhi per non vedere con gli occhi non ascoltare con gli orecchi, non comprendere nel loro cuore e non convertirsi, perché io li risani.
(Atti degli Apostoli At 28,27)

sabato 23 luglio 2022

Meditazione sul Vangelo della Domenica




Oltre alla preghiera del Pater, semplice e al tempo stesso profondissima, in questo frammento sostanziale del Vangelo c'è un’altra cosa altrettanto importante. La troviamo solo nel Vangelo di Luca, ma non bisogna sbagliarsi, giudicandola una semplice annotazione di circostanza. Si tratta, infatti, della giusta chiave per capire lo stesso Padre nostro.

Una volta, così suona questa introduzione, “Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: “Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli”. Ciò che dobbiamo notare e tener presente è che il Maestro stava pregando, quando uno di quelli che lo seguivano gli chiese di insegnare anche ai suoi discepoli, come poterlo fare anche loro.

 Il primo insegnamento contenuto in questo stare di Gesù pregando, si riferisce all’importanza della preghiera, perché se lo stesso Figlio di Dio, fattosi uno di noi, ne ha bisogno, vuol dire che molto di più ne abbiamo bisogno noi, per discernere la giusta direzione delle nostre scelte quotidiane. Il secondo riguarda le disposizioni interiori della preghiera come tale, anche recitando il Padre nostro, perché se le richieste che il Padre si aspetta da noi sono quelle suggerite dal Maestro, quelle parole devono anche riflettere l’animo e la fiducia filiale di Gesù.

 Entrando nel nostro mondo come nostro fratello, lo stesso Figlio di Dio aveva bisogno di ritrovarsi, appena le circostanze glielo permettevano (quasi sempre di notte), in intimità con il Padre. Quando allora i discepoli gli domandano di insegnar loro a pregare, come sembra abbia fatto Giovanni Battista con i suoi, non pensano a nuove preghiere, ma al modo di stare con Dio e alla necessità di farlo desiderando le medesime cose che il Figlio è venuto a compiere in questo nostro mondo. In altre parole, i discepoli desiderano imparare la ragione che spinge il loro Maestro a ritirarsi in preghiera.

 A dire il vero, Gesù non si sofferma a spiegare la sua preghiera, ma, dopo aver suggerito le cose essenziali da chiedere (le petizioni del Padre nostro), racconta la parabola dell’amico importuno, per suscitare nei discepoli una fiducia senza limiti in Dio. L’altro, importunato nel mezzo della notte mentre è ormai a letto con i suoi bambini e sua moglie, non vuole alzarsi, ma, alla fine, dice Gesù “per la sua invadenza [dell’amico importuno e sfacciato] si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono”.

 Non è il massimo della carità, ma a Gesù questo esempio serve, non per dire che il Padre, se non risponde per amore, lo fa per la nostra importuna insistenza, ma per stimolare i discepoli a non aver paura di chiedere qualsiasi cosa. “Ebbene”, aggiunge, “io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto”.

 Dice questo e continua con un altro incitamento preso dalla vita familiare: “Quale padre tra voi”, dice, “se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione?”. Ha appena insegnato ai suoi discepoli che a Dio bisogna rivolgersi chiamandolo Padre e, adesso, vuole portarli a riflettere su ciò che questo significa. Lo fa loro capire invitandoli a una considerazione molto semplice “Se voi dunque, che siete cattivi [non siete buoni]”, dice loro, “sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quello che glielo chiedono”.

 

Attenzione, però!

Poiché è qui che si trova il tranello! “Chiedete e vi sarà dato”, aveva appena detto Gesù, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto”. Esortava a chiedere qualcosa, e ora termina parlando dello Spirito? Nessuno lo aveva chiesto!

 Nella versione di Matteo, infatti, sembra che Gesù concluda in modo più logico. “Se voi, dunque, che siete cattivi”, dice, “sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele chiedono!” (Mt 7,11). Ma, attenzione anche qui! Sebbene “cose buone” collimino di più con le cose richieste, anche in questa versione di Matteo, tuttavia, Gesù vuole insinuare qualcosa più di queste e, precisamente, ciò che nella versione di Luca è stato esplicitato sostituendo questa espressione con lo “Spirito Santo” [“il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quello che glielo chiedono”].

Non c’è di che!

Il Padre ci ascolta sempre, ma – lo notava già a suo tempo sant’Agostino – spesso lo fa senza compiere direttamente ciò che gli chiediamo. Riflettiamoci bene! Certamente ci dà sempre “cose buone” e, allo stesso tempo, lo Spirito Santo affinché, molto probabilmente in un secondo momento, possiamo intenderle così (buone) anche noi.

 

venerdì 22 luglio 2022

Ritiro per tutti Il percorso di fede di S. Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo

Quest'anno abbiamo messo la nostra mano nella mano di S. Teresina, per farci guidare  e con le tre meditazioni ispirate a lei, di p. Bruno Moriconi sul tema "Il percorso di fede di S. Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo", sabato 23 luglio e domenica 24  faremo un ritiro nazionale online. In collegamento anche il nostro Delegato Generale, p. Ramiro Casale, e il nostro assistente nazionale p. Aldo Formentin.