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mercoledì 26 ottobre 2022

Solo Dio Basta - 10


 


📕Al tempo della fondazione di S. Giuseppe d'Avila (1562) reggeva la Francia Carlo IX, il cui regno fu funestato dalle così dette” guerre di religione”.

A tale proposito s. Teresa scrive:

Cap.1 

“...ebbi notizia dei danni e delle stragi che i luterani facevano in Francia e dell'incremento che andava prendendo quella setta malaugurata....Mi pareva che pur di salvare un'anima sola delle molte che là si perdevano, avrei sacrificato mille volte la vita.
Ma vedendomi donna e tanto misera, impossibilitata a ciò che per la gloria di Dio avrei voluto, desideravo grandemente che avendo il Signore tanti nemici e così pochi amici, questi almeno gli fossero devoti. E così venni nella determinazione di fare il poco che dipendeva da me: osservare i consigli evangelici con ogni possibile perfezione....
Vorrei almeno che il numero dei reprobi non andasse aumentando. Mie sorelle in Cristo, unitevi con me nel domandare a Dio questa grazia. No, sorelle mie, i nostri affari non sono quelli del mondo!
Quando vengono a raccomandarci di pregare perché sua maestà conceda rendite e danari, io me la rido e affliggo...non sono queste le cose per cui si ha da pregare Iddio con tanto ardore.
Tutto il mondo è in fiamme, gli empi, per così dire, anelano di condannare ancora Gesù Cristo, sollevano contro di Lui un'infinità di calunnie e si adoperano in mille modi per distruggere la sua Chiesa...sembra che questi traditori lo vogliano crocifiggere un'altra volta, non lasciandogli luogo ove posare la testa.”

Cap.2 

Si tratta del disprezzo delle comodità corporali e del bene che si ha nella povertà religiosa. “….meno possediamo e meno abbiamo da preoccuparci....farci vedere povere ed esserlo soltanto nell'esterno, non nello spirito, sarebbe un ingannare il mondo. La povertà è un bene che racchiude in sé ogni bene, conferisce un dominio universale e ci rende padroni di tutti i beni della terra, perché ce li fa disprezzare.
Gli onori, secondo me, van sempre d'accordo con le ricchezze: chi desidera gli onori non aborrisce le ricchezze, mentre chi aborrisce le ricchezze poco si cura degli onori. La santa povertà è la nostra insegna. E giacché non si pratica più con tanta perfezione nell'esterno, procuriamo almeno, per amore di Dio di osservarla perfettamente nel nostro interno.
Diceva s. Chiara che forti mura sono quelle della povertà; e di povertà e umiltà voleva recinti i suoi monasteri. Il vostro monastero sia piccolo e modesto. Imitiamo almeno in qualche cosa il nostro Re, che ebbe per casa la capanna di Bethlem dove nacque, e la croce su cui morì.“

domenica 2 ottobre 2022

Solo Dio basta - 9



 Sono passati poco più di 3 anni da quando Teresa ha fondato il suo primo monastero ad Avila “S. Giuseppe”, lasciando il vecchio monastero dell'Incarnazione per fondare una piccola comunità in cui ci si potesse conoscere ed aiutare.

        Le giovani monache chiedono ed insistono perché Teresa scriva per loro delle norme di vita, puntualizzazione e commento della Regola, delle Costituzioni....che insomma lasci per iscritto degli insegnamenti, quelli che lei dava loro a voce.

        Teresa innanzi tutto desiderava far affezionare le sue figlie all'orazione. A questo proposito aveva già dedicato nel libro della Vita dei capitoli sull'orazione, ma il suo confessore Padre Banez, domenicano riteneva inopportuno che arrivasse nelle mani delle sue monache. Fu lui a spingerla a scrivere “Il Cammino di Perfezione.”

        Al termine della stesura dirà: "Ho letto con attenzione questo libro: contiene gli avvisi e i consigli che la Madre Teresa di Gesù, fondatrice dei monasteri delle Carmelitane scalze, impartisce alle sue figlie. Non ho trovato nulla che mi ripugni riguardo a bontà e santità di dottrina. Molto, anzi, quasi tutto non fa che eccitare a virtù, specialmente alla preghiera vocale, alla mentale e alla contemplazione”.

     Teresa prende in mano la penna e scrive come se stesse parlando, come in una conversazione famigliare. La Madre scrive come è: rimprovera, incoraggia, insegna, talvolta ironica nei riguardi dei difetti delle sue lettrici. Quando parla di sé, dei suoi peccati, fa delle confidenze personali; polemizza con teologi allergici all'orazione e quando critica i teologi del tempo che vedono in ogni contemplativa una visionaria, dice: "So che sei un giusto giudice, non fai come i giudici del mondo, i quali essendo figli di Adamo, e in definitiva tutti uomini, non esiste virtù di donna che non ritengono sospetta.”

       In questo libro, che chiama “Cammino di Perfezione” ella conduce le anime alla fonte dell'acqua viva che è la perfezione dell'orazione.

      Il quaderno scritto da Teresa va nelle mani del teologo censore, Padre Garcia di Toledo per l'approvazione. Egli cancella il paragrafo in cui l'autrice fa l'apologia delle donne, è infastidito dalle confidenze personali, dal tono famigliare usato e non appone la firma al manoscritto che Teresa dovrà rifare moderando il tono polemico contro i signori teologi, eliminare paragoni ameni, battute umoristiche, allusioni confidenziali.

      Guardando la prima edizione e confrontandola con la seconda vediamo ampie differenze (addirittura la prima consta di 73 capitoli, la seconda di 42).
La prima redazione prende il nome di “codice di El Escorial” poiché si conserva nella biblioteca dell'Escorial; la seconda “codice di Valladolid” perché si conserva nel monastero delle carmelitane scalze di Valladolid. La prima edizione italiana del “Cammino di Perfezione” di s. Teresa tale e quale fu stesa dall'autrice è comparsa in Italia nel 1980.

      La spiegazione va cercata nel fatto che a 6 anni dalla morte di Teresa il letterato Luis de Leon si trovò di fronte 2 manoscritti, entrambi autografi, ma diversi del ”Cammino di Perfezione”. Egli si limita a fondere i 2 manoscritti insieme, completando l'uno con l'altro.
Il testo rimane così finché non arrivano gli editori critici del secolo scorso che si propongono di separare e restaurare i 2 quaderni autografi. Il primo viene considerato come brutta copia e così viene stampato solo il secondo, tradotto nelle principali lingue.
Ora, ci è data la possibilità di leggere la prima stesura fatta da Teresa, che con grande umiltà diceva: "se nel mio libro vi è qualcosa di buono è tutto per l'intervento di Dio”.

sabato 10 settembre 2022

Solo Dio basta - 8

 

 CHIAMATA ALLA VITA MISTICA E ALLA CONTEMPLAZIONE

 “Il Signore invita tutti...Ritengo certo che a tutti coloro che non si fermeranno nel cammino non mancherà quest'acqua viva”(Cammino, c. XIX, 15)

 Siamo noi chiamati alla contemplazione? Non è questo un favore riservato a qualche privilegiato? Una distinzione preliminare tra contemplazione e vita mistica ci aiuterà a fare chiarezza su questo problema.

La “vita mistica” è la vita spirituale contrassegnata dall'intervento abituale di Dio per mezzo dei doni dello Spirito Santo.

La “vita contemplativa” è la vita d'orazione contrassegnata dall'intervento abituale di Dio per mezzo dei doni contemplativi di scienza, d'intelletto e di sapienza.

La vita mistica è più ampia, dunque, della vita contemplativa che ne è solo una forma, peraltro delle più elevate.

La vita mistica e la contemplazione non esigono altre potenze oltre quelle che il battesimo dà a ogni anima, cioè le virtù infuse e i doni dello Spirito Santo. Ogni anima che possiede i sette doni ricevuti nel battesimo può essere mossa da Dio e portata da lui alla pienezza della vita mistica, compresa la contemplazione soprannaturale.

 Dio trova una gioia e una gloria incomparabili nella diffusione della sua grazia nelle anime e soprattutto nel regnare perfettamente in ciascuna di esse.

Come abbiamo sentito all'inizio s.Teresa proclama in termini chiari che Dio chiama tutti. E aggiunge:”...non fermatevi lungo la strada, ma lottate da anime forti fino a morire nella ricerca di questo bene, non essendo voi qui se non per combattere la vostra battaglia, procedendo sempre con la ferma determinazione di morire piuttosto di lasciar di raggiungere la fine del cammino”(Cammino, c. XX, 1-2).

 Tra le sette Mansioni, solo quattro, le ultime, riguardano la vita mistica. Le prime tre costituiscono una fase della vita spirituale caratterizzata dal predominio dell'attività  delle virtù con i loro modi umani.

Santa Teresa ripete con insistenza che i progressi spirituali dell'anima non somigliano alla crescita del corpo umano, che resta nella misura raggiunta senza tornare indietro.

Un'anima stabile in una Mansione, a volte ritorna indietro, a volte sale alle Mansioni superiori.

 San Giovanni della Croce tenta di spiegare il motivo per cui sono pochi quelli che arrivano al sublime stato della perfetta unione con Dio:”Egli trova solo pochi disposti a intraprendere un'impresa così ardua e sublime. Appena li prova un po', li trova deboli, perchè tali persone fuggono la sofferenza; non vogliono sopportare la più piccola afflizione o mortificazione”.(Fiamma, str. II, 27)

 Mancanza di luce, soprattutto mancanza di generosità : è per questo che i sentieri scoscesi dell'alta santità sono così poco frequentati.

L'Amore, comunque, ci chiama tutti alla fonte d'acqua viva della sua intimità e vuole che noi siamo santi!       

 

 

giovedì 25 agosto 2022

Solo Dio Basta - 7 - La contemplazione


Da "VOGLIO VEDERE DIO" di P. Maria Eugenio di Gesu' bambino OCD

LA CONTEMPLAZIONE

 

Dono di sé, umiltà e silenzio non solo abbandonano l'anima all'azione diretta di Dio, ma esercitano una pressione quasi irresistibile sulla libertà divina perché intervenga sulla vita spirituale della persona per mezzo dei doni dello Spirito Santo. Nel Libro della sua Vita (c. I,2) S. Teresa ci dice: “Ci sono cose talmente delicate da vedere e da intendere che l'intelletto ha un bell'ingegnarsi a cercare termini adatti per dirne almeno qualcosa con tanta esattezza da non farle restare sempre molto oscure per coloro che non ne hanno esperienza! Chi ha tale esperienza però mi capirà benissimo, specialmente se la sua esperienza è grande.”

L'intervento di Dio nella vita spirituale avverrà ordinariamente, in primo luogo, nelle relazioni dirette della persona con Dio, di conseguenza nell'orazione. Trasformerà l'orazione in contemplazione.

 Diverse definizioni sono state date della contemplazione. Teologi carmelitani dicono: “Sguardo semplice sulla verità, sotto l'influsso dell'amore”. Nella contemplazione soprannaturale l'anima conosce per mezzo dell'amore. Il frutto di questa contemplazione è uno sviluppo dell'amore. L'amore è dunque il principio e il fine della contemplazione.

S. Teresa intende come contemplazione solo quella soprannaturale o infusa.

In realtà ci vengono proposti diversi tipi di contemplazione: quella “estetica”, al grado inferiore, realizzata con lo sguardo dei sensi su realtà sensibili (sguardo da una scogliera sull'immensità dell'oceano); quella “intellettuale”, del filosofo che, dopo un lavoro perseverante, ha trovato la soluzione che si poneva al suo spirito; quella ”teologica”, di chi anche semplice cristiano, studia un dogma e ne scruta le formule, animato sempre dall'amore.

Come abbiamo accennato è la “contemplazione soprannaturale o infusa” la forma più elevata di contemplazione a cui i nostri mistici, s. Teresa di Gesù e s. Giovanni della Croce riservano tale nome, pienamente soprannaturale perché il suo oggetto è la Verità divina stessa. Il ruolo dell'amore in questa contemplazione è essenziale.

La contemplazione è dunque scienza d'amore, ”sapienza segreta”, dice ancora s. Giovanni della Croce che "viene comunicata e infusa nell'anima per mezzo dell'amore”(2 Notte, c. XVII, 2), attenzione amorosa, calma e serena che procede dall'amore e trova la sua perfezione nella perfezione dell'unione trasformante per somiglianza d'amore; questo è il suo effetto essenziale.

S. Giovanni della Croce invita comunque colui che comincia ad essere favorito della contemplazione a riprendere qualche volta le operazioni discorsive delle facoltà, per non correre il rischio di stabilirsi in una quiete pigra che non raggiunge né la luce infusa di Dio né i lumi acquisiti con il lavoro delle facoltà.

 Tra gli effetti psicologici della contemplazione, s. Giovanni della Croce e s.Teresa d'Avila ne hanno percepiti alcuni abbastanza costanti per essere offerti come segni rivelatori della contemplazione soprannaturale:

•      Primo segno si presenta quando l'anima si accorge di non poter più meditare né discorrere con l'immaginazione, come pure di non provare gusto in questo esercizio, come le avveniva prima. Ora prova aridità nelle cose in cui prima era solita fissare il gusto e trarne giovamento.(2 Salita, c. XIII, 2)

•      Secondo segno quando l'anima non ha nessuna voglia di applicare la sua fantasia o i sensi ad altri oggetti particolari, esteriori o interiori. (2 Salita, c. XIII, 3)...ci si preoccupa di non servire Dio, anzi di regredire..(1 Notte, c. IX, 3)

•      Terzo segno, questa volta positivo, quando l'anima prova piacere a starsene sola con Dio, in uno sguardo d'amore contemplante, senza particolari considerazioni. Sua unica occupazione è godere la pace interiore, la quiete e il riposo divino.(2 Salita, c. XIII,6)

S. Teresa afferma parlando della contemplazione: ”Quando un'anima riceve da Dio tali pegni è segno che è stata da lui eletta a grandi cose”.



sabato 30 luglio 2022

Solo Dio Basta 6 - SOLITUDINE E CONTEMPLAZIONE



Solitudine e azione di Dio nell'anima si richiamano a vicenda e sembrano inseparabili.
"La condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore"(Os 2,16) dice il Signore per bocca del profeta Osea.
E' proprio nel deserto che Dio ha condotto e formato i grandi contemplativi di tutti i tempi e gli strumenti delle sue grandi opere.

L' Ordine del Carmelo è nato nel deserto. Non solo il silenzio, ma anche la solitudine è necessaria perchè Dio possa pronunciare il suo Verbo nell'anima e perchè questa possa sentirlo e accogliere la sua azione trasformante. Ciò che il deserto impone a colui che gli si abbandona è un'ascesi molto dura, ma straordinariamente efficace perchè va avanti attraverso lo spogliamento assoluto. La sua nudità rende poveri e distaccati. Il suo silenzio isola dal mondo esterno. Tale nudità e tale silenzio non sono affatto il vuoto, ma la purezza e la semplicità. Il deserto è pieno di Dio; la sua semplicità e immensità lo rivelano, il suo silenzio lo dona.

La persona avanza in quella nudità e semplicità per raggiungere , con una fede più spoglia e più pura, l'essere e la vita di Dio cui aspira.

Fu proprio dopo aver camminato per quaranta giorni nel deserto, che sul monte desolato dell' Oreb, Elia percepì il soffio leggero che rivelava la presenza divina.

Per diventare contemplativo è necessario abitare nel deserto? Una risposta ci vien data da S.Teresa: 
"E credetemi, non è lo stare a lungo in orazione a far progredire l'anima: quando si impiega una parte del tempo in buone opere, è un grande aiuto per avere assai più presto migliore disposizione ad accendersi d'amore, che in molte ore di meditazione. Ma tutto deve venire dalle mani di Dio".(Fondazioni, c. V, 17)



Sono molti gli spirituali per i quali la vita in solitudine rimane un sogno irrealizzabile. Colui che è sposato ha il carico della famiglia, inoltre i doveri che scaturiscono dalla sua situazione gli impongono compiti che lo assorbono in mezzo al trambusto del mondo. Chi ha la vocazione all'apostolato esteriore è preso dalla molteplicità delle opere che il suo zelo ha creato. Di fatto Dio impone loro di adempiere ai loro obblighi con fedeltà.

Il contemplativo e l'attivo ci vengono spesso presentati come due fratelli totalmente diversi. Interviene a questo punto la Sapienza”emanazione della potenza di Dio” che chiama tutti alle fonti di acqua viva e non si lascia bloccare dagli ostacoli per diffondersi attraverso le età nelle anime sante e farne degli amici di Dio.(cf Sap 7, 25 e 27)



Santa Teresa nel Castello interiore ci mostra come le Mansioni sono delle semplici tappe per raggiungere l'unione. Solo sulla cima vi sarà una perfetta sintesi: si vive nell'unione con Dio e nello stesso tempo si è divorati dallo zelo per la sua gloria come il profeta Elia.

Proprio perchè la sua anima era stata invasa dallo spirito di Elia, santa Teresa, nel momento in cui si prevedeva il moltiplicarsi dei suoi monasteri di carmelitane, sentiva che mancava qualcosa di essenziale alla sua opera. Insistette con il generale dei carmelitani fino ad ottenere l'autorizzazione a fondare conventi di carmelitani contemplativi dediti nello stesso tempo al ministero delle anime.

In conclusione:

 

•       La solitudine, per la qualità del silenzio che assicura, sembra necessaria allo sviluppo della contemplazione soprannaturale.

•       Basta che questa solitudine sia saltuaria; ma quanto più è saltuaria tanto più dev'essere profonda.

•       L'attività dell'apostolato e la contemplazione così protetta e nutrita dal pane quotidiano dell'orazione possono unirsi in un equilibrio armonioso che le purifica, le arricchisce e le feconda reciprocamente.

•       E' questo equilibrio tra contemplazione e azione che rende l'apostolo perfetto.

martedì 19 luglio 2022

Solo Dio Basta 5 - Il Silenzio


Spazio quindicinale di approfondimento spirituale, a cura dell'Ordine Secolare Carmelitano Teresiano della Provincia Lombarda 


IL SILENZIO

“Il Padre pronunciò una parola: suo Figlio, e sempre la ripete in un eterno silenzio, e nel silenzio dev'essere ascoltata dall'anima”(San Giovanni della Croce, Detti di luce e amore, 99).

Il dono di sé provoca la Misericordia divina; l'umiltà aumenta la capacità ricettiva dell'anima; il silenzio garantisce all'azione di Dio tutta la sua efficacia. Fin dalle prime Mansioni, santa Teresa ci dimostra la necessità del raccoglimento per cogliere la presenza di Dio nell'anima e le ricchezze che egli vi ha posto. Gesù ci ha parlato della necessità della solitudine per pregare: "Quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà “(Mt 6,6). La preghiera contemplativa esige in maniera particolare silenzio e solitudine. Dio parla nel silenzio e solo il silenzio sembra poterlo esprimere.

Il Carmelo ha origine nel deserto e ne conserva non tanto la nostalgia, quanto un bisogno reale per vivere e realizzarsi. S.Teresa si proclama appartenere alla stirpe di quegli eremiti che abitavano il santo monte e di cui sant'Alberto, patriarca di Gerusalemme, aveva codificato la vita monastica in una Regola fondata sul silenzio. Nel linguaggio corrente essere silenziosi vuol dire tacere; la comunicazione che viene dall'esterno, e che dovrebbe arricchire, talvolta non fa che turbare il silenzio dell'anima e l'opera divina portandovi cose inutili che dissipano. L'austera Regola del Carmelo, sulla scia di Isaia proclama:”nel silenzio e nella speranza sarà la vostra forza” (Is 30, 15, vulg.). Il contemplativo ha il dovere di addossarsi la sua parte di incombenze della vita in comune con altri. Teresa stessa confessava che la distrazione assicurata da un'attività moderata permette di ritrovare le forze e un buon equilibrio.

Occorre comunque tener presenti alcune direttive pratiche nella vita quotidiana:
• dare alla preghiera il tempo prescritto dall'obbedienza e preservarlo dalle invasioni dell'azione
• dare all'attività, soprattutto al dovere di stato, tutto il tempo e tutte le energie che la sua perfetta esecuzione esige
• l'attività fa bene a coloro che ne ricavano una comunione con la volontà di Dio. Essa diventa nociva se è accompagnata da un atteggiamento frenetico.

E' proprio nel centro dell'anima, nelle regioni più spirituali di questa che Dio vive, agisce, realizza le operazioni misteriose della sua unione con noi. Il silenzio interiore è dunque il più importante. Il silenzio esteriore ha valore solo nella misura in cui lo favorisce. Come reagire all'agitazione delle facoltà e coltivare il silenzio interiore? Santa Teresa ci dice che rideva della sua impotenza e del rumore delle sue facoltà:”...Non si preoccupi se l'intelletto o per essere più chiari il pensiero, si lasciasse andare alle maggiori insensatezze del mondo. Si rida di esso, lo si consideri un pazzo”.(Cammino, c. XXXI, 8. 10) Santa Teresa di Gesù Bambino invece recitava lentamente il Pater Noster e l'Ave Maria.

Quanto abbiamo detto ci permette di intravedere come praticare il silenzio sia un'arte difficile da praticare. Volendo far regnare la pace in regioni in cui si scontrano l'azione diretta di Dio, l'influsso del demonio, le impotenze della debolezza umana e le reazioni delle nostre tendenze, lo sforzo più generoso non potrebbe evitare le sconfitte, gli errori e spesso la sofferenza e l'apparente fallimento. Sarà proprio attraverso l'umiliazione e la pazienza che l'anima trionferà attirando la Misericordia che purifica, guarisce e dona la pace.

sabato 2 luglio 2022

Solo Dio Basta - 4 L'umiltà

 Spazio quindicinale di approfondimento spirituale, a cura dell'Ordine Secolare Carmelitano Teresiano della Provincia Lombarda.

L'UMILTA'
 
“Davanti alla Sapienza infinita, mi credano, vale più un piccolo sforzo di umiltà e un atto di essa, che tutta la scienza del mondo”.(Vita, c. XV, 8)
      Già nelle prime Mansioni, santa Teresa ci ha parlato della necessità della conoscenza di sé per progredire nella vita spirituale. Solo trasformandosi in umiltà, la conoscenza di sé acquista tutta la sua efficacia.
Santa Teresa non si stanca di affermare la necessità della virtù dell'umiltà:”...non c'è tossico che uccida la perfezione, quanto cose di questo tipo (il proprio orgoglio)”
         Sulla soglia delle quarte Mansioni scrive ancora: ”Dopo aver fatto ciò che esigono le Mansioni precedenti, ci vuole umiltà e ancora umiltà. E' da questa virtù infatti che il Signore si lascia vincere, accordandoci quanto vogliamo da lui” (IV Mansioni, c. II, 9)
       Se il dono di sé, di cui abbiamo parlato precedentemente provoca la Sapienza d'amore, l'umiltà l'attira irresistibilmente. Santa Teresa dichiara: ”Non ricordo che mi abbia fatto nessuna delle grandi grazie di cui parlerò più avanti, se non quando mi sentivo annientata dalla vista della mia profonda miseria.”(Vita, c. XXII,11)
        S. Teresa di Gesù Bambino conta proprio su questo potere d'attrazione dell'umiltà e della povertà per far discendere la Misericordia di Dio sulla sua anima. A sua sorella Celina aveva scritto:”Quanto più sarai povera, tanto più Gesù ti amerà.”(lett. del 24 dicembre 1896)
S. Giovanni della Croce afferma in tutto il suo insegnamento che il ”nulla”, realizzazione della povertà, equivale ad ottenere il “tutto” che è Dio.
       Santa Teresa ci spiega perchè l'umiltà eserciti una così grande attrattiva su Dio: ”Una volta io stavo considerando quale potesse essere la ragione per cui Nostro Signore ama tanto la virtù dell'umiltà. Mi venne in mente senza alcuna riflessione, ma all'improvviso, che ciò deve essere perché Dio è la somma Verità, e l'umiltà consiste nel procedere nella verità. E' una grande verità che da parte nostra non abbiamo nulla di buono, ma solo miseria e nullità. E chi non capisce questo cammina nella menzogna. Chi invece più lo intende più è accetto alla somma Verità, perché cammina in essa”.(IV Mansioni, c. X, 7)
        L'umiltà fervente è alla base di tutta la dottrina dell'infanzia spirituale di S.Teresa del Bambino Gesù:”...ora mi rassegno a vedermi sempre imperfetta e trovo in ciò la mia gioia. Anche a me capitano delle debolezze, ma me ne rallegro....e' così dolce sentirsi debole e piccola."(Ms A).

Esistono diverse forme di orgoglio:

1. Orgoglio dei beni esteriori ossia tutti quelli che assicurano onore e stima, di conseguenza i vantaggi e le doti esteriori: la bellezza, la fortuna, il nome, il ceto, gli onori.
2. Orgoglio della volontà, che si traduce in un rifiuto di sottomettersi all'autorità costituita, in una fiducia esagerata in sé e in un'ambizione che vuol sempre dominare. Rifiuta o rende difficile la sottomissione riguardo a Dio, non comprende la parola di Gesù: ”Senza di me non potete far nulla”.(Gv 15,5) Solo Gesù può insegnarci con il suo esempio la nobiltà e il valore della sottomissione.
3. Orgoglio dell'intelligenza: le scoperte della scienza sembrano giustificare il fatto che la ragione pretende il dominio supremo su tutte le realtà terrene per escluderne definitivamente Dio.
 4. Orgoglio spirituale, che si gloria non solo delle sue opere, come fossero unicamente sue, ma dei suoi privilegi spirituali. Anche i doni spirituali personali possono servire da nutrimento all'orgoglio.

      Fin dalle prime mansioni s. Teresa ha sottolineato che l'anima deve fissare le fondamenta dell'umiltà sulla conoscenza di sé. L'esame di coscienza deve fornire i dati di tale conoscenza. La conoscenza di sé più profonda proviene grazie allo sguardo sulle perfezioni di Dio. “Imparate da me che sono mite e umile di cuore” afferma Gesù. Seguiamo dunque il suo esempio.

sabato 18 giugno 2022

Solo Dio Basta 3 - Il dono di sé

Spazio quindicinale di approfondimento spirituale, a cura dell'Ordine Secolare Carmelitano Teresiano della Provincia Lombarda

DA "VOGLIO VEDERE DIO"
di P. Maria Eugenio di Gesù Bambino, OCD


Il Dono di 
sé


S. Teresa riafferma molte volte la stretta relazione tra la contemplazione e il dono di sé; tutta l'ascesi da lei proposta nel Cammino di perfezione si riassume nella realizzazione perfetta del dono di sé. Ecco le sue parole: "Quando non ci diamo a sua Maestà così generosamente come egli si dà a noi, farà già molto lasciandoci l'orazione mentale e visitandoci di quando in quando, come servi della sua vigna. Gli altri invece sono figli diletti.(Cammino, c. XVI,9)

Ci sono in noi però molte reticenze e lentezze nella realizzazione di questo dono di sé: "Siamo così lenti nel darci totalmente a Dio che non giungiamo mai a disporci convenientemente a riceverlo(il vero amore)....Ci sembra di dare tutto, e in realtà offriamo a Dio la rendita e i frutti, e ci tratteniamo la proprietà e il capitale" (Vita, c. XI, 1-2).

Padrone assoluto di tutte le cose come creatore, Dio potrebbe usare i suoi diritti per costringere le creature a realizzare la sua volontà. "Egli non vuole forzare la nostra volontà” sottolinea s. Teresa. La cooperazione libera dell'uomo sarà infatti una condizione necessaria per la realizzazione degli eterni decreti della Divina Misericordia. Per unirsi perfettamente alle anime, Dio richiederà da ciascuna il suo consenso personale e la sua cooperazione attiva.

“Dio prende ciò che gli diamo, ma non si dà interamente a noi finché non ci diamo interamente a lui”(Cammino, c. XXVIII,12) L'unione perfetta esige come prima condizione il dono totale di sé. Il dono totale di sé è un bisogno dell'amore e il suo atto più perfetto; il dono di noi stessi è anche il sacrificio più perfetto che possiamo offrire a Dio. E' quest'offerta che realizza il dono di sé, che offre a Dio tutto quello che abbiamo e tutto quello che siamo, accettando in anticipo la sua volontà e il suo beneplacito.

Entrando nel mondo Cristo dice: "Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato. Non hai gradito né olocausti né sacrifici per il peccato "Allora ho detto: Ecco, io vengo, perché di me sta scritto nel rotolo del libro, per fare o Dio la tua volontà" (Eb 10, 5-7). Il Cristo con questo primo gesto della sua umanità, si offre totalmente al Padre. In quest'offerta continua di sé Gesù trova il suo cibo: "Ho da mangiare un cibo che voi non conoscete...Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. (Gv 4, 32,34) E' nella luce dell'offerta del Cristo che occorre condurre il dono di sé, atteggiamento fondamentalmente cristiano, per comprenderne la necessità e la fecondità. Per essere del Cristo bisogna abbandonarsi a lui come lui si è abbandonato a Dio, poiché noi siamo del Cristo e Cristo è di Dio. Come tutta la missione del Cristo poggia sulla sua offerta, così tutta la potenza della sua grazia si afferma nell'anima per mezzo del dono completo di sé.

Santa Teresa esige dal dono di sé questa sola qualità: che sia assoluto o totale. Il dono di sé è infatti una vera espropriazione per Dio. Il disegno di Dio deve essere cercato nell'oscurità. Qual è il nostro ruolo? Qual è il nostro posto nel suo disegno? Lui solo lo sa. Questo ruolo che dobbiamo svolgere, questo posto che dobbiamo occupare costituiscono la nostra perfezione. Perché il dono di sé produca tutti gli effetti occorre che sia non un atto momentaneo, ma una disposizione costante dell'anima. Potrà divenire tale solo a condizione d'essere rinnovato molto spesso. L'offerta di sé deve salire incessantemente dall'anima come l'espressione più perfetta dell'amore e come una sfida continua alla Misericordia divina. Gli avvenimenti, le illuminazioni interiori aprono molto spesso nuovi orizzonti a questo dono di sé che trova nuove forme di realizzazione.



venerdì 3 giugno 2022

Solo Dio Basta - 2: I Doni dello Spirito Santo

Testi tratti da  " VOGLIO VEDERE DIO"
di P. Maria Eugenio di Gesù Bambino, OCD

I Doni dello Spirito Santo


La Sapienza d'amore interviene direttamente nella vita dell'anima e vi fonda il suo regno perfetto per mezzo dei doni dello Spirito Santo. Il ruolo dei doni dello Spirito Santo è dunque di fondamentale importanza nella vita spirituale.

Secondo S.Tommaso i doni dello Spirito Santo sono qualità permanenti soprannaturali che perfezionano l'uomo e lo dispongono ad obbedire con prontezza alle ispirazioni dello Spirito Santo. I doni ricevono e trasmettono le luci, le mozioni, l'azione dello Spirito Santo e permettono così gli interventi diretti e personali di Dio nella vita morale e spirituale dell'anima fin nei minimi dettagli. I doni sono per l'anima ciò che la vela è per la barca. Arriva la brezza opportuna, che gonfia la vela, e la barca va rapidamente verso la meta. L'azione di Dio, per mezzo dei doni, è per essenza gratuita e dipende solo dalla sua libera volontà. Dio dona la sua grazia come vuole; non dona a colui “che si sforza, ma a colui a cui vuole usare misericordia”(Rm 9,16).

Isaia elenca sette forme dello Spirito di Dio che si posano sul Messia: “Spirito di sapienza e d'intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di pietà e il timore del Signore” (Is 11,2-3)
Il dono di sapienza penetra nelle verità divine; il dono dell'intelletto, che è dono dell'intuizione penetrante del divino, ne fa scoprire il senso; il dono della scienza illumina le cose create nel loro rapporto con la verità divina; il dono del consiglio influenza le deliberazioni della prudenza; il dono della pietà fa compiere verso Dio gli atti dovuti a un padre amorevole; il dono della fortezza dà l'energia necessaria per vincere quanto si oppone al compimento del bene; il dono del timore crea nell'anima quell'atteggiamento rispettoso e filiale richiesto dalla trascendenza di Dio e dalla sua natura di Padre.
S. Giovanni della Croce ci insegna che la distinzione dei doni, per quanto reale non deve essere considerata assoluta: ogni attributo divino è l'essere stesso di Dio, perciò contiene la ricchezza di tutti gli altri.
Le comunicazioni dirette di Dio non sono sempre accompagnate dalla percezione esperienziale. Non si può quindi affermare che non c'è vita mistica senza esperienza mistica.

La fecondità spirituale accompagna sempre l'azione dello Spirito Santo. I suoi frutti sono la carità, la benignità, la pazienza...Il discernimento dei frutti dello Spirito di Dio non sarà sempre facile perché anche nel giusto le opere buone sono mescolate a mancanze e a difetti, e la fecondità si manifesta solo a lunga scadenza.

Nei primi secoli della Chiesa lo Spirito Santo era una persona viva e riconosciuta come tale. In seguito è sembrato che lo Spirito Santo si sia nascosto a poco a poco nelle profondità della Chiesa e delle anime.

Ci sono comunque alcune disposizioni che esercitano sulla sua Misericordia un'attrattiva quasi irresistibile e altre che egli esige come cooperazione attiva alla sua azione. Tutto l'insegnamento dei maestri del Carmelo mette in evidenza queste disposizioni: il dono di sé, l'umiltà e il silenzio.

sabato 21 maggio 2022

Solo Dio basta: La sapienza d'amore - 1

 

Testi tratti da  " VOGLIO VEDERE DIO"
di P. Maria Eugenio di Gesù Bambino, OCD

 LA SAPIENZA D'AMORE

Alla soglia delle quarte Mansioni ci troviamo all'ingresso del regno della Sapienza d'amore.

Che cos'è la Sapienza d'amore?

         Parlando per bocca di autori ispirati essa stessa si è rivelata:” Il Signore mi ha creato all'inizio della sua attività, prima di ogni sua opera, fin da allora. Dall'eternità sono stata costituita, fin dal principio, dagli inizi della terra”.(Prv 8,22 ss)
         E’ ”l'artefice di tutte le cose”(Sap 7,21)”, si estende da un confine all'altro con forza, governa con bontà eccellente ogni cosa”(Sap 8,1), ma trova una gioia particolare nella santificazione delle anime. E' proprio essa, infatti, che attraverso le età entrando nelle anime sante, forma amici di Dio e profeti.” (Sap 7, 27)
         “....E' una emanazione della potenza di Dio, un effluvio genuino della gloria dell'Onnipotente, per questo nulla di incontaminato in essa s'infiltra. E' un riflesso della luce perenne...(Sap 7, 22 ss) Essa è un dono di Dio e a lui occorre chiederla. E' il soffio della potenza di Dio, più bella della luce. Essa non è una Persona Divina, ma è le tre Persone nello stesso tempo, cioè tutta la Trinità che abita nella nostra anima.

Che cosa fa la Sapienza d'amore?

  Per compiere il suo disegno eterno in noi e per mezzo nostro, la Sapienza d'amore interviene nell'anima


a nelle quarte Mansioni con un aiuto particolare. Non possiamo cogliere con la nostra intelligenza il disegno di Dio nel suo insieme, come non possiamo prevedere la parte che ci spetta nel realizzarlo o le vie per le quali saremo condotti. Fondando il monastero di s. Giuseppe d'Avila, santa Teresa era spinta da un'attrazione divina per la solitudine e l'intimità con il buon Gesù; invece la Sapienza d'amore la fece andar via da lì, qualche anno dopo, per percorrere da fondatrice, le strade della Spagna. 


       Questa Sapienza d'amore è al servizio di Dio che è amore. Essa trova la sua gioia tra i figli degli uomini, perché nella loro anima può effondere il più grande dei suoi doni creati, la grazia, che è una partecipazione alla natura e alla vita di Dio. Il regno della Sapienza d'amore è un regno “di giustizia, d'amore e di pace” (prefazio della Festa di Cristo Re). La Sapienza d'amore è essenzialmente attiva, perché, conquistandoci, ci fa entrare nell'intimità divina, ci trasforma immediatamente in canali della sua grazia e in strumenti delle sue opere. L'amore , infatti, è essenzialmente dinamico e dinamogeno. L'apostolato è la conseguenza normale del movimento essenziale dell'amore. Pensare unicamente all'unione con Dio vuol dire ignorare la natura dell'amore, fermare il movimento di espansione che lo rende amore. 

      La Sapienza d'amore ha un unico fine che è la Chiesa. Come Cristo Gesù e sua Madre, i santi sono suscitati per la Chiesa. La Sapienza d'amore li santifica per inserirli nella Chiesa e renderli idonei per le sue opere.
Il capolavoro di questa Sapienza d'amore è innegabilmente l'umanità santa del Cristo. La Sapienza si è costruita una dimora: questa dimora è il Cristo Gesù, la Vergine Maria....noi stessi.