martedì 24 marzo 2026

Secondo incontro con l'autore

Era stato annunciato tempo fa, poi sospeso. Oggi l' evento online di presentazione del libro di La Bibbia con Occhi di Donna. Edith Stein e la Sacra Scrittura" ha una nuova programmazione: 2 maggio. Il testo,  è scritto da p. Francisco Javier Sancho Fermin ocd e tradotto da Angela Parisi ocds, per la collana Vivere la Parola delle Edizioni Ocd.  L'autore che ben conosciamo e che è stato anche direttore dell'Università della Mistica di Avila avrà come interlocutrice suor Cristiana Dobner carmelitana scalza e teologa, che 1sulla Scrittura e su Edith Stein ha scritto molti libri.
La conferenza è promossa dal Commissariato dei Carmelitani scalzi dí Lombardia in collaborazione con le Edizioni OCD.
Non c'è bisogno di iscriversi. Si può accedere mediante il link.

Piccole storie per l'anima

 PENSIERI DEL PASSERO SOLITARIO
a cura dell'Ocds del Commissariato Lombardo

A Milano, durante un laboratorio per bambini, la maestra mostrò un bicchiere pieno d’acqua fino all’orlo. «Vedete? Non ci entra più niente.» Poi versò lentamente un po’ di sabbia, e l’acqua traboccò. In fondo alla sala c’era anche un gruppo di adulti: genitori, curiosi, perfino qualcuno che non credeva a nulla. La maestra disse: «La Quaresima è come questo bicchiere: se è troppo pieno, non puoi aggiungere ciò che conta davvero.» Un uomo in fondo alla sala, Daniele, si sentì toccato più dei bambini. Si rese conto che aveva la vita piena di cose, ma non di ciò che serviva. «Non si tratta di togliere tutto», continuò lei. «Si tratta di fare spazio a ciò che vale.» Daniele uscì dalla sala con un pensiero semplice e tagliente: “Forse il mio bicchiere è pieno delle cose sbagliate.” E per la prima volta da anni, sentì che poteva ricominciare ...

Nella vita viviamo per tante cose importanti
 ma non è detto che siano anche essenziali...


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"Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero,
ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita? 

Perché il Figlio dell'uomo sta per venire nella gloria del Padre suo,
con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni".
(Vangelo di Matteo 16, 26-27)

lunedì 23 marzo 2026

Festa dell'Ordine Secolare... e un piccolo dono

  Oggi  le comunità secolari dell' Ordine dei Carmelitani Scalzi ricordano la nascita del Carmelo Secolare. Perché questo giorno se sappiamo che il Carmelo è nato come ordine laico? Dopo la riforma teresiana del 1562 anche il Carmelo Scalzo aveva l'esigenza di riconosce ufficialmente anche il ramo laico della sua spiritualità. Ecco il ramo secolare del Carmelo fu istituzionalizzato, riconosciuto dalla Chiesa, con la Bolla "Cum Dudum" di papa Clemente VIII (23 marzo 1594) che  autorizzò il Preposito Generale dell'OCD,  perché "ricevesse all'abito dell'Ordine i fratelli laici o terziari." Poi il 20 agosto 1603, lo stesso Clemente VIII emanò la bolla "Romanun Pontificen" a conferma di quanto detto nel 1594. 

Nel testo "Partecipi dello stesso carisma", Padre Anastasio Ballestrero ricordò questo passaggio importante della storia del Carmelo teresiano che ebbe così il potere di organizzare gruppi di "terziari ad instar" come li definì Isidoro di San Giuseppe in una delle prime storie dell'Ordine, nel 1668.


Ma come può vivere oggi un laico l'appartenenza a un ordine religioso? Riascoltate l'incontro con p. Fausto Lincio dello scorso 20 febbraio. E le nostre affannose giornate come conciliarle con la nostra relazione con Dio? 
Qui una riflessione di don Luigi Epicoco offerta, nella Parrocchia di San Francesco di Paola a L’Aquila, a un gruppo di Torre del Greco della parrocchia Santa Maria del Carmine. 
E qui di seguito la bellissima riflessione su come vivere la propria giornata di Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein) che ricorda le parole di don Epicoco:

“Quando la mattina ci svegliamo, subito i doveri e le cure del giorno vorrebbero inondarci da ogni
parte (quando pur non ci hanno angustiata la pace notturna), si affaccia continuamente 
l’interrogativo inquieto: “Come posso fare tutto in un giorno?” 

Ci si vorrebbe alzare d’impeto e gettarsi a capofitto nell’attività. ... Calma! Per ora niente di tutto ciò! La mia prima ora del mattino è del Signore. Poi affronterò il lavoro quotidiano che egli mi affida ed egli mi darà la grazia di adempierlo”.

“Ciò che, dopo il silenzioso colloquio con Lui, mi si presenterà come il compito più immediato, darà
inizio al mio lavoro. Se comincio la mia giornata lavorativa così, dopo la Messa mattutina, vi sarà
in me un sacro silenzio e la mia anima sarà vuota da ciò che la inquieta e affatica e sarà piena,
invece, di santa gioia, di coraggio e energia...
Ora comincia il lavoro quotidiano può essere l’insegnamento...oppure un lavoro d’ufficio:
rapporti con colleghi e superiori insopportabili, pretese impossibili, rimproveri ingiusti, meschinità umane, forse miserie di varia natura.
Giunge la pausa meridiana. Si torna a casa esauste, affrante. E qui forse attendono nuove angustie...Vi è ancora tanto da fare fino a sera!
Non si deve ricominciare subito? No! Non prima di aver trovato almeno per un istante un po’ di
silenzio. Ciascuna deve imparare a conoscersi, sapere dove può trovare un po’ di calma. Il miglior modo, se possibile, sarebbe riversare tutte le proprie cure ai piedi del Tabernacolo per un 
breve tempo. Chi non può farlo, perché forse ha bisogno di un po’ di riposo si trattenga nella
propria stanza. Ma se non è possibile un momento di calma esteriore, se non si ha un ambiente adatto
in cui ritirare, se doveri improrogabili impediscono un’ora di silenzio, sarà necessario almeno chiudersi in sé per un istante, separandosi da tutte le cose e rifugiarsi nel Signore. Egli è nel
nostro intimo e può concederci in un solo istante tutto ciò di cui abbiamo bisogno. Si affronterà poi
il resto della giornata; la si passerà forse in gran fatica e stanchezza ma in pace. Quando poi sopravverrà la notte e guardando indietro vedremo quanto è rimasto incompiuto e come in
molti nostri progetti non siano stati effettuati, se ciò eccita in noi forte confusione e pentimento,
prendiamo tutto così com’è e mettiamolo nelle mani di Dio, abbandoniamolo a Lui. In Lui
potremo così riposare, veramente riposare, per cominciare il giorno nuovo come una nuova vita”.
(Edith Stein)


Stefania Db, ocds

mercoledì 18 marzo 2026

Piccole storie per l'anima

 PENSIERI DEL PASSERO SOLITARIO
a cura dell'Ocds del Commissariato Lombardo

II catechista portò i bambini in chiesa e disse: “Oggi non impariamo con le parole, ma con il cuore”.
Si sedettero nei banchi, un po’ agitati, un po’ curiosi.

“Allora… cosa dobbiamo fare?” chiese uno.
“Niente”, rispose lui.
“Solo stare in silenzio”.
All’inizio si sentivano i piedini che scalpitavano, qualche risatina, il fruscio dei vestiti.
Poi, piano piano, il silenzio diventò come un abbraccio che li avvolgeva tutti insieme.
Uno dei bambini sentì un calore nel petto, un altro una pace nuova, un altro ancora un pensiero buono che non sapeva spiegare.
Il catechista li guardava: sapeva che in quel momento stavano incontrando Qualcuno che parla senza voce. Quando aprirono gli occhi, nessuno aveva imparato una definizione, ma tutti avevano sentito qualcosa.
“Questo è il Signore nel vostro cuoricino”, disse piano.


E i bambini capirono che, per ascoltare Dio, basta fermarsi e lasciarsi toccare dal silenzio..

Ciò che più importa per progredire
-
 nella vita spirituale - è far tacere
davanti a questo grande Dio la nostra lingua
 e il nostro appetito,
poiché il solo linguaggio che Egli ascolta
è il silenzioso amore.
(S. Giovanni della Croce)


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"Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo,
 che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà."
 (Vangelo di Matteo 6,6)

domenica 15 marzo 2026

Cristo nella nostra vita: il convegno della Provincia Veneta

GRAZIE, SIGNORE, GRAZIE! Grazie per quello che abbiamo ricevuto da questo Convegno Provinciale! Grazie per la conferma della validità del cammino intrapreso, grazie per l’entusiasmo col quale siamo tornati a casa! Grazie del dono di P. Miguel, nostro Padre Generale!

Grazie, Signore, per aver parlato ai nostri cuori, per averci sedotto con la Parola, con l’esempio di S. Teresa, con i doni dell’esperienza dei nostri fratelli, con le parole infuocate di P. Miguel.

Non ci ardeva forse il cuore? Ora desideriamo stare da soli a soli con Te, servirTi nei nostri fratelli, seguirTi nel Tuo progetto, farci Tuoi servi.

 


Riavvolgiamo il nastro:

Sabato pomeriggio 7 marzo 2026 P. Aldo Formentin ci ha fatto riflettere sulla “Centralità di Cristo in Santa Teresa di Gesù”: la Sacra Scrittura in Teresa è diventata vita. Le parole del Vangelo e della Sacra Scrittura in lei sono state accolte in modo esperienziale e questo l’ha preparata a ricevere la rivelazione di Cristo stesso che, come alla Samaritana, anche a lei ha detto: ”Sono io, che parlo con te!” Da quel momento è iniziata la relazione d’amore sponsale di Teresa con Gesù.

E noi a che punto siamo?

Nei lavori di gruppo abbiamo condiviso le Parole di Gesù che ci sono diventate care perché ci aiutano a crescere e a liberarci dai nostri idoli, abbiamo citato i personaggi e gli incontri di Gesù che ci coinvolgono maggiormente e che ci stimolano a vivere in profondità la preghiera quotidiana. Inoltre abbiamo riportato le frasi o gli avvenimenti nella vita di S. Teresa che ci aiutano a testimoniare nel quotidiano la nostra appartenenza al Carmelo.

E’ stato edificante apprendere dalle relazioni dei gruppi, che anche noi ci stiamo facendo plasmare dalle Parole del Vangelo e che ciascuno è attratto da un versetto infuocato che lo trasforma gradualmente e con amore. E’ bellissimo essere consapevoli e condividere la Grazia con la quale il Signore ci riempie ogni giorno. Non si ha bisogno di tanti libri, né di tanti studi. Il Signore è il nostro “libro vivo”.

 

Domenica mattina 8 marzo 2026 dopo la recita delle Lodi, c’è stato il collegamento on line (inizialmente faticoso per disguidi tecnici) col Preposito Generale dell’Ordine, Padre Miguel Marquez Calle. Con gioia ha accettato di parlarci di come l’aver messo Cristo al centro della sua vita, è stato e rimane fonte e motore di tutto quel che è e che fa.

Credo che nessuno di noi abbia perso nemmeno una virgola di quello che ci ha donato perché parlava col cuore di sé, della sua esperienza, come un fratello, sinceramente e ci ha ingolosito, entusiasmato, motivato! Anche noi possiamo seguire il suo cammino, anzi è lo stesso che vogliamo fare anche noi…

 

Ha toccato quattro punti che lui stesso sperimenta e vive:

a.   a.  Ci siamo radunati intorno ad un pozzo, lasciamoci sedurre da Cristo ogni giorno come Geremia e come la Maddalena. Guardiamo a Lui e mettiamoLo al centro come motore del nostro apostolato.
b.     Con Lui l’impossibile si fa possibile; non pensiamo mai di dover essere noi, col nostro individualismo a dover e poter risolvere i problemi. “Va’ dietro a Me…!” Solo seguendo Lui possiamo realizzare quello che Lui vuole: impossibile a me, ma possibile a Lui. (Ci ha raccontato come lui stesso sta sperimentando che, mettendosi “dietro” e non “davanti” a Gesù, si realizza l’impossibile).
c.       

Il Presente è sempre fecondo secondo le intenzioni e la volontà di Dio. Il presente, anche il più negativo e spaventoso, nasconde sempre un principio inaspettato di positività e di utilità da scoprire. Quando si è deboli, allora Gesù si fa visibile. Noi pensiamo che Lui non è con noi quando ci sentiamo deboli e poveri. No! Lui è con me. Non mettere i tuoi limiti dove io non penso ci siano: lascia passare Lui attraverso di te anche se tu ti senti povero/a.” Il Signore non guarda i tuoi limiti, ma dove vuole arrivare per mezzo di te. Lui è morto per noi quando eravamo peccatori, questo vuol dire che ci ama più di quel che pensiamo.
d.     Gesù ci invita ad un esodo obbediente e permanente: ci prende per mano e ci dice: “Vieni con me, accompagnami. Non è nei tuoi piani di oggi? Segui il mio programma!” Gesù ci invita sempre a metterci in cammino secondo il suo progetto. P. Márquez ricorda quanto il Signore disse a Santa Teresa di Gesù: “Tu fa’ quello che puoi. Per il resto lascia fare a me, senza inquietarti. … Lo Spirito Santo ti ama!” (Favori celesti n.13)

"La scoperta più bella che si può fare nella sequela di Cristo è accorgersi che Lui sta cercando proprio me perché si è innamorato di me. Questo è il segreto dei mistici!"
(E’ il segreto anche di P. Miguel! n.d.r.) Ma perché ci risulta così difficile farci amare? Perché siamo troppo feriti. Tutti abbiamo una ferita: ci avevano detto: Ti amo e dopo ci hanno abbandonato! Non ci fidiamo più. Nella Comunità si dovrebbe fare l’esperienza dell’Amore di Dio: la comunità serve per ricordarci che noi siamo degni, che la nostra vita è importante, che noi siamo degni di essere guardati con un Amore così grande!

“Chi ci separerà? L’angoscia, la tribolazione, la persecuzione, la fame, la nudità, la persecuzione, i pericoli, la spada?” Ecco, proprio nella profondità dell’angoscia, della tribolazione c’è Cristo, quello è il terreno dell’alleanza e del matrimonio spirituale con Cristo! Questo è testimoniato da Paolo, ma anche da S. Giovanni della Croce che nel carcere di Toledo ha fatto esperienza di Amore. Egli si è arreso all’Amore di Gesù. S. Giovanni inizia il Cantico Spirituale col grido: “Dove ti sei nascosto?” e se lo leggessimo al contrario? Pensando -cioè - che a fare la stessa domanda è Cristo a ciascuno di noi: “Dove ti sei nascosto? Sono io che ti sto cercando, sono io che sono ferito, sono io che ti cerco e non ti trovo, perché tu sei in mille cose! Da tutta la tua vita ti sto guardando con un Amore che tu non puoi immaginare!” (Il presente è sempre fecondo se ci si fa trovare da Dio)

Padre Miguel ci ha invitato a tornare alla preghiera, quel “frequente intrattenimento d’Amore con Colui che sappiamo ci ama”. Il nostro cuore sa che il Signore ci ama e ascoltiamolo mentre dice anche a noi, come a Gesù: “Tu sei il mio figlio amato, il prediletto!” E Gesù gli si rivolge chiamandolo: “Abbà”. Facciamo questa esperienza di un Amore che era prima di noi e che sarà dopo di noi. Questa è la nostra esperienza di carmelitani. C 32,6: “Dio ci ama con l’Amore che ha per se stesso, noi siamo dentro di Lui. Ci ama dentro di sé, non fuori di sé.”

Non possiamo dire Cristo senza Comunità. Cristo è autentico se è esperienza che si fa sacramento nella comunità, camminando insieme. Cristo si fa in noi e ci fa canali di Cristo per gli altri, se rinunciamo al nostro protagonismo. (Gesù ci invita ad un esodo obbediente e permanente) C’è urgente bisogno di ricreare la comunità con la comunione e dobbiamo svuotare le nostre mani e meravigliarci ogni giorno della novità di ciascuno.>>

“Benedetto l’uomo che confida nel Signore* e il Signore è sua fiducia. (Ger 17,7)

 

                                                                                                                 Nella

mercoledì 4 marzo 2026

Piccole storie per l'anima

PENSIERI DEL PASSERO SOLITARIO
a cura dell'Ocds del Commissariato Lombardo

 Un vecchio pescatore si era messo accanto la cesta piena di granchi ancora vivi e si era addormentato. Un passante lo svegliò: «Guarda che ti scappano via i granchi!».

Il vecchio, che era un esperto, rispose: «Niente paura! Appena un granchio riesce ad arrampicarsi un po',  gli si aggrappa subito un altro e a questo secondo granchio se ne attacca un terzo: così alla fine cadono tutti di nuovo nella cesta.
Sono loro stessi a fare in modo che non scappi nessuno!».

Sappiamo che solo se ci aiutiamo a vicenda
riusciamo a sfuggire alle disgrazie.
Tuttavia, nelle piccole come nelle grandi cose,
troppo spesso cerchiamo aiuto a spese degli altri.

L'anima virtuosa, ma sola e senza maestro,
è come il carbone acceso ma isolato,
 il quale invece di accendersi, si raffredderà
 .
(S. Giovanni della Croce)
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martedì 3 marzo 2026

Secondo incontro con l'autore

Pubblicata la scheda n 3 su Giovanni della Croce

La scheda 3 nel doppio formato, illustrata e solo testo, è stata pubblicata nel sito dell'Ordine dei carmelitani scalzi (vedi) Tutte le schede sono poi raccolte, mese per jese, nel box qui accanto.

mercoledì 25 febbraio 2026

Sintesi dell'incontro di formazione per i formatori con p. Lincio

 Per il secondo appuntamento della Scuola-laboratorio nazionale di formazione on line, è stata trasmessa agli iscritti una conferenza di p. Fausto Lincio ocd su “La forza della Regola in un mondo che cambia. Spunti per il Carmelo secolare”. Il padre, che non è entrato nel dettaglio della Regola carmelitana, ha offerto tre spunti per la comprensione del nostro cammino all’interno dell’Ordine. Un cammino certamente nato da una forte attrazione per Cristo che però non può andare avanti se non è aiutato a sbocciare, a consolidarsi e a “istituzionalizzarsi”. 

P. Fausto Lincio, ocd
Una parola, questa,  che forse fa venire i brividi di primo acchito, ma che p. Lincio ha ben spiegato, mostrandoci quei “percorsi inediti che il Signore prepara per il suo popolo”. Tutto ci sembrerà più concreto se si pensa ai passi fatti dai primi eremiti del Monte Carmelo, pellegrini che si stanziarono in quella terra orientale diventando eremiti e chiedendo al patriarca di Gerusalemme, Alberto, di “regolare” e quindi riconoscere come rappresentante della Chiesa il loro modus vivendi. E Alberto di Gerusalemme aiutò i carmelitani ad approfondire l’esperienza di Dio che li aveva mossi, a perfezionarla, ad acquisire un nuovo sguardo con il coraggio di lasciare alle spalle le abitudini, le consolazioni spirituali per  vivere una fede adulta, in continua progressione. E’ quello che succede anche a noi quando ci avviciniamo a una comunità secolare. Vogliamo conoscerla e riconoscere in essa la nostra vocazione. Il ruolo del formatore sarà fondamentale nel far comprendere che una volta approdati alla Promessa e quindi all’ingresso nell’Ordine, quello che era il nostro bagaglio va lasciato, perché sarà il Carmelo a indirizzare i nostri passi.

Avere una Regola, assumerla, significa entrare in un’istituzione regolata che comporta un rinnovamento profondo in termini di correzione, progressione, rinnovamento, abbandono di certe cose, assunzione di altre.

P. Lincio si è soffermato sui tre momenti del cammino di fede che ritroviamo nella nostra Regola. I tre spunti su cui i formatori sono invitati a confrontarsi per essere poter svolgere il delicato incarico di formare persone che Dio ha chiamato al Carmelo secolare, una responsabilità verso il Signore  e verso chi ha affidato loro. Li accenniamo soltanto perché sarà cura dei nostri formatori utilizzarli per aiutare i formandi a crescere.

Il primo il mio”, cioè quello che ho nel cuore, che mi ha illuminato. La scoperta della vocazione, il nostro primo modo di viverla.

Il secondo spunto: la marginalità che è tipica dell’Ordine religioso; una posizione comunque di frontiera, e la vita consacrata, è sempre stata un'espressione di frontiera della Chiesa. Noi oggi per grazia viviamo proprio questa posizione “ai margini”. La regola è come uno strumento per restare nella fede in tempi bui.

Il terzo e ultimo spunto è quello del silenzio. Il carmelitano e la carmelitana sono gli uomini e le donne del silenzio. È il silenzio che dovrebbe esserci quando c'è pettegolezzo. La dimensione del silenzio più radicale che la Regola ci insegna è quella di parlare solamente le parole della Scrittura. Così facendo, metto in silenzio tutto quello che è inautentico e  troppo personale che mi può ancora abitare.

(s.d.b.)

Le domande su cui confrontarsi:

1) Il passaggio da un Carmelo immaginato alla realtà della comunità (Carmelo reale e vissuto) è sempre un momento delicato per il formando e per la comunità.

Dalla tua esperienza quali sono state le dimensioni in cui questo passaggio (evolutivo) si è meglio realizzato e quali quelle in cui questo passaggio ha fatto più fatica a realizzarsi?

2) In che modo l'esperienza di Dio dei singoli formandi e dei singoli membri della comunità viene messa a fattor comune aggregante? In fondo siamo tutti stati chiamati al Carmelo dal Signore, e questo dovrebbe essere il fondamento del nostro stare insieme.

Quali sono i gesti che la tua comunità ha pensato per aiutare i suoi membri a 'sentire' la forza di queste chiamate vocazionali personali come collante della vita stessa e del senso della comunità?


3) Quali sono le esperienze di marginalità e insignificanza che la tua comunità sta vivendo? In queste situazioni quali sono le 'strategie di sopravvivenza' che come comunità state mettendo in atto? Questo è un punto molto delicato, soprattutto lì dove la persona (formando o già membro della comunità con le promesse) vive la sua appartenenza al Carmelo senza un supporto esplicito e cordiale dei suoi famigliari.


4) L'esperienza della insignificanza e della inessenzialità non è solo qualcosa che ci getta addosso l'ambiente che oggi, in modo particolare, ci circonda, è qualcosa che è connaturato con l'esperienza evangelica del 'servo inutile', figura che Gesù stesso indica ai suoi come modello del discepolo.

 Quali sono le reazioni dei singoli e della comunità come insieme che hai potuto vedere rispetto a questo tema dell'insignificanza/ inutilità?

Piccole storie per l'anima

 PENSIERI DEL PASSERO SOLITARIO
a cura dell'Ocds del Commissariato Lombardo

Elia era un uomo semplice. Faceva il calzolaio in un piccolo paese.
Un giorno, vide tornare Miriam, la donna che aveva amato e che lo aveva lasciato per inseguire sogni più grandi.
Era cambiata.
Aveva gli occhi stanchi e le mani vuote.
“Perché sei tornata?” chiese Elia, mentre le offriva un bicchiere d’acqua.
“Perché nessuno mi ha mai guardata come mi guardavi tu.”
Elia sorrise. “La porta non è mai stata chiusa.”
Miriam pianse. Non per tristezza, ma per sollievo.
Da quel giorno, ogni sera, Elia le raccontava storie.
E lei imparò che l’amore vero rispetta la libertà dell’altro, non costringe, non manipola, anche se soffre sa aspettare.
E quando ritorna, non chiede spiegazioni.
Solo abbracci


L’amore vero sa aspettare, aspettare a lungo, aspettare fino all’estremo.
Non diventa mai impaziente, non mette fretta a nessuno e non impone nulla.
Conta sui tempi lunghi
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Quando era ancora lontano, suo padre lo vide,
ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò.
Il figlio gli disse:
«Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te;
non sono più degno di essere chiamato tuo figlio».
Ma il padre disse ai servi: «
Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare,
mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi.
Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa,
perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita,
era perduto ed è stato ritrovato».
E cominciarono a far festa.
(Vangelo di Marco 7,21)


Così, vi dico, ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito,
che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione
(Vangelo di Luca 15,7)
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"Se avessi mai commesso il peggiore dei crimini,
per sempre manterrei la stessa fiducia,
poiché io so che questa moltitudine di offese
non è che goccia d’acqua in un braciere ardente".
(S. Teresa di Lisieux)