📕Al tempo della fondazione di S. Giuseppe d'Avila (1562) reggeva la Francia Carlo IX, il cui regno fu funestato dalle così dette” guerre di religione”.
mercoledì 26 ottobre 2022
Solo Dio Basta - 10
domenica 2 ottobre 2022
Solo Dio basta - 9
Sono passati poco più di 3 anni da quando Teresa ha fondato il suo primo monastero ad Avila “S. Giuseppe”, lasciando il vecchio monastero dell'Incarnazione per fondare una piccola comunità in cui ci si potesse conoscere ed aiutare.
Le giovani monache chiedono ed insistono perché Teresa scriva per loro delle norme di vita, puntualizzazione e commento della Regola, delle Costituzioni....che insomma lasci per iscritto degli insegnamenti, quelli che lei dava loro a voce.
Teresa innanzi tutto desiderava far affezionare le sue figlie all'orazione. A questo proposito aveva già dedicato nel libro della Vita dei capitoli sull'orazione, ma il suo confessore Padre Banez, domenicano riteneva inopportuno che arrivasse nelle mani delle sue monache. Fu lui a spingerla a scrivere “Il Cammino di Perfezione.”
Al termine della stesura dirà: "Ho letto con attenzione questo libro: contiene gli avvisi e i consigli che la Madre Teresa di Gesù, fondatrice dei monasteri delle Carmelitane scalze, impartisce alle sue figlie. Non ho trovato nulla che mi ripugni riguardo a bontà e santità di dottrina. Molto, anzi, quasi tutto non fa che eccitare a virtù, specialmente alla preghiera vocale, alla mentale e alla contemplazione”.
Teresa prende in mano la penna e scrive come se stesse parlando, come in una conversazione famigliare. La Madre scrive come è: rimprovera, incoraggia, insegna, talvolta ironica nei riguardi dei difetti delle sue lettrici. Quando parla di sé, dei suoi peccati, fa delle confidenze personali; polemizza con teologi allergici all'orazione e quando critica i teologi del tempo che vedono in ogni contemplativa una visionaria, dice: "So che sei un giusto giudice, non fai come i giudici del mondo, i quali essendo figli di Adamo, e in definitiva tutti uomini, non esiste virtù di donna che non ritengono sospetta.”
In questo libro, che chiama “Cammino di Perfezione” ella conduce le anime alla fonte dell'acqua viva che è la perfezione dell'orazione.
Il quaderno scritto da Teresa va nelle mani del teologo censore, Padre Garcia di Toledo per l'approvazione. Egli cancella il paragrafo in cui l'autrice fa l'apologia delle donne, è infastidito dalle confidenze personali, dal tono famigliare usato e non appone la firma al manoscritto che Teresa dovrà rifare moderando il tono polemico contro i signori teologi, eliminare paragoni ameni, battute umoristiche, allusioni confidenziali.
Guardando la prima edizione e confrontandola con la seconda vediamo ampie differenze (addirittura la prima consta di 73 capitoli, la seconda di 42).
La prima redazione prende il nome di “codice di El Escorial” poiché si conserva nella biblioteca dell'Escorial; la seconda “codice di Valladolid” perché si conserva nel monastero delle carmelitane scalze di Valladolid. La prima edizione italiana del “Cammino di Perfezione” di s. Teresa tale e quale fu stesa dall'autrice è comparsa in Italia nel 1980.
La spiegazione va cercata nel fatto che a 6 anni dalla morte di Teresa il letterato Luis de Leon si trovò di fronte 2 manoscritti, entrambi autografi, ma diversi del ”Cammino di Perfezione”. Egli si limita a fondere i 2 manoscritti insieme, completando l'uno con l'altro.
Il testo rimane così finché non arrivano gli editori critici del secolo scorso che si propongono di separare e restaurare i 2 quaderni autografi. Il primo viene considerato come brutta copia e così viene stampato solo il secondo, tradotto nelle principali lingue.
Ora, ci è data la possibilità di leggere la prima stesura fatta da Teresa, che con grande umiltà diceva: "se nel mio libro vi è qualcosa di buono è tutto per l'intervento di Dio”.
sabato 10 settembre 2022
Solo Dio basta - 8
La “vita mistica” è la vita
spirituale contrassegnata dall'intervento abituale di Dio per mezzo dei doni
dello Spirito Santo.
La “vita contemplativa” è la
vita d'orazione contrassegnata dall'intervento abituale di Dio per mezzo dei
doni contemplativi di scienza, d'intelletto e di sapienza.
La vita mistica è più ampia,
dunque, della vita contemplativa che ne è solo una forma, peraltro delle più
elevate.
La vita mistica e la
contemplazione non esigono altre potenze oltre quelle che il battesimo dà a
ogni anima, cioè le virtù infuse e i doni dello Spirito Santo. Ogni anima che
possiede i sette doni ricevuti nel battesimo può essere mossa da Dio e portata
da lui alla pienezza della vita mistica, compresa la contemplazione
soprannaturale.
Come abbiamo sentito
all'inizio s.Teresa proclama in termini chiari che Dio chiama tutti. E
aggiunge:”...non fermatevi lungo la strada, ma lottate da anime forti fino a
morire nella ricerca di questo bene, non essendo voi qui se non per combattere
la vostra battaglia, procedendo sempre con la ferma determinazione di morire
piuttosto di lasciar di raggiungere la fine del cammino”(Cammino, c. XX, 1-2).
Santa Teresa ripete con
insistenza che i progressi spirituali dell'anima non somigliano alla crescita
del corpo umano, che resta nella misura raggiunta senza tornare indietro.
Un'anima stabile in una
Mansione, a volte ritorna indietro, a volte sale alle Mansioni superiori.
L'Amore, comunque, ci chiama
tutti alla fonte d'acqua viva della sua intimità e vuole che noi siamo
santi!
giovedì 25 agosto 2022
Solo Dio Basta - 7 - La contemplazione

Da "VOGLIO VEDERE DIO" di P. Maria Eugenio di Gesu' bambino OCD
LA CONTEMPLAZIONE
Dono di sé, umiltà e silenzio
non solo abbandonano l'anima all'azione diretta di Dio, ma esercitano una
pressione quasi irresistibile sulla libertà divina perché intervenga sulla vita
spirituale della persona per mezzo dei doni dello Spirito Santo. Nel Libro
della sua Vita (c. I,2) S. Teresa ci dice: “Ci sono cose talmente delicate da
vedere e da intendere che l'intelletto ha un bell'ingegnarsi a cercare termini
adatti per dirne almeno qualcosa con tanta esattezza da non farle restare
sempre molto oscure per coloro che non ne hanno esperienza! Chi ha tale
esperienza però mi capirà benissimo, specialmente se la sua esperienza è
grande.”
L'intervento di Dio nella vita
spirituale avverrà ordinariamente, in primo luogo, nelle relazioni dirette
della persona con Dio, di conseguenza nell'orazione. Trasformerà l'orazione in
contemplazione.
Diverse definizioni sono state date della contemplazione. Teologi carmelitani dicono: “Sguardo semplice sulla verità, sotto l'influsso dell'amore”. Nella contemplazione soprannaturale l'anima conosce per mezzo dell'amore. Il frutto di questa contemplazione è uno sviluppo dell'amore. L'amore è dunque il principio e il fine della contemplazione.
S. Teresa intende come
contemplazione solo quella soprannaturale o infusa.
In realtà ci vengono proposti
diversi tipi di contemplazione: quella “estetica”, al grado inferiore,
realizzata con lo sguardo dei sensi su realtà sensibili (sguardo da una
scogliera sull'immensità dell'oceano); quella “intellettuale”, del filosofo
che, dopo un lavoro perseverante, ha trovato la soluzione che si poneva al suo
spirito; quella ”teologica”, di chi anche semplice cristiano, studia un dogma e
ne scruta le formule, animato sempre dall'amore.
Come abbiamo accennato è la
“contemplazione soprannaturale o infusa” la forma più elevata di contemplazione
a cui i nostri mistici, s. Teresa di Gesù e s. Giovanni della Croce riservano
tale nome, pienamente soprannaturale perché il suo oggetto è la Verità divina
stessa. Il ruolo dell'amore in questa contemplazione è essenziale.
La contemplazione è dunque
scienza d'amore, ”sapienza segreta”, dice ancora s. Giovanni della Croce
che "viene comunicata e infusa nell'anima per mezzo dell'amore”(2 Notte, c.
XVII, 2), attenzione amorosa, calma e serena che procede dall'amore e trova la
sua perfezione nella perfezione dell'unione trasformante per somiglianza
d'amore; questo è il suo effetto essenziale.
S. Giovanni della Croce invita
comunque colui che comincia ad essere favorito della contemplazione a riprendere
qualche volta le operazioni discorsive delle facoltà, per non correre il
rischio di stabilirsi in una quiete pigra che non raggiunge né la luce infusa
di Dio né i lumi acquisiti con il lavoro delle facoltà.
Tra gli effetti psicologici della contemplazione, s. Giovanni della Croce e s.Teresa d'Avila ne hanno percepiti alcuni abbastanza costanti per essere offerti come segni rivelatori della contemplazione soprannaturale:
• Primo segno si presenta quando l'anima si accorge di
non poter più meditare né discorrere con l'immaginazione, come pure di non
provare gusto in questo esercizio, come le avveniva prima. Ora prova aridità
nelle cose in cui prima era solita fissare il gusto e trarne giovamento.(2
Salita, c. XIII, 2)
• Secondo segno quando l'anima non ha nessuna voglia di
applicare la sua fantasia o i sensi ad altri oggetti particolari, esteriori o
interiori. (2 Salita, c. XIII, 3)...ci si preoccupa di non servire Dio, anzi di
regredire..(1 Notte, c. IX, 3)
• Terzo segno, questa volta positivo, quando l'anima
prova piacere a starsene sola con Dio, in uno sguardo d'amore contemplante,
senza particolari considerazioni. Sua unica occupazione è godere la pace
interiore, la quiete e il riposo divino.(2 Salita, c. XIII,6)
S. Teresa afferma parlando
della contemplazione: ”Quando un'anima riceve da Dio tali pegni è segno che è
stata da lui eletta a grandi cose”.
sabato 30 luglio 2022
Solo Dio Basta 6 - SOLITUDINE E CONTEMPLAZIONE
"La condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore"(Os 2,16) dice il Signore per bocca del profeta Osea.
E' proprio nel deserto che Dio ha condotto e formato i grandi contemplativi di tutti i tempi e gli strumenti delle sue grandi opere.
In conclusione:
•
La solitudine,
per la qualità del silenzio che assicura, sembra necessaria allo sviluppo della
contemplazione soprannaturale.
•
Basta che questa
solitudine sia saltuaria; ma quanto più è saltuaria tanto più dev'essere
profonda.
•
L'attività
dell'apostolato e la contemplazione così protetta e nutrita dal pane quotidiano
dell'orazione possono unirsi in un equilibrio armonioso che le purifica, le
arricchisce e le feconda reciprocamente.
•
E' questo
equilibrio tra contemplazione e azione che rende l'apostolo perfetto.
martedì 19 luglio 2022
Solo Dio Basta 5 - Il Silenzio
Spazio quindicinale di approfondimento spirituale, a cura dell'Ordine Secolare Carmelitano Teresiano della Provincia Lombarda
IL SILENZIO
“Il Padre pronunciò una parola: suo Figlio, e sempre la ripete in un eterno silenzio, e nel silenzio dev'essere ascoltata dall'anima”(San Giovanni della Croce, Detti di luce e amore, 99).
Il dono di sé provoca la Misericordia divina; l'umiltà aumenta la capacità ricettiva dell'anima; il silenzio garantisce all'azione di Dio tutta la sua efficacia. Fin dalle prime Mansioni, santa Teresa ci dimostra la necessità del raccoglimento per cogliere la presenza di Dio nell'anima e le ricchezze che egli vi ha posto. Gesù ci ha parlato della necessità della solitudine per pregare: "Quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà “(Mt 6,6). La preghiera contemplativa esige in maniera particolare silenzio e solitudine. Dio parla nel silenzio e solo il silenzio sembra poterlo esprimere.
Il Carmelo ha origine nel deserto e ne conserva non tanto la nostalgia, quanto un bisogno reale per vivere e realizzarsi. S.Teresa si proclama appartenere alla stirpe di quegli eremiti che abitavano il santo monte e di cui sant'Alberto, patriarca di Gerusalemme, aveva codificato la vita monastica in una Regola fondata sul silenzio. Nel linguaggio corrente essere silenziosi vuol dire tacere; la comunicazione che viene dall'esterno, e che dovrebbe arricchire, talvolta non fa che turbare il silenzio dell'anima e l'opera divina portandovi cose inutili che dissipano. L'austera Regola del Carmelo, sulla scia di Isaia proclama:”nel silenzio e nella speranza sarà la vostra forza” (Is 30, 15, vulg.). Il contemplativo ha il dovere di addossarsi la sua parte di incombenze della vita in comune con altri. Teresa stessa confessava che la distrazione assicurata da un'attività moderata permette di ritrovare le forze e un buon equilibrio.
Occorre comunque tener presenti alcune direttive pratiche nella vita quotidiana:
• dare alla preghiera il tempo prescritto dall'obbedienza e preservarlo dalle invasioni dell'azione
• dare all'attività, soprattutto al dovere di stato, tutto il tempo e tutte le energie che la sua perfetta esecuzione esige
• l'attività fa bene a coloro che ne ricavano una comunione con la volontà di Dio. Essa diventa nociva se è accompagnata da un atteggiamento frenetico.
E' proprio nel centro dell'anima, nelle regioni più spirituali di questa che Dio vive, agisce, realizza le operazioni misteriose della sua unione con noi. Il silenzio interiore è dunque il più importante. Il silenzio esteriore ha valore solo nella misura in cui lo favorisce. Come reagire all'agitazione delle facoltà e coltivare il silenzio interiore? Santa Teresa ci dice che rideva della sua impotenza e del rumore delle sue facoltà:”...Non si preoccupi se l'intelletto o per essere più chiari il pensiero, si lasciasse andare alle maggiori insensatezze del mondo. Si rida di esso, lo si consideri un pazzo”.(Cammino, c. XXXI, 8. 10) Santa Teresa di Gesù Bambino invece recitava lentamente il Pater Noster e l'Ave Maria.
Quanto abbiamo detto ci permette di intravedere come praticare il silenzio sia un'arte difficile da praticare. Volendo far regnare la pace in regioni in cui si scontrano l'azione diretta di Dio, l'influsso del demonio, le impotenze della debolezza umana e le reazioni delle nostre tendenze, lo sforzo più generoso non potrebbe evitare le sconfitte, gli errori e spesso la sofferenza e l'apparente fallimento. Sarà proprio attraverso l'umiliazione e la pazienza che l'anima trionferà attirando la Misericordia che purifica, guarisce e dona la pace.
sabato 2 luglio 2022
Solo Dio Basta - 4 L'umiltà
“
Davanti alla Sapienza infinita, mi credano, vale più un piccolo sforzo di umiltà e un atto di essa, che tutta la scienza del mondo”.(Vita, c. XV, 8)Già nelle prime Mansioni, santa Teresa ci ha parlato della necessità della conoscenza di sé per progredire nella vita spirituale. Solo trasformandosi in umiltà, la conoscenza di sé acquista tutta la sua efficacia.
Santa Teresa non si stanca di affermare la necessità della virtù dell'umiltà:”...non c'è tossico che uccida la perfezione, quanto cose di questo tipo (il proprio orgoglio)”
Sulla soglia delle quarte Mansioni scrive ancora: ”Dopo aver fatto ciò che esigono le Mansioni precedenti, ci vuole umiltà e ancora umiltà. E' da questa virtù infatti che il Signore si lascia vincere, accordandoci quanto vogliamo da lui” (IV Mansioni, c. II, 9)
Se il dono di sé, di cui abbiamo parlato precedentemente provoca la Sapienza d'amore, l'umiltà l'attira irresistibilmente. Santa Teresa dichiara: ”Non ricordo che mi abbia fatto nessuna delle grandi grazie di cui parlerò più avanti, se non quando mi sentivo annientata dalla vista della mia profonda miseria.”(Vita, c. XXII,11)
S. Teresa di Gesù Bambino conta proprio su questo potere d'attrazione dell'umiltà e della povertà per far discendere la Misericordia di Dio sulla sua anima. A sua sorella Celina aveva scritto:”Quanto più sarai povera, tanto più Gesù ti amerà.”(lett. del 24 dicembre 1896)
S. Giovanni della Croce afferma in tutto il suo insegnamento che il ”nulla”, realizzazione della povertà, equivale ad ottenere il “tutto” che è Dio.
Santa Teresa ci spiega perchè l'umiltà eserciti una così grande attrattiva su Dio: ”Una volta io stavo considerando quale potesse essere la ragione per cui Nostro Signore ama tanto la virtù dell'umiltà. Mi venne in mente senza alcuna riflessione, ma all'improvviso, che ciò deve essere perché Dio è la somma Verità, e l'umiltà consiste nel procedere nella verità. E' una grande verità che da parte nostra non abbiamo nulla di buono, ma solo miseria e nullità. E chi non capisce questo cammina nella menzogna. Chi invece più lo intende più è accetto alla somma Verità, perché cammina in essa”.(IV Mansioni, c. X, 7)
L'umiltà fervente è alla base di tutta la dottrina dell'infanzia spirituale di S.Teresa del Bambino Gesù:”...ora mi rassegno a vedermi sempre imperfetta e trovo in ciò la mia gioia. Anche a me capitano delle debolezze, ma me ne rallegro....e' così dolce sentirsi debole e piccola."(Ms A).
Esistono diverse forme di orgoglio:
1. Orgoglio dei beni esteriori ossia tutti quelli che assicurano onore e stima, di conseguenza i vantaggi e le doti esteriori: la bellezza, la fortuna, il nome, il ceto, gli onori.
2. Orgoglio della volontà, che si traduce in un rifiuto di sottomettersi all'autorità costituita, in una fiducia esagerata in sé e in un'ambizione che vuol sempre dominare. Rifiuta o rende difficile la sottomissione riguardo a Dio, non comprende la parola di Gesù: ”Senza di me non potete far nulla”.(Gv 15,5) Solo Gesù può insegnarci con il suo esempio la nobiltà e il valore della sottomissione.
3. Orgoglio dell'intelligenza: le scoperte della scienza sembrano giustificare il fatto che la ragione pretende il dominio supremo su tutte le realtà terrene per escluderne definitivamente Dio.
4. Orgoglio spirituale, che si gloria non solo delle sue opere, come fossero unicamente sue, ma dei suoi privilegi spirituali. Anche i doni spirituali personali possono servire da nutrimento all'orgoglio.
Fin dalle prime mansioni s. Teresa ha sottolineato che l'anima deve fissare le fondamenta dell'umiltà sulla conoscenza di sé. L'esame di coscienza deve fornire i dati di tale conoscenza. La conoscenza di sé più profonda proviene grazie allo sguardo sulle perfezioni di Dio. “Imparate da me che sono mite e umile di cuore” afferma Gesù. Seguiamo dunque il suo esempio.
sabato 18 giugno 2022
Solo Dio Basta 3 - Il dono di sé
DA "VOGLIO VEDERE DIO"
di P. Maria Eugenio di Gesù Bambino, OCD
Il Dono di sé
venerdì 3 giugno 2022
Solo Dio Basta - 2: I Doni dello Spirito Santo
Testi tratti da " VOGLIO VEDERE DIO"
di P. Maria Eugenio di Gesù Bambino, OCD
sabato 21 maggio 2022
Solo Dio basta: La sapienza d'amore - 1

Testi tratti da " VOGLIO VEDERE DIO"
di P. Maria Eugenio di Gesù Bambino, OCD
LA SAPIENZA D'AMORE
Alla soglia delle quarte Mansioni ci troviamo all'ingresso del regno della Sapienza d'amore.
Che cos'è la Sapienza d'amore?
Parlando per bocca di autori ispirati essa stessa si è rivelata:” Il Signore mi ha creato all'inizio della sua attività, prima di ogni sua opera, fin da allora. Dall'eternità sono stata costituita, fin dal principio, dagli inizi della terra”.(Prv 8,22 ss)
E’ ”l'artefice di tutte le cose”(Sap 7,21)”, si estende da un confine all'altro con forza, governa con bontà eccellente ogni cosa”(Sap 8,1), ma trova una gioia particolare nella santificazione delle anime. E' proprio essa, infatti, che attraverso le età entrando nelle anime sante, forma amici di Dio e profeti.” (Sap 7, 27)
“....E' una emanazione della potenza di Dio, un effluvio genuino della gloria dell'Onnipotente, per questo nulla di incontaminato in essa s'infiltra. E' un riflesso della luce perenne...(Sap 7, 22 ss) Essa è un dono di Dio e a lui occorre chiederla. E' il soffio della potenza di Dio, più bella della luce. Essa non è una Persona Divina, ma è le tre Persone nello stesso tempo, cioè tutta la Trinità che abita nella nostra anima.
Che cosa fa la Sapienza d'amore?
Per compiere il suo disegno eterno in noi e per mezzo nostro, la Sapienza d'amore interviene nell'anima
a nelle quarte Mansioni con un aiuto particolare. Non possiamo cogliere con la nostra intelligenza il disegno di Dio nel suo insieme, come non possiamo prevedere la parte che ci spetta nel realizzarlo o le vie per le quali saremo condotti. Fondando il monastero di s. Giuseppe d'Avila, santa Teresa era spinta da un'attrazione divina per la solitudine e l'intimità con il buon Gesù; invece la Sapienza d'amore la fece andar via da lì, qualche anno dopo, per percorrere da fondatrice, le strade della Spagna.
Questa Sapienza d'amore è al servizio di Dio che è amore. Essa trova la sua gioia tra i figli degli uomini, perché nella loro anima può effondere il più grande dei suoi doni creati, la grazia, che è una partecipazione alla natura e alla vita di Dio. Il regno della Sapienza d'amore è un regno “di giustizia, d'amore e di pace” (prefazio della Festa di Cristo Re). La Sapienza d'amore è essenzialmente attiva, perché, conquistandoci, ci fa entrare nell'intimità divina, ci trasforma immediatamente in canali della sua grazia e in strumenti delle sue opere. L'amore , infatti, è essenzialmente dinamico e dinamogeno. L'apostolato è la conseguenza normale del movimento essenziale dell'amore. Pensare unicamente all'unione con Dio vuol dire ignorare la natura dell'amore, fermare il movimento di espansione che lo rende amore.
La Sapienza d'amore ha un unico fine che è la Chiesa. Come Cristo Gesù e sua Madre, i santi sono suscitati per la Chiesa. La Sapienza d'amore li santifica per inserirli nella Chiesa e renderli idonei per le sue opere.
Il capolavoro di questa Sapienza d'amore è innegabilmente l'umanità santa del Cristo. La Sapienza si è costruita una dimora: questa dimora è il Cristo Gesù, la Vergine Maria....noi stessi.

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