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| P. Aldo e la presidente Laura Isotton |
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lunedì 9 giugno 2025
Esercizi Spirituali della Provincia dell'Italia Centrale
Dal 30 maggio al 2 giugno 2025, presso la Casa Divin Maestro di Ariccia (Roma), si sono svolti gli esercizi spirituali provinciali OCDS, dal tema: "IL VOLTO DEL CARMELITANO SECOLARE NEL MONDO DI OGGI. DONO E COMPITO".
Le giornate erano aperte anche a quanti desideravano conoscere la spiritualità e gli impegni vocazionale del carmelitano secolare.
Dal sito della Provincia dell'Italia Centrale potete ascoltare gli audio delle meditazioni. Cliccare qui
mercoledì 17 aprile 2024
Quest'anno p. Aldo Formentin festeggia i 50 anni di ordinazione sacerdotale
Nel corso del Convegno Provinciale dell'ocds abbiamo avuto anche la gioia di festeggiare il 50 anniversario di ordinazione di Padre Aldo Formentin che ci ha seguito per tanti anni come Delegato Provinciale dell'OCDS con impegno e fraterna dedizione.
Auguri di cuore p. Aldo!
mercoledì 29 settembre 2021
Essere fedeli al nostro carisma.
Il primo convegno provinciale in presenza della Provincia Veneta, svoltosi lo scorso 25 settembre a Verona, ha puntato l'attenzione, con l'aiuto di p. Aldo Formentin ocd, su quattro termini che si richiamano a vicenda: fedeltà e carisma/responsabilità e quotidianità.
Meditare sulla fedeltà ci riporta nel cuore di una relazione che è nel nostro caso, innanzitutto, una relazione fra noi e Dio, tra creatura e Creatore. La Parola di Dio e una delle figure più emblematiche del Carmelo Teresiano fra' Lorenzo della Risurrezione diventano i due pilastri su cui costruire il nostro discernimento.
Vediamo come p. Aldo ha guidato i secolari attraverso una responsabile presa di coscienza. clicca qui
martedì 21 luglio 2020
Il cammino di speranza dei Carmelitani Secolari tra limite umano e profezia. I tre interventi
L'interessante e costruttivo incontro on line Il cammino di speranza dei Carmelitani Secolari tra limite umano e profezia promosso dal Coordinamento interprovinciale con il Padre Generale Saverio Cannistrà, con il nostro Delegato generale p. Alzinir Debastiani e con l'Assistente religioso dell'Ocds d'Italia p. Aldo Formentin ha un seguito che aiuterà anche quanti non hanno avuto la possibilità di connettersi e di partecipare. Ecco qui sotto le trascrizioni dei tre interventi, rivisti dagli autori:
📄Padre Alzinir Debastiani
📄P. Aldo Formentin
📄P. Saverio Cannistrà
Ancora una volta l'OCDS D'ITALIA ringrazia il Preposito Generale, Padre Saverio,
il Delegato Generale OCDS, Padre Alzinir, e l'Assistente Nazionale OCDS, Padre Aldo,
per le preziose riflessioni che ci hanno offerto
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preghiera
domenica 10 dicembre 2017
« Preparate le vie del Signore! »
II Domenica di Avvento
Anno B
Is 40, 1-5.
9-11; 2 Pt 3, 8-14; Mc 1, 1-8
Meditiamo con p. Aldo Formentin ocd
Con la prima domenica del
nuovo Anno Liturgico siamo entrati tutti nel tempo «forte» dell’Avvento.
Avvento, sappiamo, significa
venuta. Chi sta per arrivare? E se l'Avvento riguarda noi stessi, se noi stessi
aspettiamo qualcuno: chi è che stiamo aspettando? Per noi cristiani – gli unici
al mondo che davvero attendono Uno che sta venendo – l'Avvento è come un
portone imponente che ormai siamo abituati a varcare per entrare nel santuario
affascinati del Dio fatto uomo: il Figlio di Dio fatto Bambino. Ogni anno – a
partire dalla seconda domenica di questo tempo dell’Attesa – varcando la soglia
di questo portone incontriamo due sentinelle che gli fanno la guardia e ci
chiedono perché e con quale sentimento, con quale atteggiamento interiore,
siamo qui a chiedere di entrare. Due figure assai dissimili, che tuttavia si
vedono sempre nelle antiche immagini alla sinistra e alla destra di Colui che è
l'Atteso e infine il Venuto: il Battista e l’Immacolata.
La prima figura – il Battista
– protesa in alto, scarna, un angelo vestito di pelli di cammello, che non vuol
essere nessuno, ma solo una voce che grida dal deserto del mondo e del tempo: «Preparate le vie del Signore!».
L'altra figura – che
incontreremo il prossimo 8 dicembre – è una persona profondamente velata e
ripiegata su di sé, solamente il suo corpo parla visibilmente di colui che ella
attende, e fa risuonare la sua flebile parola: «Ecco, io sono l'ancella del Signore». Ambedue sanno chi stanno
aspettando. Essi sono per il momento gli unici che lo sanno così esattamente e
così pressantemente: essi aspettano nientemeno che Dio. Non un condottiero o un
qualche eroe, non un tempo migliore, una vaga utopia, bensì davvero Dio. L'Emanuele,
il Dio con noi. E questo nella certezza che egli sta direttamente davanti alla
porta, perché tra la preparazione della via da parte di Giovanni il Battista e
della Vergine Maria e la venuta dell'Atteso non può più intervenire nulla che
possa far ritardare, perché l'Avvenimento è già in moto, e nessuno può
arrestarne il cammino…
Il Battista dunque
– in questa domenica – compare nel Vangelo. È e chiama se stesso «una voce nel deserto». Certamente un
deserto è questo mondo, più che mai: «un deserto che cresce» tecnicamente
mediante il disboscamento delle selve che portano la pioggia, contro di cui
tutti i piani per la civiltà e lo sviluppo sembrano non avere risorse… «un
deserto che cresce» spiritualmente con l'inaridimento del «paesaggio
religioso», dal momento che l'umanità non può quasi più ascoltare il richiamo a
«preparare al Signore la strada». La
«voce» risuona nel rumore confusionario dei mezzi di comunicazione di massa,
delle nuove informazioni che precipitano
l'una sull'altra. E se il “battezzatore” compare in stile sorprendentemente
anti-culturale - vestito con peli di cammello e per nutrimento locuste e miele
selvatico -, siamo ormai abbastanza abituati a collocare tranquillamente un
simile comportamento tra le mille mode in mezzo alle quali vive assuefatta l’attuale
nostra società.
Eppure per
noi credenti il contenuto del messaggio del Battista – ne parla anche la prima
lettura – è sempre fonte di seria riflessione. È troppo grande il suo messaggio
per essere attuato domani o dopodomani: che cioè gli Israeliti deportati
possano tornare da Babilonia nella loro patria e ricostruire il loro tempio. Il
messaggio parla di un futuro, che sta sicuramente avvicinandosi, in cui «tutti i mortali vedranno la gloria di Dio»,
Dio stesso raccoglierà l'umanità come un pastore per condurla definitivamente a
casa.
Se la parola del Profeta Isaia
ci porta a guardare la realtà con gli occhi di Dio – come guardandola dall’alto
– noi sappiamo di non avere alcuna vista dall'alto. Come abbiamo sentito
leggere nella seconda lettura… noi contiamo i giorni, gli anni, e sempre i
nostri calcoli si dimostrano falsi: nel corso di tutti i secoli si è predetto
il giorno dell'arrivo di Dio, ed egli non è mai arrivato. Questo perché il
tempo di Dio è diverso dal nostro: «Mille
anni sono per lui come un giorno» [Sal 90,4]. Nel nostro miope mondo si
parla così con superiorità e ironia di «ritardo», di una ingenua attesa della
fine... Ma «il Signore non ritarda nell'adempiere
la sua promessa» [2Pt 3,9]. E caso mai indugiasse occorre attenderlo «perché certo Egli verrà e non tarderà"
[Ab 2,3]. Egli è un Dio in avvento sempre: il nostro Dio è un Dio - «che Viene » [Sal 49,3] – e trae continuamente a riva come un pescatore la
rete gigantesca della storia del mondo.
Questo evento
di fine dei tempi dev'essere proclamato da un «alto monte» come messaggio di gioia. Alla luce della venuta del
Figlio di Dio nella nostra carne, la confusa
storia del mondo con le sue colline e depressioni - strade molto tortuose! - si
rivelerà alla fine come la via piana e diritta su cui Dio è da sempre passato:
«perché egli ci ha amati per primo» [1Gv
4,19]. La storia, così come noi stessi la viviamo, sembra correre incontro a
immense catastrofi… Eppure, vista dalla sua fine – con gli occhi di Dio – appare
come una sicura e amica strada di casa… Strada
nella quale mentre noi discorriamo e discutiamo insieme Lui ci incontra Gesù in
persona, si accosta e cammina con noi [cfr Lc 24,15]. E ci rincuora: «alzatevi e levate il capo, perché la vostra
liberazione è vicina» [Lc 21,28]. Il fatto che noi possiamo pensare la fine
del mondo solo in modo catastrofico non turba né il piano di Dio, né la fiducia
dei cristiani. Nella certezza che con la venuta dell’Emanuele Dio cammina con loro
come un pastore con il proprio gregge - «Il
Signore è il mio pastore [Sal 22, 1] - i cristiani – come scrive Pietro nella seconda
lettura – hanno unicamente da cercare di essere, quando Dio verrà, «senza macchia» … e di «essere trovati in pace». [ cfr 2Pt 3,14
].
Perché l’Avvento ci prepari a
vivere «senza macchia» e a «essere trovati in pace» quando anche noi
come i pastori incontreremo – a Natale – «Maria
e Giuseppe e il bambino, che giace nella mangiatoia» [Lc 2,16] vogliamo
fare nostra l’esortazione che S. Elisabetta della Trinità suggeriva alla sorella
Guite in attesa di un figlio:
«Oh, lasciati pervadere tutta da
Dio, invadere tutta dalla sua vita divina, per donarla al caro piccolo che
verrà alla luce colmo di benedizione!
Pensa che cosa doveva essere
nell’anima della Vergine allorché, dopo l’Incarnazione,
possedeva in sé il Verbo incarnato, il Dono di Dio.
In che silenzio, in che
raccoglimento, in che adorazione doveva seppellirsi nel fondo della
sua anima per stringere quel Dio di cui Essa
era la Madre!
Mia piccola Guite, Egli è in noi. Oh, teniamoci strette a Lui.
In questo silenzio, con questo
amore della Vergine, è così che passeremo l’Avvento, non
è vero?» [Lettera, 22.11.1903]
Posted by OCDS D' ITALIA
Suipassiditeresa
sabato 26 novembre 2016
I Domenica di Avvento: Dio viene, l'ha promesso
PRIMA DOMENICA DI AVVENTO
Anno A
Is 2, 1-5;
Rm 13,11-14; Mt 24, 37- 44
27 novembre
2016
1. Dio viene.
Iniziamo il Tempo liturgico
dell’Avvento accogliendo l'impellente ammonimento ivi contenuto: Dio è in cammino verso di noi. Questo
era il crescente presentimento dell’intero Antico Testamento, il quale
aspettava con l'arrivo del suo Messia anche il tempo finale.
Era stato l'immediato
presentimento anche di Giovanni il
Battista, il quale secondo tutti e tre i sinottici non voleva far altro che
preparare nel deserto una via al Signore e annunciare un giudizio che divide: «Già la scure è posta alla radice dell'
albero» (Le 3,9). Ciò che viene dopo di lui è l'ultima decisione di Dio per
la storia.
domenica 3 aprile 2016
Il significato di fare memoria della Misericordia di Dio
MEDITIAMO CON P. ALDO FORMENTIN
MEDITIAMO CON P. ALDO FORMENTIN
Nel compimento degli otto giorni della festa di Pasqua,
la Chiesa , nella sua tradizione, ricorda la Domenica in Albis. La Domenica di coloro che purificati durante la
Veglia Pasquale con il Battesimo da ogni male – da ogni peccato, liberati dal
demonio, fatti-liberi in Cristo, rigenerati dallo Spirito, che è Signore e dà la
vita, e alimentati e riportati innanzi dalla Carità che rende santi in Cristo –
partecipavano vestiti di bianco all’Eucaristia, alla presenza del Figlio
dell'uomo, anche Lui vestito di bianco, di cui scrive Giovanni nella prima Lettura.
Il clima di festa della Ia lettura, che noi cogliamo
con gioia vera e profonda, nasce dal cuore di coloro che sono stati liberati da
ogni tristezza, dalla radice di ogni tristezza che è il peccato. Quel clima di
gioia è un po' quello in cui anche noi, dopo duemila anni, viviamo oggi in
questa IIa Domenica di Pasqua. Il clima dell'anno di Grazia nel
quale la Misericordia di Dio è apparsa tra gli uomini.
Ed è importante, per noi, raccogliere l'invito di san
Giovanni Paolo II che - obbediente alla "segretaria" del cuore di
Dio, santa Faustina Kowalska – a chiamare questa Domenica in Albis anche la
Domenica della Divina Misericordia. È un invito per noi a fare memoria, non
una semplice memoria storica, ma una memoria che raccoglie il “vento” che il
respiro di Gesù Risorto spirò apparendo agli Apostoli. Noi conosciamo questo
Spirito quando andiamo a confessarci. È lo stesso Spirito che il sacerdote
chiama in causa per la remissione dei peccati. In quel momento anche noi
veniamo coinvolti, presi dentro questo “soffio
rivitalizzante”, dentro il “respiro
nuovo” di Gesù-risorto, dell’Uomo-Nuovo creato proprio per essere il
primogenito tra gli uomini - che ricrea la faccia della Terra.
Nella notte di Pasqua la Chiesa canta
l’avvenimento meraviglioso della nostra redenzione. E giunge a esclamare
che se siamo stati creati in un modo bello e buono, in Cristo Risorto siamo
stati ricreati in una forma molto migliore. Perciò è importante per noi, prima
di tutto, a compimento di questi otto giorni di Pasqua ringraziare Dio
perché conservandoci nella fede ci fa raccogliere quella novità di vita che il
Risorto porta a suoi: "Ricevete lo Spirito santo". E Gesù, in
questo modo, incomincia come una creazione nuova, incomincia in ciascuno di noi
come una forma di “vita nuova” che
viene raccolta in quel gesto che compie Tommaso…
Tommaso è il discepolo che amava talmente Gesù che quando il
Maestro si mise ad affermar che insistenza di voler salire a Gerusalemme – mentre
tutti i suoi amici dicevano al Signore di non andarci perché là lo volevano uccidere!"
- fu l'unico a dire: "Andiamo anche
noi a morire con il Maestro!" Tommaso era così affezionato a Gesù,
così appassionato del Maestro, che non poteva perdonarsi la colpa di non aver
seguito il Maestro fino in fondo. Per lui non avrebbe mai dovuto accadere! Lui
che avrebbe voluto dare la vita per il Maestro, come aveva anticipato nella sua
bella esclamazione davanti ai suoi amici – è proprio lui, Tommaso “l'uomo nuovo”, l’uomo ri-fatto, come con
un nuovo inizio d’umanità a partire dal Signore Risorto che lui riconosce come
suo Signore e suo Dio. È qui che la creatura - fatta per Dio, che sente
nostalgia di Dio … il suo cuore è stato fatto in modo tale che solo Dio lo può
riempire, lo può mettere in pace, lo può saziare di tutto l'amore di cui è
capace – è qui finalmente trova l’umanità vera da cui ripartire.
Ed è importante, perciò, che ci riconosciamo in Tommaso,
perché lo spirito che viene effuso da Gesù e che spazza via ogni forma di
peccato - quella nebbia che impedisce all'uomo di “vedere” - finalmente concilia l'umanità, le garantisce la grazia di
incominciare a dire "Mio Signore e
mio Dio".
Questa è la grazia che si compie negli otto giorni di
Pasqua: il momento in cui l'uomo può finalmente dire con tutto se stesso ciò
per cui è stato fatto. Come un bambino grida "mamma" così
l'uomo-Tommaso, noi, ciascuno di noi può dire "Mio Signore e mio Dio". Ed è questa la grazia che a compimento
degli otto giorni noi vogliamo raccogliere.
Da un lato, la grazia di una riconoscenza sconfinata verso
Dio che ci ha amati da morire fino a dare suo Figlio per noi. Non solo, ma a
darci suo figlio attraverso il suo Spirito, in tal modo che ci possa seguire,
che ci possa sostenere, ultimamente facendosi Cibo per la nostra esistenza.
In questo giorno della Misericordia noi vogliamo essere
partecipi della festa che si fa in Cielo ("Si fa più festa in cielo per
un solo peccatore che si converte", da Tommaso a ciascuno di noi oggi,
fino all'ultimo battezzato, rigenerato a vita nuova nello Spirito
Santo)...Questa festa è propria dell'umanità che non conosce più tramonto. Una
festa che non conosce più tristezza…
Ma dobbiamo anche raccogliere il mandato di Gesù quando ai
suoi discepoli dice, dopo aver dato loro la Pace, “Andate , predicate”.
È questa non solo un'urgenza che Gesù ci mette, ma è una necessità, perché chi
è mosso dallo Spirito ovunque deve “spirare”:
non lui, ma lo Spirito…
E perciò vorremmo chiedere la grazia alla Madonna di essere
così docili da raccogliere, con sensibilità e ulteriore devozione, i doni dello
Spirito santo… Lo Spirito infatti continua a portare in mezzo agli uomini -
proprio attraverso di noi/Tommaso - questo "Mio Signore e mio
Dio" che ultimamente riporta a casa ogni uomo. Riporta ogni uomo
a dire "mamma". Ed è bello ricordare come Edith Stein,
parlando dello Spirito esclama: “Non sei tu la mamma dei credenti”?…
È importante che lo Spirito ci spinga perché ognuno possa
accogliere questo invincibile spirito di vita risorta. S. Faustina Kowalska –
nel giorno della Divina Misericordia
- ci convince in un modo tale da dirci che nessun peccato può dividerci più dal
l'appartenere a Dio. Siamo definitivamente “Suoi”, anima e corpo. Nello stesso
tempo ciascuno di noi è invitato a custodire lo Spirito; perché lo Spirito non
venga rattristato soprattutto dall'abitudine, dalla quella forma di distrazione
e di superficialità con cui ci abituiamo un po' a tutto…
La Vergine santa, lei che custodiva, che è maestra nel
custodire ciò che porta la vita di Dio in mezzo agli uomini ci aiuti, interceda
per noi, ma anche implori per noi la grazia che sappiamo essere attenti l'uno
all'altro, perché lo Spirito possa così custodire la sua opera tra di noi: con
un lavoro di carità, con un essere dono l'uno all'altro di ciò che Dio vuole
dirci e vuole darci….
Sia lodato Gesù Cristo!
p. Aldo Formentin
sabato 12 marzo 2016
La misericordia è il futuro della nostra libertà
MEDITIAMO CON P. ALDO FORMENTIN
QUINTA DOMENICA DI QUARESIMA
1s 43,16-21; Fil
3,8-14; Gv 8,1-11
La misericordia è il futuro della nostra libertà
« Misericordia: è la via che unisce Dio e l’uomo,
perché apre il cuore alla speranza di essere amati per sempre nonostante
il limite del nostro peccato»
[Papa Francesco, Misericordiae Vultus n.2]
1.
«Neanch’io ti
condanno».
Tutti i testi di questa Domenica additano nel futuro la
salvezza di Dio, che crea la realtà nuova verso cui noi camminiamo. E questo
proprio come preparazione alla settimana di passione. È proprio qui che la «realtà nuova», la salvezza definitiva
viene realizzata. Anzi, tutta la nostra vita dovrà consistere nell’accostarci a
questa azione di Dio.
Il Vangelo ci mostra dei peccatori che
di fronte a Gesù accusano un’altra persona peccatrice. Gesù, che scrive per
terra, è come assente. Solo due volte interrompe il suo silenzio: la prima, per
raccogliere accusatori e accusata nella comunione della colpa:“Chi di voi è senza peccato getti per prima
la pietra contro di lei”; la seconda volta - non potendo più nessuno
accusare un altro - per manifestare il suo perdono: “Donna dove sono? Nessuno ti ha condannata?... Neanch’io ti condanno”.
Di fronte al muto dolore di Gesù per tutti, anche ogni accusa
deve ammutolire, poiché «Dio ha rinchiuso tutti nella stessa
disobbedienza», non per punirli – come gli accusatori vorrebbero – ma «per aver misericordia di tutti» (Rm
11,32). Che nessuno possa accusare la donna lo si deve non soltanto alle prime
parole di Gesù, ma di più alle seconde. Egli, infatti, ha patito per tutti per
acquistare per tutti il perdono del cielo e – a causa di questo – nessuno può
più accusare l’altro davanti a Dio.
2.
«Dimentico ciò
che sta dietro di me».
Paolo nella seconda lettura è del tutto
sopraffatto dal perdono che Dio dona attraverso la passione e la risurrezione
di Gesù. Nessun’altra cosa ha ancora valore accanto a questa verità: tutto
viene gettato via come «spazzatura» per raggiungere l’evento della Passione e
della Pasqua di Cristo. “Per lui ho lasciato
perdere tutte queste cose e le considero spazzatura, per guadagnare Cristo ed
esser trovato in lui… perché io possa conoscere lui, la potenza della sua
risurrezione, la comunione alle sue sofferenze, facendomi conforme alla sua morte
nella speranza di giungere alla risurrezione dai morti.”
Egli sa che tutto questo che è successo è il nostro vero
futuro verso cui camminiamo, a cui andiamo incontro. E camminando su strada
diritta, senza guardare né a destra né a sinistra: solo con la «mèta davanti agli occhi»!
E siccome la mèta è presenza – l'uomo è da Cristo già «afferrato» – occorre corrergli incontro,
senza l’idea di aver lui stesso afferrato. Paolo lo afferma due volte: “Non ho certo raggiunto la mèta, non sono
arrivato alla perfezione, ma mi sforzo per conquistarla … non ritengo ancora di
averla conquistata”…
Il cristiano non
guarda indietro, ma sempre in avanti: tutta la sua esistenza riceve il suo
senso da questa corsa. “So soltanto questo:
dimenticando ciò che mi sta alle spalle e proteso verso ciò che mi sta di
fronte, corro verso la mèta, al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in
Cristo Gesù”.
Se noi andiamo incontro a Cristo, ogni sguardo indietro alla
colpa commessa per crucciarci di essa non può che far danno, perché essa è
perdonata!
3.
«Ecco, faccio una
cosa nuova».
La prima lettura ci ricorda che già
l'Antico Testamento ha fatto dello sguardo verso l’avanti un comandamento: «Non ricordate più le cose passate, non
pensate più alle cose antiche».
In Israele era un costume profondamente inciso quello di
ripensare all'inizio della salvezza, alla liberazione dall'Egitto, certamente
con l'idea che questa memoria dell'inizio dovesse fortificare la fede nel Dio
che ora camminava con il popolo. Ma Dio non vuole che essi restino fermi a
questo sguardo all'indietro, soprattutto non ora che questo sarebbe un
ripensare al tempo dell’esilio: egli promette una «cosa nuova». Qualcosa che viene già in primo piano: “Proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?”.
La sua venuta si può proprio «notare»… come nel Nuovo Patto lo Spirito Santo,
che viene donato ai credenti come «caparra» per la vita eterna.
Così Dio apre una via per Israele attraverso il deserto della
storia verso la salvezza: “aprirò anche
nel deserto una strada”. E per noi, che siamo salvi proprio attraverso il
suo perdono, apre una via verso l'eterna beatitudine…
Ed è proprio l’esperienza
di questa beatitudine che S. Teresa di Gesù ci insegna quando nel Libro della
sua Vita scrive: “Mi conforta sentir
battere l’orologio, perché mi sembra di avvicinarmi un pochino di più al
momento di vedere Dio, costatando che è passata un’ora di vita”![V 40,20].
L’Addolorata ci accompagni lungo la Via Dolorosa in questo
Tempo di Passione, affinché il seguire l’Uomo dei Dolori – Gesù – confermi in
noi la certezza della possibilità di una vita sempre piena di speranza, di un
futuro per noi buono… Risorto!
mercoledì 23 settembre 2015
L'Ocds festeggia p.Aldo Formetin
L'anno scorso ha festeggiato i 40 anni della sua ordinazione sacerdotale e oggi, 23 settembre, festeggia i 50 anni di professione religiosa: auguri da tutte le fraternità d'Italia al nostro Padre Aldo Formentin, Padre Assistente Nazionale del Coordinamento Interprovinciale d’Italia e quindi vicino a ciascuno di noi e sempre disponibile per un consiglio e una preghiera.
Posted by OCDS D' ITALIA
Suipassiditeresa
giovedì 5 giugno 2014
E ora rinnoviamo i consigli ocds
Ai
Presidenti Provinciali OCDS d’Italia
e p.c. Ai PP.Provinciali OCD d’Italia
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| P. Aldo Formentin assistente nazionale dell' Coordinamento OCDS d' Italia |
Carissimi, vi invio un pro-memoria in vista degli adempimenti che l’OCDS di [quasi]
tutte le Province d’Italia sarà chiamato a compiere all’inizio del nuovo
triennio...
Lo scopo vorrebbe essere quello di arrivare a garantire – per
settembre-ottobre, al massimo novembre 2014 – il rinnovo di tutti i Consigli di Comunità
OCDS d’Italia.
In questo modo anche il Coordinamento Interprovinciale OCDS potrebbe
riprendere la propria attività...
Un fraterno saluto.
P. Aldo Formentin ocd
Clicca qui per leggere la circolare
mercoledì 23 aprile 2014
Auguri p. Aldo!!!!
Lunedì 21 aprile l'OCDS della Provincia Veneta abbiamo ha partecipato alla S. Messa con cui Padre Aldo Formentin, Delegato Provinciale OCDS della Provincia Veneta e
Padre Assistente Nazionale all’interno del Coordinamento Interprovinciale
d’Italia, ha celebrato il suo 40° di ordinazione sacerdotale. A padre Aldo gli auguri di tutto il coordinamento interprovinciale dell'Ocds d'Italia e della curatrice del blog. Per la cronaca della giornata clicca qui Nelle foto alcuni momenti della celebrazione e della festa.martedì 28 maggio 2013
Per non inaridire le nostre risorse
Corso Formatori 24-26 maggio
INTERVENTO DI PADRE
ALDO FORMENTIN
Delegato Provinciale Prov. Veneta e Consigliere religioso nazionale Ocds:
Noi Formatori dobbiamo
trasmettere che il Carmelo è la nostra vita! Due gli scopi: RI-AMARE, ovvero
rivivere un rapporto, e TRASMETTERE un carisma.
Oggi veniamo provocati sul
rapporto IO-TU, un rapporto che si ripete con tante persone con cui siamo in
contatto, anche nella Comunità, che deve essere un punto di conforto e di
confronto, specialmente ogni volta che ci sono delle novità da introdurre nella
conduzione della Comunità.
Le nostre Fraternità (o
Comunità) purtroppo possono diventare aride, come in una coppia che decide
volontariamente di non avere figli!
Una ricchezza da far
emergere è la partecipazione di più Province a questi incontri, a questi Corsi.
Ora, qui, questo “dono” si sviluppa in un'esperienza trasversale di incontro
per fare dell'Ordine Secolare una fisionomia comune a tutte le Province.
Occorre pensare che oggi il
“Castello” è il MONDO e viviamo una forma di esigenza più precisa del passato.
Dobbiamo però tenere
presente che quando nelle nostre Comunità non ci sono certe caratteristiche
fondamentali, occorre essere chiari e senza patemi dire quando una persona NON
è adatta. Proprio la trasversalità di questa esperienza che stiamo facendo qui
-insieme- in questi giorni, ci porta una maggior chiarezza su cosa e come sia
il “profilo” del carmelitano secolare.
Dio continua a donarsi,
sempre, perchè possiamo a nostra volta donarlo a chi sta a casa, e questo
“donarlo” passa anche attraverso il lavoro nelle nostre Fraternità.
Noi pensiamo che per
diventare pienamente persone umane, lo vogliamo fare seguendo Cristo: per
essere tali -con l'aiuto di chi ci ha formati con il Dono dello Spirito Santo-
la nostra strada particolare è essere pienamente carmelitani, perchè siamo
stati chiamati ad orientare la nostra vita cristiana al dono del Carmelo.
E' importante, tornando a
casa, fare una RELAZIONE su ciò che stiamo vivendo qui, ora, in questi giorni.
Il Carmelo secolare deve diventare la LINFA
della nostra vita, anche familiare, non è una “nicchia” ma un fiume
carsico che inonda poi di linfa la nostra famiglia.
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| P. Aldo Formenti (a sinistra), con Brigida De Grandi, p. Saverio Cannnistrà, e Carlo Gitto |
INTERROGATIVI PER
L'APPROFONDIMENTO E LA PERSONALIZZAZIONE:
Quando hai sentito la chiamata, hai trovato chi ti
ha saputo ben accompagnare nel rispondere a Dio? Come la chiamata può
continuare a risuonare oggi nella tua vita?
Il discernimento vocazionale: in quali tempi
o situazioni della vita è più urgente? Se cerchiamo come rispondere alla
volontà/chiamata di Dio, quando per noi è più difficile concretizzarla
in libertà e generosità?
Quali aspetti della vita cristiana, per un
impegno necessario o per una coerenza più piena, ci interrogano oggi come laici
consacrati? Quale dono rappresentiamo nella Chiesa e nella società
di oggi? In particolare lo possiamo/sappiamo essere nei compiti che
abbiamo, nei luoghi e con le persone che abbiamo modo di incontrare?
Quando nella mia vita (in famiglia e nella mia
professione) sento di essere evangelizzatrice/tore? Come potremmo
esserlo maggiormente come persone e secolari consacrati?
Vivo
con riconoscenza e gioioso impegno il mio appartenere a un Ordine
secolare? Quanto voglio davvero e riesco a testimoniare questa
realizzante esperienza di vita cristiana? Cosa maggiormente mi aiuta nel
concreto della mia situazione?
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