domenica 13 giugno 2021

Meditazione sul Vangelo della Domenica

 

26Diceva: "Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; 27dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. 28Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; 29e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura". 30Diceva: "A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? 31È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; 32ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell'orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra". 33Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. 34Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.


"Con molte parabole dello stesso genere – conclude l’evangelista - Gesù, “annunciava loro [alla gente] la Parola, come potevano intendere. Senza parabole” – sottolinea – “non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa”. Una affermazione talmente determinata che obbliga ad approfondire due cose importanti: prima di tutto, che cosa sono le parabole e, poi, come si deve intendere questa distinzione tra la gente da una parte e i discepoli dall’altra.

Il termine parabola viene dal verbo para-ballein che significa, più o meno, porre in parallelo una cosa con un’altra, avvicinarla, confrontarla con essa. Per quanto riguarda in particolare l’uso che Gesù fa di questo strumento letterario, significa che utilizza esempi della vita reale per spiegare verità sconosciute, come il Regno di Dio in questo caso. “A che cosa possiamo paragonare il Regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo?”, domanda Egli stesso, sottolineando, così, anche la difficoltà di trovare esempi adeguati, dato che, come tutti gli esempi, zoppicheranno. Nonostante tutto, per parlare qui del Regno di Dio, Gesù sceglie l’esempio della semente: prima quello di un seme qualunque e dopo quello di un grano di senape.

La prima semina è quella che un uomo fa nella terra, che germina e cresce da sola, senza che il contadino, addormentato o sveglio, sappia come. Quest’immagine serve a Gesù per sottolineare la forza misteriosa del germogliare e crescere del Regno di Dio. La seconda, è quella del grano di senape che, nonostante sia il più piccolo tra tutti i semi, cresce e diventa più alto degli altri ortaggi, sino ad ospitare tra i suoi rami i nidi dei passeri. Serve a Gesù per illustrare la nuova realtà del Regno di Dio da Lui instaurato sulla terra. Al principio è impercettibile, ma giungerà ad ospitare, come l’albero di senape, diversi passeri, ossia gente di tutto il mondo.

Come abbiamo già detto, le parabole sono un modo di parlare di misteri sconosciuti per mezzo di realtà conosciute, ma non bisogna intendere in modo troppo semplice questo modo di parlare. Ci piacerebbe dire, con molti commentatori, che Gesù usa questo linguaggio affinché tutti possano comprendere facilmente il suo insegnamento, ma sorprendentemente, il motivo, per esplicita dichiarazione di Gesù, è proprio il contrario.

Infatti, dopo aver raccontato la parabola del Seminatore, pochi versetti prima del Vangelo che leggiamo oggi, restato solo con i Dodici che gliene chiedevano la spiegazione, disse loro: “A voi è stato dato il mistero del Regno di Dio; per quelli che sono fuori invece tutto avviene in parabole, affinché guardino, sì, ma non vedano, ascoltino, sì, ma non comprendano, perché non si convertano e venga loro perdonato” (Mc 4,11-12).

Le parole in corsivo sono di Is 6,9-10, e non si possono intendere così come suonano, vale a dire, come se Gesù, venuto nel mondo per la salvezza di tutti (Gv 3,17), desiderasse che la maggioranza (quelli di fuori) non lo comprendesse e si condannasse. Chiaro che non può essere questa la sua intenzione! Queste parole apparentemente dure ed elitarie rivelano, tuttavia, una verità importante. I Dodici non sono migliori degli altri e non si tratta qui di una distinzione etica tra loro e quelli di fuori, ma esperienziale. Questa distinzione (a voi… per quelli che sono fuori) vuole sottolineare che, per capire veramente quelle parabole che, dal punto di vista degli esempi (il seminatore e il seme), paiono facili, bisogna aver vissuto con Gesù molto da vicino. Nemmeno la spiegazione di Gesù è sufficiente, da sola.

Qualsiasi persona che stia ascoltando Gesù, una volta divenuta suo discepolo, comprenderà come i Dodici, ma tutti devono essere guidati da un’altra sapienza, quella dello Spirito che porta verso Gesù in tutte le sue dimensioni. Le immagini narrative sono un modo umano di illustrare il Regno, ma la dinamica di questa nuova realtà supera di molto la semplice logica. Solo la comunione personale con Gesù, l’essere stati e il rimanere con Lui, permette di comprenderla e realizzarla.

L’insegnamento di Gesù attraverso parole e parabole, si comprende soltanto guardando il suo modo di renderlo vita. Infatti, il Regno di cui parla è lo stesso Gesù, la sua persona, la sua vita, il suo progetto di salvezza. Solo dopo la sua risurrezione e l’invio dello Spirito, con Lui (pietra angolare), il Regno si amplierà con i credenti (pietre vive) che provengono da ogni parte.

“Le parabole ci invitano a vivere i valori essenziali del Vangelo di Gesù, seme piantato nella terra con la Incarnazione, albero di vita che accoglie tutte le genti con l’evangelizzazione e la testimonianza. Con la gioia di offrire a Dio il nostro essere e il nostro agire affinché, in loro e per loro, instauri in noi e tra di noi il suo modo di essere, il suo progetto di salvezza, la vita trinitaria, Regno di Dio sulla terra” (Jesús Castellano, ocd).

La forma passiva del “A voi è stato dato il mistero del Regno di Dio”, è il modo biblico di alludere all’iniziativa gratuita di Dio, evitando di nominarla, e vuol dire precisamente questo: che ai discepoli – anticipando l’aiuto dello Spirito Santo che riceveranno dopo la risurrezione – il Padre ha concesso di riconoscere Gesù come suo inviato e di poterlo seguire.
p. Bruno Moriconi ocd