sabato 27 novembre 2021

Meditiamo il Vangelo della Domenica

 


 La vostra liberazione è vicina

I Domenica di Avvento C

 

25Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, 26mentre gli uomini moriranno per la paura e per l'attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. 27Allora vedranno il Figlio dell'uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. 28Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina". 34State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all'improvviso; 35come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. 36Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere e di comparire davanti al Figlio dell'uomo". (Lc 21,25-28.34-36)

 

Si dice che affinché sia efficace, un’immagine deve essere più concreta di una pietra e più viva di un serpente. Ma le immagini di tipo apocalittico come quelle riprese dai Sinottici nei rispettivi capitoli “escatologici” (Mt 24, Mc 13 e Lc 21) e nel libro della Rivelazione (l’Apocalisse), possono giungere a spaventare, se non si guarda alle parole chiave che, qui ad esempio, sono queste: “Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina”.

Dio, in Cristo, ha vinto una volta per sempre e i mali che continuano, purtroppo, ad accompagnarci, resteranno sino alla fine, ma, sono trionfi relativi, dal momento che la vittoria di Cristo salva a dispetto di qualsiasi cosa accada. Lo ha scritto San Paolo nel capitolo 8 della lettera ai Romani, perché non perdiamo mai, nemmeno nei tempi più duri, la pace del cuore.

 Se Dio è per noi”, ci sta domandando, “chi sarà contro di noi? Egli, che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi, non ci donerà forse ogni cosa insieme a lui? Chi muoverà accuse contro coloro che Dio ha scelto? Dio è colui che giustifica! Chi condannerà? Cristo Gesù è morto, anzi è risorto, sta alla destra di Dio e intercede per noi! Chi ci separerà dall'amore di Cristo? Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? [] E conclude, “Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun'altra creatura potrà mai separarci dall'amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore” (Rm 8,31-38).

 La stessa cosa vuol dirci Gesù, assicurandoci che quando questi eventuali eventi (gli sconvolgimenti della natura) cominceranno ad accadere non dobbiamo aver paura, ma, alzare il capo, perché la nostra liberazione è vicina. Al di sopra, infatti, di qualsiasi evento c’è Lui, sebbene all’apparenza, non sembri. Figlio di Dio e nostro fratello, ha il controllo delle forze del male, siano esse guerre o pericoli che vengono dal cielo e dal mare. Alzare il capo è un’immagine di coraggio e di speranza che invita i credenti a guardare avanti, non solo senza paura, ma con la speranza di vedere, vittorioso per noi, “il Figlio dell'uomo venire su una nube con grande potenza e gloria”. Certo non fu così che il Figlio di Dio apparve nascendo in una stalla a Betlemme e morendo condannato tra due ladri sul Calvario, ma la sua gloria, per coloro che credono in Lui, è questa.

Apparirà glorioso alla fine dei tempi?

Nei discorsi escatologici ci si apre anche il tema della seconda venuta del Signore che la comunità dei credenti invoca alla fine del libro dell’Apocalisse con queste parole: “Vieni, Signore Gesù!”. Un’invocazione alla quale, nell’anima dei credenti, risuona questa risposta rassicurante: “Sì, vengo presto” (Ap 22.20). Un “presto” che, tuttavia, non bisogna prendere nel senso letterale, ma qualitativo (Certo, che vengo!).

 Infatti, pensando che il Signore sarebbe tornato a breve, si sbagliò anche San Paolo e la prima generazione di cristiani, ma Pietro, nella sua seconda Lettera, parla chiaramente sul modo di intendere la promessa della sua venuta. “Una cosa però non dovete perdere di vista, carissimi: davanti al Signore un solo giorno è come mille anni e mille anni come un solo giorno. Il Signore non ritarda nel compiere la sua promessa, anche se alcuni parlano di lentezza. Egli invece è magnanimo con voi, perché non vuole che alcuno si perda, ma che tutti abbiano modo di pentirsi(2Pt 3,7-9).

 Per questo Gesù stesso aveva terminato dicendo: “Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere e di comparire davanti al Figlio dell'uomo” (v. 36). Ciò che, dunque, importa è stare svegli in ogni tempo, sia nei giorni sereni che avversi, perché, come ha scritto il grande scrittore José Luis Borges (1899-1986), “non c'è un istante che non possa essere il cratere dell’inferno. Non c'è un istante che non possa essere l’acqua del Paradiso. Non c'è un istante che non sia carico come un’arma. In ogni istante puoi essere Caino o Siddhartha, la maschera o il viso”.

Svegli, allora, bisogna stare, e invocare lo Spirito per non cadere nella tentazione di scegliere il nostro male invece del nostro bene.

venerdì 26 novembre 2021

Prepariamoci all'Avvento: raggiungiamo il Bambino che è in noi




Sia santa Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo (1873-1897) sia Maria Montessori (1870-1952) sono dottori. La prima condusse la Chiesa verso l’infanzia, l’altra il bambino verso la Chiesa. Donne profetiche hanno entrambe attinto alla fonte dello stesso Vangelo. Attraverso le loro voci che s’echeggiano, Dio solleva il misterioso velo del suo volto di Bambino.

La giovane Carmelitana lascia in eredità alla Chiesa una piccola via, semplice e diritta, come un ascensore per innalzarsi sino al Cielo: la via dell’infanzia spirituale. In santa Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo si riconciliano perfettamente i due volti, quello dell’adulto e quello del bambino. Nel suo nome e nella sua vita, Teresa è lo specchio adulto dei bambini piccoli, il riflesso di un’anima giovane.

Quando Teresa Martin nasce, Maria Montessori ha 2 anni e, nel 1897, quanto Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo entra nella Vita, Maria Montessori ha da poco iniziato la sua attività pubblica ben poco ordinaria diventando una delle prima donne medico d’Italia. Non sappiamo se Maria Montessori leggerà Storia di un’anima che sarà tradotta in italiano nel 1901. Sappiamo solo che tra il 1901 e il 1907, la giovane dottoressa attraversò un periodo più nascosto, anche più spirituale, durante il quale fece l’esperienza della croce, in cui la chiamata della sua vita si chiarì: «Nel primo momento mi sembrò di esser chiamata tra le Ancelle del S. Cuore (che ora sono in via Salaria) e la Madre del Patrocinio Le può raccontare che le chiesi di essere ammessa tra le sue figlie, nel 1904. Ma prima di entrare, mentre facevo una vita di assoluto raccoglimento, ebbi l’impressione, trovandomi nella Chiesa di santa Teresa in Roma, di dover fare un’altra opera. Rispondendo a questa impressione col fare gli Esercizi presso le Ancelle (già molte altre volte li avevo fatti presso di loro), ne derivò il mio metodo di educazione. E non fui io a riconoscerlo, ma fu la Madre del Patrocinio che mi disse: “Ecco questo metodo è l’opera che il Signore vuole da lei”. E fu così che io lo riconobbi (il metodo), l’amai e lo difesi – e cercai di capirlo e di svilupparlo. Ma basta questa origine per comprendere che non potrei mai valermene a fare alcuna cosa contraria ai principî della Chiesa, essendo appunto il suo frutto!».

Nel solco della giovane carmelitana, Maria Montessori rivelò alla Chiesa e al mondo i segreti del bambino. Il suo metodo porta alla luce ciò che è celato in lui: l’orientamento della sua anima verso Dio, le leggi che la governano, esibendo così ciò che è da imitare nel bambino e che risveglia le nostre aurore. La dottoressa rese testimonianza dell’impronta divina nel cuore di ogni uomo. E non solo: essa mostrò al mondo il bambino così com’egli è sin dall’origine: proviene dell’Amore, va verso l’Amore, è capace di Dio. Con il suo metodo educativo propose un cammino di riconciliazione tra il bambino e l’adulto, denunciando al contempo il nostro accecamento, la nostra lentezza a convertirci per accogliere questo bambino che Dio creò più meraviglioso di quanto non si sia mai creduto e che invoca uno stile di vita semplice, ordinato, pacificato.

Con santa Teresa, possiamo parlare di un cammino di Redenzione quando l’adulto si lascia scuotere, modellare, trasformare dalle esigenze di questa nuova relazione. Senza Cristo che vive in noi, i nostri occhi resterebbero ciechi ai tesori nascosti dell’infanzia. Non ci vogliamo infatti ingannare: la nostra salvezza non proviene del bambino in quanto tale, il bambino non è Dio. Tuttavia, così come Giovanni Battista nel deserto è l’eletto messaggero della Misericordia di Dio, il bambino è vettore della salvezza, l’attivatore potente della dinamica della fiducia e dell’amore cantata da santa Teresa in tutta la sua vita.

Santa Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo diventa pertanto una base irrinunciabile di questa pedagogia: apre la via della Misericordia di Dio, necessaria e onnipotente, la sola che può guidarvi verso il Bambino che è in noi. Teresa testimonia che il mistero della nostra Redenzione si vive nella relazione riconciliata tra l’adulto e il bambino che egli è stato, ma anche, e soprattutto, tra l’adulto e il bambino che è chiamato a diventare.

«In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli» (Mt 18,3).


  Per iscriversi gratuitamente consigliate la pagina: www.esercizi-online.karmel.at

Svolgimento degli esercizi spirituali:
Domenica dopo domenica, in questo tempo d’Avvento, la Parola ci inviterà a convertirci per accogliere in noi Colui che verrà e che si è fatto Bambino per la nostra salvezza.
Per raggiungere in noi stessi questo Bambino e per andargli incontro, dobbiamo farci piccoli, togliere i sandali, rivestirci d’umiltà e metterci all’ascolto di Colui, con un soave fischio, guida tutti, bambini e adulti, sul cammino della Pace: il Buon Pastore, guida delle nostre anime.


• I settimana: «Rimanere desti»

• II settimana: «La Parola di Dio le fu rivolta nel deserto»

• III settimana: «Che cosa dobbiamo fare?»

• IV settimana: «Elisabetta fu colmata di Spirito Santo»

• Natale: Il Bambino in noi


Pedagogia degli esercizi spirituali

Il Vangelo della domenica sarà spedito il venerdì in forma di un breve video il cui fine è di favorire un approccio contemplativo alla Parola di Dio. L’obiettivo di queste video-lezioni è di risvegliare il nostro cuore ad un ascolto umile e profondo della Scrittura mediante uno pedagogia globale e incarnata, quella della catechesi del Buon Pastore messa a punto da Maria Montessori e Sofia Cavalletti.

Concretizzata e messa in movimento in questo modo, la Parola diventa segno, Presenza. È il nostro augurio: che questi video facilitino il dialogo tra Dio che parla e la creatura che ascolta, che aprano un cammino che conduce all’incontro del Bambino.

Le tre prime video-lezioni che vi proporremo non fanno parte delle presentazioni ordinarie della catechesi del Buon Pastore: sono delle estrapolazioni costruite appositamente per questi esercizi spirituali carmelitani. La parole è stata concretizzata in una forma più essenziale e più vicina possibile alle fonti bibliche. Per fare ciò, abbiamo agito come l’avremmo fatto con i più piccoli: cercando di rispondere con il nostro movimento a ciò che il Vangelo sussurra d’essenziale al nostro cuore di bambino.


A chi sono rivolti questi esercizi?
Che siate soli, in gruppo, in coppia, in comunità, in famiglia, … affinché la Parola risuoni liberamente in ognuno di voi e susciti una risposta personale, vi invitiamo a riceverla in un’atmosfera di silenzio che dispone l’anima a raccogliere le chiamate interiori. Vi suggeriamo anche di prendere un quaderno che di consentirà di annotare ciò che vi interpella.

1. Prepararsi ad un ascolto semplice e umile del Vangelo inventando un rituale per entrare nel silenzio (accendere una candela, cantare l’Alleluia, ecc. …)

2. Leggere una prima volta a voce alta il Vangelo della domenica, senza il video. Mantenere il silenzio per qualche minuto chiudendo gli occhi.

3. Guardare una prima volta la video-lezione. Esprimere ad alta voce una parola/un versetto/un gesto che ci interpella.

4. Riguardare il video. Annotare su di un quaderno la traccia sulla quale si vuole meditare.

lunedì 22 novembre 2021

Piccole storie per l'anima - 26

PENSIERI DEL PASSERO SOLITARIO
Rubrica settimanale a cura dell'Ordine Secolare Carmelitano Teresiano della Provincia Lombarda

Giona, il vagabondo, viveva sotto un ponte di una grande arteria del Nord. Una notte fece un sogno. Vide un angelo circonfuso da una gran luce che scriveva su un libro d'oro. Giona chiese all'angelo: «Che cosa scrivi?».
         L'angelo alzò il capo e rispose: «Scrivo i nomi di coloro che amano il Signore». «E c'è il mio nome?» domandò Giona. «No, il tuo nome non c'è» rispose l'angelo.
Giona abbassò gli occhi e tacque; poi timoroso disse: «Ti prego, allora iscrivimi nella lista di coloro che amano i loro simili». L'angelo scrisse e il sogno finì.
        La notte seguente l'angelo riapparve in una luce ancora più sfavillante e gli mostrò i nomi di quelli amati dal Signore.
Ed ecco, il nome di Giona era il primo della lista...

Se lo vuoi sapere, nella lista di quelli amati da Dio il tuo nome c'è.
Ed è ai primi posti…

"Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l'ho fatto conoscere a voi.  Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri." (Vangelo di Giovanni 15. 12-17)


Quanto fa bene all'anima lavorare per Gesù solo,
 esclusivamente per  lui!
Oh come è soddisfatto allora il cuore,
come ci si sente leggeri!
(S.Teresa di Gesù Bambino)

DA "VOGLIO VEDERE DIO"

di P. Maria Eugenio di Gesù Bambino, OCD

ASCESI TERESIANA - Seconda Parte

         Come abbiamo visto le pendici del Monte Carmelo sono scoscese, ci sono solo sentieri ripidi che non si possono schivare; il solo appoggio concesso e utile in questa salita è il bastone della croce. Non c'è altro modo di salire verso Dio che il cammino del Calvario, aspro e sanguinoso come la salita del Carmelo.
S. Giovanni della Croce ci offre questo insegnamento:

“ Procuri l'anima di tendere sempre :
non al più facile, ma al più difficile;
non al più saporito, ma al più insipido;
non al più piacevole, ma al più disgustoso;
non al riposo, ma alla fatica;
non al conforto, ma allo sconforto;
 non al più, ma al meno;
non al più alto e pregevole, ma al più vile e spregevole;
 non a voler qualcosa, ma a non volere nulla;
 non alla ricerca del meglio nelle cose, ma al peggio,
e a desiderare in tutto nudità, vuoto e povertà di quanto vi è al mondo,
per amore di Cristo”.(1 Salita, c. XIII, 6)


        I santi del Carmelo, quando la loro anima è infiammata d'amore desiderano la sofferenza che avvicina a Dio e che salva le anime:
“O soffrire o morire!” esclama s. Teresa.
“Soffrire ed essere disprezzato!” chiede s. Giovanni della Croce.
“La sofferenza è stata il mio cielo quaggiù” proclama s. Teresa di Gesù Bambino.
E tuttavia essi furono uomini come noi.
Soffrirono dolorosamente, a volte con tristezza, con debolezza. 
     La mortificazione può avere un duplice scopo: la distruzione del peccato in noi e la redenzione delle anime. Perchè l'ascesi sia efficace, dovrà adattarsi al temperamento in modo da raggiungere le tendenze dominanti da distruggere.
    L'ascesi che tende al distacco assoluto deve procedere per via di realizzazioni progressive, altrimenti fallisce totalmente. I Maestri del Carmelo conoscono la purezza di Dio e, alla sua luce, scoprono la debolezza umana. Amano l'una e l'altra con lo stesso amore. La loro scienza spirituale è in realtà una scienza d'amore.



domenica 21 novembre 2021

Meditazione sul Vangelo della Domenica

 

Il mio regno non è di questo mondo

33Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: "Sei tu il re dei Giudei?". 34Gesù rispose: "Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?". 35Pilato disse: "Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?". 36Rispose Gesù: "Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù". 37Allora Pilato gli disse: "Dunque tu sei re?". Rispose Gesù: "Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce". [38Gli dice Pilato: "Che cos'è la verità?".]

“Re dei Giudei” non è un titolo cristiano. Sono quelli che lo hanno consegnato a Pilato che lo hanno presentato così per motivare la sua condanna come uomo pericoloso anche per la dominazione romana. Per questo, alla domanda di Pilato che gli chiede questo (Sei tu il re dei Giudei?) Gesù gli risponde: “Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?”.

 Una domanda, con la quale Gesù, da accusato diventa inquisitore e Pilato si vede costretto a difendersi. “Sono forse io Giudeo?” risponde. “La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?”. Ed è allora che Gesù, come riconoscendo l’estraneità culturale di Pilato nella sua condanna, lo va ad istruire. “Il mio regno”, gli dice, “non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù”.

 Le autorità sacerdotali di Israele lo hanno consegnato [lo stesso termine riferito al “tradimento-consegna” di Giuda Iscariota] con il pretesto che Gesù stia tentando di diventare il Messia, cioè “re dei Giudei”, un re che, in pratica, si metterà contro i romani.

 La regalità di Gesù, al contrario, non è di questo tipo, ma solo spirituale. La sua sovranità viene dall’alto. Gesù non può esercitarla con atti di forza visibili perché, da una parte, non ha soldati e, dall’altra, neppure desidera chiamare in sua difesa gli angeli. Nato da donna e fattosi, eccetto il peccato, in tutto come noi, Gesù desidera realizzare la sua opera di pace senza nessun privilegio, cioè, nella condizione di nostro fratello maggiore.

 Ascoltando quella precisazione di Gesù che, tuttavia, ammette di avere un certo potere regale, Pilato riprese l’argomento: “Allora”, gli disse, “tu sei re?”. “Tu lo dici: io sono re”, rispose Gesù. “Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce”. Se dopo la moltiplicazione dei pani, Gesù, “sapendo che venivano a prenderlo per farlo re” (Gv 6,15), si era ritirato sul monte, ora che sta per manifestare quale sia il suo modo di esserlo, cioè dando la vita, difende questo titolo.

 Il povero Procuratore romano, non essendo suo discepolo, non “è della verità”, ascolta la sua voce, ma non capisce né può capire. Anche perché la verità di cui parla Gesù non può essere definita con parole. Per questo, alla ulteriore domanda di Pilato (“Che cos’è la verità?”), Gesù rimane in silenzio e non parla più. La Verità, come sanno i credenti, è lo stesso Gesù e per comprenderlo c'è solo un modo, stare con Lui e accettare la sua regalità di amore. Desiderare, concretamente, che Gesù sia sempre di più nostro Re, l’unico che serve con verità piena, cioè con la propria vita, la verità della nostra.

 

Una curiosità!

Anagrammando, su suggerimento di un antico monaco copista, la domanda di Pilato (“che cosa è la verità”) come la leggeva nell’antica versione latina (QUID EST VERITAS?), questo sarebbe il risultato: EST VIR QUI ADEST (è l’uomo che è qui, Gesù). Al Procuratore romano Gesù non lo disse, ma noi lo sappiamo e vogliamo apprenderlo ancora di più, regnando come Lui e con Lui.

  Festa di Cristo Re

L’anno 325, nel primo concilio ecumenico celebrato nella città di Nicea, in Asia Minore (l’attuale Turchia), si definì la divinità di Cristo con queste parole: “Cristo è Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero”. Nel 1925 (1600 anni dopo), Pio XI proclamò che il miglior modo perché la società civile ottenga “giusta libertà, tranquillità e disciplina, pace e concordia” è che gli uomini riconoscano, pubblicamente e privatamente la regalità di Cristo.

 


giovedì 18 novembre 2021

La testimonianza di Manuela ocds

 Gli esercizi spirituali sono sempre un dono di Grazia e una sorpresa, non si può mai sapere in anticipo come saranno, perché sono unici ogni volta.

A volte hanno la gioiosa freschezza di una mattinata di primavera, con l’aria appena tiepida e la promessa di una prossima fioritura; in altri casi ti riscaldano in profondità, come il sole d’estate, o hanno la ricchezza colma di colori dei frutti maturi dell’autunno. Per me questa volta sono stati come il silenzio dell’inverno, del seme che dorme sotto la neve e che cerca di dimenticare il vento gelido che spazza le campagne.

Cercare di far tacere le preoccupazioni di ogni giorno, cercare di tenere lo sguardo fisso negli occhi di “Colui dal quale sappiamo di essere immensamente amati” non è facile, ma proprio a questo servono gli esercizi spirituali, ad allenare lo Spirito perché possa affrontare le fatiche del quotidiano.

E’ stato difficile seguire il programma e rispettare gli orari, spesso il mio stare davanti a Lui non riusciva ad andare oltre al fatto di essere lì. Nessuna gioia particolare, nessuna Parola che scaldasse il mio cuore, solo il desiderio della Sua Presenza e la consapevolezza che il Suo desiderio della mia presenza era infinitamente più grande. Questo è bastato.

Essere accompagnati da S. Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo è stata una Grazia nella Grazia, anche se la sua “piccola via” non è poi così piccola né facile, ci vuole tutta la forza d’animo e la maturità spirituale di questo “fiorellino” per percorrerla.

La sua confidenza e il suo abbandono nelle mani di Dio mi hanno ricordato che non c’è altra strada possibile, anche quando Lui ci conduce “attraverso un sotterraneo oscuro” e non abbiamo altro riferimento nel cammino se non il sapere che è Lui che ci guida, con il Suo Amore colmo di Misericordia.

P. Saverio, approfondendo i momenti fondamentali della vita di S. Teresina, ci ha aiutati a comprendere che la Conversione è un cammino e non ha mai fine; è necessaria una costante Purificazione della nostra anima, sia attraverso la ricerca continua della perfezione in ogni nostro pensiero, parola e azione, sia nell’accettazione umile e fiduciosa della Volontà di Dio.

Tutto questo non per noi stessi, ma per i fratelli, per poter compiere la Missione che Dio ci vuole affidare: S. Teresa si è offerta vittima all’Amore Misericordioso.

 Sia ringraziato il Signore che, attraverso la “piccola Teresa” ci ha ricordato, ancora una volta, che “se anche il nostro cuore ci condanna, Dio è più grande del nostro cuore”!

Manuela della Comunità “S. Teresa Benedetta della Croce” di Asti

ESERCIZI SPIRITUALI OCDS A BOCCA DI MAGRA

ESERCIZI SPIRITUALI 
guidati da P. SAVERIO GAVOTTO PADRE PROVINCIALE PROV.LIGURE

Carissimi fratelli e sorelle,

dal 5 al 7 novembre u.s. una quarantina di noi della Provincia Ligure ha partecipato agli Esercizi Spirituali “Nel cuore della Chiesa alla scuola di S. Teresa di Gesù Bambino” tenuti dal nostro Padre Provinciale P. Saverio Gavotto presso il Monastero Carmelitano S. Croce del Corvo a Bocca di Magra ( La Spezia).

Il Monastero è situato in un luogo incantevole all'interno di un parco naturale ed è davvero il posto ideale per la meditazione ,la contemplazione e l’apertura del cuore al ringraziamento ed alla lode al Signore.

Gli Esercizi, come ci è stato sottolineato, sono un momento di pausa, di riflessione, di ascolto soprattutto dello Spirito in noi per rivitalizzare la nostra vita spirituale e ripartire con nuove energie e vigore.

È proprio stato così: sono stati due giorni di grazia e di ristoro per corpo, mente e spirito vissuti di nuovo insieme dopo tanto tempo nei vari momenti ,dall’orazione mattutina a Compieta con l’animazione della Liturgia, l’Eucaristia quotidiana, le preziose conferenze, i pasti in condivisione fraterna.... Si sono unite a noi in questa bella e profonda esperienza anche due sorelle della comunità di Milano ( Provincia Lombarda) ed una sorella della comunità di Matera ( Provincia Napoletana) che ci hanno allietato ed arricchito con la loro presenza .
Abbiamo proprio respirato aria di famiglia sia per la calorosa accoglienza dei Padri, sia per il clima sempre più affettivo tra noi e che il silenzio valorizza, nella consapevolezza che ognuno di noi fa la differenza ed è davvero un valore aggiunto.

Questi momenti sono molto importanti nella nostra vocazione e ci aiutano a conoscerci, a sentirci più famiglia, una famiglia unita, sempre più allargata, che vuole camminare insieme nell’aiuto e nel sostegno reciproco verso l’unione con Dio e l’amore al prossimo, ogni prossimo, ma mi dà gioia poter tenere sempre più fratelli e sorelle nel cuore con un viso ed un nome ,grazie alla bellezza dell’incontro.

“Ci si salva solo insieme “ Papa Francesco

Sono grata a Dio , a S. Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo che ci è stata compagna in questo itinerario, a Padre Saverio che ci ha guidati con maestria, al Padre Priore ed ai Suoi confratelli, a Caterina ,la nostra Presidente Provinciale sempre sul pezzo , al Consiglio , ai collaboratori ,ad ognuno di voi ed anche ai fratelli ed alle sorelle che ci hanno accompagnati da casa con la preghiera.
Facendo tesoro di ciò che mi ha nutrito l’anima in questi giorni auguro a voi ed a me stessa un buon cammino di CONVERSIONE, PURIFICAZIONE ed OFFERTA, ovvero dono totale di sè, nell’abbandono fiducioso “anche se è notte”.
Che Dio Vi benedica!
Chiaraluce della Comunità S. Cuore di Torino


Gli Interventi audio da scaricare:



martedì 16 novembre 2021

Festa dei Cento anni della comunità di Adro

 Con tanti messaggi di auguri da parte del P. Provinciale, P. Fabio Silvestri, della Presidente Provinciale OCDS, dell’Assistente della Comunità e tante testimonianze della vita dei carmelitani scalzi secolari, si è svolta la festa per il centenario della comunità ocds di Adro, la scorsa domenica 14 novembre, Festa di Tutti i santi Carmelitani. Leggi qui la cronaca della giornata



lunedì 15 novembre 2021

Comunità OCDS di Monza: Promessa definitiva di Angela Darudi e Manuela Portalupi

È iniziata con la processione che ha attraversato la navata centrale della nostra bella chiesa la Santa Messa di domenica 24 ottobre delle ore 10,45.
Era evidente lo sguardo un po' stupito dei fedeli presenti, ignari della bella festa che si stava compiendo per noi Carmelitani e con il cuore che batteva sempre più forte per l'emozione in chi si accingeva a compiere questo passo.
Si sono svolti così i riti per le promesse definitive per due di noi e altrettante ammissioni al nostro ordine nella comunità di Monza. In un mese, già segnato da ricorrenze importanti per noi carmelitani, la nostra chiesa dedicata a Santa Teresina del Bambino Gesù e del Volto Santo era ancora in festa come a sottolineare che i propositi della nostra Santa patrona delle missioni e ricercatrice di anime per il Signore continuano ad essere efficaci.
Una bella e sobria cerimonia presieduta padre René, padre Davide Capano, fra Federico Mazza e padre Fausto Lincio che con la sua splendida omelia ci ha ricordato il valore della chiamata a seguire Gesù non solo come cristiani ma anche come carmelitani.
Un valore aggiunto ha sottolineato padre Fausto, ricordandolo a noi, e chiarendolo con parole semplici ma efficaci ai fedeli. Un vangelo, quello di domenica, che pareva raccontare attraverso i simboli ciò che Gesù ha fatto per ognuno di noi.
Attraverso quel "cosa vuoi che io faccia per te" lo abbiamo incontrato come Padre, Amico, Maestro e Servo. Ci ha insegnato così aprendoci lo sguardo, a vedere la nostra infinita piccolezza di fronte all'immensa misericordia di Dio. Compito di noi tutti è chiedere di poterlo seguire liberandoci da tutto ciò che ci tiene imbrigliati ad una terra arida e sterile. Angela e Manuela hanno affidato così nelle mani della santissima trinità il loro cuore e le loro vite facendo una promessa definitiva di fedeltà e sequela a Dio e all'ordine Carmelitano esprimendo il loro "si" alla chiamata del Signore. Silvia ed Elena, hanno chiesto di poter iniziare a camminare a piccoli passi nel nostro giardino, con negli occhi la luce della vita e per dire a loro volta cosa possiamo fare noi per te, Signore Gesù.
È poi seguito, un piccolo rinfresco con torta a tema e spumante, che abbiamo condiviso oltre che con i padri intervenuti con alcuni fratelli arrivati da altre comunità. Tutti intervenuti alla cerimonia per rafforzare con fratellanza il senso di appartenenza all'ordine. Che dire ancora, che è stata davvero una bella giornata per tutti, che ha concluso un percorso per alcuni ed aperto lo stesso ad altri.
Chiediamo a tutti di pregare per avere nuove vocazioni carmelitane, soprattutto in questo periodo così magro, perché il Carmelo si trasformi nel tempo ma resti vivo e sia sempre quel diamante che risplende nei nostri cuori. Maria nostra madre e sorella, aiutaci a liberarci senza esitazione del nostro mantello e sostituiscilo con il tuo. Ci accompagnerai così in questa salita che vogliamo condividere con Gesù ed i nostri santi fratelli e sorelle che ci hanno preceduti e che verranno.
     Manuela Portalupi OCDS                                                                                                    




Piccole storie per l'anima - 25

PENSIERI DEL PASSERO SOLITARIO

Rubrica settimanale a cura dell'Ordine Secolare Carmelitano Teresiano della Provincia Lombarda 

COME GUFI NELLA NOTTE


Perché ti ritiri ogni notte nel bosco in solitudine?, chiese lo scoiattolo.
"Per pregare" rispose il gufo.
"Ma Dio è dappertutto, no?".
"Certo, Dio è dappertutto!".
"E Dio è lo stesso in qualunque posto?".
"Sì, Dio è lo stesso ovunque".
"E allora perché vai ogni notte a pregare nel bosco in solitudine?".
"Perché di notte, nel bosco, in solitudine, io non sono lo stesso!" 





Tu, invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà".
(Vangelo di Matteo 6,2-6).









Da" VOGLIO VEDERE DIO"
di P. Maria Eugenio di Gesù Bambino, OCD


ASCESI TERESIANA - Prima Parte


Il primato che s. Teresa dà all'orazione nella sua spiritualità, non le fa dimenticare l'importanza dell'ascesi: “Comodità e orazione non sono compatibili tra loro”(Cammino di Perfezione,c. XII, 2). Assoluta, idonea e graduale: ecco i tre caratteri dell'ascesi teresiana che ora esamineremo.
Olio su tela di p. Enzo Caiffa ocd
I contemplativi devono tener alta la bandiera dell'umiltà e sopportare tutti i colpi che possono essere loro inferti senza restituirne nessuno, perchè il loro compito è quello di soffrire come Cristo, portare alta la croce, non lasciarsela sfuggire di mano
”(Cammino di Perfezione, c. XVIII,5).
Non si entra nell'intimità divina se non per mezzo di una morte, ma più lenta, fatta di mortificazione continua. La generosità è necessaria fin dagli inizi della vita spirituale: “...bisogna tendere sempre alla meta, a costo di morire durante il cammino, se il cuore non regge ai molti ostacoli che vi si incontrano; sprofondi pure il mondo!..”(Cammino di Perfezione, c. XXI, 2).
Tutta questa ascesi deve condurre, infatti, al dono totale della volontà e di se stessi.
San Giovanni della Croce presenta lo stesso ideale di s. Teresa. All'inizio del trattato “Salita del Monte Carmelo”, disegna un grafico che indica l'itinerario da seguire. In mezzo al grafico si vede un sentiero stretto, che sale diritto verso la cima della montagna, sul quale il santo ha scritto per quattro volte: "Nulla, nulla, nulla, nulla”.
Un distacco che si applica sia ai beni spirituali che a quelli di questo mondo, come ci precisa s. Giovanni della Croce:
Per poter gustare il tutto, non cercare il gusto in nulla.
Per possedere il tutto, non voler possedere nulla.
Per poter essere tutto, non voler essere nulla.
Per poter conoscere il tutto, non voler sapere nulla. (1 Salita, c. XIII, 11)


sabato 13 novembre 2021

Meditazione sul Vangelo della Domenica

 

  Non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga

24In quei giorni, dopo quella tribolazione, il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, 25le stelle cadranno dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte. 26Allora vedranno il Figlio dell'uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. 27Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall'estremità della terra fino all'estremità del cielo. 28Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l'estate è vicina. 29Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte. 30In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. 31Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno. 32Quanto però a quel giorno o a quell'ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre.  (Mc 13,24-32)

Siamo alla fine del capitolo 13 del Vangelo di Marco, parallelo di Mt 24 e Lc 21 che raccontano il difficile discorso escatologico che, tuttavia, non si riferisce alla fine del mondo, ma al compimento della salvezza in Cristo. Il linguaggio è apocalittico e un po' spaventoso, ma bisogna leggerlo tenendo presente come comincia e chi è colui che lo fa, cioè nostro Signore Gesù Cristo che non è stato mandato “nel mondo per condannare il mondo [né per spaventarlo], ma perché sia salvato per mezzo di lui” (Gv 3,17).

Infatti il capitolo 13 di Marco comincia così: “Mentre usciva dal tempio, uno dei suoi discepoli gli disse: Maestro, guarda che pietre e che costruzioni! Gesù gli rispose: Vedi queste grandi costruzioni? Non sarà lasciata qui pietra su pietra che non venga distrutta. Mentre stava sul monte degli Ulivi, seduto di fronte al tempio, Pietro, Giacomo, Giovanni e Andrea lo interrogavano in disparte: “Dicci quando accadranno queste cose e quale sarà il segno quando tutte queste cose staranno per compiersi?" (vv. 1-4).

Gesù, quindi, esce dal tempio per l’ultima volta, cioè, per non più tornarci e rappresenta “la Gloria del Signore”, di cui parla Ezechiele nel capitolo 10 del suo libro, e che, come Lui ora, “uscì dalla soglia del tempio e si fermò sui cherubini” (v. 18). Gesù, inoltre, esce dal tempio che – come dice ai suoi discepoli – sta terminando la sua funzione. I suoi grandi edifici saranno distrutti al punto che non rimarrà pietra su pietra, distrutto dai romani dopo una trentina d’anni (nel 70 d.C.), ma soprattutto perché il nuovo tempio è Gesù. Come aveva detto alla Samaritana, stava giungendo l’ora “in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità [cioè in Lui guidarti dallo Spirito]: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano” (Gv 4,23).

Infatti il discorso escatologico come tale, inizia una volta che i discepoli e Gesù sono giunti al Monte degli Olivi e, da lì, vedono anche il tempio che hanno di fronte. È allora, infatti, che Pietro, Giacomo, Giovanni e Andrea (non è chiaro il perché di questo “quartetto”), in privato chiedono a Gesù: “Dicci: quando accadranno queste cose e quale sarà il segno quando tutte queste cose staranno per compiersi?”. Il particolare che si trovino di fronte al tempio non è un dettaglio trascurabile, perché stabilisce che le cose che devono accadere si riferiscono al “cambio di guardia” tra il tempio e Gesù, l’unico e vero mediatore tra gli uomini e Dio Padre, dove ritorna a prepararci un posto.

“Badate che nessuno v’inganni!” (Mc 13,5), comincia a dire Gesù ai suoi discepoli che, al sentirlo parlare della distruzione del tempio, da semplici giudei che sono, hanno pensato alla fine del mondo e sono spaventati. Da parte sua, Gesù li esorta a lasciar da parte l’allarmismo e a saper discernere tra gli eventi. Anziché pensare al futuro, devono guardare al presente per operare secondo l’esempio che Lui ha loro dato. Gli eventi negativi rappresentano ciò che, purtroppo, accade da sempre e continuerà ad accadere nella storia. Una realtà che, senza cambiarla, ha vissuto lo stesso Figlio di Dio e, pertanto, possono viverla anche i suoi discepoli, con la certezza che l’ultima parola non è quella del Male, ma quella del Bene.

Per quanto si riferisce al paragrafo proposto in questa domenica (Mc 13,24-32), non bisogna dunque farsi spaventare dalle misteriose convulsioni cosmiche (il sole che si oscura, la luna che non risplende più, le stelle che cadono dal cielo, gli astri che traballano), ma rallegrarsi per la vittoria del “Figlio dell’uomo [che appare] sulle nubi con grande gloria”. La fine del mondo non è determinata dalla rovina di tutto, ma dal compiersi di tutte le attese. Per questo, la preghiera dei credenti è quella di 1Cor 16,22 e di Ap 22,20: Marànathà (Signore nostro vieni!), oppure Maràn athà (il Signore sei tu). Potete stare tranquilli, vuol dirci Gesù, dato che “manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo” (v. 27).

I discepoli devono guardare il fico. Solo un esemplare di questa pianta – non producendo più che foglie e fuori stagione come il tempio e la vecchia legge –, era stato maledetto. “Nessuno mai più in eterno mangi i tuoi frutti!” (Mc 11,14), gli aveva detto Gesù. Ma il fico di cui parla ora e al quale bisogna guardare rappresenta il nuovo regno, iniziato da Gesù con la sua morte e la sua risurrezione.

“Quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l'estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte”, dice loro Gesù. L’estate è la stagione dei frutti e Gesù è il primo e la causa della salvezza di una grande schiera di fratelli. Egli è vicino, è alle porte. Ai tre giorni di quel momento storico, ma coincidendo, quello stesso momento con la pienezza del tempo, come la chiama Paolo (Gal. 4,4), il Risorto continua a venirci sempre incontro.

Quando, allora, Gesù aggiunge che “non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga”, sta parlando della generazione dei suoi discepoli che lo vedranno risorto, ma anche delle successive fino alla nostra e per quelle che dovranno passare dopo di noi. Infatti, aggiunge Gesù, “il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno”. Anche quando dice che, quanto al giorno e all’ora, nessuno lo sa, “né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre”, non si riferisce unicamente al misterioso fine della storia, ma alla scoperta che ognuno può fare della salvezza.

Quel giorno e quell’ora pasquale, essendo il giorno della sua morte e risurrezione, ogni persona e il mondo intero lo può vivere ogni giorno di questa vita e nel giorno della morte. Non conosciamo il giorno della sua ultima venuta, e neppure il Figlio di Dio, in quanto nostro fratello (figlio dell’uomo) può rivelarlo, ma Lui ci ha detto tutto ciò che è necessario per seguirlo come figli del medesimo Padre. A ognuno il saper vivere come se ogni giorno fosse l’ultimo.


martedì 9 novembre 2021

Oltre la tempesta, con i mistici del Carmelo

 Il diciannovesimo Simposio Internazionale di Mistica sarà celebrato nei giorni 1 e 2 dicembre 2021, dalle ore 16.00 alle 19.00. Il tema che guiderà le relazioni del Simposio è «Oltre la tempesta» con i Mistici. Aprirà i lavori, mercoledì 1 dicembre, p. Christof Berschart, Preside del Teresianum, cui seguiranno gli interventi di p. Bruno Moriconi, con una relazione dal titolo “Con Cristo sul mare in tempesta”, e di P. Innocent Ndimubanzi Hakizimana, che tratterà il tema: “Nel ventre della balena: Giovanni della Croce”. 
Concluderà la prima giornata del Simposio p. François-Marie Léthel con una trattazione sul tema “«Tanta sofferenza non sia inutile»: Lezione di Teresa di Lisieux”. La seconda giornata del Simposio, giovedì 2 dicembre, vedrà l’iniziale intervento di p. Luis Jorge González, che tratterà il tema “L’unione con Dio: porto sicuro per servire. Santa Teresa”, cui farà seguito l’intervento di p. Emilio José Martínez González che metterà in luce il tema:  “«Tutti amici»: Per remare e tenere la barca a galla. Teresa d’Avila”. A concludere il Simposio sarà il nuovo Preposito Generale dei Carmelitani Scalzi e Gran Cancelliere della Pontificia Facoltà Teresianum, p. Miguel Márquez Calle con intervento sul tema: “«Vita nuova» con i mistici”.

 

lunedì 8 novembre 2021

Un pensiero di Elisabetta della Trinità nel giorno della sua memoria

 


“Anche quando si è contrariati, si può essere ugualmente felici. Bisogna sempre guardare al buon Dio. Agl’inizi bisogna fare degli sforzi poiché si sente tutto ribollire in sé, ma lentamente, a forza di pazienza e con l’aiuto del buon Dio, si viene a capo di tutto” (S. Elisabetta della Trinità, L 123).