giovedì 21 ottobre 2021

Esercizi spirituali della Provincia Ligure

Dal 5 al 7 novembre l'Ordine Secolare dei Carmelitani Scalzi della Provincia ligure si ritroveranno nel Monastero di Santa Croce a Bocca di Magra gli Esercizi spirituali con p. Saverio Gavotto dal titolo "Nel cuore della Chiesa con S. Teresa di Gesù Bambino.




Un saluto riconoscente a p. Alzinir e un benvenuto a p. Ramiro

 Il Coordinamento Interprovinciale a tutti i membri dell’OCDS d’Italia

Carissimi,

       nel comunicarvi che il nostro caro Padre Alzinir Francisco Debastiani ha terminato il suo periodo di servizio nell’OCDS ed è rientrato in Brasile dove verrà assegnato ad un convento nel nord est del suo Paese, vi diamo notizia della nomina come nuovo Delegato Generale per l’OCDS di Padre Ramiro Casale OCD della Provincia di California-Arizona che a breve assumerà la nuova responsabilità.

   


Desideriamo ringraziare di cuore Padre Alzinir per la dedizione con cui ci ha seguito in questi 10 anni del suo incarico dimostrando un amore grande per il Carmelo e per i suoi Santi, ma prima di tutto una fede profonda e nutrita di intimità con il Signore, un amore per la Vergine Maria e per S. Giuseppe, una umanità fatta di attenzione e vicinanza alle singole persone. Grazie Padre Alzinir, la porteremo nel cuore e nella preghiera per la sua nuova missione. Il Signore l’accompagni e la benedica!

   E vogliamo dare il nostro più caloroso benvenuto a Padre Ramiro a cui assicuriamo il nostro ricordo orante e tutta la nostra disponibilità per collaborare insieme a servizio dell’OCDS. In una mail di risposta al nostro saluto augurale Padre Ramiro ha scritto: “Grazie del vostro messaggio. Saluti dagli Stati Uniti. Sono stato a Roma per qualche giorno e non sono ancora rientrato. Non vedo l'ora di cominciare il mio servizio presso l'OCDS. Siete tutti nelle mie preghiere e vi ringrazio tanto per le vostre”.

   Anche noi, Padre Ramiro, non vediamo l’ora di conoscerla e di iniziare a lavorare con lei per il bene del nostro Ordine Secolare.

mercoledì 20 ottobre 2021

Presentazione del nuovo iter formativo

Appuntamento on line, molto importante il prossimo 30 ottobre 2021. Si tratta dell'incontro di presentazione del nuovo iter formativo Nazionale dell'Ocds. 


 Ecco il programma: 

h. 15.00: Preghiera iniziale
h. 15.15: Le motivazioni per un unico Iter Formativo nelle Circoscrizioni OCDS italiane
Relatore: Padre Alzinir Francisco Debastiani OCD
h. 15.30: Presentazione dell’Iter Formativo OCDS Relatrice: Brigida Silvana De Grandi
h 16.30: La comunicazione formativa Intervento di Maria Lupi
h. 16.50: Conclusione e preghiera guidata da Padre Aldo Formentin OCD Assistente Nazionale OCD. 



martedì 19 ottobre 2021

Dal Carmelo di Legnano la Nuova Traduzione del Libro della Vita

Lo scorso 16 ottobre 2021I dal Carmelo di Legnano è stato trasmesso l' incontro di presentazione della Nuova Traduzione "La mia vita. Il libro delle misericordie di Dio" - Teresa di Gesù. E' stato un gran lavoro di équipe coordinato da Madre Giovanna (Maria Quadrelli), priora del Carmelo di Legnano, con il gruppo che ha curato la traduzione Dott. Massimo Fiorucci, Suor Michela (Maria Luisa Pagani), Suor Edith (Cristina Migliorisi). Presenti alla conferenza, moderata dal giornalista e scrittore Gianni Borsa, che già sul quotidiano "Avvenire" aveva presentato questa iniziativa con un ampio servizio che riportiamo di seguito.
Il testo, pubblicato dalle Edizioni OCD, ha la prefazione di di padre Saverio Cannistrà, che è stato nostro Preposito Generale fino allo scorso settembre. P. Cannistrà sottolinea: "Questa traduzione della Vita giunge al compiersi di un anniversario significativo: cinquant’anni dalla proclamazione del dottorato di santa Teresa, prima donna nella Chiesa a ricevere questo titolo. Fu un passo importante nella crescita della coscienza ecclesiale, l’apertura di una strada che ancora dobbiamo in gran parte percorrere. A farlo ci aiuterà sicuramente anche questo nuovo contributo, nato da un’amicizia profonda con Teresa e da un lungo discepolato alla sua scuola".
Dal Museo Diocesano "Tarantino" di Brindisi
S. Teresa scrivente – Bottega di S. Elmo, XVIII secolo







Intervista su "Il Giorno"
Intervento su "Avvenire"
E' possibile acquistare il testo
collegandosi
con il sito delle Edizioni Carmelitane.

Qui sotto potrete seguire la registrazione
del primo incontro al quale ne seguiranno altri cinque in cui le carmelitane scalze
di Legnano leggeranno e presenteranno
i capitoli dell'opera. Per seguirli in diretta basterà iscriversi al canale Youtube della Chiesa di Legnano.


lunedì 18 ottobre 2021

Piccole storie per l'anima - 22

 PENSIERI DEL PASSERO SOLITARIO

Rubrica settimanale a cura dell'Ordine Secolare Carmelitano teresiano della Provincia Lombarda



QUANTO "PESA" LA TUA PREGHIERA?

Una donna infagottata in abiti fuori misura entrò nel negozio di alimentari. Si avvicinò al gestore del negozio e umilmente a voce bassa gli chiese se poteva avere una certa quantità di alimenti a credito.
Gli spiegò che suo marito si era ammalato in modo serio e non poteva più lavorare e i loro quattro figli avevano bisogno di cibo. L'uomo sbuffò e le intimò di togliersi dai piedi. Dolorosamente la donna supplicò: «Per favore, signore! Le porterò il denaro più in fretta che posso!» Il padrone del negozio ribadì duramente che lui non faceva credito e che lei poteva trovare un altro negozio nel quartiere.
Un cliente che aveva assistito alla scena si avvicinò al padrone e gli chiese di tentare almeno di accontentare la povera donna. Il droghiere, con voce riluttante, chiese alla donna: «Ha la lista della spesa?» Con un filo di speranza nella voce la donna rispose: «Sì, signore». «Bene!» disse l'uomo. «Metta la sua lista sulla bilancia. Le darò tanta merce quanto pesa la sua lista».
La donna esitò un attimo con la testa china, estrasse dalla borsa un pezzo di carta e scarabocchiò qualcosa in fretta, poi posò il foglietto con cautela su un piatto della bilancia, sempre a testa bassa. Gli occhi del droghiere e del cliente si dilatarono per la meraviglia quando videro il piatto della bilancia abbassarsi di colpo e rimanere abbassato. Il droghiere, fissando la bilancia, brontolò: «È incredibile!».
Il cliente sorrise e il droghiere cominciò a mettere sacchetti di alimenti sull'altro piatto della bilancia. Sbatteva sul piatto scatole e lattine, ma la bilancia non si muoveva. Così continuò e continuò, con una smorfia di disgusto sempre più marcata. Alla fine, afferrò il foglietto di carta e lo fissò, livido e confuso. Non era una lista della spesa.
Era una preghiera: "Mio Dio, tu conosci la mia situazione e sai ciò di cui ho bisogno: metto tutto nelle tue mani"
Il droghiere consegnò alla donna tutto ciò che le serviva, in un silenzio imbarazzato.
La donna ringraziò e lasciò il negozio.

Solo Dio conosce il "peso" della tua preghiera…
"La preghiera non è altro che un intimo rapporto di amicizia,
un frequente trattenimento da solo a solo con Colui da cui sappiamo d'essere amati"
S. Teresa D'Avila

DA "VOGLIO VEDERE DIO"
di P. Maria Eugenio di Gesù Bambino, OCD

L'ORAZIONE
A. Il ruolo dell' orazione nella spiritualità teresiana

Con quali mezzi l'anima andrà verso le profondità di se stessa per unirsi al Dio che vi abita?
“La porta di entrata a questo castello è costituita dall'orazione” (I Mansioni, c I,7)
“L'orazione è un rapporto di amicizia”(Vita, c. VIII, 5), un'intimità abituale con il buon Gesù, è vivere costantemente in sua compagnia.

Per le anime carmelitane l'orazione non è solo un mezzo di perfezione, un esercizio della vita interiore, ma è l'occupazione essenziale che deve riempire la giornata, che deve tessere la trama della vita spirituale.
Mi diceva poco tempo fa un gran teologo- scrive S.Teresa- che le anime che non fanno orazione sono come un corpo paralizzato o rattrappito che, pur avendo piedi e mani non li può muovere. (I Mansioni, c I,6)
Possiamo indicare alcuni dei benefici effetti che l'orazione produce nell'anima. Essa fortifica le convinzioni e sostiene le generose decisioni di lavorare e di soffrire (Fondazioni, c V,3)
Per S. Teresa l'ascesi è guidata dall'orazione e ha lo scopo di purificare lo sguardo della fede e di distruggere ciò che ostacola un'intimità più profonda. Le opere saranno il frutto del traboccare della contemplazione.

domenica 17 ottobre 2021

Meditazione sul Vangelo della Domenica

 Il Figlio dell’uomo non è venuto per farsi servire


"Gli si avvicinarono Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedeo, dicendogli: "Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo". 36Egli disse loro: "Che cosa volete che io faccia per voi?". 37Gli risposero: "Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra". 38Gesù disse loro: "Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?". 39Gli risposero: "Lo possiamo". E Gesù disse loro: "Il calice che io bevo anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. 40Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato". 41Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. 42Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: "Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. 43Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, 44e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. 45Anche il Figlio dell'uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti"(Mc 10, 35-45).


Per capire bene questo frammento di Vangelo, anche se la tematica non è del tutto nuova, bisogna considerarla nei tre livelli ai quali ci portano le diverse scene.
Il primo mette in evidenza l’ambizione dei due fratelli, i figli di Zebedeo, Giacomo e Giovanni, che si avvicinano a Gesù e gli chiedono l’onore più grande: sedersi, nella Sua gloria (cioè quando avrà scacciato tutti i nemici di Israele e stabilito il Suo regno sul trono di Davide), uno alla Sua destra e l’altro alla Sua sinistra. I due hanno osato chiederlo direttamente e, “gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni”, ma solo per questa presunzione, non perché a loro non interessasse la stessa cosa.
Infatti, nel capitolo precedente dello stesso Vangelo di Marco, alla domanda di Gesù (“Di che cosa stavate discutendo per la strada?”), essi erano rimasti zitti, dato che, per la strada, “avevano discusso tra loro chi fosse più grande” (Mc 9,34). È vero che i Dodici Apostoli avevano lasciato tutto per seguire Gesù, ma ciò che si aspettavano da Lui non era ciò che solo più tardi, dopo la risurrezione e con l’aiuto dello Spirito Santo, avrebbero capito, cioè la sua vittoria sulla Croce. Ciò che aspettavano era partecipare alla vittoria politica e religiosa che tutti attendevano.
Gesù lo sa e lo capisce, così come sa che, alla venuta dello Spirito, non solo lo capiranno anch’essi, ma saranno capaci di dare la vita anche loro. Per questo, e siamo nel secondo livello, ai due ambiziosi che, al momento, non sanno quello che stanno chiedendo, Gesù dice: “Il calice che io bevo anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati”. Saranno capaci di dare la vita come Gesù, ma sedersi alla Sua destra o alla Sua sinistra rimane riservato. Ognuno ha il suo ruolo e non deve preoccuparsi, perché tutti sono importanti.
Infatti - e arriviamo alla regola del discepolo -, si tratta di un regno, quello di Gesù, totalmente inaspettato, benché sia anche il migliore. Lo aveva detto, ai suoi discepoli, poco prima: “Se uno vuole essere il primo, sia l'ultimo di tutti e il servitore di tutti” (Mc 9,35). Adesso, in altro modo, dice loro: “Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti”.
Parla loro così, non per chiamarli a far penitenza come Giovanni Battista chiamava i suoi, ma perché divengano i primi, per vincere, come Lui ha vinto. “Anche il Figlio dell'uomo infatti”, dice loro, “non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti”. I “molti” a favore dei quali Gesù ha dato la sua vita siamo tutti, dato che il semitismo implicito nel greco antí pollôn (per molti) indica la moltitudine ossia tutti.
p. Bruno Moriconi ocd  

lunedì 11 ottobre 2021

Piccole storie per l'anima -21

PENSIERI DEL PASSERO SOLITARIO

Da questa settimana abbiamo iniziato ad aggiungere alla Rubrica settimanale brani tratti dal libro "Voglio Vedere Dio" di P. Maria Eugenio di Gesù Bambino, OCD

VUOI CAMBIARE IL MONDO?

          

 Un vecchio saggio un giorno disse: "Quand'ero giovane ero un rivoluzionario e tutte le mie preghiere a Dio erano: "Signore, dammi la forza di cambiare il mondo".
          Quand'ero ormai vicino alla mezza età e mi resi conto che metà della mia vita era passata senza che avessi cambiato e combinato nulla di buono, mutai la mia preghiera in: "Signore dammi la grazia di cambiare tutti quelli che sono in contatto con me.
Solo la mia famiglia e i miei amici, e sarò contento”.
         Ora che sono vecchio e i miei giorni sono contati, comincio a capire quanto sono stato sciocco. La mia sola preghiera ora è: "Signore, fammi la grazia di cambiare me stesso"
Se avessi pregato così fin dall'inizio non avrei sprecato la mia vita


Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: ‹Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio›, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall'occhio del tuo fratello
                                                                            (Vangelo di Luca 6,41-42)




DA "VOGLIO VEDERE DIO"
di P. Maria Eugenio di Gesù Bambino, OCD

LA CONOSCENZA DI SE'


"La meditazione sulla conoscenza di sè non si deve mai tralasciare"(Vita,c. XIII,15).

E' proprio la conoscenza di ciò che siamo e di ciò che valiamo, che ci permetterà di assumere davanti a Dio l'atteggiamento di verità che egli esige:
...Una volta io stavo considerando quale poteva essere la ragione per cui Nostro Signore ama tanto la virtù dell'umiltà. Mi venne in mente-senza alcuna riflessione, mi sembra, ma all'improvviso che ciò dev'essere perché Dio è la somma Verità, e l'umiltà consiste nel procedere nella verità.
E' una grande verità che da parte nostra non abbiamo nulla di buono, ma solo miseria e nullità, e chi non capisce questo cammina nella menzogna. Chi invece più lo intende, più è accetto alla somma Verità, perché cammina in essa.(VI Mansioni, c. X,7)
La conoscenza di sé stessi è tanto necessaria, scrive, che mai vorrei vedere in voi la minima negligenza su questo punto per quanto elevate voi foste nella contemplazione delle cose celesti.(I mansioni, c.II,9)
E' proprio questa conoscenza di sé alla luce di Dio che darà equilibrio alla vita spirituale, che la renderà umana e nello stesso tempo sublime, pratica e molto elevata.


sabato 9 ottobre 2021

Meditazione sul Vangelo della Domenica

"E chi può essere salvato?"

 
17Mentre andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: "Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?". 18Gesù gli disse: "Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. 19Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre". 20Egli allora gli disse: "Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza". 21Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: "Una cosa sola ti manca: va', vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!". 22Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni. 23Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: "Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!". 24I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: "Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! 25È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio". 26Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: "E chi può essere salvato?". 27Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: "Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio". 28Pietro allora prese a dirgli: "Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito". 29Gesù gli rispose: "In verità io vi dico: non c'è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, 30che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà”.(Mc 10,17-30)

Pensando che questo episodio riguardi solo quell’uomo che, essendosi avvicinato a Gesù per chiedergli come potersi salvare, era tornato a casa triste perché il Maestro gli aveva proposto di diventare suo discepolo – corriamo il rischio di ridurlo a un semplice incontro individuale, mentre la sua simbologia è di fondamentale importanza per tutti.
“Poveraccio!”, potremmo concludere, “poiché era ricco, la paura di perdere i suoi beni, gli impedì di accogliere quella proposta”. È poi quello che ha concluso lo stesso Gesù, che, una volta che il giovane se ne era andato, disse ai suoi discepoli: “Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio”.
Gesù infatti, riferendosi a quell’uomo che esce in fretta dalla scena del Vangelo, ha voluto parlare del pericolo che corriamo tutti. Infatti, sono i discepoli, per una volta intelligenti (!), a rendersene conto. Infatti, se quell’uomo ricco aveva corrugato la fronte e se n’era andato, sentendo dire a Gesù quanto sia difficile per i ricchi entrare nel regno di Dio, furono loro, i discepoli più vicini, a sorprendersi e a spaventarsi per quelle parole.
Spaventati, furono loro che cominciarono a domandarsi come, dunque sarebbe stato possibile salvarsi. Avevano capito bene, e gli evangelisti lo scrivono per noi, lettori cristiani, per sottolineare che, se la troppa ricchezza materiale è pericolosa, perché un ricco che ha tutto, difficilmente pensa di aver bisogno di qualcosa di più, siccome tutti siamo attaccati a qualcosa, è difficile abbandonare le proprie cose e le proprie idee e confidare nel Signore.
Effettivamente lo stesso Gesù non abbassa il tono per tranquillizzare i discepoli, ma conferma l’impossibilità, per qualsiasi persona, di salvarsi senza abbandonarsi a Dio. Guardandoli negli occhi disse: “Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio”. Da parte loro gli apostoli avevano lasciato il loro lavoro, e Pietro, a nome di tutti, lo ricordò al Maestro. "Ecco”, gli disse “noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito". A questa obiezione, parlando per tutti e non direttamente di loro, Gesù rispose:
"In verità io vi dico: non c'è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà”.
Parole che, come si può vedere, non sono di consolazione per gli Apostoli che hanno fatto la domanda, ma per tutti i discepoli, perché lasciar casa, fratelli e sorelle e madri e figli e campi, per Gesù e per il suo Vangelo, non si riferisce solo a coloro che si sentono chiamati a viverlo radicalmente in un convento o dedicandosi interamente all’apostolato, ma è per tutti. Cambia solo la forma e la quantità, ma il distacco vale per tutti. Così come, è sorte di tutti, ricevere, in cambio, insieme a possibili persecuzioni, cento volte tanto e la vita eterna.
Se non se ne fosse andato tanto in fretta, anche quell’uomo ricco che ci rappresenta, fermandosi con Gesù e con i discepoli lo avrebbe capito e sperimentato. Avrebbe capito che le parole di Gesù non erano minacce di impoverimento, ma promesse di vera ricchezza. Di quest’uomo, l’evangelista Marco, dice addirittura che Gesù, guardandolo, lo amò. Lo guardò così, con amore, perché vide in lui il suo discepolo ideale, figura del “discepolo amato” del quarto Vangelo che, a sua volta, è la figura del vero cristiano. Perché è a tutti che Gesù, nonostante la molta o poca ricchezza che abbiamo, dice: “Una cosa sola ti manca: va', vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Segui me!".
Senza saperlo, rivolgendosi a Gesù chiamandolo “Maestro buono”, quell’uomo, peraltro molto religioso, lo aveva identificato come Dio, come Egli gli fa notare con queste parole: “Nessuno è buono, se non Dio solo”. Noi, lo sappiamo dal battesimo, che Gesù è il Figlio del Padre mandato nel mondo per dare la vita per tutti e salvarci, ma, a volte, lo dimentichiamo e, non tenendolo presente, proseguiamo fidandoci solo di noi stessi, attaccati e aggrappati al poco o molto che abbiamo.
“Che importa” ha lasciato scritto San Giovanni della Croce sul necessario distacco da tutti i lacci possibili, “che il passero sia legato a un filo o a una corda! Per quanto sottile sia il filo, il passero rimarrà legato come a una fune, finché non riuscirà a spezzarlo per volare” (I Salita 11,4).
È il caso dell’uomo ricco che si avvicina a Gesù. Nonostante sia un fedele osservante dei comandamenti della legge, sperimenta una insoddisfazione e desidererebbe fare di più e, per questo, ricorre a Gesù. Peccato che la proposta di diventare suo discepolo lo spaventi. Egli era molto ricco in denaro e possedimenti, è vero, ma attenzione, perché ci sono altri modi minori di essere “ricchi” che impediscono ugualmente la vera libertà. Proprio come dice Giovanni della Croce: “Che il passero sia legato a un filo o a una fune, per quanto sottile sia il filo, il passero rimarrà legato come alla corda, finché non riuscirà a spezzarlo”.
p. Bruno Moriconi, ocd

giovedì 7 ottobre 2021

Eletto il nuovo Coordinamento Interprovinciale Ocds d'Italia

Lo scorso 2 ottobre 2021 si è riunito il Coordinamento Interprovinciale d’Italia presso la Casa “San Silvestro a Montecompatri (RM) per eleggere ii nuovi  Presidente, il Segretario e il Tesoriere. Risultano eletti:
Presidente: Teodolinda Levi (Provincia Veneta)
Segretario: Carla Tenuta (Presidente Provincia Veneta)
Tesoriere: Alessio Rosciano (Provincia Ligure)
Il nuovo Coordinamento è composto inoltre da Padre Aldo Formentin (Padre Assistente Nazionale), Angelo Berna (Presidente Provincia Lombarda), Caterina Zerbin (Presidente Provincia Ligure), Laura Isotton (Presidente Provincia Centro Italia), Costanza Pertone (provincia Napoletana) e Delizia Amaradio (Commissariato di Sicilia).

L’OCDS d’Italia desider
a inoltre ringraziare sentitamente la nostra cara Presidente uscente, Rosa Pellegrino, per l’impegno con cui si è dedicata all’OCDS Nazionale, per le iniziative che ha portato avanti con determinazione e competenza in un periodo difficile come quello che stiamo vivendo. E con lei esprime la propria riconoscenza a Cecilia (Presidente uscente della Prov.Centro Italia), a Rossana (Presidente uscente della Provincia Napoletana) a Lucia (Presidente uscente del Commissariato di Sicilia).

Ecco qui la lettera integrale di saluto

mercoledì 6 ottobre 2021

Da lunedì le "Piccole storie per l'anima" di arricchiscono

Da lunedì prossimo la rubrica settimanale "Piccole storie per l'anima" a cura dell'ocds della Provincia Lombarda si arricchirà con brani tratti dall'opera "Voglio vedere Dio" di P. Maria Eugenio di Gesù Bambino, un libro definito un  capolavoro.

Uscito inizialmente in due tomi, «Voglio vedere Dio» del 1959 e «Sono figlia della Chiesa» del 1961 (l’ultima traduzione italiana, in un volume unico, è del 2010), raccoglie le conferenze  in cui p. Eugenio mostrò che l’incontro con Dio può avvenire, nella fede, sin da quando si è sulla terra. L’opera è destinata a ogni tipo di persone, perché, come aveva commentato il suo autore: «Le persone che cercano Dio sono ovunque. Ah, se potessi raggiungerle tutte e parlare loro dell’Amore infinito!»



L'autore.

Henri Grialou iniziò la sua formazione nel seminario diocesano di Rodez, ma la sera del 13 dicembre 1920, quando durante il ritiro in preparazione al diaconato, Henri stava leggendo un compendio della vita di san Giovanni della Croce. All’improvviso, comprese la sua vera vocazione. Attese l’ordinazione sacerdotale per mettere in atto la sua decisione. Il 4 febbraio 1922 divenne quindi sacerdote e venti giorni dopo, senza dire nulla a nessuno, entrò nel Carmelo di Avon. Il 10 marzo 1923, con la vestizione religiosa, prese il nome di padre Maria Eugenio di Gesù Bambino.
Nel corso del noviziato, approfondì la spiritualità dei santi carmelitani, specie di santa Teresa di Gesù. In particolare, comprese l’importanza dell’orazione mentale come centro delle varie occupazioni della vita. Poco più di un mese dopo la vestizione, l’Ordine Carmelitano era in festa per la beatificazione di Teresa di Lisieux, canonizzata il 17 maggio 1925. L’anno seguente, il 24 agosto 1926, san Giovanni della Croce venne proclamato Dottore della Chiesa. Padre Maria Eugenio, che ormai era sulla trentina, fu incaricato di predicare tridui in onore dei due Santi in tutta la Francia.
Destinato al convento carmelitano di Lilla dall’11 agosto 1924, divenne anche, nel gennaio 1925, direttore della rivista «Le Carmel».
Rivestì vari incarichi di responsabilità nel suo Ordine, curando in particolare le comunità femminili in Francia e, soprattutto, all' Istituto Secolare Nostra Signora della Vita, "Notre Dame de Vie", che oggi comprende sacerdoti incardinati e consacrati e consacrate secolari. Morì il 27 marzo 1967 a Venasque, presso il santuario di Nostra Signora della Vita, dove sono custoditi i suoi resti mortali. È stato beatificato il 19 novembre 2016 ad Avignone.

martedì 5 ottobre 2021

Lettera del P. Generale alla nostra Presidente

 Carissimi, alla lettera che la nostra Presidente ha inviato al nuovo Superiore dell'Ordine p. Miguel ha risposto:

"Cara Rosa Pellegrino. A te e nella tua persona a tutto il Carmelo Secolare d'Italia il mio più sincero ringraziamento, vicinanza, affetto e benedizione. La tua lettera che ancora ricevo in Spagna mi ha dato grande gioia, ma sto per partire per Roma domani Con grande gioia condividere con voi miei fratelli laici questa vocazione, con grande desiderio di accompagnarvi e di farmi accompagnare, di esprimervi la mia gioia di essere carmelitano e anche il mio desiderio di imparare dal vostro modo di vivere la Dio che ti abita. Grazie per la tua preghiera. Ci sosteniamo a vicenda in questa nuova tappa che stiamo iniziando. Sempre "partendo di bene in meglio" diceva la Santa. Grazie Rosa per la tua dedizione e grazie per la vita di ciascuno dei miei fratelli e sorelle carmelitani secolari d'Italia. Insieme camminiamo". 


Padre Miguel Márquez Calle
Preposito generale OCD

Qui potete scaricare la lettera in lingua originale, che abbiamo pubblicato tradotta da Diana Malcangi ocds del Centro d'Italia

Auguri al nostro Preposito Generale

Tutte le comunità secolari d'Italia si uniscono nell'augurio:

 Buon compleanno, p. Miguel!!!!


Piccole storie per l'anima - 20

 PENSIERI DEL PASSERO SOLITARIO
Rubrica settimanale a cura dell'Ordine Secolare Carmelitano Teresiano della Provincia Lombarda

NON AVERE PAURA DELLA LUCE!

         Quando compì vent'anni, Alessandro Magno riuscì a farsi regalare da suo padre, il re Filippo, un cavallo che nessuno era mai riuscito a domare: Bucefalo, un cavallo dal bellissimo aspetto, ma dal carattere bizzarro e selvaggio. Alessandro voleva ad ogni costo domarlo, «Con tutti i cavalli che ci sono, figliolo, perché non te ne trovi un altro?», gli diceva il buon re Filippo.

        Ma Alessandro voleva domare proprio Bucefalo. Ci provava ormai da tre mesi e nonostante le carezze, le parole sussurrate come ad un amico, non era ancora riuscito a stargli un attimo in groppa. Quelli che avevano tentato prima di lui gli dicevano: «Bada, Alessandro, lascialo andare nelle foreste, prima che ti faccia del male!». Un giorno, mentre osservava il suo selvatico amico, Alessandro si accorse che il cavallo teneva la testa molto bassa, quasi nascosta tra le due zampe anteriori.

        Si era nel gran sole del mezzogiorno. Riflettendo, Alessandro si ricordò che Bucefalo faceva sempre così nei giorni di sole e mai alla sera o nelle brutte giornate. Inoltre i suoi tentativi di ammansirlo erano molto più facili nei giorni nuvolosi. Di colpo ebbe un'idea: «Forse teme il sole!». Mentre nel cielo splendeva un sole splendido, Alessandro saltò dinanzi a Bucefalo, gli afferrò energicamente la testa e con tutte le sue forze gliela fece sollevare verso l'alto. Gli occhi del cavallo si fissarono per la prima volta sul sole.
 
       Alessandro si accorse che non lampeggiavano più, ma divenivano sempre più docili. Sembrava quasi che sorridessero. Quando il giovane allentò la poderosa stretta con cui lo aveva afferrato, la testa del cavallo rimase eretta, fiera e tranquilla. Alessandro emise un grido di esultanza, lo abbracciò, gli saltò in groppa e lo lanciò in un galoppo sfrenato nella pianura di Macedonia. Bucefalo aveva vinto la paura di guardare il sole. E ora anche gli uomini gli facevano meno paura...

Quanti uomini "Bucefalo" hanno paura della "luce del mondo".
Quanti spaventati da Dio ci sono. Gente che si accosta a lui meno che può, che gli parla in fretta, senza guardarlo in faccia e che, appena può, con un sospiro di sollievo, si allontana da lui, perché gli mette disagio, convinta che Dio sia sinonimo di vita noiosa e non riuscita.

Eppure l'unico modo per rendere veramente felice l'uomo è l'amore.
E l'unico amore sicuro, che non delude e che non tradisce è quello di Dio…



“Io sono la Luce del mondo; chi segue me,
non camminerà nelle tenebre,
 ma avrà la luce della vita”
(Gv 8,12)

E da lunedì 11 ottobre, alcune mediazioni da "Voglio vedere Dio!"

lunedì 4 ottobre 2021

Piccole storie per l'anima - 19

 PENSIERI DEL PASSERO SOLITARIO

Rubrica settimanale a cura dell'Ordine Secolare Carmelitano Teresiano della Provincia Lombarda

LA SANTITA' IN DUE PAROLE...

L'Angelo della Morte bussò un giorno alla casa di un uomo.
"Accomodati pure" disse l'uomo. "Ti aspettavo".
"Non sono venuto per fare due chiacchiere" disse l'Angelo, "ma per prenderti la vita".
"E che altro potresti prendermi?"
"Non so. Ma tutti, quando giungo io, vorrebbero che io prendessi qualsiasi cosa, ma non la vita. Sapessi quali offerte mi fanno!"
"Non io. Non ho nulla da darti.
Le gioie che mi sono state donate le ho godute.
Mi sono divertito, ma senza fare del divertimento il fine della mia vita.
Gli affanni, li ho affidati al vento.
I problemi, i dubbi, le inquietudini li ho affidati alla provvidenza.
Ho utilizzato i beni terreni solo per quanto mi erano necessari, rinunciando al superfluo.
Il sorriso, l'ho regalato a quanti me lo chiedevano.
Il mio cuore a quanti ho amato e mi hanno amato.
La mia anima l'ho affidata a Dio.
Prenditi dunque la mia vita, perché non ho altro da offrirti."

L'Angelo della Morte sollevò l'uomo fra le sue braccia e lo trovò leggero come una piuma. All'uomo la stretta dell'Angelo parve tenerissima.

E il Signore spalancò le porte del Paradiso perché stava per entrarvi un santo...


Non esistono altre vie.
L'unica strada per una vita piena, riuscita e felice è la strada della santità…


Ci sono due parole che per me riassumono tutta la santità,
 tutto l'apostolato: "unione, amore"
S. Elisabetta della Trinità

sabato 2 ottobre 2021

Meditazione sul Vangelo della Domenica

Alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, gli domandavano se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. 3Ma egli rispose loro: "Che cosa vi ha ordinato Mosè?". 4Dissero: "Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla". 5Gesù disse loro: "Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. 6Ma dall'inizio della creazione li fece maschio e femmina; 7per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie 8e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. 9Dunque l'uomo non divida quello che Dio ha congiunto". 10A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. 11E disse loro: "Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un'altra, commette adulterio verso di lei; 12e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio". 13Gli presentavano dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono. 14Gesù, al vedere questo, s'indignò e disse loro: "Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. 15In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso". 16E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, imponendo le mani su di loro.


Apparentemente, in questa parte del Vangelo, si tratta di due distinti argomenti (l’indissolubilità del matrimonio e la necessità di essere come bambini per far parte del regno di Dio), ma, guardando bene, le due cose vanno di pari passo. Per capire il valore dell’amore coniugale, infatti, bisogna passare da una mentalità legalista al nuovo modo di agire rivelato da Gesù che non è venuto ad abolire la Legge e i Profeti, ma a portare tutto il messaggio antico alla sua pienezza. Al superamento, cioè, del semplice adempimento legale di alcune norme per agire con il cuore puro dei bambini.
Lo aveva dichiarato ai suoi discepoli nel discorso della Montagna. “Se la vostra giustizia”, aveva detto, “non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli” (Mt 5,20). Un avvertimento che, come si può vedere, corrisponde a quello che incontriamo in questa parte del Vangelo di Marco, in cui Gesù ammonisce così i suoi discepoli: “In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso”.

Seguendo la legge, i giudei si sentivano tranquilli. “Mosè, dicono a Gesù, “ha permesso di scrivere un atto di ripudio”. Giusto, ma Gesù desidera tornare all’origine e dice: “Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall'inizio della creazione li fece maschio e femmina; per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l'uomo non divida quello che Dio ha congiunto”.


In una società nella quale l’uomo credeva di poter considerare la moglie una sua proprietà, Mosè permise di scrivere l’atto di divorzio solo per limitare i danni della separazione e dare alla donna una certa possibilità di sentirsi svincolata [con l’Atto di ripudio] dal potere del suo vecchio marito. Questa prescrizione che si legge nei primi versetti (1-4) del capitolo 24 del libro del Deuteronomio, rimane ancora abbastanza maschilista, ma, come la legge del taglione, aveva l’obiettivo di limitare danni maggiori come vendette sproporzionate anziché limitarsi all’offesa ricevuta (occhio per occhio, dente per dente, e niente di più).
Per questo Gesù dice che questa legge era stata concessa a causa dell’egoismo dei mariti. “Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma”, rispose ai farisei. Dicendo che al principio della creazione Dio ha creato l’uomo e la donna perché, lasciando il padre e la madre, si uniscano al punto di essere una sola carne, Gesù vuol dire che è a quella trasparenza naturale che bisogna tornare. “l'uomo non divida quello che Dio ha congiunto” dice.
Congiungere è tipico di Dio che è Amore.
Dividere, al contrario, è tipico del demonio e della persona confusa, uomo o donna che sia, che pensa solo all’interesse personale e non a quello dell’altro.
Il criterio dell’amore, invece, porta al bene comune nel cammino del dono mutuo e reciproco. Al momento, nemmeno i dodici apostoli, come giudei e maschi, possono capire bene neppure ciò che Gesù spiega loro una volta soli con Lui. Per questo una volta chiarito il tema con alcuni esempi concreti relativi alla vita cristiana (vv. 11-12), passa a parlare della necessità di apprendere la semplicità dei bambini.
Infatti, mentre i discepoli rimproveravano i bambini che si avvicinavano, Gesù si indignò e disse loro: “Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso”. Solo chi confida in Dio come un bambino in suo padre, vuol dire Gesù, può essere capace di agire a sua volta con la stessa benevolenza e generosità che sente sopra di sé.
Quando Gesù parla del principio (dall'inizio della creazione li fece maschio e femmina), non vuol dire che allora l’amore funzionasse bene, ma che è giunto il tempo in cui, mediante Lui, è possibile compierlo. Figli in Gesù dello stesso Padre, possiamo ormai cantare questa libertà dei bambini, con l’inno che troviamo all’inizio della lettera agli Efesini e dire:

Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo,
che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo.
In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo
per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità,
predestinandoci a essere per lui figli adottivi
mediante Gesù Cristo,
secondo il disegno d'amore della sua volontà,
a lode dello splendore della sua grazia,
di cui ci ha gratificati nel Figlio amato.
(Ef 1,3-6)
p. Bruno Moriconi ocd

mercoledì 29 settembre 2021

Essere fedeli al nostro carisma.

 Il primo convegno provinciale in presenza della Provincia Veneta, svoltosi lo scorso 25 settembre a Verona, ha puntato l'attenzione, con l'aiuto di p. Aldo Formentin ocd, su quattro termini che si richiamano a vicenda: fedeltà e carisma/responsabilità e quotidianità.  
Meditare sulla fedeltà ci riporta nel cuore di una relazione che è nel nostro caso, innanzitutto, una relazione fra noi e Dio, tra creatura e Creatore. La Parola di Dio e  una delle figure più emblematiche del Carmelo Teresiano fra' Lorenzo della Risurrezione diventano i due pilastri su cui costruire il nostro discernimento. 

Dice fra Lorenzo che il cristiano dovrebbe sempre vivere sotto lo sguardo di Dio: «Questa è la nostra occupazione e se noi non lo sappiamo bisogna impararlo» [L 10] «adattarsi, abituarsi, applicarsi, Famigliarizzarsi col Dio Presente Formarsi l’abitudine di vivere alla sua Presenza Tenersi fedelmente a quella sua Presenza Stare sempre con Dio»

Vediamo come p. Aldo ha guidato i secolari attraverso una responsabile  presa di coscienza. clicca qui

lunedì 27 settembre 2021

Piccole storie per l'anima - 18

 Riprendiamo la pubblicazione della rubrica  "Pensieri del Passero solitario" a cura dell'Ordine Secolare Carmelitano Teresiano della Provincia Lombarda.

ANCHE UN NUMERO ZERO PUO' DIVENTARE INFINITAMENTE GRANDE...

Un giorno, un professore entrò nell'aula e iniziò a riempire la lavagna di tanti zeri quanti furono i ragazzi presenti in classe. Poi dentro ogni zero scrisse il nome di ciascun ragazzo.
In un angolo della lavagna scrisse anche il numero uno.



Dopo aver fatto capire il non valore degli zeri, domandò ai ragazzi che risultato si potesse ottenere facendo la somma di tutti quei numeri. È chiaro che chi addizionava solo zeri otteneva uno zero! Ma ci fu qualcuno che si accorse anche dell'uno, quindi il risultato dell'addizione già cambiava.
Allora intervenne il maestro che mise tutti gli zeri in fila indiana con alla fine l'uno che gradualmente faceva risalire verso l'inizio della fila, fino a portarlo davanti a tutti gli zeri. Quell'uno posto davanti a tutti gli zeri ordinati tra loro dava un valore enorme. Poi disse: "Cari ragazzi, vedete, noi siamo gli zeri, Dio è l'uno.
 Ecco perchè Dio ci chiede di metterlo al primo posto della nostra vita (Io sono il Signore tuo Dio, non avrai altro Dio fuori di me) Mettere Dio al primo posto nella mia vita, nella tua vita e nella vita di tutti gli uomini della terra è sempre certezza di immenso valore, di vita piena e felice!"
Il professore non disse mai a nessuno il perché, ma da quel giorno i voti più alti in pagella furono sempre quelli di religione e di matematica...

Così la vita di un uomo. Da solo non ha senso e vale poco.
Con Dio la vita diventa infinitamente bella e piena di significato!


L’anima del giusto non è altro che un paradiso dove il Signore dice di avere le sue delizie.
Allora, come pensate che sarà l’abitazione in cui trova diletto un Re così potente,
così saggio, così puro, così ricco di tutti i beni?
S. Teresa D'Avila


venerdì 24 settembre 2021

Meditazione sul Vangelo della Domenica

 Chi non è contro di noi è per noi

 

38Giovanni gli disse: "Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva". 39Ma Gesù disse: "Non glielo impedite, perché non c'è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: 40chi non è contro di noi è per noi. 41Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d'acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa. 42Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare. 43Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. 45E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna. 47E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, 48dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue. (Mc 9,38-48)

 


Il discepolo Giovanni è entrato nella tradizione come il dolce giovincello che nell’ultima cena si appoggiò sul petto di Gesù per domandargli chi tra gli apostoli lo avrebbe consegnato alle autorità giudaiche, il più sensibile di tutti, identificato anche col discepolo amato. Ci sono però, due o tre momenti nei quali si mostra abbastanza intransigente, bellicoso e persino ambizioso. In una parola, prima della pentecoste, uno di noi anche lui.

Qui, si preoccupa soltanto del fatto che un tale usi il nome di Gesù per fare ciò che fa il suo Maestro (“abbiamo visto uno che scacciava demoni nel tuo nome”, gli dice, “e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva”). In altra occasione, invece, insieme a suo fratello Giacomo si mostra veramente ostinato. Lo racconta Luca nel suo Vangelo parlando della decisione di Gesù di dirigersi verso Gerusalemme passando per la Samaria. Dovendo passare per questa ostile regione dei samaritani, aveva inviato messaggeri davanti a sé, perché lo lasciassero passere per il loro territorio. All’entrata però di un villaggio non volevano accogliere Gesù, proprio perché era diretto verso Gerusalemme, la città maledetta secondo loro, dato che consideravano il loro tempio sul Monte Garizim, l’unico legittimo.

 “Quando videro ciò”, scrive Luca, “i discepoli Giacomo e Giovanni, dissero: Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?” (Lc 9,54). Da parte sua, Gesù li rimproverò e, senza farci caso, si incamminò con i discepoli verso un altro villaggio. Non a caso, quando chiamo i due fratelli, figli di Zebedeo (Giacomo e Giovanni), per farli suoi discepoli era stato lo stesso Maestro a chiamarli Boanerges, cioè, “figli del tuono” (Mc 3,17).

Non sapremo mai se questo titolo di Boanerges, Gesù volle riferirlo alla forza della predicazione futura di questi due fratelli o, semplicemente, al loro carattere intransigente, come si manifesta nel caso dei samaritani ostili e, persino ambizioso, dato che non esitarono a chiedere al Maestro di potersi sedere uno alla sua destra e l’altro alla sua sinistra al momento della sua vittoria messianica (Mc 10,37).

Non sapremo mai il motivo di questo appellativo, ma non è questo ciò che conta. Ciò che importa è ciò che dice Gesù che, alla proposta di Giovanni (“Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva”) risponde così: “Non glielo impedite, perché non c'è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi”.

Gesù vuole insegnarci che il bene non deve essere impedito, anche se chi lo compie non è dei “nostri”. Al contrario, esso deve essere apprezzato, sia opera dei “nostri” santi come degli altri, magari atei. Il fatto poi che Giovanni alleghi, come ragione per impedirlo, che chi sta scacciando i demoni “non ci seguiva”, rivela che gli interessa di più la sua peculiarità di discepolo che il bene in sé.

D’altra parte, lo sappia o non lo sappia, chi compie il bene, sempre lo compie per il cammino filiale di Gesù, dato che tutti portano la sua immagine divina e sono stati creati capaci di compiere il bene. Gli “altri”, i non cattolici o neppure cristiani, non sono nemici da combattere, ma fratelli da amare, poiché tutti percorriamo lo stesso sentiero, anche se inconsciamente, nel caso non si conosca il Vangelo. Per questo, Gesù aggiunge: “chi non è contro di noi è per noi”.

Seguono, poi, due insegnamenti, uno sulla dignità dei discepoli (“Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d'acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa”) e uno sul il dovere di proteggere il bene dei “piccoli” piuttosto che scandalizzarli.

Scandalizzare, come abbiamo visto in altre occasioni, al contrario di servire, significa porre ostacoli. Anziché aiutare gli altri, con il nostro modo di parlare e vivere sul camino di Cristo, farli inciampare e cadere. È di tale gravità fare questo, che sarebbe preferibile mettersi al collo una macina da mulino e gettarsi in mare. Tagliarsi una mano, un piede e persino cavarsi un occhio, se uno di questi organi induce a peccare contro gli altri! Immagini dure che non sono da prendere letteralmente, dato che, con queste proposte, Gesù vuol farci comprendere l’importanza di lottare per il bene degli altri, che è ciò che vale più di tutte le devozioni.

p. Bruno Moriconi ocd

Primo incontro in presenza della Provincia Veneta: il Convegno

 Riprende l'attività della Provincia Veneta con il Consiglio appena rinnovato. Ecco il programma del primo Convegno Provinciale in presenza, dopo due anni di sospensione e di soli incontri online. 
Svolgendosi nel giorno di sabato affidiamo a Maria questo appuntamento perché possiamo riprendere le nostre relazioni interpersonali e tornare a crescere nell'amicizia fraterna. 



giovedì 23 settembre 2021

Tutti nuovi consigli provinciali d'Italia

 COMPOSIZIONE DEI CONSIGLI PROVINCIALI D’ITALIA 2020/23

Dopo una breve pausa estiva, riprendiamo il cammino. Il 2/3 ottobre a Montecompatri i presidenti e le presidenti provinciali si riuniranno per eleggerle cariche del Coordinamento, Preghiamo perché  lo Spirito aiuti tutti a scoprire e fare la  Sua Volontà .

Congresso Elettivo OCDS Italia Centrale 09-11 LUGLIO 2021

PRESIDENTE: Laura Isotton

CONSIGLIERI:
Gabriella Stilli (Vicaria Provinciale)

Paolo Boncristiano

Elena Primicerio

Hartine Benussi

Michela Peddio

Graziella Piras

Congresso Elettivo Provincia Napoletana del 18 settembre 2021

PRESIDENTE:  Costanza Pertone

CONSIGLIERI:

Rossana Sabatiello

Salvatore Mosca

Concetta Bianco

 

Congresso Elettivo Provincia Lombarda del 25 luglio 2021

PRESIDENTE: Angelo Berna

CONSIGLIERI:

Cristina  Vaiani

Lidia Ceolotto

Laura Beretta

 

Congresso Elettivo Provinciale Provincia Ligure: 10 ottobre 2020

PRESIDENTE: Caterina Zerbin

CONSIGLIERI:

Alessio Rosciano

Polazzini Anna

Ruggero Mariella

 

Congresso  Elettivo Provincia Veneta del 26 giugno 2021

PRESIDENTE: Carla Tenuta

CONSIGLIERI:

Teodolinda Levi

Gaetana Pizzuto

Olga Sissa

 

Congresso Elettivo del Commissariato di Sicilia 20 ottobre 2020

PRESIDENTE: Delizia Amaradio

CONSIGLIERI:

Simona Failla

Francesco Pecoraro

Maria Cottone

domenica 19 settembre 2021

Meditazione sul Vangelo della domenica

30Partiti di là, attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. 31Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: "Il Figlio dell'uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà".32Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo. 33Giunsero a Cafarnao. Quando fu in casa, chiese loro: "Di che cosa stavate discutendo per la strada?". 34Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. 35Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: "Se uno vuole essere il primo, sia l'ultimo di tutti e il servitore di tutti". 36E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: 37"Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato"..



COMMENTO AL VANGELO

          Sono tre gli annunci della Passione riferiti da Marco (8,31; 9,31; 10,33) e dagli altri evangelisti sinottici (Mt e Lc). Qui ci incontriamo con il secondo. Stavano attraversando la Galilea e Gesù “non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli”. Insegna qualcosa che solo i discepoli scelti per stare con Lui, devono sapere. Non perché siano capaci di capire, ma perché, venuta l’ora e giunto lo Spirito Santo promesso, si ricorderanno, capiranno e sapranno annunciarlo come buona notizia.

         "Il Figlio dell'uomo”, disse loro di nuovo, “viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà”. Essi non capirono, ma, rendendosi conto della gravità di quelle parole, non chiesero neppure spiegazioni, perché temevano che, approfondendo l’argomento, Gesù avesse potuto dar loro dettagli troppo duri. Intuivano qualcosa che non piaceva, ma, come talvolta è capitato a tutti, facevano come se non avessero sentito nulla.

        E che reagirono, di fatto, come se Gesù non avesse detto nulla, lo dice subito l’evangelista. Giunti a Cafarnao, entrati in casa [quella di Pietro], Gesù domandò loro di che cosa avessero parlato durante il cammino, ma essi, vergognandosene, non gli risposero. Abbassarono la testa come gli studenti quando il professore comincia a dire che vuol interrogare qualcuno. Tacevano, perché, inoltre, si sentivano in colpa. “Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande”.

       Se ancora una volta hanno paura di parlare, hanno capito o non hanno capito l’annuncio di Gesù? Se hanno timore di domandare e di rispondere, qualcosa devono aver intuito. D’altra parte, se continuano a discutere di preminenze e privilegi dietro di Lui, vuol dire che comunque pensano alla maniera umana e si immaginano Gesù come un messia politico, capace di risolvere tutto e di liberarli dall’oppressore romano. Potremmo dire, allora, che hanno capito, ma non lo credono possibile.

       Gesù non si altera. Sa che i suoi discepoli sono gente del popolo e anche fossero dotti come i farisei, non potrebbero neppure sospettare che fosse il Figlio di Dio venuto nel mondo per dare la vita per tutti. Gesù lo sa, ma, così come ha parlato loro della sua passione, ora si siede per parlar loro di come, seguendo il suo esempio, essi stessi devono cercare la preminenza e il vero successo. 
 
      Si sedette e disse loro: "Se uno vuole essere il primo, sia l'ultimo di tutti e il servitore di tutti". Poi chiamando un bambino e ponendolo in mezzo, aggiunse: "Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato”.

     Due cose sono da precisare, su queste parole di Gesù. La prima è che, il bambino indicato da Gesù non rappresenta solo i bambini, ma tutti i piccoli e i semplici, cioè, tutti quelli che, come bambini, hanno bisogno di qualcuno che si occupi di loro. La seconda cosa da capire bene è la seguente: Gesù non pone come ideale il voler essere ultimi, ma il voler essere primi. Non ci dice che dobbiamo essere ultimi, ma ci parla di un nuovo modo, il suo, di essere primi. Ossia, vivere per il bene degli altri e non egoisticamente.


Bruno Moriconi, oc
d