A proposito di vocazione

VOCAZIONE UMANA, CRISTIANA, CARMELITANA
di Maria Teresa Cristofori
L’uomo contemporaneo sta vivendo in una situazione di profonda crisi, che viene evidenziata da un rilevante numero di studiosi appartenenti a correnti di pensiero diverse, ma tutti concordi a denunciare il rischio della perdita di identità, che quotidianamente incombe sull’essere umano.       I molteplici nuovi strumenti che il progresso scientifico e tecnologico offre ed immette sul mercato a ritmo continuo, espongono l’uomo al pericolo di trasformarsi in un essere “digitale”, esperto nel manovrare i tasti, ma sempre più incapace di rientrare in se stesso, per scoprire ed utilizzare l’immenso patrimonio di valori  insito nelle sue facoltà interiori. E’ perciò molto importante riuscire a porci ed a dare una personale risposta a tale interrogativo : “ CHE COS’E’ L’UOMO?”.       
Il Concilio Vaticano II, consapevole delle opinioni varie e contrarie espresse su tale argomento, alcune delle quali esaltano l’uomo fino a farne una regola assoluta, mentre altre lo abbassano fino a portarlo alla disperazione, ha riflettuto su tale quesito, esprimendo il suo parere in proposito.     Nella Costituzione Pastorale “GAUDIUM ET SPES”, si fa presente che la  Chiesa avverte profondamente queste difficoltà e che “ ad esse può dare una risposta che le viene dalla divina Rivelazione, che descrive la vera condizione dell’uomo, dà una ragione delle sue miserie, e insieme aiuta a riconoscere giustamente la sua dignità e vocazione” (GS 12). Dalla sacra Scrittura si apprende che l’uomo è stato creato “ad immagine di Dio” ed il Salmo 8 ricerca una risposta da dare riguardo alla sua natura: ”Che cos’è l’uomo, che Tu ti ricordi di lui? L’hai fatto di poco inferiore agli angeli, l’hai coronato di gloria e di onore, e l’hai costituito sopra l’opera delle tue mani. Tutto hai sottoposto ai suoi piedi” (Sal 8, 5-7). Il documento conciliare ci ricorda che l’uomo “costituito da Dio in uno stato di santità”, abusò della sua libertà e preferì servire la creatura piuttosto che il Creatore, venendo, così, a trovarsi diviso in se stesso.Pertanto, la vita umana, sia individuale che collettiva, trova impedimento a conseguire la sua pienezza e “presenta i caratteri di una lotta drammatica tra il bene e il male, tra luce e tenebre”, in cui trovano insieme la loro ragione ultima  “sia la sublime vocazione e sia la profonda miseria, che gli uomini sperimentano”  (GS 13).
VOCAZIONE CRISTIANA
La Chiesa, in linea con la Divina Rivelazione, muove dalla convinzione che il Signore stesso è venuto a soccorrere l’uomo, a dargli forza ed a liberarlo, in Cristo Gesù, dalla schiavitù del peccato. Il Concilio evidenzia che “l’aspetto più sublime della dignità dell’uomo consiste nella sua vocazione alla comunione  con Dio” (GS 19) e quindi ribadisce che  la dignità dell’uomo trova proprio in Dio il suo fondamento, poiché è da Dio Creatore che riceve le doti di intelligenza e di libertà. (cfr.GS 21).  I Cristiani sono chiamati ad accogliere la “BUONA NOVELLA”, cioè l’annuncio di salvezza  che , per amore, il Signore Gesù, incarnandosi, è venuto a portare sulla terra, come ci ricorda decisamente l’apostolo Paolo nella sua lettera ai Galati: “ Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo figlio, nato da donna, nato sotto la legge, per riscattare coloro che erano sotto la legge, perché ricevessimo l’adozione a figli (Gal 4, 4-5).  L’adesione al Cristianesimo comporta l’accettazione del “Depositum fidei” della Chiesa, che pone il suo fondamento in DIO-TRINITA’, svelato in Cristo, Figlio di Dio e Salvatore dell’uomo e da Lui reso capace di partecipare alla stessa vita del Dio vivente. I cristiani che prendono sul serio l’opportunità di entrare in rapporto personale con il Signore, formano il nuovo “Popolo di Dio” che trova il suo centro in CRISTO, nostro Redentore e Sommo Sacerdote, che continua la sua opera di salvezza nella Chiesa, la quale attraverso la liturgia diviene espressione e attuazione dell’azione salvifica di Dio, che culmina nel mistero pasquale del suo  Figlio Gesù. Papa Francesco, nella sua Esortazione Apostolica “Evangelii gaudium, invita ogni cristiano a rinnovare il proprio incontro personale con Gesù Cristo ed a lasciarsi incontrare da Lui,  “Vangelo eterno, che è lo stesso ieri e oggi e sempre”,  che non esclude nessuno dalla sua gioia.    Il Papa, convinto della costante creatività divina, ci ricorda che “la proposta cristiana non invecchia mai” (n°11) i ed esorta i fedeli ad accogliere l’annuncio evangelico ed a farsi evangelizzatori, poiché “ Annunciare Cristo significa mostrare che credere in Lui e seguirlo non è solamente una cosa vera e giusta, ma anche bella, capace di colmare la vita di un nuovo splendore e di una gioia profonda, anche in mezzo alle prove” (n°167).  Per offrire un aiuto a coloro che si sentono chiamati a partecipare nella carità all’unica santità di Dio, in risposta all’esortazione evangelica: “Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro che è nei Cieli (Mt 5, 48), lo Spirito Santo ha suscitato nella Chiesa, sin dai primi secoli, degli Ordini Religiosi con particolari carismi. Al seguito di essi, oltre a frati e monache, si sono  posti anche dei laici, che pur restando nel mondo, hanno desiderato condividere la  stessa spiritualità della famiglia religiosa da essi prescelta.
VOCAZIONE CARMELITANA NELL’ORDINE SECOLARE
L’Ordine Religioso dei Carmelitani Scalzi, non prende il nome da un fondatore, ma dal monte Carmelo situato in Palestina, luogo caro al Profeta Elia, dove sorgeva un piccolo oratorio dedicato alla Vergine Maria, sul quale si ritrovarono alcuni crociati desiderosi di unirsi maggiormente a Dio, vivendo in preghiera, in solitudine e coltivando  una particolare devozione a Maria, scelta come Madre, Sorella e modello perfetto da imitare. Intorno agli anni 1209-1214, il Vescovo di Gerusalemme Sant’Alberto, diede una Regola di Vita a quegli eremiti, che assunsero il nome di   “Fratelli della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo. Il nuovo Ordine, ottenuta l’approvazione pontificia, si diffuse in varie parti d’Europa e specialmente nella Spagna. Sin dall’inizio, la sua spiritualità, oltre che vissuta dai Religiosi nei conventi, fu seguita ed apprezzata anche da fedeli laici, che pur continuando a restare in famiglia e nel proprio ambiente sociale, intendevano uniformare la  loro vita, ispirandosi a quella condotta dai frati carmelitani. Sorse così il terz’ordine, che attualmente viene denominato Ordine Secolare dei Carmelitani Scalzi (sigla OCDS),costituito da comunità laicali e regolato da Costituzioni eStatuti approvati dalle autorità della Santa Chiesa.   Coloro che, mossi dall’amore di Dio e da un vivo desiderio di perfezione si sentono spinti ad entrare nell’OCDS, sono chiamati a prendere coscienza dell’identità carmelitana da assumere e quindi a riscoprire le fonti dalle quali scaturisce il nutrimento per avviare le anime verso la santità. Il punto  n° 3 delle attuali Costituzioni OCDS chiarisce 
CHI SONO I CARMELITANI SCALZI SECOLARI ed in conformità al CIC (Codice di Diritto Canonico), stabilisce che essi sono “MEMBRI DELLA CHIESA”. Tale affermazione riveste un’importanza fondamentale per la formazione dei Carmelitani Secolari, poiché ricorda loro che l’organismo primario al quale appartengono è, innanzi tutto, la CHIESA, alla quale si deve sempre professare, con lealtà, 
AMORE, SOTTOMISSIONE, OBBEDIENZA. Essa, infatti, come ci viene ricordato dal Concilio Vaticano II, è Sposa di Cristo, suo Corpo mistico, suo Sacramento per donare a tutti verità e grazia, da Lui Fondata e costituita come “Popolo che deriva la sua UNITA’ dall’unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo” (LG 4). La specificità della chiamata al Carmelo Secolare, deve potenziare e giammai distogliere i fedeli dal principale compito affidato loro dal Battesimo, concernente “la testimonianza a Cristo, che devono rendere con la vita e con la parola nella famiglia, nel gruppo sociale cui appartengono e nell’ambito della professione che esercitano” (Ad Gentes, 21). Per vivere in pienezza le promesse battesimali, i membri OCDS, al pari di tutti i cristiani, hanno bisogno di una seria ed accurata formazione, che possa dare valore e credibilità alla loro testimonianza. 
L’aspetto specifico della loro vocazione che li impegna a vivere “IN OSSEQUIO DI GESU’ CRISTO” (Regola di Sant’Alberto n°2), comporta per ciascuno di essi l’esigenza di tradurre nella realtà quotidiana, una vita evangelica incentrata sul Cristo e quindi rivolta a proclamare la sua gloria, a zelare il suo onore, a configurarsi a Lui, fino a divenire dei tabernacoli viventi del suo amore. Tale itinerario di perfezione va posto sotto la protezione di Nostra Signora del Monte Carmelo, ispirandosi a Santa Teresa di Gesù, a San Giovanni della Croce,  alla tradizione biblica del Profeta Elia (Cost n°3), avvalendosi del contributo offerto dai Documenti della Chiesa e seguendo l’esempio degli altri numerosi Santi Carmelitani.
SANTA TERESA DI GESU’. S. Teresa di Gesù fu colei che si impegnò a ripristinare nell’Ordine lo spirito primitivo ed è perciò all’origine del Carmelo Riformato, successivamente denominato ”Ordine dei Carmelitani Scalzi”. Ella nacque nel 1515 ad Avila in Spagna, da una distinta famiglia costituita da devoti genitori e da tre sorelle e nove fratelli. Il 2 novembre 1535 entrò, per farsi religiosa, nel grande Monastero Carmelitano dell’Incarnazione di Avila, nel quale dimoravano circa 180 monache consacrate.  Donna intelligente e di grande spirito, dopo aver trascorso oltre venti anni in quel monastero, si sentì chiamata dal Signore a rinnovare la vita religiosa del suo Ordine, centrandola in Cristo e riconducendola sulla via dell’Orazione, intesa come efficace mezzo per instaurare un vero rapporto di amicizia e di comunione con Dio. Il 24 agosto 1562, festa di S. Bartolomeo, diede inizio alla Riforma Carmelitana, aprendo in Avila il suo primo monastero dedicato a San Giuseppe. Sempre sospinta dall’amore di Dio e del prossimo, non si lasciò scoraggiare dalle difficoltà, né da critiche ed incomprensioni e con “determinata determinazione”, portò avanti il suo progetto continuando a fondare nuovi monasteri, da lei denominati anche“Colombai della B.V. Maria”.    Nel 1568 riuscì  ad introdurre la Riforma anche tra i frati, aprendo a Durvelo un piccolo e povero convento, di cui San Giovanni della Croce, suo devoto sostenitore, fu uno dei primi due religiosi. Per la sua dottrina, per i suoi numerosi “Scritti” come “Vita”, ”Cammino di perfezione”, “Castello interiore”,  S. Teresa di Gesù viene concordemente considerata “maestra di vita spirituale” e quale prima donna, fu proclamata da Paolo VI Dottore della Chiesa universale il 27 settembre 1970.     
 SAN GIOVANNI DELLA CROCE:   Nacque a Fontiveros (Spagna) nel 1542 ed entrato nell’Ordine Carmelitano, dopo essersi incontrato con S. Teresa, aderì alla sua Riforma e l’aiutò a portarla avanti. Incontrò persecuzioni, fatiche e sofferenze, ma mosso da una viva “fiamma d’amore”, coltivò sempre in lui e nelle anime da lui formate, la bellezza e la gioia dell’amicizia con Dio. Fu insigne poeta e scrisse opere come la “Salita del Monte Carmelo”, la “Notte Oscura”, il “Cantico Spirituale, per le quali il Papa Pio XI lo proclamò  “Dottore Mistico” della Chiesa Universale.   Meravigliosa è la vocazione al Carmelo, perché sa come additare alle anime la via della santità. 
Caprarola, 16/10/ 2015                                    Maria Teresa Cristofori.   

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