martedì 3 agosto 2021

Una preghiera di suffragio per la nostra consorella Cesarina

 


Nata a Varese il 19 luglio 1935, sabato 24 luglio improvvisamente, la nostra cara Cesarina ha raggiunto il Porto che tanto desiderava raggiungere: il Cielo! Era approdata al Carmelo dopo una esperienza con i Focolarini. Il 18 ottobre 1987 aveva emesso la Promessa definitiva e il 28 giugno 1988 i voti. Nella Comunità aveva avuto gli incarichi di Presidente, Consigliera e Incaricata della formazione. Nubile, ha avuto in adozione un ragazzo. Donna di molta e vera preghiera, ha vissuto umilmente e poveramente facendo sempre dono dei suoi averi: viveva con l'essenziale.Da alcuni anni era ricoverata presso una RSA del Lodigiano, poi a causa del Covid ha vissuto isolata in una stanza, sue compagne del giorno e della notte erano Radio Maria e TV 2000. Questa "clausura " era per lei una sofferenza che accettava e offriva per le anime, la Chiesa e il mondo. La sua forza diceva, era l'Eucaristia quotidiana e, ci diceva, che la Comunità era il suo sostegno. Pregava molto per noi e ci chiedeva di pregare per lei. Devotissima della Regina del Carmelo l'ha raggiunta in un giorno di sabato. Ora la pensiamo e crediamo "beata". Una preghiera di suffragio per l'anima della nostra consorella Cesarina

lunedì 2 agosto 2021

Piccole storie per l'anima - 17

PENSIERI DEL PASSERO SOLITARIO

Rubrica settimanale a cura dell'Ordine Secolare Carmelitano Teresiano della Provincia Lombarda

 COSA POSSIEDE LA TUA ANIMA?

Un vecchio eremita fu invitato, una volta, alla corte del re più potente di quell'epoca.
"Io invidio un sant'uomo, che si accontenta di tanto poco", disse il sovrano.
"E io invidio vostra maestà, che si accontenta di meno di me", rispose l'eremita.
 "Come potete dirmi questo, se tutto il paese mi appartiene?", esclamò il re, offeso.
"Proprio per questo! Io ho la gioia, la serenità, conosco il senso della mia vita e poiché ho Dio nella mia anima non ho paura della morte.
Vostra maestà, invece, ha soltanto questo regno e terminato il corso della propria vita lo perderà tutto: la morte avrà l'ultima parola sulla sua vita

Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo?
Che cosa indosseremo? Di tutte queste cose si preoccupano i pagani;
 il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno.
Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia,
e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.»

domenica 1 agosto 2021

Meditazioni sul Vangelo della Domenica

  “Io sono il pane della vita”

24Quando dunque la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafarnao alla ricerca di Gesù. 25Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: "Rabbì, quando sei venuto qua?". 26Gesù rispose loro: "In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. 27Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell'uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo". 28Gli dissero allora: "Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?". 29Gesù rispose loro: "Questa è l'opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato". 30Allora gli dissero: "Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? 31I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: Diede loro da mangiare un pane dal cielo". 32Rispose loro Gesù: "In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. 33Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo". 34Allora gli dissero: "Signore, dacci sempre questo pane". 35Gesù rispose loro: "Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!”.

La gente, come avremmo fatto noi, cerca Gesù per la capacità che ha dimostrato nella moltiplicazione dei pani. Il racconto che abbiamo letto domenica scorsa, terminava, infatti, dicendo che Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo. Adesso, quindi, vedendo che tornavano con la stessa intenzione, li rimprovera, perché la sua missione – anche se non perde occasione per fare del bene a tutti coloro che ne hanno bisogno – non è politica. Egli non vuole essere riconosciuto neppure come taumaturgo, ma come il Figlio che il Padre ha inviato come salvatore di tutti. Per questo a quelli che erano venuti a cercarlo parla molto chiaramente 

     “In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo”.
       Sicuramente, quelli che ascoltano queste parole, apostoli compresi, non capiscono niente. Domandano qualcosa (Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?), ma quando Gesù risponde loro che devono credere a colui che il Padre ha inviato, cioè a Lui, capiscono ancora meno e inizia la polemica dei giudei più colti: “Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna”. L’evangelista pone loro in bocca persino una citazione della Bibbia. “È scritto”, dicono, “diede loro Pane del cielo”. “Fece piovere su di loro la manna per cibo e diede loro pane del cielo”, canta, infatti, il Salmo 78 al versetto 24. 

       Ed è precisamente a questo punto che inizia il lungo discorso della sinagoga di Cafarnao (Gv 66,22-66) sul Pane di vita che è lo stesso Gesù, il solo che può dare vita senza fine. Un discorso difficile da comprendere e assimilare, soprattutto in quel momento quando Gesù, all’apparenza uno di loro, si mette a insistere e ripetere che il vero cibo è la sua carne, e la vera bevanda il suo sangue (V. 55).    

      Pensando all’Eucaristia, noi lo capiamo, ma quel giorno nella sinagoga di Cafarnao, come vedremo nelle prossime domeniche, molti dei suoi discepoli, all’udire questo duro modo di parlare, “tornarono indietro e non andavano più con lui” (6,66). E non solo, perché al vedere che anche i Dodici lo guardavano sorpresi, Gesù domanderà anche a loro se vogliono andarsene                                                              

       Per noi è diverso. Sapendo che questo sesto capitolo del Vangelo di Giovanni sostituisce l’istituzione dell’Eucaristia di cui parlano i Sinottici nell’ultima Cena, capiamo bene ciò che intende Gesù, in quel discorso nella sinagoga di Cafarnao, parlando della sua carne e del suo sangue, cominciando col dire che il vero Pane che è disceso dal cielo non è la manna del deserto, ma il Figlio che il Padre ha fatto scendere dal cielo per dare la vita al mondo. Di fatto, prima che dell’eucarestia, Gesù parla della sua incarnazione, ossia, di Lui, la Parola del Padre, che “si è fatta carne ed è venuta ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1,14).
       Come la donna di Samaria che – ascoltando Gesù che le assicurava che chi beve dell’acqua offerta da Lui non ha mai più sete, esclamò: “Signore, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua” (Gv 4,15) –, gli abitanti di Cafarnao gli dissero: “Signore, dacci sempre questo pane”. Come la samaritana, non sapevano quello che dicevano e, soprattutto, non capirono ciò che Gesù rispose loro: “Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!”.

      Essi non capirono, ma lo capiamo bene noi, quelli per i quali è stato scritto il Vangelo. Quella dichiarazione corrisponde a quella che proclamerà in altra occasione, dicendo: “Io sono la via, la verità e la vita” (Gv 14,6).

Bruno Moriconi, ocd 

lunedì 26 luglio 2021

Piccole storie per l'anima -16

 PENSIERI DEL PASSERO SOLITARIO

Rubrica settimanale a cura dell'Ordine Secolare Carmelitano Teresiano della Provincia Lombarda

CHI GUIDA LA TUA VITA?

       
In una calda sera di fine estate, un giovane si recò da un vecchio saggio:

"Maestro, come posso essere sicuro che sto spendendo bene la mia vita? Come posso essere sicuro che tutto ciò che faccio è quello che Dio mi chiede di fare?"
Il vecchio saggio sorrise compiaciuto e disse: "Una notte mi addormentai con il cuore turbato, anch'io cercavo, inutilmente, un risposta a queste domande. Poi feci un sogno. Sognai una bicicletta a due posti. Vidi che la mia vita era come una corsa con una bicicletta a due posti :un tandem. E notai che Dio stava dietro e mi aiutava a pedalare. Non so quando avvenne che Dio mi suggerì di scambiarci i posti. Acconsentii e da quel momento la mia vita non fu più la stessa. Dio rendeva la mia vita più felice ed emozionante.
Che cosa era successo da quando ci scambiammo i posti? Capìì che quando guidavo io, conoscevo la strada. Era piuttosto noiosa e prevedibile. Era sempre la distanza più breve tra due punti. Ma quando cominciò a guidare lui, conosceva bellissime scorciatoie, su per le montagne, attraverso luoghi rocciosi a gran velocità a rotta di collo. Tutto quello che riuscivo a fare era tenermi in sella! Anche se sembrava una pazzia, lui continuava a dire: "Pedala, pedala!" Ogni tanto mi preoccupavo, diventavo ansioso, e chiedevo: «Signore, ma dove mi stai portando?» Egli si limitava a sorridere e non rispondeva.
Tuttavia, non so come, cominciai a fidarmi. Presto dimenticai la mia vita noiosa ed entrai nell'avventura, e quando dicevo: «Signore,ho paura...» lui si sporgeva indietro, mi toccava la mano e subito una immensa serenità si sostituiva alla paura. Mi portò da gente con doni di cui avevo bisogno; doni di guarigione, accettazione e gioia. Mi diedero i loro doni da portare con me lungo il viaggio. Il nostro viaggio, vale a dire, di Dio e mio. E ripartimmo.
Mi disse: «Dai via i regali, sono bagagli in più, troppo peso». Così li regalai a persone che incontrammo, e trovai che nel regalare ero io a ricevere, e il nostro fardello era comunque leggero.
Dapprima non mi fidavo di lui, al comando della mia vita. Pensavo che l'avrebbe condotta al disastro; ad una vita noiosa ed insipida. Ma lui conosceva i segreti della bicicletta, sapeva come farla inclinare per affrontare gli angoli stretti, saltare per superare luoghi pieni di rocce, volare per abbreviare passaggi paurosi.
E io sto imparando a star zitto e pedalare nei luoghi più strani, e comincio a godermi il panorama e la brezza fresca sul volto con il mio delizioso compagno di viaggio, la mia potenza superiore. E quando sono certo di non farcela più ad andare avanti, lui si limita a sorridere e dice: «Non ti preoccupare, guido io, tu pedala!»".

Come un bimbo si abbandona serenamente tra le braccia
della sua mamma perché sa di essere amato e protetto,
 cosi l'anima che si abbandona tra le braccia di Dio
vive serenamente perché sa di essere amata e protetta.
Per una vita riuscita non è sufficiente "pedalare"
ma è necessario sapere chi è alla "guida"...

"Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro.
Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore,
e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero"

(Mt 11, 28-30)

domenica 25 luglio 2021

Meditazione sul Vangelo della Domenica

 Cinque pani d’orzo e due pesci”


1Dopo questi fatti, Gesù passò all'altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, 2e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. 3Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. 4Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei. 5Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: "Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?". 6Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. 7Gli rispose Filippo: "Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo". 8Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: 9"C'è qui un ragazzo che ha cinque pani d'orzo e due pesci; ma che cos'è questo per tanta gente?". 10Rispose Gesù: "Fateli sedere". C'era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini. 11Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano. 12E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: "Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto". 13Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d'orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato. 14Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: "Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!". 15Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.

 

L’andata all’altra parte del mar di Galilea e la moltiplicazione dei pani sembrano corrispondere al racconto di Marco nel capitolo 6, cominciando dai versetti 30-34, letti domenica scorsa. Giovanni, a differenza dei Sinottici (Mt, Mc e Lc), non parla mai di miracoli (terata), ma di segni (semeia) o di opere (erga).

 Mentre, infatti, nei primi tre Vangeli le guarigioni e tutti i prodigi operati da Gesù sono essenzialmente manifestazioni della sua potenza divina, nel quarto sono un modo per dire chi è Lui (vino nuovo, luce, vita, ecc.). Infatti, a volte, Gesù dice ai suoi avversari: “anche se non credete a me, credete alle opere (erga), perché sappiate e conosciate che il Padre è in me, e io nel Padre" (Gv 10,38). E alla fine del suo Vangelo, Giovanni scrive: “Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni (semeia) che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome” (Gv 20,30-31).

 La moltiplicazione dei pani è il quarto dei segni scelti dall’evangelista Giovanni. Il primo è la conversione dell’acqua in vino a Cana di Galilea (2,1-11), il secondo la guarigione del figlio del funzionario reale (4,46-54), il terzo la guarigione del paralitico alla piscina di Betsaida (5,1-17), e, il quarto, appunto, quello della moltiplicazione dei pani (6,1-15), unico segno in comune con i miracoli (terata) dei Sinottici. Seguirà il dono della vista al cieco dalla nascita (cap. 9), la risurrezione di Lazzaro (11,1-44) e, infine, il segno divenuto realtà, cioè la sua manifestazione di Gesù, da risorto, a Maria di Magdala nel giardino dove era stato sepolto (20,11-18).

 Tornando alla moltiplicazione dei pani, credo non ci sia nulla da spiegare, soprattutto perché, come abbiamo anticipato, al quarto evangelista, molto più che il miracolo in sé interessa il suo significato cristologico. Infatti, dopo averlo compiuto, vedendo che la gente lo stava cercando per proclamarlo re in quanto capace di sfamare tutti, Gesù “si ritirò di nuovo sul monte da solo”. Inoltre, quando il giorno seguente andranno a cercarlo un’altra volta, Gesù dirà loro: "In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati” (Gv 6,26). A Gesù, cioè, interessa arrivare a spiegare che il vero “pane della vita” (Gv 6,48) disceso dal cielo è Lui e non la manna che mangiarono i padri loro nel deserto i quali, tuttavia, morirono.

 Per terminare, potremmo fermarci a riflettere sull’ordine di Gesù ai discepoli di raccogliere i pezzi avanzati perché nulla vada perduto. Una conferma che il pane condiviso è simbolo dell’Eucaristia, nella quale ogni parte è ugualmente preziosa e non deve essere buttata. Il fatto poi che ne rimangano dodici ceste (sette nella seconda moltiplicazione narrata dai Sinottici), indica l’abbondanza che, applicata al Pane di Vita, vuol dire che mai mancherà questo prezioso alimento.

 Detto questo, rimane il fatto della moltiplicazione dei pani come esempio di servizio verso i bisognosi nel nome dello stesso Gesù. Come fanno, tra altre e altri nel mondo, le Figlie della Carità di Madre Teresa di Calcutta. “Danno il pane – lasciò scritto il padre Jesús Castellano – dopo aver contemplato il Pane di Vita. Servono i poveri dopo aver scoperto in essi il volto di Cristo”.

 Infatti, ai discepoli che, preoccupati per la folla affamata in un luogo deserto, chiedono di licenziare tutti perché vadano per le aie e i villaggi a comprarsi almeno del pane, Gesù, nel racconto dei Vangeli sinottici, risponde: “Voi stessi date loro da mangiare” (Mc 6,37).

p. Bruno Moriconi ocd

 

sabato 24 luglio 2021

Domani Consiglio provinciale della Provincia Lombarda

 Domenica 25 luglio, presso la chiesa del Corpus Domini di Milano, sono in programma le elezioni per il rinnovo del Consiglio Provinciale.  Saranno votazioni dove, per evitare assembramenti, parteciperanno solamente i presidenti, gli incaricati della formazione e i delegati.

lunedì 19 luglio 2021

Piccole storie per l'anima -15

 QUANDO LA VITA DIVENTA UN CAPOLAVORO?

Un giorno un giovane andò da un maestro di spiritualità e chiese: " Con quale preghiera posso rivolgermi al Signore affinché possa aiutarmi a fare della mia vita un capolavoro?"
Il vecchio saggio annui accennando un lieve sorriso
e comprese che la domanda era sincera.
L'aiutò con un piccolo regalo.
Si trattava di un quadro in cui si potevano contemplare fiori ed alcune belle farfalle.
Sotto, un'iscrizione: "Signore, aiutami a non essere come le farfalle: agile di ali, però senza mai piantar radici in nessun luogo" .
Quel pensiero, fu per il giovane l'inizio di una profonda e radicale conversione…

 
 "Nessuno che ha messo mano all’aratro e poi si volge indietro,
 è adatto per il regno di Dio".
(Vangelo di Luca 9, 62)

sabato 17 luglio 2021

Meditazione sul Vangelo della Domenica

 Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po'

30
Gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. 31Ed egli disse loro: "Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po'". Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare. 32Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. 33Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero. 34Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.

 Gli apostoli sono gli stessi Dodici che Gesù aveva inviato a due a due in missione e, stranamente, è l’unica volta che l’evangelista Marco li chiama così (apostoli). Essi sono pieni di entusiasmo per la missione appena ultimata e Gesù, senza dir loro nulla, come al ritorno dalla missione dei settantadue nel Vangelo di Luca (10,17-20), li invita semplicemente a riposare. “Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un poco”, dice loro molto amabilmente. Un invito che in Mt 11,28 suona ancora più dolce e può applicarsi a chiunque di noi: “Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro”.

La necessità del riposo proposto da Gesù agli apostoli non è motivata tanto dalla fatica della missione compiuta, quanto dalla situazione presente. “Infatti”, scrive l’evangelista, “erano molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare”. Esagerato? Non parve così al santo monaco anglosassone Beda il Venerabile (673-735) che, nel leggere questo versetto, esclamò: “Oh, tornasse anche ai nostri giorni tanta felicità, in modo che i ministri della Parola fossero talmente assediati dalla folla dei fedeli e degli ascoltatori da non aver più neppure il tempo di prendersi cura del proprio corpo!” (Commento al Vangelo di Marco).

Infatti, come al solito, non ebbero tregua neppure quel giorno. Partirono in barca soli con il Maestro verso un luogo deserto, ma molti li videro partire, li riconobbero e accorsero da tutti i villaggi, tanto da precederli. L’apostolato sarebbe privo di contenuto senza condividerlo col Maestro ed è precisamente per questo che Gesù desidera che vadano da soli in un luogo deserto a riposarsi un poco con Lui, ma il bisogno della gente è ancora più importante. Lo stesso Gesù, per stare con il Padre, doveva farlo di notte, perché durante il giorno, come in quella giornata con i suoi apostoli, sono tanti quelli che vanno e vengono che non trovano il tempo neppure per mangiare.

 Per quanto si riferisce al ritirarsi di Gesù con il Padre, fin dall’inizio del suo Vangelo, Marco annota che dopo aver guarito molti a Cafarnao il giorno prima, il giorno seguente “Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava” (Mc 1,35). Così anche, per esempio, una volta congedata la gente saziata con la moltiplicazione dei pani, “salì sul monte, in disparte, a pregare e, venuta la sera, egli se ne stava [ancora] lassù, da solo” (Mt 14,23; cfr. Mc 6,46). Anzi, gli evangelisti ci danno l’impressione che quasi tutte le notti Gesù cercasse la solitudine per recuperare le forze o decidere che fare il giorno seguente. Quando per esempio, dovette scegliere i Dodici, “se ne andò sul monte a pregare” scrive Luca, “e passò tutta la notte pregando Dio” (Lc 6,12).

 Era ciò che Gesù desiderava apprendessero anche i suoi discepoli, quando disse loro: “Venite in disparte, voi soli, e riposatevi un poco”. Ma allo stesso tempo, perché non trascurassero le necessità della gente, diede Lui stesso l’esempio affinché i bisogni dei fratelli avessero sempre la priorità. Infatti, “Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose”.

 Sappiamo che di lì a poco avverrà la moltiplicazione dei pani e che Gesù si occuperà anche della fame di quella gente, ma, prima di tutto, ha compassione della sua ignoranza e si mette a istruire quelle persone. Come in 1,22, l’evangelista Marco non specifica il contenuto del suo insegnamento, ma il fatto che dica che Gesù vedeva quella gente vagare come pecore senza pastore, indica che, senza dubbio, parlò della loro dignità come persone amate da Dio. Forse parlò loro con le parole del Salmo 23 (22), dicendo che, se si lasciassero guidare dal Signore, nulla potrebbe mancar loro. Che Lui sa come condurre verso fonti tranquille e come guidare per giusti sentieri. Che non c'è nulla da temere, perché Egli cammina sempre con noi, rassicurandoci col suo bastone e il suo vincastro.

 Disse cose sicuramente simili e, per manifestare che non si trattava di parole vuote, vedendo che coloro che lo ascoltavano non avevano nulla da mangiare, li fece sedere in gruppi di cento e di cinquanta e spezzati i cinque pani che gli avevano portati i suoi discepoli, li diede loro perché li distribuissero a quella gente finché tutti non fossero sazi.

 È questo (la moltiplicazione dei pani), ciò che effettivamente, segue, dopo questo episodio, anche nel Vangelo di Marco, sebbene le prossime domeniche la liturgia scelga la versione del Vangelo di Giovanni.

p. Bruno Moriconi ocd

giovedì 15 luglio 2021

Eletto il Consiglio Provinciale di S. Giuseppe Italia Centrale

 
Dal 9 all’11 luglio 2021, si è svolto ad Ariccia (Rm), presso la Casa Divin Maestro, il Congresso Elettivo dell’OCDS della Provincia di S. Giuseppe Italia Centrale, alla presenza del P. Provinciale P. Gabriele Morra.

.
Il Consiglio Provinciale neo eletto:

PRESIDENTE:

Laura Isotton

CONSIGLIERI:
Gabriella Stilli (Vicaria Provinciale)
Paolo Boncristiano
Elena Primicerio
Hartine Benussi
Michela Peddio
Graziella Piras

Le giornate del Congresso sono state all’insegna del dialogo e della condivisione. Giornate di intenso lavoro che hanno posto le basi per la programmazione dell’attività del Consiglio per il biennio che lo attende.

lunedì 12 luglio 2021

Piccole storie per l'anima -14

 PENSIERI DEL PASSERO SOLITARIO

Rubrica settimanale a cura dell'Ordine Secolare Carmelitano Teresiano della Provincia Lombarda


COME STA LA TUA ANIMA?

Una volta un discepolo domandò al suo maestro di vita spirituale:
"Maestro, nella vita non hai mai avuto momenti in cui sei stato scontento di te?"
 Il maestro rispose: "Sette volte ho disprezzato la mia anima:
la prima volta quando, incontrando uno zoppo, si è messa, lei pure, a zoppicare;
la seconda volta quando, potendo scegliere tra la via difficile e quella facile, ha scelto la facile, credendo che fosse la giusta;
la terza volta quando mentì e si scusò dicendo: "Fan tutti così";
la quarta volta quando rifiutò di giocare, per paura di perdere;
la quinta volta quando, invece di avere il coraggio della propria opinione, ebbe il coraggio delle opinioni altrui;
la sesta volta quando per non apparire "rigido" scese a compromessi barattando la Verità;
la settima volta quando l'ho vista paurosa di raggiungere la vera felicità e si è accontentata di una vita anonima"


“Vivere e testimoniare la Verità, anche se tornassimo a essere dodici un’altra volta”

"Io sono la via, la verità e la vita".
(Giovanni 14,1-6)

sabato 10 luglio 2021

Meditazione sul Vangelo della Domenica

 Nient’altro che un bastone

Chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. 8E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient'altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; 9ma di calzare sandali e di non portare due tuniche. 10E diceva loro: "Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. 11Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro". 12Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, 13scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano. Mc 6,7-13


“Chiamò a sé i Dodici”, scrive Marco. È la terza chiamata che questi primi discepoli ricevono. La prima fu a seguirli (Mc 1,16-20) e la seconda a vivere con Lui (Mc 3,15). Questa volta è per inviarli a compiere la sua missione di Maestro, cioè, portare l’amore del Padre a tutti, come primi inviati dal Figlio.

È difficile pensare che i Dodici abbiano svolto effettivamente tutta l’attività descritta (andare a predicare la conversione, scacciare molti demoni, ungere con olio molti infermi e guarirli), quando lo stesso Gesù ha appena iniziato la sua missione ed essi non sanno ancora di che si tratti né come finirà. Infatti, questa autorità sopra gli spiriti immondi, Gesù la darà loro soltanto dopo la sua risurrezione, quando li manderà al mondo intero e cominceranno a esercitarla con la forza dello Spirito che Egli invierà appunto, una volta tornato al Padre.

Questo brano, tuttavia e al di là della coincidenza storica, non è meno autentico nel suo messaggio sull’apostolato cristiano di sempre. Le istruzioni che Gesù dà ai dodici discepoli, che furono effettivamente da loro praticate alla lettera nei primi anni della Chiesa, restano certe e ineludibili. Riflettono, infatti, lo stile di vita dello stesso Gesù che – a differenza delle volpi che hanno tane e dei passeri che hanno nidi –, “non ha dove posare il capo” (Mt 8,20).

Veniamo dunque a queste indicazioni alle quali devono attenersi gli apostoli e i cristiani di tutti i tempi, se vogliono essere riconosciuti come inviati da Gesù. Hanno da sapere che, in tutto, devono confidare nella sola forza dello Spirito (cioè, nella sola autorità che ha dato loro Gesù) e non in altri mezzi. Per questo devono prendere solo l’essenziale. Sebbene non sia da prendere proprio letteralmente ciò che ha detto Gesù (solo una tunica, un bastone e niente di più, né pane, né bisaccia, né denaro avvolto nella fascia!), ciò che importa è sapere che non sono i mezzi umani che contano, ma la fede nella forza di Dio, perché ciò che non possono gli uomini, lo può Lui (Mt 19,26).

 Un significato particolare in questo senso, può averlo il bastone (nient’altro che un bastone), nonostante che, nella versione di Matteo (10,10) e di Luca (8,3) sia proibito anche questo. Infatti, essendo il bastone lo strumento primordiale che serve di appoggio, però anche di difesa o di attacco, – come più tardi nella Chiesa il bastone dei Vescovi - indica anch’esso la stessa autorità, la sola (“nient’altro che un bastone”), con la quale Cristo invia i suoi apostoli.

 L’ordine di rimanere nella stessa casa, fino a che non partano dal luogo dove sono giunti per l’annuncio, può significare – oltre a impedire di offendere il padrone di casa che li ha ospitati, andandosene a casa di un altro –, la necessità di mostrare che l’unica cosa che si sta cercando, è l’annuncio del Vangelo, accettato in anticipo dalla famiglia ospitante e che, pertanto collabora nello stesso impegno ecclesiale. Come Lidia, commerciante di porpora e della città di Tiatira che, dopo aver ascoltato la parola di Paolo nella città di Filippi, si fece battezzare con tutta la sua famiglia e invitò l’Apostolo e Timoteo a fermarsi a casa sua. “Se mi avete giudicata fedele al Signore”, gli disse, “venite e rimanete nella mia casa" (At 16,15). E li obbligò ad accettare.

 Ci rimangono due ultime annotazioni.

La prima, più difficile, ossia, il comando di Gesù di scuotere la polvere dai piedi, nel luogo dove la gente rifiuta l’annuncio e, la seconda, più semplice, sul dover andare a due a due. “Se in qualche logo non vi accogliessero e non vi ascoltassero”, conclude Gesù, “andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro”. Che vorrà dire, con queste parole tanto taglienti, Gesù, Lui che non è venuto per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di Lui (Gv 3,17)?

 Sono parole dure, ma a ben vedere, liberatrici per gli inviati e anche per quelli ai quali portano la buona notizia. Gli apostoli, infatti, non devono preoccuparsi di insistere affinché si convertano. Annunciando, hanno svolto il loro compito. Da parte loro, quelli che hanno rifiutato l’annuncio, rimangono liberi di assumersi la responsabilità di questa decisione, cosa che non vuol dire che vengano allontanati dalla misericordia di Dio. Come al “buon ladrone”, anche per loro giungerà il momento.

 Gli apostoli, devono mettersi in cammino sereni verso un altro luogo, perché il loro compito non è convertire, ma annunciare la buona notizia. “Quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato”, aveva insegnato loro Gesù, “dite: abbiamo fatto quanto dovevamo fare” (Lc 17,10). Lo scuotersi la polvere dai sandali, in qualche modo potrebbe essere un gesto simile a quello di Pilato di lavarsi le mani, esprimendo così che, di quella decisione, non hanno alcuna responsabilità.

 L’andare a due a due è per assicurare la credibilità dell’annuncio fondato su due testimoni, ma indica anche la necessità dell’aiuto fraterno, cioè, del mutuo appoggio dei cristiani. Non sentirsi mai soli, infatti, non si riferisce solo alla necessità della compagnia di Dio che, da parte sua, non manca mai, ma anche a quella del fratello o della sorella.

p. Bruno Moriconi ocd