Coltiviamo la fede, con silenzio e preghiera

Commento alle letture della II Domenica di Quaresima di p. Roberto Vitale ocd
(Gn 22, 1-2.9a.10-13.15-18; Rm 8,31b-34; Mc 9,2-10)

Le letture di questa II domenica di Quaresima ci introducono già in modo profondo nel mistero della Passione e Redenzione del Figlio di Dio. Questo mistero non va troppo “pensato” ma ascoltato nel nostro cuore. Lasciando decantare la Parola di Dio, questa potrà essere un seme di vita nuova che ci porterà alla conversione del cuore, a dare una nuova luce alla nostra vita. 

Per questo cammino quaresimale la prima lettura ci indica l’atteggiamento giusto che dobbiamo vivere: la fede. Aver fede vuol dire metterci accanto a Gesù, metterci alla sua sequela, condividere il suo cammino. E per compiere questo percorso la Quaresima ci indica la preghiera e la penitenza. Ma sia la preghiera che la penitenza vanno vissute con un atteggiamento di fede. La preghiera deve essere infatti quella gradita a Dio, non quella che rimane ferma sulle labbra ma non scende nel cuore. E anche la penitenza non deve essere un semplice sforzo “fisico”, che non porta però ad un vero cambiamento del cuore. Attraverso la fede il Signore vuole che la sua presenza scenda veramente in noi, vuole aiutarci a comprendere che solo Lui vuole veramente il nostro bene, anche se questo, talvolta, può costare molta fatica o sofferenza. 

Fidarsi del Signore, infatti, può richiedere talvolta dei gesti “eroici” come quello di cui ci parla la prima lettura: il Signore chiede ad Abramo di sacrificare il suo unigenito figlio: Isacco. Veramente grande fu la fede di Abramo! Abramo non pose obiezioni al Signore. La sua fu una risposta pronta. Sicuramente nel suo cuore saranno sorte delle domande. Ma lui ebbe fede. Sapeva che il significato del gesto che stava per compiere, l’immolazione di suo figlio, poteva trovare una risposta soltanto nella fede del Signore. Prese, quindi suo figlio, e preparò l’altare del sacrificio. 

Abramo donò al Signore ciò che gli era più caro, gli donò il bene più prezioso che aveva: suo figlio. E la risposta di Dio ad Abramo fu la risposta di un Dio fedele. Fu una risposta sovrabbondante nella sua bontà: “Io ti colmerò di benedizioni e renderò molto numerosa la tua discendenza come le stelle del cielo e come la sabbia del mare”. Il cammino di Quaresima deve essere allora un risveglio della nostra fede. La fede, vissuta con la preghiera e le mortificazioni interiori ed esteriori, ci aiuta a vivere bene non solo la Quaresima ma anche il nostro cammino di cristiani. E’ attraverso la fede, come quella di Abramo, che il Signore può farci compiere anche un cammino carmelitano nella notte oscura. Questo è un cammino di vera purificazione della nostra volontà: non ci sono luci in questa notte, ma solo la Luce di Dio; e non ci sono domande da rivolgere a Dio, ma solo il desiderio di unirsi a Lui. La fede purifica non solo il nostro agire ma anche il nostro parlare. La risposta di Abramo è infatti sempre pronta: “Eccomi”. E’ una risposta tutta piena di quella fiducia in Dio che gli dona la serenità del cuore, perché sa che Dio è un Dio buono e fedele, che non ci abbandona e che desidera solo il nostro bene. 

E allora la domanda di S. Paolo, nella seconda lettura, ci dona ancora più coraggio nel credere, nell’affidarci al Signore: “Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?” Se Dio è con noi, che cosa dobbiamo temere? Di cosa dobbiamo aver paura? Se camminiamo nella strada del Signore, chi può farci del male? Dio ha mostrato la sua fedeltà e il suo amore donandoci veramente Suo Figlio, che era stato prefigurato in Isacco. Dio non ci rifiuta il suo unico Figlio, l’Unigenito. E se “non ha risparmiato il proprio Figlio, non ci donerà forse ogni cosa insieme a Lui?”. Anche S. Paolo ci ricorda allora la fedeltà di Dio e la sovrabbondanza dei suoi doni. Nessuno potrà condannarci – ci ricorda ancora S. Paolo. Dio non vuole la morte del peccatore, per questo “Dio è colui che giustifica”. E’ un Dio che non condanna ma che salva. La nostra fede è allora la fede in un Dio che ci ama, che è morto per nostro amore, ed è risorto per ridonarci la vita eterna vincendo la morte.

Anche il Vangelo di oggi ci porta a meditare sui grandi doni che Dio promise già ad Abramo, e che continuano ancora, perche il Signore non fa venir meno la sua benedizione. Il Signore disse ad Abramo: “Si diranno benedette nella tua discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai creduto alla mia voce”. Tutta la discendenza di Abramo è benedetta per la fede. E la benedizione di Abramo continua ancora oggi su tutta la Chiesa. Abramo fu nostro Padre nella fede, e la fede della Chiesa porta ancora benedizioni su tutto il popolo di Dio. La sovrabbondanza di questa benedizione di Dio si vede in modo smisurato nel dono di Dio, nell’averci donato la salvezza in Suo Figlio e nel prometterci la vita eterna accanto a Lui. Gesù, trasfigurandosi alla presenza di Pietro, Giacomo e Giovanni, prefigura la vita eterna con Lui. Se con Lui moriremo con Lui anche risorgeremo. 

Ma nel Vangelo il Signore ci invita anche a metterci alla sequela di Suo Figlio, ad ascoltarlo. “Questo è mio Figlio, l’Amato. Ascoltatelo”. Il Signore ci invita allora a seguire Suo Figlio, centro della storia e centro della nostra vita. Il Figlio, prefigurato già nell’Antico Testamento, in Isacco, in Giuseppe, in Giobbe, ora, nella pienezza dei tempi, si è mostrato a noi. Mettersi alla sequela del Figlio vuol dire ascoltarlo, e quindi compiere quello che Lui desidera e che Lui stesso ha compiuto. Il Signore non vuole che rimaniamo sul monte, costruendo delle tende, ma vuole che ci mettiamo in cammino. La fede ci porta a camminare. Non ci può essere fede senza un cammino. Se non camminiamo non può crescere neppure la nostra fede.

Le letture di oggi ci invitano quindi a vivere nella fede questo periodo di Quaresima. Il silenzio e la preghiera sono i luoghi privilegiati per coltivare la fede dentro di noi. Non lasciamo che questo tempo di grazia passi inutilmente. Non lasciamo che le grazie che ci vengono offerte in questi momenti “forti”, dalla Tradizione della Chiesa, passino senza scalfire il nostro cuore, senza portare un cambiamento interiore. Ascoltiamo allora la voce interiore di Dio che ci porta a compiere ogni giorno il cammino che Lui desidera da noi.

QUANDO AD ACCOGLIERTI È LA CASA GENERALIZIA …



Al termine della visita pastorale nella nostra Provincia dell'Italia Centrale, il Consiglio Provinciale OCDS ha incontrato oggi il Vicario Generale, P. Agustì Borrell. L'incontro, che si è svolto il 21 febbraio alla Casa Generalizia e al quale ha partecipato anche il Delegato Generale OCDS, P. Alzinir Debastiani, è stato non solo proficuo ma veramente fraterno e affettuoso.
 Il colloquio è durante un paio di ore: un dialogo fitto e sincero nel quale il Vicario ha inquadrato con molta acutezza e precisione le situazioni che ha trovato. 
In sintesi ha detto che la sua impressione generale sull' OCDS è positiva, trova che le nostre comunità, tolte le difficoltà oggettive di invecchiamento e assottigliamento trovate in alcune, sono vivaci, consapevoli della necessità del rinnovamento e della presenza attiva del Consiglio Provinciale OCDS. Inoltre ha ribadito l'importanza di continuare a lavorare sulla formazione, responsabilizzando i Consigli locali e approntando strumenti adeguati. Ha raccomandato inoltre di incrementare la collaborazione fraterna con i Padri e di approfondire il rapporto con le nostre Monache, aiutando a creare occasioni di incontro e comunione. 
Dopo aver affrontato situazioni specifiche l'incontro è terminato, con la graditissima presenza del nostro Generale, P. Saverio, con un gioioso e piacevole pranzo insieme che una volta di più ha sottolineato la sintonia e l'affetto profondo che ci unisce ai nostri Superiori.

Alcuni spunti di meditazione



Alcune riflessioni suggerite da p. Claudio Truzzi, sul Vangelo di Domenica 18 febbraio


Per quale motivo Gesù ha permesso che il demonio lo tentasse? .Gesù ha voluto fare sue le nostre tentazioni per donarci il suo trionfo.
            il demonio esiste,  Il demonio fa di tutto per non essere scoperto, ci fa credere che lui non esiste, per agire indisturbato, ma noi dobbiamo aprire bene gli occhi e difenderci con le armi della preghiera.

            3 tipi diversi di tentazione, che fanno leva sui tre punti deboli :
a) la ricerca del benessere materiale. “ non di solo pane vive l'uomo”;
b) il desiderio di potere terreno, che diventa idolatria: “a Dio solo  adorerai”;
c) la presunzione di avere un Dio a nostro capriccio, che faccia la nostra volontà e compia miracoli a nostro piacimento. Si arriva al punto di giudicare lo stesso operato di Dio. Gesù: “non tenterai il Signore tuo Dio”, noi a dover fare la Volontà di Dio, e non viceversa.

            Abbiamo tre nemici:

a) il nostro io, cioè l'egoismo. È il nemico più pericoloso che continuamente ci accompagna;
b) il mondo, che oggi come mai è lontano da Dio e trascina verso l'abisso;
c) il demonio, che soffia sul fuoco, ci studia e trova il nostro lato più debole e       fa leva su quello per rovinarci.

            Come difendersi?

a) Con la preghiera. Chi prega vince il male, chi trascura la preghiera è vinto dal male.
b) Con la prudenza. Il demonio è come un cane furioso legato a una catena. Non avvicinarsi. San Filippo Neri che, di fronte al pericolo, chi è forte scappa, chi è debole invece non fugge e cade.
c) Con la mortificazione. Non dobbiamo accarezzare troppo "frate asino" (così san Francesco d'Assisi chiamava il suo corpo), altrimenti poi scalpita. Una vita sobria è una difesa contro il male. Mortificazione soprattutto degli occhi, poi della gola, di certi divertimenti pericolosi, della lingua...
e) Con la devozione alla Madonna, a Colei che è la Vincitrice del demonio.
d) Con la carità e l'umiltà, che mettono in fuga il demonio. Questa è la più grande difesa: Amare Gesù con tutto il cuore e servirlo nei nostri fratelli. E come atto di umiltà. Già santa Teresa d'Avila affermava come – per esperienza sua – il parlare dei suoi dubbi e tentazioni ai confessori fosse l'atto più sicuro per ritrovare la pace, perché Dio apprezzava moltissimo questo suo atto di umiltà.
Questa esperienza di Teresa ci fa capire l'importanza della Confessione: Dio potrebbe rimettere i peccati anche direttamente, ma si vuole servire del sacerdote perché ama gli umili. Confessare i propri peccati a un sacerdote è infatti un atto di umiltà e nel Magnificat si legge come Dio innalza gli umili e resiste ai superbi.
           
            Sia questo il proposito per questa Quaresima: riscoprire la bellezza della Confessione che è l'incontro tra la misericordia di Dio e l'umiltà dell'uomo pentito. Infine, confessandoci, noi realizzeremo le parole con cui si conclude il Vangelo di oggi: «Convertitevi e credete nel Vangelo» (Mc 1,15).
  
Monza 9.30

La Parola di Dio, "Luce notturna"

Lo scorso 27 gennaio le comunità della Provincia Ligure (circa 80 partecipanti) si sono ritrovate a Savona, presso il Convento/Parrocchia San Pietro, per il 1°  di tre incontri che si svolgeranno in tre diverse città (dopo Savona, le altre due tappe sono: Arenzano e Asti). Tre i temi di cui il primo in questa occasione. I prossimi incontri di formazione tratteranno i temi del Sacramento della Riconciliazione e  della Famiglia. 
Il primo incontro di Formazione Provinciale dell’OCDS,  ha avuto come tema “La Parola di Dio vissuta e celebrata”. Relatore il noto biblista don Claudio Doglio, insegnante alla Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale che ha sede a Milano e Parroco di S. Ambrogio a Varazze. 
Leggi qui una sintesi dell'incontro.

Dalla Sicilia "Briciole di fraternità"

L'Ordine Secolare del Commissariato di Sicilia, con la sua presidente Lucia Muré, pubblica il notiziario "Briciole di fraternità" che potete scaricare e leggere qui.
Intanto ecco il calendario dei suoi prossimi appuntamento

VA ANCHE TU A LAVORARE NELLA MIA VIGNA!

Ecco la scheda n 4. del nostro percorso per approfondire le Costituzion ocdsi.
 Ogni cristiano è amato – perdonato – riempito di grazia e di verità (di Spirito Santo) perché possa annunciare e testimoniare la presenza del Regno di Dio nelle realtà terrene (È giunto a voi il Regno di Dio!). 
Clicca qui per scaricare la scheda

Un annuncio che ci chiede di uscire allo scoperto



Meditiamo con  P. Joseph dell'Immacolata Concezione (Heimpel) ocd,

Domenica VI, Tempo ordinario, Anno B, 11 febbraio 2018              Mc 1,40-45
Cari fratelli e sorelle in Cristo!                       Seguiamo in queste prime domeniche del tempo liturgico “ordinario” il vangelo di Marco sull'inizio della “vita pubblica” di Gesù. Tra i quattro evangelisti, egli è dal punto di vista retorico, letterario e anche teologico - dottrinale il più essenziale. Ma, quale “parola profetica” ispirata dallo Spirito Santo (2Pt 1,20s.), si scoprono nel testo di Marco dei tesori inesauribili di sapienza di Gesù Cristo, “Figlio di Dio” (Mc 1,1). Anche nel Vangelo di questa domenica, della guarigione del lebbroso (Mc 1,40-45) troviamo una grande ricchezza teologica e spirituale. S. Agostino a proposito di quest'episodio rileva la cornice dell'osservanza della Legge mosaica (De Cons. Ev I,2). Secondo la lettura sincronica con il Vangelo di Matteo, la purificazione del lebbroso sarebbe avvenuta dopo il Discorso sulla Montagna (cfr. Mt 8,1-4). Lì Gesù aveva detto: “Io non sono venuto per abolire la Legge o i Profeti,... ma per dare compimento” (Mt 5,17). Che cosa prescriveva la Legge mosaica riguardo ai malati di lebbra? Lo abbiamo sentito nella Prima lettura di questa liturgia domenicale: “Il lebbroso colpito da piaghe porterà vesti strappate e il capo scoperto... Sarà impuro finché durerà in lui il male; è impuro, se ne starà solo, abiterà fuori dell'accampamento” (Lv 13,45s.). Nel caso che il lebbroso fosse guarito, la Legge mosaica previde un lungo rito di purificazione (cfr. Lv 14). Gesù e il lebbroso osservano precisamente queste norme. Ma, ovviamente, la Legge non poteva guarire il malato di lebbra. Gesù quindi dà compimento alle Legge, purificando effettivamente l'uomo dalla lebbra. S. Paolo lo ha descritto bene: “Ciò che era impossibile alla Legge (liberare l'uomo dal peccato e dalla morte), perché la carne la rendeva impotente, Dio lo ha reso possibile, mandando il proprio Figlio in una carne simile a quella del peccato e in vista del peccato” (Rm 8,3).

Nei singoli dettagli della pericope, si rivelano poi, mediante la lettura allegorica e spirituale sempre nuove luci sul mistero della salvezza. In senso mistico, la lebbra, secondo s. Girolamo, rappresenta il peccato del primo uomo, che ha reso impura l'umanità in generale (Comm in Marc. 1): la “lebbra” del peccato, lo condanna a stare fuori dell'accampamento, immagine della Città celeste. In un'altra occasione, Gesù dichiara, qual'è la vera “impurità”. Non quella esteriore della lebbra, ma quella interiore: “Ciò che esce dall'uomo è quello che rende impuro l'uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adulteri, avidità...” (Mc 7,20s.). Il lebbroso del vangelo dimostra quindi l'atteggiamento adeguato, per passare dallo stato di impurità, allo stato di purezza e quindi di salvezza. Per essere purificato e poter rientrare nell'accampamento, il lebbroso viene da Gesù, e lo supplica in ginocchio, dicendogli “Se vuoi, puoi purificarmi!”. È il contegno del “povero in spirito” (cfr. Mt 5,3), che contiene, da una parte l'umile riconoscimento della propria miseria e indegnità: egli è impuro, quindi indegno di avvicinarsi a Gesù e non può pretendere nessun diritto secondo la Legge. Dall'altra parte, il lebbroso dimostra la fiducia nella volontà salvifica di Gesù. L'espressione “Se vuoi, puoi purificarmi” comprende una confessione implicita della divinità di Cristo. Infatti, il lebbroso non chiede a Gesù di intercedere davanti a Dio per la sua guarigione, ma chiede Gesù stesso di renderlo puro.
“Se vuoi...”: la forma al condizionale non esprime un dubbio sulla volontà salvifica di Cristo, ma sottolinea ancora la consapevolezza del lebbroso della totale gratuità dell'intervento di Gesù; essa è unita alla fede ferma, convinta, nella Sua potenza salvatrice: “...puoi purificarmi”. Come in principio Dio ha creato bene ogni cosa, compreso l'uomo, senza necessità e senza merito dell'uomo (Gn 1,3ss.), così l'Unigenito del Padre può riportare l'uomo peccatore (impuro) alla purezza originale, senza alcun merito dell'uomo.
Di fronte al lebbroso risalta quanto mai maestosa, sublime la figura di Gesù Cristo: “Gesù ebbe compassione, tese la mano, lo tocco e gli disse: «lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui...”. S'impone quasi da se il senso spirituale di quest'espressione: Dio “compatisce” la sua povera creatura umana, che ha perso la sua bellezza originaria di immagine di Dio; è caduta nell'impurità e coperta di piaghe sanguinanti e purulente. Ma quella di Cristo non è una compassione meramente sentimentale, che rimane inerte, bensì Lo fa “toccare” il lebbroso. I Padri della Chiesa rilevano a riguardo, che il gesto ha un valore pedagogico per i discepoli di Cristo, che avrebbero dovuto continuare l'opera di Cristo fino ad oggi: Gesù stesso non aveva bisogno di toccare il malato fisicamente, lo poteva guarire anche a distanza, come in altre occasioni nel Vangelo. Lo toccò per insegnare agli apostoli di avvicinarsi e “toccare” con partecipazione personale le ferite degli uomini. L'amore di Dio deve essere “tangibile”, nell'azione pastorale della Chiesa. Ancora si manifesta come la nuova Legge, di Cristo, supera quella antica, di Mosè. Mentre anticamente il sacerdote non poteva toccare le piaghe dei lebbrosi; se no, restava “impuro”, quindi escluso anche lui dall'accampamento, fino alla sera (Lv 22,6), Gesù non solo non resta impuro, ma il suo tocco purifica il lebbroso (cfr. S. Giovanni Crisostomo, hom 21 super Matth.). Questa Legge nuova determina il rapporto dei pastori della Chiesa rispetto alle persone in uno stato di “impurità” o emarginazione di qualunque genere, fisiologica, culturale, morale: la Chiesa è mandata da Dio, non ad escludere gli “impuri”, come la sinagoga, ma a curare le loro piaghe e farli rientrare nell'“accampamento” di Dio.
Nell'espressione: “«lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato” ridonda il racconto della creazione: “E Dio disse, «sia la luce», e la luce fu”, e quel che segue (Gen 1,3ss.). La parola di Cristo si effettua all'istante. Oramai però, rispetto al racconto della creazione, la Parola di Dio è divenuta ancora più “umile”: essa non sospende e non passa sopra la volontà della creatura, ma in un certo senso, come, è avvenuto al momento dell'Annunciazione, la salvezza “si incarna”, cioè si realizza solo quando l'uomo dice il suo: “sia fatta secondo la tua volontà”. S. Beda lo esprime così: la purificazione non è solo opera del Signore, ma anche effetto della fede del lebbroso (Comm. In Mc, c. 9). La salvezza cristiana non toglie la libertà della creatura, ma la esalta. Il Signore compie la salvezza, quando l'uomo si avvicina a Cristo, chiedendogli umilmente e con fiducia: “se vuoi, puoi salvarmi”.
Poi, subito, il Signore ammonisce il lebbroso guarito “guarda di non dire niente a nessuno”, e lo manda dal sacerdote per compiere il rito di purificazione, “come testimonianza per loro”. Ancora appare il riferimento alla Legge mosaica: Gesù non ha tolto nemmeno uno iota o un segno dalla legge (cfr. Mt 5,18). Anzi, esorta chi lo interroga: “se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti” (Mt 19,17). Sorge però, nella lettura semplice del brano, un dilemma: come poteva il lebbroso guarito tacere il fatto della guarigione? Era talmente palese che non poteva rimanere nascosto. Come sempre nelle parole e nei gesti di Gesù s'intrecciano il senso storico con gli insegnamenti morali, sempre attuali. Possiamo rilevarne tre.
- Da parte del lebbroso guarito: egli non doveva rilevare troppo l'aspetto puramente fisiologico, esterno (e quindi visibile) della propria guarigione. Era molto più importante, che anche interiormente, nel suo cuore era stato purificato, ed era tornato nella sua bellezza e nobiltà di figlio di Dio (cfr. Mc 7,20s.). Tuttavia i doni di Dio fuggono l'ostentazione e la ricercatezza esibizionistica, ma richiedono la discrezione e il rispetto del mistero di Dio. Il fatto della guarigione serviva come “testimonianza per loro”, ossia per il reinserimento dell'uomo guarito nella società civile e religiosa.
- Da parte degli apostoli, e dei loro successori, Gesù insegna che essi devono fuggire la tentazione di cercare l'affermazione e la lode della gente, che inducono alla vanagloria e all'autoesaltazione. “Non dire niente a nessuno” significa, che l'annuncio evangelico non passa per l'eloquenza straordinaria o per l'offerta di “effetti speciali”, esteriori, ma per l'esortazione alla conversione e alla fede nella Parola di Cristo (cfr. Mc 1,15).
-“Non dire niente a nessuno” vuol dire poi, secondo il Crisostomo, “non anteporre la tua parola (umana), alla Parola di Dio” (cfr. ibi hom. 21): il semplice fatto della guarigione fisica e spirituale del lebbroso è Parola di Dio. Chi è stato toccato dalla grazia del Signore deve lasciar parlare Dio attraverso la testimonianza di una vita pura, rinnovata nello Spirito del Vangelo, e non banalizzarla, moltiplicando le proprie parole.
“Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città...”. Un altro dilemma: il lebbroso guarito, sembra, non obbedisce al precetto di Gesù? Dobbiamo constatare subito, che il Vangelo non esprime alcun rimprovero per questa “disobbedienza”. Se leggiamo poi il passo insieme ad altri simili, come quello della guarigione del indemoniato di Gerasa, dove vediamo invece, che Gesù gli dice “Va nella tua casa, dai tuoi e annuncia ciò che il Signore ti ha fatto, e la misericordia che ti ha usato” (Mc 5,19), possiamo capirlo come un indicazione molto importante per il rapporto tra i pastori della Chiesa e i fedeli da loro beneficiati. Vale a dire, è giusto e doveroso che i fedeli siano riconoscenti e rendano testimonianza di gratitudine per il bene, materiale e spirituale, che hanno ricevuto dai pastori. Ma è altrettanto importante che i pastori non pretendano di essere gratificati e ricompensati dai fedeli, perché in effetti, hanno dato solo quello che hanno ricevuto loro stessi da Dio. E Gesù dice: “gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” (Mt 10,8).
A causa della notorietà della guarigione del lebbroso, “Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti e venivano da lui da ogni parte”. Toccando le piaghe del lebbroso, Gesù stesso si è reso impuro agli occhi dei giudei osservanti. E dall'altra parte è la fama di taumaturgo che colpisce e attrae l'attenzione della gente. Ma ancora vi si rivela un senso morale. La Parola del Vangelo guarisce le impurità e piaghe degli uomini, ma non si mette in competizione con le tante parole ed opinioni delle “piazze” della città. Certo, il Signore chiama tutti, e manda i suoi apostoli in tutte le città e villaggi della Galilea, così come dopo la Pentecoste, essi avrebbero proseguito l'evangelizzazione dei centri abitati. Ma l'annuncio del Vangelo richiede sempre, da chi lo ascolta, di uscire da una quotidianità comoda, da un inerzia borghese. Oggi, come sempre, chi vuole incontrare Cristo ed essere da lui “purificato”, deve uscire dalle proprie chiusure e strettezze, ossia, distaccarsi interiormente dai beni e piaceri del mondo, e “andare in luoghi deserti”, ossia mantenere il cuore spoglio dal mondo, libero per Cristo. “Se qualcuno vuol venire dietro di me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua”, dice Gesù in un altro luogo (Mc 8,34). E così hanno fatto i discepoli di Gesù e tanti santi nella storia della Chiesa fino ad oggi. Il Signore ci purifichi ancora dalle nostre impurità del corpo e dell'anima e ci aiuti a seguirlo e testimoniarlo in una vita evangelica.
P. Joseph dell'Immacolata Concezione (Heimpel) ocd, Convento S. Torpè, Pisa

Nell’oscurità e nella sofferenza del mondo giunge la Presenza luminosa, potente di Gesù-Dio: Lui è il Mondo nuovo


  Meditiamo con  P. Agostino Pappalardo Ocd
LETTURE: Gb 7, 1-4. 6-7; Sal 146; 1 Cor 9,16-19. 22-23; Mc 1,29-39

Il libro di Giobbe ci racconta l’intreccio tra il Mistero del male e quello di Dio: Trovandosi immerso nelle sventure, quest’uomo che ha cercato la giustizia,  vede una certa assurdità nei travagli, nel dolore in cui si trova…; aspetta che il vero Dio si sveli. “Giobbe parlò e disse: ‘Non ha forse un duro lavoro l'uomo sulla terra e i suoi giorni non sono come quelli d'un mercenario?...  (assumendo questo passo di Giobbe la Regola, data da S. Alberto, al n. 18 recita  “sulla terra la vita dell’uomo è una prova”) … a me son toccati mesi d'illusione e notti di dolore mi sono state assegnate… I miei giorni sono stati più veloci d'una spola, sono finiti senza speranza. Ricordati  (e qui l’uomo martoriato rivolge e porta direttamente al Mistero dell’Altissimo tutto il suo lamento, l’abisso di precarietà di noi umani…) che un soffio è la mia vita: il mio occhio non rivedrà più il bene”. E’ L’unica possibilità per iniziare una orazione autentica, un rapporto leale col Dio Verità.  
Giobbe ci rappresenta tutti; è l’umanità oppressa, angosciata da un mare di sofferenze, dal male della morte che di continuo tutto sembra azzerare. Anche nelle nostre famiglie e comunità, proviamo la crudezza di quello che grida Giobbe, quando vediamo sparire, appunto come “un soffio”, familiari, consorelle, confratelli, con cui abbiamo vissuto un po’ di vita, in comunione! Non è mai “normale”, non fa parte del vero desiderio del Dio-Vita questo nostro morire. Non possiamo rassegnarci. Il gemito-urlo di Giobbe non è inutile. L’uomo sta reclamando la Vita, e più ancora la sta reclamando quel Signore inafferrabile che… è capace di aprire una strada nuova.

L’avvenimento. Il Vangelo ci presenta ancora l’umanità sofferente, ma…  
“In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e di Andrea… La suocera di Simone era a letto con la febbre… Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella si mise a servirli. Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano afflitti da varie malattie e scacciò molti demòni... E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni. “.   Il Salvatore è presente ed è all’opera, il Regno, il Suo Mondo nuovo si apre la strada.  Per sollevare l’umanità dallo stato di sofferenza fisica e innanzitutto spirituale, Gesù porta alle persone che  incontra la “Bella Notizia”, la Verità intera del Dio Padre, e il risanamento perfino corporeo. 
Con la predicazione illumina, dona il senso e la direzione della Vita nuova che Lui è, con i miracoli e il comando agli spiriti impuri, guarisce i corpi doloranti, libera e risana le persone rese schiave da Satana. Gesù si prodiga in un sovraffaticamento, vuole “ricondurre le pecore perdute d’Israele”.  

 “Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto e là pregava”
Gesù vorrebbe stare col Padre; con il Padre è la gioia e la vita, la risorsa, la luce… Come uomo ha bisogno di tempo disteso e di silenzio, di raccoglimento e di luoghi più adatti, di distanza dagli altri, per ascoltare, osservare, contemplare, godere il Padre; il Padre è già Tutto.  “Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!»”. Gesù non si scusa con la ragione della preghiera; lascia la preghiera e cerca altro lavoro…  Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!». Ha trovato il tempo per rapportarsi a tu per tu col Padre, ora è chiamato  a stare con gli uomini, restando unito anche in questo modo al Padre.         
  I frequenti miracoli:  sono innanzitutto il segno della Bontà e della tenerezza di Gesù. Egli freme di compassione per i più deboli e infelici e saprà contagiare anche i suoi discepoli della sua stessa tenerezza e compassione. 
I tanti gesti di guarigione e di liberazione sono il segno e l’evidenza che il Dio rivelatosi a Israele, Creatore del mondo, è con Gesù, che questi è il vero Messia, il Salvatore, il Figlio di Dio, la Luce del mondo. Siamo chiamati a credere a ciò che Egli insegna e invita a fare. E Gesù lo sottolinea questo significato dei suoi miracoli. A coloro che non vogliono o stentano a credere in Lui dice: “Se io scaccio i demoni per mezzo dello Spirito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio”. Gesù deve predicare e compiere guarigioni dappertutto, “andiamocene altrove”, perché ovunque sia conosciuta la Verità. Ogni guarigione operata da Gesù è segno, preludio che rimanda al Regno, al Mistero della Sua Persona. Egli indica la vicinanza  più radicale e intima di Dio alla nostra vicenda.
Gesù donerà il Suo stesso Spirito di Amore alla Sua Chiesa, ai Suoi innumerevoli Santi e testimoni che riempiranno la storia,  la vita degli uomini con una infinità di “opere e opere” di promozione, di accompagnamento, , di liberazione e guarigione, di dedizione totale all’uomo, alla sua vera dignità:  per i malati, le persone oppresse dal maligno, i disabili, le persone che subivano  o subiscono maltrattamenti, ingiustizie, asservimenti, forme antiche o nuove di schiavitù, per tutte le fragilità. Dall’opera dei Discepoli di Gesù sono nate infinite realtà buone,   ospedali, scuole, luoghi di accoglienza, cittadelle di nuova umanità: hanno ridato una speranza, una libertà  a tanti uomini e donne di ogni tempo e latitudine geografica.  Dovremmo conoscere meglio, di più, la Storia del Corpo Santo di Gesù che è la Chiesa, a cui apparteniamo,  che prolunga la stessa Persona, lo stesso agire di Gesù lungo il tempo! Quanti Santi e testimoni dell’Amore all’uomo concreto, ieri, oggi, hanno continuato e continuano la presenza e l’Opera risanatrice di Gesù che proprio nel Vangelo di Marco troviamo descritta!  Cito soltanto alcuni fra i tanti,  innumerevoli giganti umili di questa Vita nuova: S. Vincenzo de’ Paoli,  S. Giovanni di Dio, S. Camillo de Lellis, S. Angela Merici,  S. M. Crocifissa di Rosa a Brescia, Il Santo Curato d’Ars, S. Giovanni Bosco, il Cottolengo, Cafasso, Piergiorgio Frassati, Federico Ozanam, Don Gnocchi, Don Orione, San Padre Pio, Don Calabria a Verona, Giacomo Cusmano o Don Puglisi a Palermo, Madre Teresa di Calcutta, Marcello Candia, Fratel Ettore,  Don Oreste Benzi e le comunità “Giovanni XXIII” …, i sacerdoti o cristiani che hanno dato vita alle mille comunità di recupero dalla tossicodipendenza …, i nostri Santi e Beati del Carmelo che offrono una liberazione e guarigione alla radice, al cuore dell’uomo!  una schiera senza numero di missionari, sacerdoti, esorcisti, religiosi, laici, famiglie, volontari, comunità…, che promuovono, accolgono, insegnano, curano, , guariscono, liberano, leniscono sofferenze, incoraggiano al bene, costruiscono il mondo nuovo e danno le mani, le energie, il cuore, anche oggi, per incarnare umilmente Gesù amante dell’uomo.

Domande: Con la formazione,  il carisma specifico che coltivo nel Carmelo, come mi inserisco in questo Vangelo?  Come prolungo l’opera di predicazione della Verità, di risanamento dell’uomo concreto che vive e continua a mostrare Gesù, mediante i Santi nella Sua Chiesa? Nel mio dialogo con Gesù,  con il Padre celeste, accolgo e immetto  le provocazioni che mi offre questo Vangelo?                                                                                                                       

Il sogno di Dio per l'uomo svelato dal Cristo


Meditiamo con p. Luigi Gaetani ocd
Carissimi fratelli e sorelle,

la liturgia della Parola di questa 4ª domenica ordinaria rivela che mentre gli uomini fanno storie Dio fa la storia attraverso il Suo intervento profetico, aprendo cammini di umanizzazione e di rivelazione del sogno di Dio sull’umanità (Dt, 18, 15-20).

Nessuno può mettersi in proprio, presentandosi come profeta, annunciando e denunciando cose altre rispetto a quelle che Dio ha intenzione di manifestare. Il profeta, infatti, è un uomo preso da Dio dal popolo e inviato al popolo perché possa dire le parole di Dio senza falsità e interessi personali.

Il nostro mondo ha bisogno di profeti. Non dobbiamo fabbricarceli, inventarceli, dobbiamo solo avere l’umiltà di chiederli, perché è insostenibile l’esperienza di Dio senza la mediazione profetica, dal momento che non siamo in grado di reggere l’impatto con Dio, la sua rivelazione, per quanto limitata possa essere, perché tutta la nostra esperienza è nulla rispetto a quello che Lui è, come un lampo nella notte e i nostri sensi sono nella notte dinanzi al suo splendore (S. Giovanni della Croce). Abbiamo bisogno di profezia, come parola sussurrata o gridata, per accogliere Dio che plana nella vita degli uomini, in mezzo alla loro storia, rivelando il suo mistero.

Senza profezia, inoltre, è insostenibile la stessa esperienza ecclesiale perché il testo in cui Mosè annuncia la venuta di un profeta simile a lui (Dt. 18, 15-20) segue il divieto di cercare la rivelazione divina tramite pratiche esoteriche, divinatorie, tramite personaggi che pretendono di mettere sulla bocca di Dio le loro parole, ingannando il popolo.

Tutte le componenti del popolo di Dio, istituzionali o carismatiche, non sono al di sopra di esso e non sono nemmeno mediatori tra Dio e il popolo, ma sono nel popolo con la responsabilità di manifestare che Dio continua ad amare l’umanità: “Quando Israele era fanciullo, io l’ho amato e dall’Egitto ho chiamato mio figlio” (Os. 11, 1), “Ho fatto sorgere profeti fra i vostri figli e nazirei fra i vostri giovani” (Am. 2, 11).

Il Vangelo di Marco, nella sezione da cui è tratto il testo di 1, 21-28, ci ricorda non solo dove Gesù ha svolto la predicazione profetica: Cafarnao, il villaggio della consolazione; ma descrive anche come si è svolta, attraverso la narrazione di una "giornata" di Gesù, chiamata appunto "la giornata di Cafarnao" ed è una giornata di sabato, come si dice all'inizio e come si lascia capire alla fine (le folle aspettano il tramonto del solo, cioè la fine del riposo sabbatico, per portare gli ammalati a Gesù).

Dobbiamo subito notare che il vero e unico scopo di Marco è quello di illustrare la figura del Cristo. Egli ci presenta in questa pagina la missione di Gesù nel suo duplice aspetto di parola e azione, insegnamenti ed opere di salvezza. A Marco non interessa dirci ora che cosa ha insegnato: gli interessa sottolineare: l'autorità di Gesù nell'insegnare e nel guarire.

"Si mise ad insegnare": qui Marco associa l'attività di insegnare di Gesù con la sua auto-rivelazione, il suo insegnamento è connesso con il suo potere taumaturgico (1,27), e questo suscita grande meraviglia (1,22.27; 6,2; 7,37; 10,26; 11,18).

"Come uno che ha autorità e non come gli Scribi": nella tradizione primitiva la parola "autorità" (dall'ebraico "resut") era riferita all'autorità che aveva un rabbino di imporre una decisione con forza vincolante (cfr. Mc. 11,28.29).

La parola "scriba" corrisponde all'ebraico "soper", un insegnante di rango inferiore a quello di un rabbino. Gesù quindi sarebbe stato posto a confronto con tali insegnanti di grado inferiore che non possedevano questa "resut" (autorità).

In Marco tuttavia "autorità" (dal greco "exousìa") implica l'autorità messianica che Gesù esercita di fatto (2,10; 3,15; 6,7; 11, 28-33). Il suo insegnamento costituiva un esercizio di quella stessa autorità con la quale egli distrusse il potere di satana. E' significativo, quindi, il fatto che il primo miracolo di Gesù è un esorcismo, un segno evidente che se il regno di Dio è vicino, anzi è presente in Gesù, allora il potere del demonio è ridotto all'impotenza.

I miracoli, quindi, hanno un valore di rivelazione, sono al servizio della fede e non danno una certezza diversa dalla fede, non rivelano un Dio diverso. Sono a servizio di Gesù, di un Dio che si rivela sulla croce; non eliminano la croce, ma rivelano che in essa è presente la vittoria di Dio.

Due particolari funzioni dei miracoli nel racconto di Marco meritano di essere sottolineate:

La prima è che essi vanno letti alla luce del culmine del vangelo, il mistero pasquale di Gesù. Da una parte, nella storia umile di Gesù, i miracoli sono rivelazioni anticipatrici della sua potenza di Figlio di Dio, risorto. Dall'altra il silenzio che egli impone ai demoni (3, 11-12) e ai risanati (1,44; 5,43; 7,36; 8,26) serve a far risaltare che solo nella croce e risurrezione si avrà la piena rivelazione della sua identità di Figlio.

La seconda funzione è l'apertura simbolica. Senza negare la concretezza delle guarigioni, infatti, Marco le intende come "opere di potenza" che lasciano intravedere possibilità più profonde: così la guarigione della suocera di Pietro (1, 29-31) apre alla prospettiva della risurrezione escatologica anticipata nella vita nuova battesimale; la guarigione di un sordomuto (7, 31-37) e dei ciechi (8, 22-26, 10, 46-52) simboleggia l'apertura della fede, le moltiplicazioni dei pani (6, 33-44; 8, 1-10) sono proiettate verso il dono del pane eucaristico. 

Le opere potenti di Gesù si aprono così a significare le azioni salvifiche che il Risorto realizzerà nel tempo della Chiesa, rivelano la forza liberante del vangelo di Gesù, una forza terapeutica.

Come la parola di Gesù, anche quelle della Chiesa dovrebbero guarire e purificare. La Chiesa, infatti, non è chiamata ad annunciare una parola sua, ma quella di Gesù, che ci consegna una parola di consolazione, di vita perché è consegna della sua stessa persona. 

Annunciare il Vangelo della consolazione e della liberazione non significa annunciare qualcosa di astratto, lontano dalla vita della gente, ma mostrare come Dio è presente nella storia degli uomini, attento alle loro povertà, fino al punto da non poter restare immobile, impassibile, nemmeno di sabato, perché occorre liberare, sanare un uomo.

Quando le parole della Chiesa, invece, sono parole mondane, non sanano, non liberano, non provocano nessuna reazione. No, la Chiesa non può tacere e non può essere tiepida, non può rassegnarsi e nascondere perché il bene va sempre detto, come il male va sempre denunciato, anche quando inchioda la vita. La Chiesa è e deve restare sotto il primato della Parola o non è.

O Signore, trasfiguraci con la misericordia che tocca le profondità della vita e non solo la nostra tenerissima carne ferita.



P. Luigi Gaetani, OCD

A proposito del Purgatorio...

E' uscito il nuovo libro di p. Bruno Moriconi, "Purgatorio". Si tratta di un approfondimento della misericordia e della speranza. L’autore invita a riscoprire in una luce nuova la realtà dell’incontro con l’amore di Dio alle soglie dell’eternità. A fondamento della speranza, i capitoli del libro ripercorrono molti passi della Scrittura, compresi quelli suscettibili di interpretazioni ambigue, il principale insegnamento del Magistero, con particolare riguardo all’Enciclica Spe Salvi di Benedetto XVI, e il contributo esistenziale di tre santi: Caterina da Genova, Giovanni della Croce e Teresa di Lisieux. L’incontro finale con Dio – tradizionalmente chiamato Purgatorio e, purtroppo, maldestramente descritto come luogo di pena –, e presentato alla luce di come i mistici l’hanno vissuto già su questa terra.

Fra Lorenzo della Risurrezione nostra guida nella Quaresima

Care consorelle e confratelli nel Carmelo!
Fraterni saluti da Vienna.
Oggi vi scrivo per proporvi i nuovi "esercizi online", che i confratelli di Parigi hanno scritto per la Quaresima e noi dall'Austria (con l'aiuto di p. Giacomo Gubert da Roma) distribuiamo in varie lingue (Tedesco, Inglese, Polacco, Croato e Spagnolo).
Gli esercizi sono gratis e in questa Quaresima si rifaranno a testi di fra Lorenzo della Risurrezione sul'esercizio della presenza divina.
L'iscrizione è gratuita e si può fare su   www.esercizi-online.karmel.at dove troverete ulteriori informazioni.
Se potete, vi prego di diffondere l'iniziativa:
*) condividendo questa mail con persone interessate (per esempio i frati o monache della provincia);
*) distribuendo l'indirizzo della pagina web per iscriversi  www.esercizi-online.karmel.at
*) stampando e affiggendo la locandina che spedisco in allegato;
*) esponendo in chiesa/convento i volantini, anch'essi in allegato;
*) mostrando e "linkando" l'iniziativa sulle vostre pagine Web.
Chi si iscrive riceverà ogni venerdì (iniziando però dal mercoledì delle Ceneri) una e-mail contenente una meditazione  sul vangelo della domenica e brevi spunti per ogni giorno della settimana. I testi si possono leggere direttamente o stamparli per leggerli più tardi.
Speriamo di raggiungere il numero maggiore di persone per avvicinarle attraverso fra Lorenzo alla spiritualità del Carmelo.
Vi ringrazio per l'aiuto e auguro già ora una santa Quaresima!
P. Roberto Maria (Pirastu) OCD

Il nuovo Consiglio Ocds della Sicilia ed il programma

  Il 10 settembre scorso presso il convento dei Padri Carmelitani di Trappeto (Catania) si è tenuto il Congresso OCDS di Sicilia presieduto dal Commissario, p. Gaudenzio Gianninoto, per eleggere il nuovo Consiglio Regionale per il triennio 2017-2020. Vogliamo presentare a tutti i fratelli e sorelle dell'ocds d'Italia il nuovo Consiglio  dell’OCDS di Sicilia risulta così costituito:

Presidente: Lucia Tuccitto Muré

  1° Consigliere: Francesco Pecoraro

2° Consigliere: Delizia Amaradio

 3° Consigliere: Francesca Amara.
Auguriamo al Consiglio un proficuo lavoro al servizio delle fraternità perché l’OCDS possa essere sempre più elemento vivo e propositivo all’interno della famiglia del Carmelo Teresiano e nella vita della Chiesa.
Auguriamo al Consiglio un proficuo lavoro al servizio delle fraternità perché l’OCDS possa essere sempre più elemento vivo e propositivo all’interno della famiglia del Carmelo Teresiano e nella vita della Chiesa.

Programma  Regionale OCDS
2017 - 2018

Ritiri zonali

Avvento, Quaresima e Chiusura in occasione della Pentecoste o della Madonna del Carmine



Corso di Formazione per Formatori (partecipazione estesa a tutto il Consiglio)

29 ottobre 2017 - Monte Carmelo - Relatore p. Diego  Cassata OCD  clicca qui per scaricare

Tema: Il primato della Parola e metodologia della Lectio Divina



Esercizi Spirituali per tutto l’OCDS

10/11 marzo 2018 - Monte Carmelo - Relatore p. Paolo Pietra OCD

Tema: Identità e Missione



Seminario per tutto l’OCDS

28/29 aprile 2018 (Sabato pomeriggio e Domenica) - Monte Carmelo -

Relatore padre Alzinir Francisco Debastiani Ocd

Tema: Comunità e i vari stati di vita



Giornata di spiritualità per i formatori e formandi

13 maggio 2018 - Monastero delle Carmelitane scalze, Giacalone (PA)

Tema: Scambio di esperienza sullo stile di vita



Convegno OCDS

23 Settembre 2018 - Monte Carmelo - Relatore p. Agustì Borrell OCD



Presidente Regionale Ocds

Lucia Tuccitto Murè