sabato 3 aprile 2021

Meditazione sul Vangelo della Domenica: Pasqua di Risurrezione

Entrò anche l’altro discepolo; vide e credette

1Il primo giorno della settimana, Maria di Magdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. 2Corse allora e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!». 3Pietro allora uscì insieme all'altro discepolo e si recarono al sepolcro. 4Correvano insieme tutti e due, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. 5Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. 6Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, 7e il sudario - che era stato sul suo capo - non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. 8Allora entrò anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. 9Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti. 10I discepoli perciò se ne tornarono di nuovo a casa. (Gv 20, 1-9 )
Sulla scoperta del sepolcro vuoto di Gesù, ogni evangelista (Mt 28,1-8; Mc 16, 1-8; Lc 24, 1-8) sceglie alcuni dettagli, tutti importanti e complementari fra di loro, ma il racconto del Quarto Vangelo ha un significato esclusivo, perché la Maddalena, Pietro e il discepolo che Gesù amava, rappresentano, ciascuno, i sentimenti che sono – o che devono essere – quelli di tutti i cristiani.

Tre personaggi e due scene. Nella prima è Maria Maddalena che fa la sua apparizione, si muove; nella seconda lascia il campo a Pietro e “al discepoli amato”. Il primo giorno della settimana (quello che segue il sabato, che da allora, sarà la domenica, cioè il giorno del Signore), ci dice l’evangelista che Maria di Magdala (villaggio sulla costa occidentale del Mar di Galilea), andò all’alba al sepolcro, quando era ancora buio, e vide che la lastra che lo sigillava era stata rimossa. Lei è una donna seguace di Gesù, insieme ad altre come lei guarite da Lui (Lc 8, 1-2). Durante il racconto della Passione si dice che era presente tanto alla crocifissione del Maestro, come alla sua sepoltura. Secondo il Vangelo di Giovanni (20, 11-18) fu anche la prima alla quale si presentò Gesù risuscitato.

In un primo momento – come si legge nel frammento di Vangelo ascoltato scelto per il giorno di Pasqua –, al vedere che il sepolcro del suo amato Maestro era aperto e vuoto, la Maddalena, com’era naturale, si spaventò. Si precipitò immediatamente in cerca di Simon Pietro e dell’altro discepolo, “quello che Gesù amava”, e, supponendo una profanazione, disse loro: “Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto”.

Il fatto che parli al plurale (“non sappiamo dove l'hanno posto”) può far supporre due cose: o che lei parli di sé includendo tutti i discepoli che suppone condividano la sua preoccupazione, o meglio che – considerando i racconti degli altri evangelisti –, essendo andata con altre donne e non da sola, e parli in nome di tutte. “Passato il sabato”, scrive, per esempio, Marco, “Maria di Magdala, Maria madre di Giacomo e Salome comprarono oli aromatici per andare a ungere Gesù” (Mc 16, 1). In ogni caso, ciò che importa sottolineare qui è la sua preoccupazione e il suo amore per Gesù. Non trovandone più neppure il cadavere, Maria si dispera.

È sicuramente per questo amore che, poco dopo, precisamente nei versetti che seguono (Gv 20, 11-18) il Signore risuscitato le apparirà e la chiamerà per nome. “Maria!”, le dirà per liberarla dal suo spavento. Ed ella, piena di gioia, gli risponderà: “Maestro mio”. Un incontro del tutto unico, che ci dice non esserci altro modo di incontrare il Signore che cercandolo. Egli desidera chiamare ciascuno di noi per nome, ma aspetta che lo desideriamo, come dice espressamente in Ap 3, 20: “Ecco: sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me”.


Nella seconda scena si muovono, o meglio corrono, il discepolo, “che Gesù amava” e Pietro. È la terza volta che compare la figura del “discepolo, che Gesù amava” tipica del quarto Vangelo. Si parla di lui nell’ultima cena (13, 23), sotto la croce di Gesù (19, 25), qui e due volte nel capitolo 21 (vv. 7 e 20). In 13, 3, anche Lazzaro è chiamato più o meno così, però, al posto del verbo agapao (amare si usa phileo (desiderare). La tradizione lo ha identificato con lo stesso evangelista Giovanni, ma rappresenta piuttosto il discepolo ideale che può essere tale (vero discepolo) solo perché riconosce l’amore del Signore. Infatti, non è definito come “colui che ama Gesù”, cioè, il discepolo perfetto, ma “quello amato da Gesù”.

Pietro e lui correvano insieme, ma il discepolo amato (più giovane o più motivato?), superò Pietro e giunse primo al sepolcro. Chinatosi, vide le bende a terra, ma non entrò, perché è Simon Pietro colui che il Maestro ha eletto capo di tutti, guida degli altri e a lui deve rispetto e ascolto, come i santi al Papa, anche se un poco di buono, come molti nella storia passata della Chiesa, soprattutto durante il Rinascimento.

Quando Pietro giunse, entrò e poté vedere le bende a terra già intraviste da chi era arrivato prima, e anche il sudario col quale gli avevano coperto il capo. Questo non era con le bende, ma piegato e posto in un luogo a parte. “Allora”, prosegue narrando l’evangelista, “entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro e vide e credette”.

Il segreto sta in questa coppia di verbi (vedere e credere). Anche Pietro, infatti, aveva visto, ma solo il suo compagno vide e credette. Solo perché – a differenza di Pietro – il discepolo amato seppe interpretare il fatto che il sudario non stesse con le bende, ma ben ripiegato in un luogo a parte, cosa non attribuibile a dei ladri? Potrebbe essere, ma la ragione è soprattutto un’altra. Questo discepolo è capace di credere perché, sentendosi amato, comprende di più di ciò che le sole apparenze mostrano.

Pietro ha l’autorità e la missione di confermare gli altri discepoli e deve passare per primo, ma per credere bisogna essere discepoli come lo sono stati tutti i santi. Non si tratta di essere uno migliore dell’altro, ma di avere il fuoco dell’amore dentro di sé, l’unica forza capace di credere che il Signore non può abbandonarci mai, benché sembri il contrario. Nessuno può sapere se Giovanni è migliore di Pietro né tantomeno se Pietro è migliore di Giovanni.

Per questo, nonostante la tradizione abbia identificato il discepolo amato da Gesù con Giovanni, non è da identificare con nessuno. Egli, qui e ai piedi della croce, rappresenta tutti in quanto discepolo di Gesù capace di riconoscerlo, come nell’ultimo incontro sulle rive del lago di Galilea, dove, a Pietro stupito, disse: “è il Signore!” (Gv 21, 20), e capace altresì di ricevere nella sua casa la Vergine Maria come Madre.
p. Bruno Moriconi, ocd