mercoledì 2 aprile 2025
Quarta scheda: L'amore di Teresina per Maria
Possiamo considerare questo bellissimo testo di Santa Teresina, pubblicato integralmente nella quarta scheda formativa il suo testamento spirituale. Nel processo Apostolico si legge infatti: “Ho ancora qualcosa da fare prima di morire”, confida Teresa, “già molto malata”, alla sorella Celina: “Ho sempre sognato di esprimere in un canto alla Santa Vergine tutto ciò che penso di lei” (Processo Apostolico, Roma, 268). Clicca qui per scaricare la scheda
sabato 22 marzo 2025
Scuola Laboratorio.di formazione- II appuntamento
giovedì 20 marzo 2025
Piccole storie per l'anima
"Rimanete in me ed io in voi.
Come il tralcio non può dare frutto,
se non è unito alla vite, così neppure voi se non siete uniti a me.
Io sono la vite, voi i tralci.
Colui che rimane in me ed io in lui, costui dà molto frutto,
poiché senza di me non potete far nulla …"
(Gv 15,1-5)
domenica 9 marzo 2025
Dalla preghiera alla fraternità, dalla fraternità alla preghiera
“DALLA PREGHIERA ALLA FRATERNITA',
DALLA FRATERNITA' ALLA PREGHIERA”
PROGRAMMA
9.15 Accoglienza
9.30 Lodi
9.45 Intervento di Padre Renato Dall'Acqua OCD
10.45 Risonanza, Condivisione
11.15 Pausa
11.30 Orazione mentale ( Gv7,40-53 )
12.00 S. Messa
13.00 Pranzo al sacco
Pomeriggio
14.30 Il Significato Spirituale del Giubileo: lo conosciamo?
Intervento di Angelo Berna OCDS
15.15 Comunicazioni della Presidente Rosa Pellegrino a seguire Vespri
Portare con sé: la Liturgia delle Ore e Scapolare
lunedì 3 marzo 2025
Piccole storie per l'anima
C’era una volta un sovrano potente. Sapeva che il numero dei giorni che gli restavano da vivere diminuiva inesorabilmente. Che cosa sarebbe diventato il suo bel impero, quando sarebbe stato costretto ad abbandonarlo con tutti i nemici che lo circondavano da ogni lato?
Che avrebbe potuto fare il giovane principe, quel figlio troppo giovane e inesperto che il sovrano aveva avuto, ahimé, in tarda età? Dove poteva rifugiarsi? Chi lo avrebbe protetto?
Questi pensieri tormentavano il vecchio re, tanto che un giorno disse al principe: "Figlio mio, io non regnerò più per molto tempo e ignoro ciò che accadrà dopo la mia morte. Ci sono molti nemici intorno al trono. Ho tanta paura per l’impero che ho costruito e anche per te.
Morirei tranquillo se sapessi che hai un rifugio sicuro che ti protegga in caso di pericolo. Per questo ti consiglio di andare per il regno e di costruire fortezze in tutti gli angoli possibili, per tutti i confini del paese".
Obbediente, il giovane si mise immediatamente in cammino. Percorse tutto il Paese, per monti e per valli, e dove trovava il posto conveniente, faceva costruire grandi fortezze solide e imponenti. Le fortezze sorsero nelle profondità delle foreste, nelle valli più nascoste, sulla sommità delle colline, nei deserti, in riva ai fiumi e sui fianchi delle montagne .
Questo costò molto denaro, ma il principe non badava a spese: erano in gioco la sua vita e il suo trono. Dopo un certo tempo, il giovane ritornò nel palazzo del re suo padre. Stanco, dimagrito, ma soddisfatto d’aver portato a termine il compito, corse a presentarsi dal padre.
"Ebbene, figlio mio, com’è andata? Hai fatto ciò che io ti avevo detto?" gli domandò il re. "Si, padre", rispose il principe. "In tutto il paese si innalzano fortezze imprendibili: nei deserti, sulle montagne, nel profondo delle foreste".
Ma il vecchio re, il più potente che la storia abbia mai conosciuto, invece di congratularsi con il figlio per tutti i suoi sforzi, scuoteva la testa come in preda ad un forte dispiacere. "Non è questo, figlio mio, che avevo in mente io. Devi tornare indietro e ricominciare", disse.
"Le fortezze che tu hai costruito non ti proteggeranno assolutamente in caso di pericolo: tu sarai solo e non per quei muri e quelle pietre potrai sfuggire alle imboscate e alle trappole dei tuoi nemici. Tu devi costruirti dei rifugi nel cuore delle persone oneste e buone.
Devi cercare queste persone, e guadagnarti la loro amicizia: soltanto allora saprai dove rifugiarti nei momenti difficili. Là dove un uomo ha un amico sincero, là trova un tetto sotto cui ripararsi".
Il principe si rimise in cammino. Non più per i deserti, i dirupi, le foreste selvagge, ma per andare verso la gente, tra loro, per costruire dei rifugi come immaginava suo padre, il vecchio re pieno di saggezza. E questo richiese molti più sforzi e fatiche.
Ma il principe non li rimpianse mai. Perché, quando dopo un certo tempo il vecchio sovrano si spense e lasciò questo mondo, il principe non aveva più nessun nemico da temere.
E tu, quanti rifugi hai costruito fino ad oggi nella tua vita?
"Gesù non vuole che la nostra amicizia.
E chi si rifiuterà di concedergliela,
quando Egli non ha rifiutato di spargere tutto il suo sangue per noi,
sacrificando la sua vita?
E' un nulla quanto domanda- pensate!
E ascoltarlo è di sommo nostro interesse."
(S.Teresa D'Avila)
domenica 2 marzo 2025
La scheda sull'Abbandono, frutto delizioso dell'Amore
martedì 25 febbraio 2025
Ritiri di Quaresima a Maddaloni e Bari
Le comunità ocds della Semi-provincia napoletana si riuniranno per il ritiro di Quaresima sabato 8 marzo. Quelle della Campania si ritroveranno con p. Andrea l'Afflitto a Maddaloni nella Casa di Spiritualità SS. Annunziata (qui il programma), quelle della Basilicata e della Puglia si ritroveranno a Bari con p. Enzo Caiffa, nella Casa di spiritualità S. Francesco D'Assisi (qui il programma).
domenica 23 febbraio 2025
Piccole storie per l'anima
Il bambino era appena stato scoperto a dire una bugia. Il padre, comprensivo e moderno, sapeva che quella bugia in particolare non era importante, ma lo era il concetto morale di mentire.
Così interruppe quello che stava facendo e si sedette insieme al figlio per spiegargli, con un linguaggio semplice, perché doveva sempre dire la verità, qualunque cosa accadesse, cascasse il mondo ...
Squillò il telefono. Il figlio, che stava cercando di ingraziarsi il padre, disse: «Vado io!». E corse a rispondere al telefono. Ritornò poco dopo. «È l'assicuratore, papà».
«Uffa! Proprio adesso? Digli che non ci sono».
È così facile dare falsa testimonianza…
Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: «Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio», mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall'occhio del tuo fratello.
(Vangelo di Luca 6, 41-42)
martedì 18 febbraio 2025
Piccole storie per l'anima
C'era una volta una bambina che si chiamava Cecilia. Il papà e la mamma della bambina lavoravano tanto. La loro era una bella famiglia e vivevano felici. Mancava solo una cosa, ma Cecilia non se ne era mai accorta. Un giorno, quando aveva nove anni, andò per la prima volta a dormire a casa della sua amica Adele.
Sì, migliore del vino è il tuo amore"
(Cantico dei Cantici 1,2)
Non ti fermare in cose meno importanti
e non contentarti delle briciole che cadono dalla mensa del Padre tuo.
giovedì 6 febbraio 2025
Bellissima notizia : il nostro p. Saverio Cannistrà sarà il nuovo Arcivescovo metropolita di Pisa
Stamattina nella Cattedrale di Pisa alle ore 12 l'annuncio ufficiale. Per p. Cannistrà è un ritorno: a Pisa vide sbocciare la vocazione carmelitana, approfondì i suoi studi e l'insegnamento teologico. Nel corso della cerimonia è stata letta La Lettera di p. Saverio alla Diocesi di Pisa. Padre Saverio riceverà la sua consacrazione episcopale domenica 11 maggio, giornata mondiale di preghiera per le vocazioni.
Accogliamo con gioia questa notizia che ci è arrivata oggi dalla Casa generalizia dei carmelitani scalzi assicurando la nostra preghiera per padre Saverio riconoscenti al Signore per il dono della sua vocazione nella chiesa e nel Carmelo.
Ci piace ricordare il primo nostro incontro ufficiale con p. Saverio, a Rocca di Papa nel luglio 2010 per il Congresso che diede il via a un intenso lavoro sul cammino formativo dell'Ordine Secolare dei Carmelitani Scalzi
martedì 4 febbraio 2025
Piccole storie per l'anima
Questa lettera fu trovata dall'infermiera dell'ospedale sotto il cuscino di un giovane appena deceduto.
«Cara mamma, da alcuni giorni riesco a stare seduto sul letto solo per mezz'ora e per il resto della giornata sono immobilizzato. Il cuore non vuole più battere. Stamattina presto il professore ha detto qualcosa che suonava come "essere pronto".
Per che cosa? Certo è difficile morire giovani! Devo essere pronto al fatto che all'inizio della settimana sarò un trapassato; e non sono pronto. I dolori scavano in modo quasi insopportabile, ma ciò che mi sembra davvero insopportabile è che non sono pronto.
La cosa peggiore è che, quando guardo il cielo, è buio. Diventa notte, ma non brilla sopra di me nessuna stella nella quale io possa immergere lo sguardo. Mamma, non ho mai pensato a Dio, ma ora sento che esiste ancora qualcosa che non conosciamo, qualcosa di misterioso, un potere nelle cui mani cadiamo, al quale dobbiamo dare delle risposte.
E la mia pena è che non so chi è. Se solo lo conoscessi! Mamma, ricordi come tu, con noi bambini, camminavi nel bosco, nell'oscurità che stava calando, incontro al papà che tornava dal lavoro? A volte ti correvamo davanti e ci vedevamo improvvisamente soli. Avanzavano dei passi nell'oscurità: che paura dei passi sconosciuti! Che gioia quando riconoscevamo che quel passo era quello del papà che ci amava.
E ora, nella solitudine, sento ancora dei passi che non conosco. Perché non li conosco? Mi hai detto come mi devo vestire e come mi devo comportare nella vita, come mangiare, come cavarmela.
Ti sei occupata di me e non ti sei stancata di tutta preoccupazione.
Ricordo che tu, la notte di Natale, andavi a Messa con i tuoi bambini. Mi ricordo anche della preghiera della sera che qualche volta mi suggerivi.
Ci hai sempre indirizzati all'onestà. Ma tutto questo ora per me si scioglie come neve al sole. Perché ci hai parlato di tante cose e non ci hai detto nulla di Gesù Cristo?
Perché non mi hai fatto conoscere il suono dei suoi passi, in modo che fossi in grado di accorgermi se è lui che viene da me in quest'ultima notte e nella solitudine della morte?
In modo che io sapessi se quello che mi aspetta è un Padre! Come potrei morire in modo diverso ... ».
Nella vita ci sono tante cose importanti.
Ma solo Gesù Cristo è essenziale.
Il suo essere essenziale lo abbiamo rimosso dalla nostra vita
Per questo ci spaventa la morte.
Tutto passa in questo mondo mortale,
anche la piccola Teresa passa...ma tornerà!
(S.Teresa di Gesù Bambino)
FORMAZIONE. Interroghiamoci sulla nostra fedeltà all'identità secolare carmelitana
Ha avuto inizio la prima tappa della Scuola laboratorio nazionale di formazione online. Al centro dell’attenzione la fedeltà all’identità secolare carmelitana e la responsabilità nel vivere quotidiano. La riflessione con la guida di padre Aldo Formentin ocd, Assistente nazionale dell’ocds, ci ha offerto spunti importanti per far ripartire la formazione nelle nostre comunità, con una consapevolezza maggiore della nostra vocazione, del come possiamo testimoniarla nella nostra vita e agli altri. La presidente nazionale dell’ocds Linda Levi che ha presentato l’iniziativa promossa dal Coordinamento interprovinciale, ricordando l’importanza di una limpida testimonianza della nostra vita carmelitana, perché noi potremmo essere per qualcuno l’unico Vangelo e l’unico specchio della spiritualità carmelitana nella sua vita. Non possiamo sprecare una tale occasione: essere lo strumento con cui Dio avvicina qualcuno a Sé. Se il Signore ci ha riunito in una fraternità, ciascuno con un proprio talento, un dono diverso da mettere in condivisione, tutti -una volta in possesso di una completa conoscenza della nostra spiritualità- possiamo aiutare i formandi a crescere. Ed essi potranno testimoniare, a loro volta, la bellezza e la ricchezza del vivere il carisma carmelitano nella quotidianità. In questa prima fase si porrà l’accento sugli elementi base che un formatore dovrebbe possedere per svolgere proficuamente l’azione formativa. Dei quattro interventi previsti (fino a settembre) il primo è stato guidato da P. Aldo Formentin che ha cercato di spiegare l’importanza di “prendere coscienza dell’impegno personale che l’appartenenza al carisma carmelitano richiede nella vita quotidiana”.
Gli oltre 290 partecipanti al laboratorio, con l’aiuto informatico di Lorenzo Barone, venerdì 31 gennaio hanno seguito la prima conferenza in cui p. Aldo ha invitato a soffermarsi su quattro aspetti che caratterizzano il discernimento sia personale sia dei formandi: la fedeltà e l’identità carismatica; la responsabilità e la costanza nella quotidianità e, infine, il mettersi alla scuola dei santi
La fedeltà e l’identità carismatica. Bisogna partire dalla consapevolezza che prima di tutto esiste l’incontro con Dio. È lui che ci ha chiamati alla vita, a viverla come cristiani (con il Battesimo) e a portarla a compimento verso la santità, con il cammino della vocazione al Carmelo (altro dono di Dio). Come nella storia di Abramo anche nella nostra c’è l’iniziativa di Dio. Il Vangelo di Giovanni ci ricorda che Dio è anche il primo ad amare. E noi accogliendo, con consapevolezza questo amore, impariamo ad amare e a comprendere di dover amare come Lui ci ama. Ma la domanda da porci è: abbiamo incontrato realmente il Signore? E abbiamo compreso la necessità di rispondergli, anche attraverso questo cammino, ravvivando in noi questo primo incontro? Ha spiegato p. Aldo: Fedeltà è essere e coerenti nel mantenere gli impegni presi, gli obblighi assunti, i legami stretti tra due realtà. Se consideriamo, quindi, il carisma le due realtà in relazione tra loro sono il Creatore-Spirito Santo e la sua creatura, noi. La fedeltà a quest’incontro – ha spiegato - diventa una necessità di vita. Cerchiamo di comprendere allora come è nata la nostra vita al Carmelo. È una verità da tenere sempre viva nella nostra coscienza e dobbiamo assolutamente chiederci se il Signore l’abbiamo incontrato così come Abramo ha incontrato Dio, così come Mosè parlava con Lui. Per farci comprendere meglio questo punto p. Aldo ha fatto riferimento a ciò che scrisse Papa Benedetto XVI nell’introduzione alla sua prima enciclica la “Deus Caritas est”
“All’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva” (Benedetto XVI).
Non
bisogna mai smettere di chiedersi (e di cercare di capire in coloro che ci sono
affidati) se la vocazione al Carmelo sia partita o no dall’incontro vero con il
Signore (suggerimento dello spirito o invito a incontrarlo da parte di
qualcuno). È suggerimento soprattutto a chi deve formare: Chi si è avvicinato,
ha incontrato realmente il Signore? E come continua a incontrarlo nella propria
vita di carmelitano? Perché Dio è l’unico in grado di orientarci, perché Dio
continua a parlarci attraverso il suo spirito. Così nasce la sequela di Cristo,
come ben spiega l’art. 10 delle nostre
Costituzioni:
nell’accettare gli insegnamenti di Gesù ci si consegna
alla Sua persona. Non bisogna aver paura di far comprendere che la Promessa è un vincolo che accettiamo,
come è indicato negli articoli 12 e 16
delle nostre Costituzioni. E allora: Ci
siamo realmente consegnati a Lui? chi
fa formazione parla responsabilmente per conto di Gesù? Dà voce a ciò che il Signore
vorrebbe dire a chi è ha chiamato al Carmelo? Molto importante il riferimento
ai versetti dell’Apocalisse che mettono in guardia dalla tiepidezza, dal non
alimentarsi più alla Sorgente (Ap 3, 15-16 e Ap, 2, 4-5). Questo riguarda i
formatori ed i formandi. Occorre disponibilità a lasciarsi lavorare se si vuole
vivere della patria del Carmelo.
Il secondo passo illustratoci riguarda la responsabilità e la costanza nella quotidianità. I punti fondamentali della nostra vocazione al Carmelo crescono in esperienza di vita. è il passaggio dall’ideale al reale, dalla teoria alla pratica. La vita quotidiana ci mette alla prova. L’art. 12 delle Costituzioni ricarda come con la Promessa si viene a far parte di una comunità con un vincolo ( i consigli evangelici) poiché abbiamo chiesto e ottenuto di far parte dell’Ordine, che è una realtà ecclesiale. Questa promessa ci fa aderire all’amore che Dio ci dona e siamo chiamati ad esserGli fedeli, giorno per giorno, con un’amicizia sempre più profonda. Questo è importante: non sentir parlare dell’orazione a tu per tu con Dio, ma a farla.
Padre Aldo ha lanciato una provocazione: ma noi facciamo l’orazione mentale quotidiana? se la trascurassimo è come se non alimentassimo mai quell’io-Tu che con la promessa abbiamo non solo accettato ma abbiamo promesso di coltivare. Dio ci aspetta, la nostra vocazione non può vivere senza questa intimità divina.
Alla scuola dei santi. Nella lettera agli Ebrei San Paolo dice “Avete solo bisogno di costanza, perché dopo aver fatto la volontà di Dio possiate raggiungere la promessa” (10,36). Come essere costanti in questo cammino? Lo ricorda nel suo libricino “Partecipi dello spesso carisma” p. Anastasio Ballestrero ocd : i membri del popolo di Dio, specialmente i più impegnati, i più coerenti, i più seri… si rivolgono a quei santi che sono più ricchi di dottrina e che, per la loro storia e i loro carismi spirituali sono padri di anime e patriarchi dello spirito”.
Abbiamo grandi esempi nel Carmelo. Approfondire (senza erudizione, ma con desiderio di conoscenza e di familiarità) la loro vita ci aiuta a progredire. Nel libro La vita mariana nel Carmelo Maria Eugenio del Bambino Gesù scrive “Maria è per l’eccellenza la regina del Carmelo…l’esempio vivo delle virtù specifiche del carmelitano, l’universale mediatrice di grazia presso suo figlio, sorella madre e patrona del carmelitano. Di conseguenza questi deve amare teneramente, imitare con fedeltà Maria e vivere in intimità perfetta con lei per raggiungere l’intimità con Dio”. P. Aldo ha citato ancora S. Teresina, ma soprattutto fra Lorenzo della Risurrezione una presenza nel Carmelo che frequentiamo spesso proprio perché ci porta a vivere nella quotidianità la vocazione che il Signore ci ha dato : fra Lorenzo ci insegna a vivere alla presenza di Dio a vivere il dono di Elia. Dice il nostro frate che se uno non sa vivere alla presenza di Dio deve impararlo. E spiega: Bisogna adattarsi, rendersi adatti a stare alla Sua presenza, a far conto della sua presenza credendo che Gesù ci ha detto che “nulla è impossibile a Dio”.
Torniamo al punto fondamentale, l’intimità con Dio (S. Teresa, Vita 8,5), l’incontro con Lui da ravvivare, continuamente. Dio s’incontra nei Sacramenti, nella Liturgia delle Ore e soprattutto nell’orazione mentale, caratteristica della nostra vocazione, che è la mezz’ora di colloquio personale con il Signore. Quel tempo che riserviamo ogni giorno all’incontro con Gesù, un tempo che possiamo anche suddividere nel corso della giornata in più momenti, ci educa alla consapevolezza di essere al cospetto di una Persona reale. Esserne consapevoli, rivolgerci a Lui in qualsiasi momento o luogo trasforma la nostra vita in una preghiera continua. La vita per il carmelitano è, infatti, una vita di preghiera, nata dall’incontro con Cristo, dal sentirsi amato da Lui, dal desiderio di corrispondere a questo amore, alla fiducia che egli ci ha dimostrato con fedeltà. E soprattutto “mettendo amore in tutto”.
Facciamo tesoro di questa prima importante riflessione. A marzo l’appuntamento prosegue con p. Fausto Lincio e il tema degli Elementi di discernimento vocazionale nell’ocds.
Stefania De Bonis ocds