Visualizzazione post con etichetta PENSIERI DEL PASSERO SOLITARIO - Piccole storie per l'anima Rubrica a cura dell'Ordine Secolare Carmelitano Teresiano della Provincia Lombarda. Mostra tutti i post
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mercoledì 16 aprile 2025

Piccole storie per l'anima


 Un buon parroco di un paesino preparava sempre con cura l'omelia domenicale. Un anno, la mattina della Domenica di Pasqua si accostò all' ambone per la predica portando con sé una gabbia arrugginita che sistemò ben in vista. I fedeli erano alquanto sorpresi.
         "Li stuzzicherò, strapperò loro le piume, così litigheranno. Mi divertirò tantissimo". "Ma presto o tardi ti stancherai di loro. Allora cosa farai?". "Ho dei gatti" disse il ragazzo. "A loro piacciono gli uccelli. Li darò a loro".
           Rimasi in silenzio per un momento, poi domandai al ragazzo: "Quanto vuoi per questi uccelli, figliolo?". "Cosa?! Perché li vuole, reverendo? Sono uccelli di campo, non hanno niente di speciale. Non cantano bene. Non sono nemmeno belli!", rispose stupito il ragazzo.
"Quanto vuoi?", domandai ancora. Pensando che io fossi pazzo, il ragazzo mi disse: "Cinquanta euro?". Presi cinquanta euro dalla tasca e li misi in mano al ragazzo, che subito sparì come un fulmine. Sollevai la gabbia e andai in un campo dove c'erano alberi ed erba. Aprii la gabbia e lasciai liberi gli uccellini». Così il parroco spiegò perché quella gabbia vuota si trovasse accanto al pulpito. 

         Il parroco spiegò: «Ieri stavo passeggiando quando vidi un ragazzo che reggeva questa gabbia. Nella gabbia c'erano tre uccellini, che tremavano per il freddo e lo spavento. Fermai il ragazzo e gli chiesi: "Cos'hai lì, figliolo?". "Tre uccelli senza valore", mi rispose il ragazzo. "Cosa ne farai?", chiesi ancora. "Li porto a casa e mi divertirò con loro", rispose il ragazzo.
         Poi iniziò a raccontare questa storia: «Un giorno Satana e Gesù stavano conversando. Satana era appena ritornato dal Giardino di Eden, tutto tronfio e si gonfiava di superbia. "Signore, ho appena catturato l'intera umanità", disse. "Ho usato una trappola che sapevo non avrebbe trovato resistenza, ho usato un' esca che è risultata ottima. Li ho presi tutti!".
        "Cosa farai con loro?" chiese Gesù. Satana rispose: "Oh, mi divertirò con loro! Insegnerò loro come odiare e farsi male a vicenda, come bere e fumare e bestemmiare. Insegnerò loro a fabbricare armi da guerra, fucili e bombe e ad ammazzarsi fra di loro. Mi divertirò un mondo!".
        "E poi, quanto avrai finito di giocare con loro, cosa ne farai?", chiese Gesù. "Li ucciderò tutti !" esclamò Satana con superbia.
        "Quanto vuoi per loro?" chiese Gesù. "Vuoi forse questa gente? Non sono per niente buoni, anzi, sono molto cattivi. Se ti avvicinerai a loro, ti odieranno. Ti sputeranno addosso, bestemmieranno contro di te e ti uccideranno. No, non puoi volerli!".            
        "Quanto?" chiese di nuovo Gesù. Satana guardò Gesù e sogghignando disse: "Voglio tutto il tuo sangue, tutte le tue lacrime e la tua vita".
Gesù annuì. E poi pagò il prezzo».
Poi il parroco prese la gabbia e lasciò l'ambone ...


«Il mio comandamento è questo: amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi.
Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici.
 Voi siete miei amici»
(Vangelo di Giovanni 15,12-14).

"Lo confesso francamente: morire d'amore,
come nostro Signore è morto d'amore sulla croce,
mi sembra ciò che io sto provando".
(S. Teresa di Gesù Bambino)


BUONA PASQUA!

giovedì 20 marzo 2025

Piccole storie per l'anima


C'era una volta un giovane ramo di un grande albero. Era nato in primavera, tra il tepore dell'aria e il canto degli uccelli. In mezzo all'aria, alle lunghe giornate estive, al sole caldo, alle notti frizzanti, trascorse i suoi primi mesi di vita.

Era felice: aveva foglie bellissime, e, poi, erano sopraggiunti fiori colorati ad adornare e, dopo ancora, grandi frutti succosi di cui tutti gli uccelli del cielo potevano nutrirsi.
Ma un giorno cominciò a sentirsi stanco: era settembre... I frutti si staccarono, le foglie cominciarono a cambiare colore divenivano sempre più pallide... Addirittura, di tanto in tanto il vento se ne portava via qualcuna.
Venne la pioggia e poi l'aria fredda, e il ramo si sentiva sempre peggio: non capiva cosa stesse succedendo. In pochi giorni e in poche notti si trovò spoglio, infreddolito, completamente solo.
Rimase così qualche tempo fin quando non capì che non poteva far altro che mettersi a cercare i suoi fiori, le sue foglie, i suoi frutti per poter di nuovo stare insieme a loro. "Devo darmi da fare" disse risoluto tra sé e sé. Cominciò allora, a chiedere aiuto a tutti i suoi amici. Si rivolse dapprima al Mattino: "Sono solo e infreddolito, ho perso tutte le mie foglie, sai dove le posso trovare?".
Il Mattino rispose "Ci sono alberi che ne hanno tante, prova a chiedere a loro". Si rivolse a quegli alberi: "Sono solo e infreddolito, ho perso tutte le mie foglie, sapete dirmi dove le posso trovare?". Gli alberi risposero: "Noi le abbiamo sempre avute, prova a chiedere agli alberi uguali a te".
Si rivolse ai rami spogli come lui. "Abbiamo tanto freddo anche noi, non sappiamo cosa dirti...", gli risposero. Queste parole lo fecero sentire meno solo. Si disse che, se avesse ritrovato le foglie, sarebbe subito corso dai suoi simili a rivelare il luogo in cui si trovavano.
Continuò la sua ricerca e chiese al Vento. "Io le foglie le porto solo via è la pioggia che le fa crescere", disse il Vento a gran voce.
Si rivolse alla Pioggia. "Le farò crescere a suo tempo", gli disse la pioggia tintinnando.
Si rivolse allora al Tempo. "Io so tante cose", gli disse con voce profonda. "Il Tempo aggiusta tutto, non ti preoccupare occorrono tanti giorni e tante notti".
Si rivolse alla Notte, ma la Notte tacque e lo invitò a riposare. Si sentiva infatti molto stanco.
Mentre stava per addormentarsi uno gnomo passò di là. Al vedere quel ramo così spoglio e infreddolito, dal freddo e dalle intemperie si fermò e un po' preoccupato, gli chiese cosa stesse succedendo. Il ramo gli raccontò tutta la sua storia.
Lo gnomo stette con lui, si fermò nel suo silenzio, lo ascoltò, sentì il suo dolore. Allora il ramo parlò ancora e disse : "Mi è sembrato di chiudere gli occhi e dopo averli riaperti non ho più trovato le mie foglie, non sono stato più capace di vederle".
Lo gnomo pensò a lungo, poi capì: si tolse gli occhiali e li posò sul naso del ramo, spiegandogli che erano occhiali magici che servivano per guardare dentro di sè. Il ramo, allora, apri bene gli occhi e... meraviglia...
Vide che dentro di sé qualcosa si muoveva, sentiva un rumore, vedeva qualcosa circolare provò ad ascoltare, guardò a fondo: era linfa, linfa viva che si muoveva in lui. Incredulo disse allo gnomo ciò che vedeva.
Lo gnomo gli spiegò che le foglie, i fiori, e i frutti, nascono grazie alla linfa oltre che al caldo sole, all'aria di primavera e alla pioggia. "Se hai linfa dentro di te hai tutto", gli disse, "Non occorre chiedere più nulla a nessuno ma insieme all'acqua, alla luce, all'aria, agli altri rami, le foglie rinasceranno: le hai già dentro".
Il ramo, immediatamente si sentì più forte, rinvigorì: aveva la linfa in sé, non doveva più chiedere consigli, gli bastava lasciar vivere la linfa che circolava in lui.


 

"Rimanete in me ed io in voi.
Come il tralcio non può dare frutto,
se non è unito alla vite, così neppure voi se non siete uniti a me.
Io sono la vite, voi i tralci.
Colui che rimane in me ed io in lui, costui dà molto frutto,
poiché senza di me non potete far nulla …
"
(Gv 15,1-5)

L'albero coltivato e custodito con cura dal suo padrone
dà i suoi frutti nel tempo sperato.
(S. Giovanni nella Croce)

lunedì 9 dicembre 2024

Piccole storie per l'anima


 

Una carovana di mercanti abituati da molto tempo a percorrere insieme le lunghe piste d’oriente si preparava ad attraversare un grande e pericoloso deserto. II percorso richiedeva una buona conoscenza dei luoghi e delle piste, delle oasi, ma anche delle abitudini degli indigeni.

Così si assicurarono i servizi di una guida locale famosa per la sua esperienza. Dopo dieci giorni di rapido cammino, la colonna si arrestò contro una barriera di uomini armati, fermi attorno alla statua di una delle loro orribili divinità dall’aspetto crudele, che incombeva sulla pista. "Non potete proseguire!" gridò il capo degli uomini armati "Se non sacrificate un uomo al nostro dio!
E' la regola di ogni nuova luna. Se non lo farete morirete tutti qui immediatamente!". I mercanti si radunarono e cominciarono a parlottare tra loro. La scelta era drammatica e l’accordo molto difficile. "Noi ci conosciamo tutti da molto tempo. Siamo parenti tra di noi. Non possiamo sacrificare uno di noi per placare questo dio!".
I loro sguardi si concentrarono tutti sulla guida... Dopo avere immolato il pover’uomo, secondo il rito, ai piedi della statua, la carovana riprese il cammino. Ma nessuno conosceva la via e ben presto si persero nel deserto. Morirono uno dopo l’altro di sete e di sfinimento…

E' venuto tra noi Gesù, la luce del mondo.
Ma il mondo vedendo una grande luce si è subito dato da fare per spegnerla. Oggi il mondo vive immerso nelle tenebre e
la guerra lo porterà sull'orlo dell'autodistruzione...

"State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere,
e di comparire davanti al Figlio dell’uomo".
Vangelo di Luca 21,34-36

"La vita possiamo riassumerla così: molti dolori, molte lacrime, molte illusioni,
la speranza di una felicità sempre attesa e mai raggiunta.
Tuttavia ci si attacca a questa vita. Che pazzia!
"
(S. Elisabetta della Trinità)

mercoledì 4 dicembre 2024

Piccole storie per l'anima



Sir Alee Guinnes è stato uno degli attori più importanti del XX Secolo. Quello che molte persone non sanno sull'attore inglese è che all'età di 42 anni si convertì al cattolicesimo, in parte grazie a un evento mìracoloso.
Guinness nacque nel 1914 a Londra in una famiglia molto problematica. Dopo alcuni anni la sua ricerca spirituale lo portò al presbiterianesimo, all'ateismo, al marxismo, al buddismo e addirittura ad alcune riunioni di quaccheri. In tutto ciò, da buon inglese degli anni 20, non provava nessun interesse nei confronti del cattolicesimo.
Mentre era a teatro facendo delle prove per l'opera Amleto, un sacerdote anglicano si avvicinò a lui e gli spiegò che sta. a facendo male il segno della croce. Quest'incontro ebbe un forte impatto spirituale sull'attore.
Da lì a poco riprese i rapporti con la Chiesa Anglicana. Tuttavia, all'età di <!O anni, un'esperienza inattesa lo portò a conoscere il cattolicesimo. Si trovava in Francia, lavorando per il film "Padre Brown", basato sui racconti del famoso sacerdote dei romanzi di Chesterton. Gli fu affidato il ruolo di protagonista, e perciò doveva andare vestito costantemente con la talare nera, il colletto bianco e il caratteristico copricapo rotondo.
Un giorno, mentre camminava per strada, un bambino del posto gli si avvicinò credendo che fosse un vero sacerdote. Il bambino corse verso di lui, gli afferrò la mano e iniziò a camminare di pari passo a lui. La fiducia e l'affetto di quel bambino verso i sacerdoti cattolici ebbe un profondo impatto sull'attore.
Più tardi, rivelò: «Mentre continuavo a camminare, pensavo che una Chiesa, che poteva ispirare così tanta fiducia in un bambino, facendo sì che anche un sacerdote sconosciuto fosse accessibile a tutti, non poteva essere così ipocrita come ero abituato a credere. Dentro di me iniziavo a slegarmi dai miei vecchi pregiudizi appresi e assorbiti durante la giovinezza».
Poco tempo dopo, suo figlio Matteo contrasse la poliomielite e sembrava stesse per morire. Disperato, Guinness si mise alla ricerca di un aiuto divino. Entrò in una chiesa cattolica per pregare. Fece un patto con Dio: se Matteo fosse guarito, gli avrebbe permesso di convertirsi al cattolicesimo se lo avesse voluto da grande.
Contro ogni attesa, suo figlio riuscì a riprendersi. Guinness e sua moglie lo iscrissero in una scuola dei Gesuiti. Un anno dopo, Guinness, sua moglie e suo figlio si convertirono al cattolicesimo.


Tristemente, un vescovo confessò:
«Ovunque andava Gesù scoppiava una rivoluzione.
Ovunque vado io mi offrono un caffè».


“Io sono nato per questo e per questo sono venuto nel mondo per testimoniare la verità. Chiunque appartiene alla verità, ascolta la mia voce”
(Giovanni, 18, 37)

Lotta sino alla morte per la verità e il Signore Dio combatterà per te.
(Siracide 4:28)

"Uno o due uomini che dicano la verità bastano più di molti riuniti"
(S. Teresa di Gesù)

mercoledì 9 ottobre 2024

Piccole storie per l'anima



La storia è accaduta da qualche parte in Medio Oriente. Una comunità di sorelle religiose molto giovani viveva davvero il voto di povertà. L'orto del convento ben curato produceva tutto ciò di cui avevano bisogno.

Permetteva loro di nutrirsi in modo sobrio ma sufficiente e di provvedere a tutte le altre spese indispensabili. Andavano in città a vendere fagioli, pomodori, cipolle, patate, insalate, peperoni al mercato cittadino. Essendo troppo povere per avere un veicolo, portavano le ceste a piedi e il monastero era piuttosto lontano dalla città. Un giorno, pensarono che sarebbe stato bello avere un asino per il trasporto. Per ottenerlo, decisero di fare una novena a San Giuseppe.
Per farglielo capire, la sorella più artistica del convento disegnò un asinello e attaccò il disegno ai piedi della statua di San Giuseppe nella cappella. Ogni mattina e ogni sera per nove giorni, alla fine degli uffici di Lodi e di Vespri, aggiungevano una piccola preghiera: «San Giuseppe, tu sei stato attento alle necessità della tua Famiglia di Nazareth, vedi la nostra difficoltà e procuraci un asino che ci aiuti a portare la verdura al mercato». Il nono giorno al mattino, il campanello alla porta del convento tintinnò.
La sorella portinaia aprì e si trovò davanti un vicino. Tiene in mano un asino all'estremità di una corda e spiega che è disposto a darlo alla comunità se ne hanno bisogno. La sorella non riesce a credere ai suoi occhi e alle sue orecchie. Lo ringrazia calorosamente. «Però, avverte il generoso vicino, questo asino ha un difetto: gli manca la coda. È nato così, non è molto estetico.

Ma questo non gli impedisce di essere docile e forte». Naturalmente la suora si affretta a dire che lei e la sua comunità non vedono alcun danno in questo leggero handicap, e che accettano questo "novizio" che sarà loro tanto utile.
Certo, nel convento c'è un'esplosione di gioia e di stupore per la risposta di San Giuseppe. Questo dono del cielo sarà trattato con grande rispetto. I giorni passano.
L'asino si rivela molto docile e molto coraggioso e anche molto felice della sua famiglia adottiva. Una mattina, la sorella artista si accorge improvvisamente di non aver tolto il foglietto che aveva messo ai piedi della statua di San Giuseppe all'inizio della novena.
Questo piccolo promemoria è ormai inutile. Quanto fu sorpresa quando dispiegò il foglio per ricordare il disegno che aveva fatto tre settimane prima: nella fretta si era dimenticata di disegnare una coda all'asino ... In quel giorno le sorelle impararono che il Signore non manca né d'attenzione, né d'umorismo…

"L'Amore, quando è perfetto, ha pur la forza di farci dimenticare
ogni nostra soddisfazione per far piacere all'Amato.
"
(S. Teresa di Gesù)

lunedì 16 settembre 2024

Piccole storie per l'anima

 

«È venuto il momento che tu parta per affrontare la vita e guadagnarti da solo il pane» disse il papà al giovane Saverio. Il mattino dopo, il giovane abbracciò la mamma e il papà, si infilò sulle spalle lo zaino con tutti i suoi averi e, con un piccolo nodo in gola, si incamminò verso la città.
Poco prima di partire, il papa gli aveva consegnato un sacchetto di cuoio legato con un cordone robusto. «Questi sono i soldi che abbiamo risparmiato per te. Ti serviranno per incominciare».
Il giovane partì baldanzoso, ma nella periferia della città un brutto ceffo gli portò via tutto. Si sedette su una panchina e si prese la testa fra le mani. «Che cosa faccio adesso? Non posso certo tornare a casa, dopo aver perso tutto ... ».
Aveva voglia di piangere e di imprecare. Quel bandito solitario aveva cancellato in un momento tutti i suoi sogni. Che futuro poteva avere senza una lira in tasca? I suoi pensieri si stavano popolando di neri nuvoloni, quando si accorse di avere qualcosa impigliato nell'orlo della giacca.
Era una moneta. Una moneta nuova, scintillante. Era sfuggita dal sacchetto di cuoio, quando lo aveva gettato al rapinatore. C'era un emporio all'entrata di un villaggio.
Saverio entrò deciso, si guardò intorno, poi afferrò una zappa e la pagò con la sua moneta.
Con la zappa nuova in spalla si presentò ai padroni di alcuni orti che ben volentieri lo ingaggiarono. Saverio era forte e coscienzioso. In pochi mesi di salario, aveva messo da parte un nuovo gruzzolo. Così decise di acquistare una casa. La comprò con più stanze di quelle che gli servivano. «Affitterò le stanze e con l'affitto e il mio lavoro vivrò tranquillo», pensava. Si era appena abituato alla nuova vita quando, un mattino, fu risvegliato da un boato tremendo. Un terremoto aveva ridotto in polvere la città. Quando tutto si fu acquietato, Saverio si accasciò sul mucchio di macerie che qualche ora prima erano la sua casa e si prese la testa fra le mani.
«È proprio finita! Non ce la farò mai!». Ma proprio in quel momento si accorse di avere qualcosa in tasca. Era la moneta. La prese nel palmo della mano, un raggio di sole la fece luccicare.
Era proprio la moneta dell'altra volta. I pensieri bui svanirono, come la nebbia al sole. Si rialzò, raddrizzò la schiena e si guardò intorno. Era circondato da rovine e desolazione, ma si disse: « Ecco un posto pieno di ottime occasioni!». Con la moneta si comprò alcuni attrezzi da muratore e si mise al lavoro.
Un anno dopo la città era ricostruita e Saverio era diventato uno dei cittadini più stimati. Così un bel mattino riprese la strada di casa. La mamma e il papà lo soffocarono di abbracci. «È andato tutto bene» rispose Saverio «grazie a questa moneta, che in modo strano torna sempre da me».
Il giovane mostrò la moneta ai genitori. «Lo sapevo» disse il papà «la conosco bene. Mio padre, tuo nonno, la diede a me. E io l'ho data a te. Leggi la scritta che è incisa sopra e capirai». Saverio guardò attentamente la moneta e lesse: «Speranza»





"Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze. E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geenna e l’anima e il corpo. Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri."  (Mt 10, 26-33)
                                                                                                                     



Queste parole: "Se anche Dio mi uccidesse, io spererei in lui" (Giobbe 13,15) mi hanno rapita fin da bambina. Però ho passato tanto tempo prima di stabilirmi a questo grado di abbandono. Ora ci sono! Dio misericordioso mi ha preso tra le braccia e mi ha posta là"
(Santa Teresa di Gesù Bambino)




lunedì 8 luglio 2024

Piccole storie per l'anima


 

Una notte ho fatto un sogno splendido e ve lo devo proprio raccontare. Nel mio sogno vidi una strada lunga, una strada che si snodava dalla terra e saliva su nell’aria, fino a perdersi tra le nuvole, diretta in cielo.

Ma non era una strada comoda, anzi era una strada piena di ostacoli, cosparsa di chiodi arrugginiti, pietre taglienti e appuntite, pezzi di vetro. La gente camminava su quella strada a piedi scalzi. I chiodi si conficcavano nella carne, molti avevano i piedi sanguinanti. Le persone però non desistevano: volevano arrivare in cielo. Ma ogni passo costava sofferenza e il cammino era lento e penoso.
Ma poi, nel mio sogno, vidi Gesù che avanzava. Era anche lui a piedi scalzi. Camminava lentamente, ma in modo risoluto. E neppure una volta si ferì i piedi. Gesù saliva e saliva. Finalmente giunse al cielo e là si sedette su un grande trono dorato. Guardava in giù, verso quelli che si sforzavano di salire. Con lo sguardo e i gesti li incoraggiava. Subito dopo di lui, avanzava Maria, la sua mamma.
Maria camminava ancora più veloce di Gesù. Sapete perché? Metteva i suoi piedi nelle impronte lasciate da Gesù. Così arrivò presto accanto a suo Figlio, che la fece sedere su una grande poltrona alla sua destra.
Anche Maria si mise a incoraggiare quelli che stavano salendo e invitava anche loro a camminare nelle orme lasciate da Gesù, come aveva fatto lei. Gli uomini più saggi facevano proprio così e procedevano spediti verso il cielo. Gli altri si lamentavano per le ferite, si fermavano spesso, qualche volta desistevano del tutto e se ne stavano sul bordo della strada pieni di tristezza.

E' arrivato il momento...decisivo! Segui Maria!

Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle. 2 Era incinta e gridava per le doglie e il travaglio del parto. 3 Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi; 4 la sua coda trascinava giù un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra. Il drago si pose davanti alla donna che stava per partorire per divorare il bambino appena nato. 5 Essa partorì un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro, e il figlio fu subito rapito verso Dio e verso il suo trono. 6 La donna invece fuggì nel deserto, ove Dio le aveva preparato un rifugio perché vi fosse nutrita per milleduecentosessanta giorni. 7 Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme con i suoi angeli, 8 ma non prevalsero e non ci fu più posto per essi in cielo. 9 Il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli. (Apocalisse Cap 12 1-10)

lunedì 17 giugno 2024

Piccole storie per l'anima

 

Un uomo che aveva subito un intervento a cuore aperto raccontava la sua esperienza. Il giorno prima dell'intervento una bella infermiera era venuta nella sua stanza per visitarlo.
      Le aveva preso la mano, l'aveva stretta e poi le aveva detto di sentire la sua e di stringerla a sua volta. "Ascolti," disse la donna," durante l'operazione di domani lei verrà separato dal suo cuore e tenuto in vita solo dalle macchine.
      

  Quando il suo cuore sarà finalmente sistemato e l'operazione terminata, riprenderà conoscenza e si sveglierà in una stanza di rianimazione. Tuttavia, dovrà restare immobile per sei ore. Potrebbe non riuscire a fare alcun movimento, a parlare, persino ad aprire gli occhi, ma sarà cosciente; sentirà e comprenderà tutto ciò che le succede intorno.
         Durante quelle sei ore io rimarrò al suo fianco e le terrò la mano, proprio come sto facendo ora. Starò con lei finché non si sarà ripreso completamente. Anche se potrà sentirsi inerme, quando sentirà la mia mano saprà che io non la lascerò".
       "Successe esattamente quello che l'infermiera mi aveva detto" spiegava l'uomo. "Mi svegliai ma non riuscivo a fare nulla. Potevo però sentire la sua mano che stringeva la mia, per ore, e fu questo a fare la differenza".

Lo Spirito Santo che Gesù ha promesso ai suoi amici, è proprio così:
ci tiene la mano, per tutta la vita. 
   Ed è questo a fare la differenza...


"Solo l'amore dà valore alle opere."
(S. Teresa D'Avila)

lunedì 10 giugno 2024

Piccole storie per l'anima


 Una buona cristiana si presentò alla porta del Cielo. Era tutta intimorita. San Pietro la ricevette cordialmente. Cercò di rassicurarla, ma le disse serio: «Per entrare in Paradiso, ci vogliono cento punti».

       La brava donna cominciò a elencare: «Sono stata fedele a mio marito per tutta la vita. Ho educato cristianamente i miei figli; non ci sono riuscita tanto, ma ho fatto tutto quel che ho potuto. Sono stata catechista per ventidue anni. Ho fatto volontariato per le Missioni e ho dato una mano alla Caritas.
       Ho cercato sempre di sopportare le persone che mi stavano accanto, soprattutto il parroco e i miei vicini di casa ... ». Quando si fermò a tirare il fiato, San Pietro le disse: «Due punti e mezzo». Per la donna fu un pugno nello stomaco.
Allora riprovò: «E. .. Ah sì! Ho assistito i miei vecchi genitori. Ho perdonato a mia sorella che mi faceva la guerra per via dell'eredità ... E. .. Ecco! Non ho mai saltato una Messa la domenica, eccetto che per la nascita dei miei figli. Ho anche partecipato a dei ritiri e alle conferenze quaresimali... Ho recitato sempre le preghiere ... E il rosario nel mese di maggio».
       San Pietro le disse: «Siamo a tre punti». La donna si demoralizzò. Come poteva arrivare a cento punti? Aveva detto l'essenziale e le riusciva difficile trovare ancora qualcosa. 
       Con le lacrime agli occhi e la voce tremante, disse: " Se è così, posso contare solo sulla misericordia di Dio!..."
"Cento punti! Prego, si accomodi, la stavamo aspettando!" esclamò San Pietro…



Anche se avessi sulla coscienza
 tutti i peccati che si possono commettere,
andrei, col cuore spezzato dal pentimento,
a gettarmi tra le braccia di Gesù,
poiché so quanto egli ami il figliol prodigo che ritorna a lui.

(Santa Teresa di Lisieux)

lunedì 27 maggio 2024

Piccole storie per l'anima


 Era il giorno della Cresima. I cresimandi erano allineati nella navata centrale della chiesa. Il vescovo si sedette e, come spesso succede, cominciò a dialogare con i ragazzi.

         Chiamò una bambina che si avvicinò. «Come ti chiami?» domandò il vescovo. «Angela», rispose la bambina, molto emozionata. «Dimmi, Angela, cosa diciamo facendo il segno della croce?». 
       «Diciamo», l'aiutò il vescovo, sorridendo: «Nel nome del Padre, del Figlio e...». «... e della Mamma!» concluse la bambina.

È una bellissima definizione dello Spirito Santo.
Del resto Gesù lo chiama Consolatore e Paraclito (avvocato, difensore)
cioè Colui che è sempre presente per prendere la difesa dei suoi
discepoli e trarli d'impaccio.
Colui che guida, ricorda, guarisce e incoraggia…

"Oh, come ho compassione delle anime che si perdono!
E' così facile smarrirsi nei sentieri fioriti di questo mondo."

(S. Teresa di Lisieux)

lunedì 6 maggio 2024

Piccole storie per l'anima




In un gruppo di monaci che vivevano in eremi edificati su pareti a strapiombo, un giorno un giovane monaco andò a consultare un anziano: "Padre", gli disse "tu sai che è da poco più di un anno che vivo qui, e in questo tempo già sei o sette volte sono venute le cavallette.
Tu sai quale tormento siano, poiché si infilano dappertutto, persino dentro il nostro cibo. Come ti comporti tu?".
L’anziano, che viveva nel deserto da quarant’anni, così rispose: "Le prime volte, quando mi cadeva una sola cavalletta nella zuppa, buttavo via tutto.
Poi, toglievo le cavallette e mangiavo la zuppa. In seguito mangiai tutto, cavallette e zuppa.
Adesso, se qualche cavalletta cerca di uscire dalla zuppa, ce la rimetto dentro!".


"Con il tempo ci si abitua a tutto e si fa la pace anche con ciò che in principio era sgradevole. Il pericolo inizio proprio quando si arriva a giustificare i propri peccati, i propri errori e i propri difetti…"

 

" Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio del tuo fratello
e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio?"
 (Vangelo di Luca 6,41)

"Alcune abitudini di imperfezioni volontarie, se non vengono estirpate, impediscono non solo l'unione con Dio, ma anche il progresso nella perfezione.".
(S. Giovanni della Croce)