Visualizzazione post con etichetta PENSIERI DEL PASSERO SOLITARIO a cura dell'Ordine Secolare Carmelitano Teresiano della Provincia Lombarda. Mostra tutti i post
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martedì 22 aprile 2025

Piccole storie per l'anima

 


Uomini e donne con il fuoco dentro.
        Forse voi vi domanderete perché la terra non è ancora diventata un gelido deserto, un pianeta morto. Forse vi domanderete come sia possibile con tutto quello che succede, con tutto quello che si dice, con tutto quello che si teme, che ancora i figli degli uomini continuano a vivere e dare alla luce dei bambini e ci sia persino qualcuno, che sulla terra, canta, danza e fa festa. 

         La ragione per cui l’umanità continua ad essere viva invece che scomparire totalmente è il fatto che esiste gente che ha il fuoco dentro, uomini e donne che hanno dentro il fuoco e percorrono la terra regalando luce, calore e gioia.

        Uomini con il fuoco dentro decidono presto e non inducono ai ripensamenti. Il fuoco acceso in loro è ardore che li persuade a consumarsi, non si bloccano nell'incertezza, non dicono “ti seguirò prima però... ti seguirò promettimi però di avere anche altri legami e altri irrinunciabili punti di riferimento”. 
        Non stanno a calcolare quanto costi lasciarsi divorare dal fuoco che arde dentro. Hanno come la persuasione che solo così vale la pena di vivere, consumandosi per fare luce. Uomini col fuoco dentro hanno una riserva inesauribile di fiducia e di gioia, non si lasciano prendere dalla tristezza, non si lasciano abbattere dalle avversità, non si ripiegano a lamentarsi dei torti e delle incomprensioni, delle critiche e delle resistenze, hanno un fuoco dentro che li rende ardenti, lieti.
        A qualcuno sembrano ingenui ma in verità sono più saggi e lungimiranti di quelli che li criticano stando seduti nella comodità del qualunquismo e nella pigrizia rinunciataria. A volte sembrano dei sognatori temerari che non vedono le difficoltà e i pericoli delle loro imprese, ma in verità sono più realisti e concreti di quelli che calcolano e diffidano.
        Sono infatti persuaso che quello che rende la vita degna di essere vissuta è che diventi un dono senza risparmio, che sia tutta avvolta da un amore che la faccia risplendere, tutta consegnata per una missione. Uomini con il fuoco dentro sono contagiosi, aggregano persone e risorse, trasmettono qualche cosa che è come una vocazione, una chiamata ad ardere dello stesso fuoco, a dedicarsi alla stessa missione.
         Se c’è qualche cosa che li addolora è di vedere gente spenta, che vive senza amare la vita, che vive senza essere viva, che vive la vita come un rassegnato tirare avanti, senza una speranza da coltivare, senza una missione da compiere. Loro hanno il fuoco dentro e si consumano per accendere chi è spento.
         Gli uomini con il fuoco dentro vivono di fede, non di calcoli. Vivono di fede come se avessero una visione luminosa di quello che gli occhi degli increduli non sanno vedere. Vivono di fede come se avessero ricevuto confidenze più persuasive delle dimostrazioni.
         Vivono di fede come se avessero un interlocutore per cui vale la pena di lasciare tutto per seguirlo, anche senza sapere bene dove ci vuole condurre. Vivono di fede e stanno in piedi, non si vendono a nessun padrone, non adorano nessun idolo, non si inchinano a nessuna potenza mondana.
         Costruiscono la loro vita sul fondamento di ciò che si spera e sulla fede che è prova di ciò che non si vede. Ho conosciuto uomini e donne con il fuoco dentro e la loro vita, la loro testimonianza, non è una stranezza nella storia del mondo, è invece una provocazione, e per chi li ha conosciuti una responsabilità, un invito a lasciarsi contagiare.
Come si può, infatti, avvicinarsi al fuoco senza bruciare?

    “ Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse già acceso!"
                                                      (Vangelo di Luca 12,49)

"O fiamma viva d'amore che soave ferisci. O fiamma squarcia la tela a questo dolce incontro. O dolce soave piaga delicata carezza, Tu parli di vita eterna cambiando la morte in vita. O amore che tutto crei sublime eterna carità, la tua fiamma è più forte d'ogni cosa, più forte della morte. O amato che sul mio petto dolcemente riposi. D'amore e gloria pieno soavemente m' innamori. O fuoco nel cui splendore le oscure profondità, rischiari al mio diletto portando luce e calore. O amore che tutto crei sublime eterna carità, la tua fiamma è più forte d'ogni cosa, più forte della morte."
(S. Giovanni della Croce)

domenica 23 febbraio 2025

Piccole storie per l'anima




Il bambino era appena stato scoperto a dire una bugia. Il padre, comprensivo e moderno, sapeva che quella bugia in particolare non era importante, ma lo era il concetto morale di mentire.

Così interruppe quello che stava facendo e si sedette insieme al figlio per spiegargli, con un linguaggio semplice, perché doveva sempre dire la verità, qualunque cosa accadesse, cascasse il mondo ...
Squillò il telefono. Il figlio, che stava cercando di ingraziarsi il padre, disse: «Vado io!». E corse a rispondere al telefono. Ritornò poco dopo. «È l'assicuratore, papà».
«Uffa! Proprio adesso? Digli che non ci sono».



È così facile dare falsa testimonianza…

Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: «Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio», mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall'occhio del tuo fratello.
(Vangelo di Luca 6, 41-42)

martedì 18 febbraio 2025

Piccole storie per l'anima

C'era una volta una bambina che si chiamava Cecilia. Il papà e la mamma della bambina lavoravano tanto. La loro era una bella famiglia e vivevano felici. Mancava solo una cosa, ma Cecilia non se ne era mai accorta. Un giorno, quando aveva nove anni, andò per la prima volta a dormire a casa della sua amica Adele.

Quando fu ora di dormire, la mamma di Adele rimboccò loro le coperte e diede a ognuna il bacio della buonanotte. « Ti voglio bene» disse la mamma ad Adele. «Anch'io» sussurrò la bambina. Cecilia era così sconvolta che non riuscì a chiudere occhio. Nessuno le aveva mai dato il bacio della buonanotte o le aveva detto di volerle bene. Rimase sveglia tutta la notte, pensando e ripensando: «È così che dovrebbe essere».
Quando tornò a casa, non salutò i genitori e corse in camera sua. Li odiava. Perché non l'avevano mai baciata? Perché non l'abbracciavano e non le dicevano che le volevano bene? Forse non gliene volevano? Cecilia pianse fino ad addormentarsi e rimase arrabbiata per diversi giorni. Alla fine decise di scappare di casa. Preparò il suo zainetto, ma non sapeva dove andare. Era bloccata per sempre con i genitori più freddi e peggiori del mondo.
All'improvviso, trovò una soluzione. Andò dritta da sua madre e le stampò un bacio sulla guancia: «Ti voglio bene». Poi corse dal papà e lo abbracciò: «Buonanotte papà», disse, «ti voglio bene». Quindi andò a letto, lasciando', i genitori ammutoliti in cucina.
Il mattino seguente, quando scese per colazione, diede un bacio alla mamma e uno al papà. Alla fermata dell'autobus si sollevò in punta di piedi e diede ancora un bacio alla mamma: «Ciao, mamma. Ti voglio bene». Cecilia andò avanti così giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, mese dopo mese. A volte, i suoi genitori si scostavano, rigidi e impacciati. A volte ne ridevano. Ma Cecilia non smise. Aveva il suo piano e lo seguiva alla lettera.
Poi, una sera, dimenticò di dare il bacio alla mamma prima di andare a letto. Poco dopo, la porta della sua camera si aprì e sua madre entrò. «Allora, dov'è il mio bacio?» chiese, fingendo di essere contrariata. Cecilia si sollevò a sedere: «Oh, l'avevo scordato». La baciò e poi: «Ti voglio bene, mamma».
Quindi tornò a coricarsi e chiuse gli occhi. Ma la mamma rimase lì e alla fine disse: «Anch'io ti voglio bene». Poi si chinò e baciò Cecilia proprio sulla guancia. Poi aggiunse con finta severità: «E non ti dimenticare più di darmi il bacio della buonanotte». Cecilia rise e promise: «Non succederà più».
Oggi, qualcuno sta aspettando il «suo» bacio. Da te.


"Mi baci con i baci della sua bocca!
Sì, migliore del vino è il tuo amore"
(Cantico dei Cantici 1,2)


"Che cosa chiedi dunque e che cosa cerchi, anima mia?
Tutto ciò è tuo e tutto per te.
Non ti fermare in cose meno importanti
e non contentarti delle briciole che cadono dalla mensa del Padre tuo.
Esci fuori e vai superba della tua gloria.
Nasconditi in essa e gustala ed otterrai quanto chiede il tuo cuore"
(Orazione dell'anima innamorata - S. Giovanni della Croce)

martedì 4 febbraio 2025

Piccole storie per l'anima


 

Questa lettera fu trovata dall'infermiera dell'ospedale sotto il cuscino di un giovane appena deceduto.
        «Cara mamma, da alcuni giorni riesco a stare seduto sul letto solo per mezz'ora e per il resto della giornata sono immobilizzato. Il cuore non vuole più battere. Stamattina presto il professore ha detto qualcosa che suonava come "essere pronto".
            Per che cosa? Certo è difficile morire giovani! Devo essere pronto al fatto che all'inizio della settimana sarò un trapassato; e non sono pronto. I dolori scavano in modo quasi insopportabile, ma ciò che mi sembra davvero insopportabile è che non sono pronto.
          La cosa peggiore è che, quando guardo il cielo, è buio. Diventa notte, ma non brilla sopra di me nessuna stella nella quale io possa immergere lo sguardo. Mamma, non ho mai pensato a Dio, ma ora sento che esiste ancora qualcosa che non conosciamo, qualcosa di misterioso, un potere nelle cui mani cadiamo, al quale dobbiamo dare delle risposte.
         E la mia pena è che non so chi è. Se solo lo conoscessi! Mamma, ricordi come tu, con noi bambini, camminavi nel bosco, nell'oscurità che stava calando, incontro al papà che tornava dal lavoro? A volte ti correvamo davanti e ci vedevamo improvvisamente soli. Avanzavano dei passi nell'oscurità: che paura dei passi sconosciuti! Che gioia quando riconoscevamo che quel passo era quello del papà che ci amava.
        E ora, nella solitudine, sento ancora dei passi che non conosco. Perché non li conosco? Mi hai detto come mi devo vestire e come mi devo comportare nella vita, come mangiare, come cavarmela.
         Ti sei occupata di me e non ti sei stancata di tutta preoccupazione.
Ricordo che tu, la notte di Natale, andavi a Messa con i tuoi bambini. Mi ricordo anche della  preghiera della sera che qualche volta mi suggerivi.
         Ci hai sempre indirizzati all'onestà. Ma tutto questo ora per me si scioglie come neve al sole. Perché ci hai parlato di tante cose e non ci hai detto nulla di Gesù Cristo?     
        Perché non mi hai fatto conoscere il suono dei suoi passi, in modo che fossi in grado di accorgermi se è lui che viene da me in quest'ultima notte e nella solitudine della morte?
 In modo che io sapessi se quello che mi aspetta è un Padre! Come potrei morire in modo diverso ... ».


Nella vita ci sono tante cose importanti.
Ma solo Gesù Cristo è essenziale.
 Il suo essere essenziale lo abbiamo rimosso dalla nostra vita
Per questo ci spaventa la morte.


Tutto passa in questo mondo mortale,
anche la piccola Teresa passa...ma tornerà!
(S.Teresa di Gesù Bambino)

martedì 28 gennaio 2025

Piccole storie per l'anima


 Un giovane eremita voleva conoscere il significato della vita e meditava ogni giorno le parole sacre e quelle dei sapienti per scoprirne il segreto. Una notte il Signore lo accontentò e e gli mandò un sogno.

          L'eremita vide che il mondo era una immensa caverna nera e buia. In essa gli esseri umani si aggiravano tentoni, urtandosi, talvolta ferendosi. Incespicando, sempre più sfiduciati e depressi perché non riuscivano a trovare una via d'uscita.

        Poi, improvvisamente, un uomo (o una donna) accese una luce. Una luce minuscola, ma non esiste tenebra così profonda da non poter essere vinta da una luce anche piccolissima. Con una luce si può sempre trovare una via di scampo, così tutti si misero dietro alla persona che aveva il lumino.

         Dapprima si accalcarono, ostacolandosi a vicenda, poi cercarono di mettersi in fila indiana. Ma erano tanti e il buio era profondo e la luce appena percettibile. Alla fine trovarono la soluzione adeguata: si presero tutti per mano.

 

 Prendi per mano quelli che ti sono vicini e tienili stretti, 
perché la luce è piccola e il buio sempre più profondo.

 Gesù parlò loro di nuovo, dicendo:

«Io sono la luce del mondo;

chi mi segue non camminerà nelle tenebre,

ma avrà la luce della vita»

(Vangelo di Giovanni 8,12)

lunedì 13 gennaio 2025

Piccole storie dell'anima


Il cardiologo americano Michael De Bakey è stato il più famoso tra gli allievi del dottor Alton Ochsner. Quando compì ottant'anni, raccontò com'era incominciata la sua magnifica carriera. 
Un giorno del 1938, Ochsner aveva aperto il torace di un paziente al Charity Hospital della Louisiana, a New Orleans. Lo studente De Bakey, che lo aiutava alla presenza di un gruppo di chirurghi, sollevò l'aorta, eseguendo esattamente, almeno sperava, le istruzioni dì Ochsner.
O per il nervosismo o perché il tessuto del malato era indebolito, l'indice di De Bakey esercitò una pressione eccessiva sull'aorta del paziente, perforandola. Temendo di aver causato la morte del malato, De Bakey lo disse con un sussurro a Ochsner che, con suo stupore, rispose calmissimo. «Continua a tenere il dito dov'è. Non toglierlo».
Con consumata perizia, Ochsner suturò la ferita nella parete dell'aorta e, quando ebbe terminato soggiunse: «Adesso puoi togliere il dito. Ma fa' piano».
«In quel momento Ochsner avrebbe potuto mettere fine alla mia carriera» concluse De Bakey. «Ma non lo fece. Non mi rimproverò neppure. Trattò il fatto come un errore qualsiasi».


Gesù disse ai suoi discepoli: «Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso.
'Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati;
perdonate e sarete perdonati».
(Lc 6,36-37)


"Da quando è stato concesso anche a me di comprendere l'amore del Cuore di Gesù, confesso che l'amore ha scacciato dal mio cuore ogni timore.
Il ricordo delle mie colpe mi umilia, mi porta a non appoggiarmi più sulla mia forza che è solo debolezza. Ma più ancora questo ricordo mi parla di misericordia e di amore. Quando si gettano le proprie colpe , con fiducia tutta filiale, nel braciere divorante dell'amore, come potrebbero non essere consumante per sempre?"
(S. Teresa di Gesù Bambino)

venerdì 20 dicembre 2024

Piccole storie per l'anima


Il Postino suonò due volte. 
Mancavano cinque giorni a Natale. Aveva fra le braccia un grosso pacco avvolto in carta preziosamente disegnata e legato con nastri dorati. "Avanti", disse una voce dall'interno. Il postino entrò.
Era una casa malandata: si trovò in una stanza piena d'ombre e di polvere. Seduto in una poltrona c'era un vecchio. "Guardi che stupendo paccone di Natale!" disse allegramente il postino. "Grazie. Lo metta pure per terra", disse il vecchio con la voce più triste che mai. Il postino rimase imbambolato con il grosso pacco in mano. Intuiva benissimo che il pacco era pieno di cose buone e quel vecchio non aveva certo l'aria di spassarsela bene.
Allora, perché era così triste? "Ma, signore, non dovrebbe fare un pò di festa a questo magnifico regalo?". "Non posso...Non posso proprio", disse il vecchio con le lacrime agli occhi.
E raccontò al postino la storia della figlia che si era sposata nella città vicina ed era diventata ricca. Tutti gli anni gli mandava un pacco, per Natale, con un bigliettino: "Da tua figlia Luisa e marito". Mai un augurio personale, una visita, un invito: "Vieni a passare il Natale con noi". "Venga a vedere", aggiunse il vecchio e si alzò stancamente.
Il postino lo seguì fino ad uno sgabuzzino. Il vecchio aprì la porta. "Ma..." fece il postino. Lo sgabuzzino traboccava di regali natalizi. Erano tutti quelli dei Natali precedenti. Intatti, con la loro preziosa carta e i nastri luccicanti. "Ma non li ha neanche aperti!" esclamò il postino allibito. "No", disse mestamente il vecchio. "Non c'è amore dentro".


Natale è diventata la festa del regalo.
Non è una brutta cosa, dopotutto:
Natale è la festa del grande dono fatto da Dio all'umanità.
Lui stesso viene a vivere tra noi per insegnarci la strada di una vita ben spesa, felice e della vita eterna.
Il regalo però , dice il racconto, può trasformarsi
in una usanza "senza amore dentro", cioè in una triste ipocrisia.



"Si ritiri nell'intimo della sua anima e vi troverà il
suo Diletto pronto a farle tante grazie"
(S. Elisabetta della Trinità)

lunedì 25 novembre 2024

Piccole storie per l'anima

 

l piccolo fiume disse: «Posso diventare un grande fiume».

Si diede un sacco da fare, ma incontrò un grande masso. li fiume disse: «Riuscirò a superare questo masso». li piccolo fiume spinse, spinse e, poiché aveva molta forza, riuscì a superare il masso.
           Presto il fiume si trovò di fronte a un grande muro, e continuò a spingere contro di esso. Alla fine il fiume scavò un canyon e si fece strada. li fiume che cresceva disse: «Posso farcela. Posso andare oltre. Niente mi potrà fermare».
          Ci fu poi un'enorme foresta. li fiume disse: «Andrò avanti comunque e abbatterò gli alberi». E così fece. li fiume, ora potente, si trovò sul limitare di un enorme deserto, con il sole a picco. li fiume disse: «Attraverserò questo deserto».
          Ma la sabbia rovente presto cominciò ad assorbire tutto il fiume. li fiume disse: «Oh, no! Devo farcela. Riuscirò ad attraversare il deserto». Ma il fiume si riversò in fretta nella sabbia, finché non restò altro che una piccola pozza di fango.
         Allora il fiume udì una voce dall'alto: «Arrenditi. Lascia che io ti sollevi. Lascia che mi occupi io di te». li fiume disse: «Eccomi». Allora il sole sollevò il fiume e lo tramutò in un'immensa nuvola. Trasportò il fiume proprio sopra il deserto e fece cadere la pioggia e rese fertili i campi lontani.

    

Ci sono momenti, nella vita, in cui ci troviamo davanti al deserto e pretendiamo di farcela da soli. Ma è proprio allora che ci raggiunge quella voce: «Lasciati andare. Abbandonati. In questa terra ìnaridita ti renderò fertile. Sì, fidati di me. Affidati a me».
 Ciò che conta nella vostra e nella mia vita non sono i successi, ma i frutti. I frutti della vostra vita nascono spesso nel dolore, nella vulnerabilità e nelle perdite.
I frutti della vostra vita arrivano solo dopo che l'aratro ha solcato la terra.
Dio vuole che portiate frutto.
 La domanda non è: «Quante cose posso ancora fare negli anni che mi restano?».
La domanda è: «Come posso prepararmi all'abbandono totale, così che la mia vita possa portare frutto?».

"I direttori di spirito portano avanti  nella perfezione facendo fare un gran numero di atti di virtù, e hanno ragione; ma il mio direttore, che è Gesù, non m'insegna a contare gli atti, m'insegna a fare tutto per amore, a non rifiutargli niente, ad essere contenta quando mi dà un 'occasione di mostrargli che lo amo, ma tutto questo nella pace, nell'abbandono".

                                                      (S.Teresa di Gesù Bambino)

lunedì 18 novembre 2024

Piccole storie per l'anima

 
C'era un cerbiatto che, insieme a molti altri animali, aveva deciso di scalare una montagna altissima. La cima era inaccessibile agli occhi perché si trovava oltre le nuvole, in una dimensione invisibile e sconosciuta. Tutti gli animali erano attratti da ciò che poteva esistere al di là di quel velo di nubi.
        Tanti animali partirono per quel viaggio pieni di entusiasmo, ma, man mano che procedeva, il cammino si dimostrava impervio e molti si scoraggiarono. «Si farà presto notte, torniamo a casa al sicuro.» Alcuni tornarono indietro. Ma i più coraggiosi proseguirono. «Non proseguite, incauti! Ci saranno i lupi o gli orsi nel bosco».
        Altri si fermarono prima della foresta in preda alla paura. Il cerbiatto, imperterrito e incurante, proseguì. Attraversarono la foresta e si fece sera. «Verrà la notte e con essa l'ombra oscura: ci perderemo. Fermatevi!». Di fronte alla paura di smarrirsi quasi tutti lasciarono il cammino verso la vetta.
     
   Il cerbiatto, imperterrito e incurante, proseguì. All'alba raggiunsero una radura, ma le nuvole impedivano di vedere oltre. Sembrava che il sole non dovesse mai più spuntare. Oltre quelle nuvole regnava solo l'incertezza. «Non vi è nulla oltre. Non ci sarà cibo né acqua. Morirete di fame e di sete. Diventerete folli e vagherete nel nulla sino a morire. Non proseguite».
        I pochi rimasti si fermarono impietriti di fronte alla paura della morte e della follia. Il cerbiatto, imperterrito e incurante, proseguì. «Fermati», gridavano tutti i pochi animali giunti fino a lì. « Solo un folle potrebbe andare avanti».
         Il cerbiatto, imperterrito e incurante, proseguì. Entrò da solo nelle nubi. Nient'altro che bianco e solitudine per un tempo indeterminato, che sembrava non dovesse mai avere fine. Il cerbiatto proseguì fino a che non ebbe esaurito ogni energia. Oltre le nubi, il cielo si aprì e un orizzonte sconfinato mostrò la sua bellezza.
         Il sole, radioso, sorrise alla vista di quel minuscolo essere solitario. Il cerbiatto proseguì fino alla vetta delle vette e, lì, si fermò a respirare. La meraviglia che si disvelò ai suoi occhi lavò via ogni stanchezza e ogni affanno. Si ammiravano in lontananza valli, monti, laghi, fiumi. E tutta la terra era rigogliosa. Da quell'altezza si poteva contemplare davvero ogni meraviglia. Respirava pieno di amore il cerbiatto che, imperterrito e incurante, era giunto fino in cima.
Il suo difetto più grande era stato la sua più grande fortuna: era sordo.

Per seguire la logica del Vangelo occorre
 diventare "sordi" alla logica del mondo


In quel tempo, Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!». Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita? Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni
  (Mt 16,21-27)

                                                        

 "Tutto, al di fuori di Dio, tutto è vanità"
S. Teresa di Gesù Bambino

lunedì 11 novembre 2024

Piccole storie per l'anima

 

Due sassolini, grossi si e no come una castagna, giacevano sul greto di un torrente. Stavano in mezzo a migliaia di altri sassi, grossi e piccoli, eppure si distinguevano da tutti gli altri. Perché erano di un intenso colore azzurro. Quando un raggio di sole li accarezzava, brillavano come due frammenti di cielo caduti nell’acqua.
Loro due sapevano benissimo di essere i più bei sassi del torrente e se ne vantavano dal mattino alla sera. Guardavano con commiserazione gli altri sassi che erano grigi, bianchi, striati, rossicci, chiazzati. "Noi siamo i figli del cielo!", strillavano, quando qualche sasso plebeo si avvicinava troppo. "State a debita distanza! Noi abbiamo il sangue blu. Non abbiamo niente a che fare con voi!".
Erano insomma due sassi boriosi e insopportabili. Passavano le giornate a pensare che cosa sarebbero diventati, non appena qualcuno li avesse scoperti. "Finiremo certamente incastonati in qualche collana insieme ad altre pietre preziose come noi". "Sul dito bianco e sottile di qualche gran dama". "Sulla corona della regina d’Olanda". "Sulla spilla della cravatta del Principe di Galles". "Ci aspetta una gran vita...". "Alberghi di lusso, crociere, balli, feste, ricevimenti... "Andremo fino a Caponord...".
Un bel mattino, mentre i raggi del sole giocavano con le trine di spuma dei sassi più grandi, una mano d’uomo entrò nell’acqua e raccolse i due sassolini azzurri. "Evviva!", gridarono i due all’unisono. "Si parte!". Finirono in una scatola di cartone insieme ad altri sassi colorati. "Ci rimarremo ben poco!" dissero, sicuri della loro indiscussa bellezza. La cosa durò più del previsto. I due sassolini furono sballottati di qua e di là, cambiarono spesso scatola, furono spesso soppesati e palpati da mani ruvide.
Rimasero ultimi nella scatola. Poi una mano li prese e li schiacciò di malagrazia contro il muro in mezzo ad altri sassolini, in un letto di cemento tremendamente appiccicoso. "Ehi! Fai piano! Siamo preziosi, noi!", gridavano i sassolini azzurri. Ma due sonore martellate li fecero affondare ancora di più, dentro ii cemento. Piansero, supplicarono, minacciarono. Non ci fu niente da fare. I due sassolini azzurri si ritrovarono inchiodati al muro. L’amarezza e la delusione li riempivano di riflessi viola.
"Razza di imbecilli, asini e incompetenti! Non hanno capito la nostra importanza! ". Il tempo ricominciò a scorrere, lentamente. I due sassolini azzurri erano sempre più arrabbiati e non pensavano che ad una cosa: fuggire. Ma non era facile eludere la morsa del cemento, che era inflessibile e incorruttibile. I due sassolini non si persero di coraggio. Fecero amicizia con un filo d’acqua, che scorreva ogni tanto su di loro.
Quando furono sicuri della lealtà dell’acqua, le chiesero il favore che stava loro tanto a cuore. "Infiltrati sotto di noi, per piacere. E staccaci da questo maledetto muro!" L’acqua non se lo fece ripetere due volte. Era la sua passione infiltrarsi nei muri e si divertiva molto ad allargare crepe e sbriciolare cemento. Fece del suo meglio e dopo qualche mese i sassolini già ballavano un po’ nella loro nicchia di cemento. Finalmente, una notte umida e fredda, Tac! Tac!: i due sassolini caddero per terra. "Siamo liberi!".
E mentre erano sul pavimento lanciarono un’occhiata verso quella che era stata la loro prigione. "Oooooh!" La luce della luna che entrava da una grande finestra illuminava uno splendido mosaico. Migliaia di sassolini colorati e dorati formavano la figura di Nostro Signore. Era il più bel Gesù che i due sassolini avessero mai visto.
Ma il volto... il dolce volto del Signore, in effetti, aveva qualcosa di strano. Sembrava quello di un cieco. Ai suoi occhi mancavano le pupille! "Oh, no!". I due sassolini azzurri compresero. Loro erano le pupille di Gesù!
Chissà come stavano bene, come brillavano, come erano ammirati, lassù. Rimpiansero amaramente la loro decisione. Quanto erano stati insensati! Al mattino, un sacrestano distratto inciampò nei due sassolini e, poiché nell’ombra e nella polvere tutti i sassi sono uguali, li raccolse e, brontolando, li buttò nel bidone della spazzatura.

I due sassolini azzurri falliscono perché non sanno vedere. Nella loro presunzione si illudono sulle proprie qualità e su ciò che può renderli veramente felici. Per questo motivo scoprono troppo tardi la bellezza e la ricchezza della missione a cui erano stati chiamati.


"Ho imparato ad amare la vita solo da quando
so per quale fine vivo"  

S. Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein)


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via». Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».  (Vangelo secondo Giovanni 14.1-12)


lunedì 28 ottobre 2024

Piccole storie per l'anima

Si racconta di un uomo che arrivò in una città una fredda mattina d'inverno. Come entrò nell'albergo, notò che ognuno là dentro girava scalzo, incluso il personale e i clienti. Sedutosi al tavolo per la colazione, incuriosito chiese al cameriere:

"Perché non avete le scarpe? Non le conoscete?" "Ovvio che conosciamo le scarpe!" replicò il cameriere un po' offeso. "E allora perché non le calzate?" chiese il visitatore.
"Ah, questa è una buona domanda", rispose il cameriere, "Già! Perché non abbiamo le scarpe?" Dopo colazione il visitatore volle fare un giro per la città, ammantata di neve. Anche per le strade la gente girava scalza. Stupito, chiese a un passante: "Perché non avete le scarpe? Non sapete che vi proteggono i piedi e rendono la vostra vita più confortevole?" Il passante rispose: "Credetemi, signore, noi sappiamo tutto sulle scarpe.
Vede quell'edificio? Quella è una fabbrica di scarpe. Siamo così fieri di quella fabbrica che ci riuniamo là dentro una volta alla settimana e l'amministratore ci spiega quanto siano meravigliose e utili le scarpe!" "E allora perché non le avete addosso?" insistette il visitatore. "Ah, questa è davvero una domanda interessante" , rispose il passante. "Già! Perché non abbiamo le scarpe?"

Quando si tratta di preghiera, molti cristiani sono come le persone di quella strana città. Sanno tutto sulla preghiera. Credono che essa sia utile. Sanno quante benedizioni e pace sgorghino dalla preghiera. Spesso in chiesa ascoltano anche prediche sull'importanza della preghiera. Ma se si chiede loro: "Perché non preghi di più?" questi cristiani ti rispondono: "Già! E' una bella domanda. Perché non lo faccio?" …

Pregare è godere della presenza del Signore
senza pretendere null'altro che questo.
E chi prega vede ciò che gli altri non riescono più a vedere.

mercoledì 23 ottobre 2024

Piccole storie per l'anima

 


Un serpente inseguiva una lucciola per divorarla. Il piccolo insetto faceva l'impossibile per fuggire dal serpente, che la inseguì per giorni. A un certo punto la lucciola, stanca ed esausta, si fermò e chiese al serpente: «Posso farti una domanda, anzi tre?». «Non sono abituato a rispondere a nessuno, ma dato che ti devo mangiare, chiedi pure». «Faccio parte della tua dieta?». «No». «Ti ho fatto qualcosa di male?». «No». «Allora perché vuoi mangiarmi?». «Perché non sopporto di vederti brillare».

Solo chi vive nelle tenebre
non sopporta e ha paura della luce…


Sarete odiati da tutti a causa del mio nome.
Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato

(Vangelo di Matteo 10,22)

mercoledì 16 ottobre 2024

Piccole storie per l'anima

 

Una volta le galline trovarono la volpe in mezzo al sentiero. Aveva gli occhi chiusi, la coda non si muoveva. - È morta, è morta - gridarono le galline. - Facciamole il funerale. Difatti suonarono le campane a morto, si vestirono di nero e il gallo andò a scavare la fossa in fondo al prato. Fu un bellissimo funerale e i pulcini portavano i fiori. Quando arrivarono vicino alla buca la volpe saltò fuori dalla cassa e mangiò tutte le galline.

La notizia volò di pollaio in pollaio. Ne parlò perfino la radio, ma la volpe non se ne preoccupò. Lasciò passare un po' di tempo, cambiò paese, si sdraiò in mezzo al sentiero e chiuse gli occhi. Vennero le galline di quel paese e subito gridarono anche loro: - È morta, è morta! Facciamole il funerale. Suonarono le campane, si vestirono di nero e il gallo andò a scavare la fossa in mezzo al granoturco. Fu un bellissimo funerale e i pulcini cantavano che si sentivano a kilometri di distanza.
Quando furono vicini alla buca, la volpe saltò fuori dalla cassa e mangiò tutto il corteo. La notizia volò di pollaio in pollaio e fece versare molte lacrime. Ne parlò anche la televisione, ma la volpe non si prese paura per nulla.
Essa sapeva che le galline hanno poca memoria e campò tutta la vita facendo la morta.


La prima cosa che satana compie su ciascun uomo
è convincerlo che lui, il maligno, non esiste.
Raggiunto lo scopo diventa semplice pervertire l'anima
e farla cadere nelle sue trappole mortali…


«Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per essere tentato dal diavolo. E dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, ebbe fame. Gli si avvicinò il tentatore e gli disse: “Se sei Figlio di Dio, dì che queste pietre diventino pane”. Ma egli rispose: “Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”. Allora il diavolo lo condusse con sé nella Città santa e, postolo sul pinnacolo del tempio, gli disse: “Se sei Figlio di Dio, gettati giù. Infatti sta scritto: Darà ordini per te ai suoi angeli che ti sorreggano sulle braccia, perché non urti in qualche sasso il tuo piede”. Gli rispose Gesù: “Sta anche scritto: Non tenterai il Signore Dio tuo”. Di nuovo il diavolo lo condusse con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo con la loro magnificenza e gli disse: “Tutte queste cose io te le darò, se prostrato a terra mi adorerai”. Allora gli disse Gesù: “Vattene, Satana! Sta scritto: Adorerai il Signore Dio tuo e a lui solo presterai culto”. Il diavolo allora lo lasciò.
Ed ecco che gli angeli si avvicinarono a lui per servirlo.»
(Vangelo di Matteo 4,1-1)


"Quando il demonio è riuscito ad allontanare un'anima dalla santa Comunione
 ha raggiunto il suo scopo."
(S. Teresa di Gesù Bambino)

lunedì 3 giugno 2024

Piccole storie per l'anima

 

 

l bambino guardava la nonna che stava scrivendo una lettera. A un certo punto, le domandò: «Stai scrivendo una storia che è capitata a noi? E che magari parla di me?». La nonna interruppe la scrittura, sorrise e disse al nipote: «E vero, sto scrivendo qualcosa di te.
        Tuttavia, più importante delle parole, è la matita con la quale scrivo. Vorrei che la usassi tu, quando sarai cresciuto». Incuriosito, il bimbo guardò la matita, senza trovarvi alcunché di speciale. «Ma è uguale a tutte le altre matite che ho visto nella mia vita!».           
         «Dipende tutto dal modo in cui guardi le cose. Questa matita possiede cinque qualità: se riuscirai a trasporle nell'esistenza, sarai sempre una persona in pace con il mondo».
          «Prima qualità: ciò che è realmente importante nella matita non è il legno o la sua forma esteriore, bensì la grafite della mina racchiusa in essa. Dunque, presta sempre attenzione a quello che accade dentro di te».
         «Seconda qualità della matita: essa lascia sempre un segno. Allo stesso modo, tutto ciò che farai nella vita lascerà una traccia: di conseguenza, impegnati per avere piena coscienza di ogni tua azione». 
          «Terza qualità: il tratto della matita ci permette di usare una gomma per cancellare ciò che è sbagliato. Correggere un'azione o un comportamento non è necessariamente qualcosa di negativo: anzi, è importante per riuscire a mantenere la retta via della giustizia».  

«Quarta qualità: di tanto in tanto, devo interrompere la scrittura e usare il temperino. È un'azione che provoca una certa sofferenza alla matita ma, alla fine, essa risulta più appuntita. Ecco perché devi imparare a sopportare alcuni dolori: ti faranno diventare un uomo migliore». 

       «Quinta importantissima qualità: per operare la matita ha bisogno di una mano. Puoi fare grandi cose nella tua vita, ma non devi mai dimenticare che esiste una Mano che guida i tuoi passi. "Dio": ecco come chiamiamo questa mano».


Dio desidera scrivere un capolavoro con la nostra vita.
  Ma siamo troppi occupati a fare la nostra volontà e non la sua

"A che serve che tu dia al Signore una cosa quando da te ne richiede un'altra?
Rifletti a quello  che Dio vuole e compilo; per questa via il tuo cuore sarà soddisfatto
più che con quelle cose alle quali ti porta la tua inclinazione"

(S.Giovanni della Croce - Parole di Luce e di Amore)

lunedì 27 maggio 2024

Piccole storie per l'anima

 


 Il sacerdote Arthur Byrne ha narrato quanto segue:
 «La sera dell'ultimo giorno della sua visita negli Stati Uniti nell'ottobre 1995, Giovanni Paolo II aveva programmato di salutare i seminaristi del Saint Mary Seminary, a Baltimora. Era stata una giornata molto intensa, iniziata con una messa a Camden Yards Oriole Park.
        Poi una sfilata per le vie del centro, una visita alla Basilica dell'Assunta, la prima cattedrale del paese, e un pranzo in una mensa locale gestita da cattolici. In seguito il Pontefice aveva visitato alcuni enti di beneficenza e aveva pregato alla Cattedrale di Maria Nostra Regina.
       Infine a Giovanni Paolo II rimaneva solo una breve sosta al Saint Mary Seminary. Il programma era serrato: il piano era semplicemente salutare i seminaristi che sarebbero stati fuori sui gradini. Ma il Papa ha voluto entrare nell'edificio. Per prima cosa voleva fare una visita al Santissimo Sacramento. 
      Dato I 'improvviso cambio di programma, la sicurezza è entrata in azione. Quest'ultima ha controllato da cima a fondo l'edificio, prestando molta attenzione alla cappella dove avrebbe pregato il Papa. Per questo particolare compito, sono entrati in campo cani altamente addestrati per rilevare chiunque potesse essere presente.

 I cani dell'unità cinofila infatti sono addestrati anche a localizzare i sopravvissuti in edifici crollati dopo terremoti e altri disastri. Questi cani altamente intelligenti quindi hanno cominciato a perlustrare corridoi, uffici, aule e successivamente si sono recati alla cappella del Santissimo Sacramento. 
    Giunti al tabernacolo, i cani hanno cominciato ad annusare, a guaire, indicavano il Tabernacolo e si rifiutavano di uscire. La loro attenzione rimaneva fissa sul Tabernacolo, finché non sono stati richiamati.
Erano convinti di aver scoperto qualcuno vivo là dentro».  


Noi sappiamo che avevano ragione i cani:
nel Tabernacolo c'è una Persona reale, viva…

"Facciamo nel nostro cuore un piccolo tabernacolo dove Gesù possa rifugiarsi.
Allora sarà consolato e dimenticherà ciò che noi non possiamo dimenticare:
l'ingratitudine delle anime che l'abbandonano in un tabernacolo deserto".
(S.Teresa di Lisieux)

lunedì 20 maggio 2024

Piccole storie per l'anima

 

Uomini e donne con il fuoco dentro.
Forse voi vi domanderete perché la terra non è ancora diventata un gelido deserto, un pianeta morto.
      Forse vi domanderete come sia possibile con tutto quello che succede, con tutto quello che si dice, con tutto quello che si teme, che ancora i figli degli uomini continuano a vivere e dare alla luce dei bambini e ci sia persino qualcuno, che sulla terra, canta, danza e fa festa. 
       La ragione per cui l’umanità continua ad essere viva invece che scomparire totalmente è il fatto che esiste gente che ha il fuoco dentro, uomini e donne che hanno dentro il fuoco e percorrono la terra regalando luce, calore e gioia.
      Uomini e donne con il fuoco dentro decidono presto e non inducono ai ripensamenti. Il fuoco acceso in loro è ardore che li persuade a consumarsi, non si bloccano nell'incertezza, non dicono “ti seguirò prima però... ti seguirò promettimi però di avere anche altri legami e altri irrinunciabili punti di riferimento”.
        Non stanno a calcolare quanto costi lasciarsi divorare dal fuoco che arde dentro. Hanno come la persuasione che solo così vale la pena di vivere, consumandosi per fare luce.
       Uomini e donne col fuoco dentro hanno una riserva inesauribile di fiducia e di gioia, non si lasciano prendere dalla tristezza, non si lasciano abbattere dalle avversità, non si ripiegano a lamentarsi dei torti e delle incomprensioni, delle critiche e delle resistenze, hanno un fuoco dentro che li rende ardenti, lieti.
        A qualcuno sembrano ingenui ma in verità sono più saggi e lungimiranti di quelli che li criticano stando seduti nella comodità del qualunquismo e nella pigrizia rinunciataria.
        A volte sembrano dei sognatori temerari che non vedono le difficoltà e i pericoli delle loro imprese, ma in verità sono più realisti e concreti di quelli che calcolano e diffidano. Sono infatti persuaso che quello che rende la vita degna di essere vissuta è che diventi un dono senza risparmio, che sia tutta avvolta da un amore che la faccia risplendere, tutta consegnata per una missione. 
      Uomini e donne con il fuoco dentro sono contagiosi, aggregano persone e risorse, trasmettono qualche cosa che è come una vocazione, una chiamata ad ardere dello stesso fuoco, a dedicarsi alla stessa missione.
      Se c’è qualche cosa che li addolora è di vedere gente spenta, che vive senza amare la vita, che vive senza essere viva, che vive la vita come un rassegnato tirare avanti, senza una speranza da coltivare, senza una missione da compiere. 

Loro hanno il fuoco dentro e si consumano per accendere chi è spento.
Gli uomini e le  donne con il fuoco dentro vivono di fede, non di calcoli.
           Vivono di fede come se avessero una visione luminosa di quello che gli occhi degli increduli non sanno vedere.
         Vivono di fede come se avessero ricevuto confidenze più persuasive delle dimostrazioni. Vivono di fede come se avessero un interlocutore per cui vale la pena di lasciare tutto per seguirlo, anche senza sapere bene dove ci vuole condurre.
         Vivono di fede e stanno in piedi, non si vendono a nessun padrone, non adorano nessun idolo, non si inchinano a nessuna potenza mondana. Costruiscono la loro vita sul fondamento di ciò che si spera e sulla fede che è prova di ciò che non si vede.
        Ho conosciuto uomini e donne con il fuoco dentro e la loro vita, la loro testimonianza, non è una stranezza nella storia del mondo, è invece una provocazione, e per chi li ha conosciuti una responsabilità, un invito a lasciarsi contagiare.

Come si può, infatti, avvicinarsi al fuoco senza bruciare? 


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Sono venuto a portare il fuoco sulla terra;
 e come vorrei che fosse già acceso!
(Vangelo di Luca 12, 49)

L'amore è fiamma che arde accompagnata dal desiderio di ardere di più,
simile in ciò alla fiamma del fuoco naturale

( Cantico Spirituale B - S. Giovanni della Croce)

lunedì 13 maggio 2024

Piccole storie per l'anima

 

Gli eremiti del monte Carmelo  raccontano una strana leggenda. La leggenda del capriolo delle montagne. Tanti anni fa, c'era un capriolo che sentiva continuamente nelle narici un fragrante profumo di muschio.
Saliva le verdi pendici dei monti e sentiva quel profumo stupendo, penetrante, dolcissimo. Sfrecciava nella foresta, e quel profumo era nell'aria, tutt'intorno a lui. Il capriolo non riusciva a capire da dove provenisse quel profumo che tanto lo turbava.             
        Era come il richiamo di un flauto a cui non si può resistere. Perciò il capriolo prese a correre di bosco in bosco alla ricerca della fonte di quello straordinario e conturbante profumo.
      Quella ricerca divenne la sua ossessione. Il povero animale non badava più né a mangiare, né a bere, né a dormire, né a nient'altro. Esso non sapeva donde venisse il richiamo del profumo, ma si sentiva costretto a inseguirlo attraverso burroni, foreste e colline, finché affamato, esausto, stanco morto, andò avanti a casaccio, scivolò da una roccia e cadde ferendosi mortalmente. 
      Le sue ferite erano dolorose e profonde. Il capriolo si leccò il petto sanguinante e, in quel momento, scoprì la cosa più incredibile. Il profumo, quel profumo che lo aveva sconvolto, che gli regalava così tanta serenità e felicità, era proprio lì, attaccato al suo corpo, nella speciale «sacca» porta muschio che hanno tutti i caprioli della sua specie.            
     Il povero animale respirò profondamente il profumo, ma era troppo tardi...

 C'è un solo modo per trovare il "profumo" di Dio
che dona pace, serenità, forza e coraggio.
Cercarlo nel proprio cuore.

"Che gioioso mistero la presenza di Dio dentro di noi,
in questo intimo santuario delle nostre anime,
dove sempre lo possiamo trovare,
anche quando non avvertiamo più sensibilmente la sua presenza!"

"Si può pregare il buon Dio lavorando: basta pensare a Lui.
Allora tutto diventa dolce e facile, perché non si è soli ad agire, vi è Gesù".

(S. Elisabetta della Trinità)

lunedì 29 aprile 2024

Piccole storie per l'anima


Era un uomo povero e semplice. La sera, dopo una giornata di duro lavoro, rientrava a casa spossato e pieno di malumore. Guardava con astio la gente che passava in automobile o quelli seduti ai tavolini del bar.
"Quelli sì che stanno bene!", brontolava l'uomo, pigiato nel tram, come un grappolo d'uva nel torchio. "Non sanno cosa vuol dire tribolare... Tutte rose e fiori, per loro. Avessero la mia croce da portare!". Il Signore aveva sempre ascoltato con molta pazienza i lamenti dell'uomo. E, una sera, lo aspettò sulla porta di casa.
"Ah, sei tu, Signore?" disse l'uomo, quando lo vide. "Non provare a calmarmi! Lo sai bene quant'è pesante la croce che mi hai imposto!". L'uomo era più imbronciato che mai. Il Signore gli sorrise bonariamente. "Vieni con me. Ti darò la possibilità di fare un'altra scelta", disse.
L'uomo si trovò all'improvviso dentro una enorme grotta azzurra. L'architettura era divina. Ed era tempestata di croci: piccole, grandi, tempestate di gemme, lisce, contorte. "Sono le croci degli uomini", disse il Signore, "scegline una".
L'uomo buttò con malagrazia la sua croce in un angolo e, fregandosi le mani, cominciò la cernita. Trovò una croce che sembrava leggera. Apparteneva ad uno studente, ma la croce era lunga e ingombrante.
Poi si mise al collo una croce appartenente ad un genitore, ma era incredibilmente pesante di responsabilità e sacrificio. Un'altra apparteneva ad un credente ed era liscia e graziosa in apparenza, appena fu sulle spalle dell'uomo cominciò a pungere come se fosse piena di chiodi.
Poi afferrò una croce d'argento, che mandava bagliori, apparteneva ad un uomo di successo, ma si sentì invadere da una straziante sensazione di solitudine e abbandono. La posò subito. Provò e riprovò, ma ogni croce aveva qualche difetto.

Finalmente, in un angolo semibuio, scovò una piccola croce, un po' logorata dall'uso. Non era troppo pesante, né troppo ingombrante. Sembrava fatta apposta per lui. L'uomo se la mise sulle spalle con aria trionfante. "Prendo questa!", esclamò.
Ed uscì dalla grotta. Il Signore gli rivolse il suo sguardo dolce dolce. E in quell' istante l'uomo si accorse che aveva ripreso proprio la sua vecchia croce: quella che aveva buttato via entrando nella grotta.
E che portava da tutta la vita... 

"Chi non porta la sua croce e non viene dietro a me non può essere mio discepolo" (Vangelo di Luca 14,27)

"Il Signore proporziona le prove alle forze che ci dà".
(S. Teresa di Gesù Bambino)