La debolezza e la forza del seme


Meditiamo con p. Claudio Truzzi ocd


«Succede del Regno di Dio come di un uomo che abbia gettato la semente nella terra; e poi, dorma o stia in piedi, a seconda che sia notte o giorno, il seme germoglia e cresce: come, egli stesso non lo sa. Da se stesso, la terra produce prima l'erba, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga. Allorché il frutto lo consente, subito si mette la falce, poiché è tempo della mietitura …». Marco 4, 26, 34

Gesù vuole farci capire, nella parabola, qualcosa del mistero del Regno. Alcuni sostengono che nella parabola si sottolinea il processo di crescita. Altri la mietitura.
Ma non potrebbe, invece, essere il protagonista il seme? Il seme, e la sua principale caratteristica: la sua forza intrinseca, le sue potenzialità.
Non è che si neghi o si minimizzi l'azione del contadino. Come non si nega l'importanza del terreno. Di ciò Gesù parla in altre parabole. Ma qui non interessa. Ci si deve occupare della forza insita nel seme, che è indipendente dall'azione dell'uomo e dal suo sapere («come, egli stesso non lo sa», v. 27). Il contadino può andare a dormire ed alzarsi, non perché il suo lavoro sia irrilevante; ma perché si parla d'altro, e lui a questo punto non interessa.
La parabola rappresenta un preciso invito a scoprire l'azione del seme e la sua potenza.
La Parola di Dio è viva ed efficace, ha la sua forza interna, irresistibile.
Fa succedere qualcosa.
Il Regno di Dio è presente, avviene, ora, ed è essenzialmente potenza di Dio, non azione dell'uomo. E si manifesta nell'assenza di segni esteriori.
Cresce e lavora anche se pare non succeda niente

Quest'ultimo aspetto (potenza del seme che cresce da sé) – pur non escludendo il seminatore e il lavoro del contadino nel terreno – tuttavia si sgancia da essi. Ossia la forza vitale non è stata data al seme dall'attività del contadino. La possiede da sé.
Il credente, come il contadino, è uno che sa tutto questo. Non dobbiamo equivocare a questo riguardo. La parabola non dice che l'uomo non sa. Dice che non sa come (v. 27). Che è ben diverso.
Il credente è uno che sa del Regno. Ne è informato; è a conoscenza della sua presenza; avverte la sua azione.
Non sa “come”! Ma il “come” non aggiungerebbe niente. Anzi toglierebbe qualcosa, tatno alla sua fede, quanto alla potenzialità del seme.

Il cristiano non è il costruttore del Regno, né tnto meno un programmatore o un direttore dei lavori.
È più modestamente, ma più utilmente, uno che offre delle possibilità al Regno. E, qualche volta, la possibilità più apprezzata può essere quella di non intralciare .

Nella parabola c'è un seme che sa fare il proprio mestiere, e arriva dove vuole e quando e come vuole. E non ha bisogno che qualcuno gli suggerisca le modalità di crescita.
È c'è un contadino che dorme e sta in piedi, a seconda che sia notte e giorno. È una persona seria, che diamine!

A proposito di Beatitudini

Il Convegno Provinciale OCDS del Commissariato di Sicilia si svolgerà il prossimo  il 23 settembre 2018 a Monte Carmelo. Tema del convegno, “Le Beatitudini: Santità quotidiana”.  Relatore: padre Agustì Borrell, Definitore Generale OCD. 

Teresa di Gesù. Un film su Tv2000

Stasera, 16 giugno ore 21.15 Tv 2000 propone un film Su Teresa di Gesù realizzato in Spagna nel 2015. Il film è il racconto della vita di Santa Teresa viene ripercorso da una giovane di oggi che legge Il libro della vita, una delle principali opere scritte sulla figura della religiosa. Emerge così come Teresa de Cepeda y Ahumada sia ritenuta fondamentale anche a 500 anni dalla sua nascita e come conservi ancora il suo significato storico anche per una donna nata nel 2015. Diretto da Jorge Dorado è interpretato da  Marian Álvarez, Antonio de la Torre, Aitana Sánchez-Gijón, David Luque, Carla Díaz, Yara Capa, Belén López-Valcárcel.

Esercizi Spirituali per "Vivere in ossequio di Gesù"

Quest'anno gli Esercizi Spirituali per la Provincia OCDS di San Giuseppe si svolgeranno dal 21 al 24 giugno Nella Casa del diivin maestro ( Ariccia) Il tema scelto è  "Vivere in ossequio di Gesù Cristo". Relatore: P.Gabriele Morra Superiore Provinciale. Clicca qui per il programma

Nella Comunità, per educare e per conoscere meglio se stessi.

Dal 27 al 29 aprile presso la casa di spiritualità “Monte Carmelo” dei Carmelitani Scalzi a Locomonaco, si è svolto un seminario di studi per tutte le comunità OCDS di Sicilia tenuto da p. Alzinir Francisco Debastiani ocd, Delegato Generale per l’OCDS. Hanno partecipato rappresentanti delle varie comunità del Commissariato che hanno seguito con interesse e attenzione le varie conferenze. Partendo dalla formazione come dinamismo della persona nel suo impegno con Cristo, p. Alzinir è passato a considerare alcuni elementi del cammino vocazionale nel Carmelo Teresiano: la chiamata universale alla santità, la preghiera personale e comunitaria, i collaboratori all’azione di Dio, primo e grande educatore. Tra questi ultimi abbiamo i nostri Santi Fondatori, Teresa di Gesù e Giovanni della Croce, dei quali il relatore ha tracciato in modo schematico ma efficace le linee pedagogiche, la Comunità, come ambito educativo e della scoperta di sé, come luogo di incontro e di rafforzamento dell’identità personale, nel carisma del Carmelo Teresiano, ed infine la persona stessa che si assume la responsabilità della propria formazione.
Tutte le attività delle comunità ocds siciliane sono sintetizzate nel giornalino "Briciole di fraternità". vedi qui

Il notiziario ocds sarà scaricabile da chi lo desidera

Il notiziario dell'Ocds della Provincia Napoletana sarà consultabile dal blog "Scalzi sui passi di Teresa" dal numero di luglio e non sarà più inviato per newsletter. Chiunque lo desidera potrà scaricarlo, cliccando qui - Tuttavia per utilizzarlo anche solo parzialmente in altre sedi, si dovrà menzionare l'autore dell'articolo e la testata e inserire un link che riconduca alla fonte.

Paladini di un fede viva

Domenica 8 aprile 2018 a Monte Carmelo (Locomonaco) si è riunito il Consiglio Plenario dell’OCDS del Commissariato di Sicilia sulla situazione della famiglia carmelitana ed in particolare del Carmelo Secolare siciliano. Erano presenti i Presidenti e i Responsabili della formazione delle comunità dell’isola. Come ha sottolineato la Presidente del Consiglio Provinciale Lucia Tuccitto Murè questo è stato un evento di grazia, un evento storico per il nostro Commissariato, perché è la prima volta che Presidenti e Formatori si sono incontrati insieme per fare il punto sull’OCDS di Sicilia.
Tanti gli spunti su cui riflettere. Ma ciò che preme è essere vigili: “Il mondo è in fiamme. Vogliono nuovamente condannare Cristo” (Camm. 1,15). Il grido accorato della S. Madre Teresa è quanto mai attuale. Siamo chiamati a vivere con coerenza questa vita che il Signore ci ha donato tendendo alla perfezione evangelica, tendendo con coraggio e parresìa all’unione con Dio. Siamo chiamati a testimoniare nel mondo la gioia del Vangelo, a cominciare dalle nostre comunità perché siano vere comunità oranti, capaci di uscire dall’apatia e dai mali psichici che derivano da devozionalismo e non da fede autentica.

Il Signore dona la forza di rialzarsi


meditiamo con p. Roberto ocd

Le letture di questa X domenica del Tempo Ordinario ci richiamano al mistero del nostro peccato, della caduta dei primi uomini, ma anche al mistero ancora più grande della nostra redenzione. Questo ci rivela come il cammino dell’uomo è stato, fin dall’inizio, segnato dalla lotta tra il bene e il male. L’uomo è stato spesso affascinato dalle tentazioni del Maligno, dalle sue seduzioni e dai suoi inganni. Ma il Signore è stato sempre accanto a lui e gli ha donato subito un messaggio di speranza. Al peccato si è contrapposta così l’offerta di Dio di una rinascita spirituale, di una vita nuova. Perché Dio non abbandona l’uomo, ma lo risolleva, lo rialza, lo invita a camminare ancora con fiducia.
Già nella prima lettura, tratta dal libro della Genesi, si parla della speranza che nasce dalla misericordia di Dio. Il peccato porta nel cuore di Adamo ed Eva amarezza e vergogna. L’uomo, fatto ad immagine e somiglianza del suo Creatore, sente subito dentro di sé di aver compiuto qualcosa che l’ha allontanato da Dio. L’uomo sente per questo rompersi la gioia nel suo cuore. Ma il Signore non lo umilia, non lo disprezza, non lo allontana da Lui. Lo ama sempre, lo sostiene e gli fa sentire la sua vicinanza. Per questo fa udire ancora la sua voce: “Dove sei?”. E’ una voce che esprime attenzione, premura.  E’ una voce però che interroga: “Che hai fatto?”. La domanda del Signore ci pone sempre di fronte alle nostre responsabilità, ai nostri doveri, alla nostra coscienza. Questa voce del Signore è una voce che ridona fiducia perché promette già, in quello che viene chiamato il Protovangelo, una donna e una stirpe, che schiacceranno la testa al Maligno e ridoneranno la salvezza all’uomo. Non c’è peccato da cui il Signore non possa risollevarci. “Anche il peggiore dei crimini – diceva S. Teresa di Gesù Bambino – (di fronte a Dio) non è che una goccia d’acqua in un braciere ardente d’amore”. La misericordia di Dio è infinitamente più grande di qualsiasi peccato dell’uomo.
San Paolo, nella seconda lettura, ci invita proprio a non scoraggiarci. “Il Signore – dice infatti l’Apostolo – risusciterà anche noi con Gesù”, nonostante le nostre mancanze. E in questo pellegrinaggio terreno S. Paolo ci sprona a distaccarci dalle cose vuote di questo mondo, frutto di vanità e invidia, e a rivolgere tutto il nostro cuore alle cose eterne, che rinnovano il nostro uomo interiore: “Anche se il nostro uomo esteriore si va disfacendo, quello interiore si rinnova ogni giorno”. Per questo “fissiamo lo sguardo non sulle cose visibili ma su quelle invisibili”. San Paolo ci ricorda che il nostro corpo terreno è un’abitazione passeggera, ma Dio ci donerà un’abitazione eterna. Se viviamo nella speranza e nell’amore di Dio, anche questo nostro corpo mortale potrà diventare, già da adesso, Cielo su questa terra.
Il Vangelo di oggi ci ricorda che lo Spirito Santo vive dentro di noi, e ci invita a coltivare la Sua presenza. Noi siamo suo tempio, sua dimora, e così non possiamo dividere la casa dello Spirito con ospiti non graditi al Signore. Gesù ci rassicura che “tutti i peccati saranno perdonati”. Ciò che non potrà essere perdonato è solo il peccato contro lo Spirito Santo, che vuol dire non solo rifiutare il perdono di Dio e la sua misericordia, ma anche disperare nella salvezza, non avere fiducia che il Signore possa veramente salvarci. Questa è la bestemmia contro lo Spirito Santo. Lo Spirito infatti continua a rendere testimonianza che Gesù è il Signore, il Figlio di Dio, venuto a cancellare i peccati del mondo con la sua morte e risurrezione. Il credente non deve, quindi, disperare e vivere nella paura di non essere salvato. Ciò costituisce un affronto alla bontà di Dio, che è Padre di infinita misericordia. Non dobbiamo neppure dar credito alle tentazioni o agli scrupoli che possono tormentarci, e che ci fanno dubitare di essere salvati. Nulla ti turbi ci ripete la sapienza di tanti santi. Dio offre a tutti la salvezza e i mezzi per raggiungerla. Chi si dispera rischia di rompere il rapporto di fiducia verso Dio, fornace ardente d’amore e di misericordia.  
Permettiamo allora a Gesù di perdonarci e di inondarci del suo amore. Dio è un vero Padre. Se ci rivolgiamo a Lui, Egli verrà incontro a noi e ci renderà uomini nuovi. Il messaggio di oggi è allora quello della speranza: di fronte al peccato, non dobbiamo mai pensare di essere perduti, ma dobbiamo essere sempre testimoni di una nuova nascita nella grazia. Le letture di oggi ci ricordano che di fronte a Dio anche il peggior peccatore, anche colui che dovesse avere l’anima in uno stato di grande miseria spirituale, il Signore gli potrà ridonare la forza di rialzarsi. Se il peccatore ricorre a Dio con tutto il cuore, troverà sempre un Padre pronto ad accoglierlo.   
Scoraggiarsi e non avere speranza è purtroppo un atteggiamento oggi molto diffuso. Davanti ai molti e gravi peccati che si vedono intorno a noi e si sentono in televisione, sembra che la speranza debba essere svanita. Si trovano infatti tanti cristiani sconsolati. La violenza che si vede tra i giovani, quella presente a livello familiare, tra moglie e marito, tra i genitori e i figli, nella società, e poi le guerre, il continuo commercio delle armi e la corruzione, sembrano quasi far presagire che il male debba prevalere sul bene. Ma il cristiano è chiamato ad essere sempre testimone di una speranza che non muore, anche se naviga in acque tempestose e in mezzo a tante prove. E questa speranza nasce dal sapere che Dio è un Dio fedele. 
Papa Francesco, nella sua Esortazione Apostolica Gaudete et exsultate, ci dà questo suggerimento: non restate soli! “E’ tale il bombardamento che ci seduce che, se siamo soli, troppo soli, facilmente perdiamo il senso della realtà, la chiarezza interiore” (n. 140). “La santificazione è un cammino comunitario, da fare a due a due”. (n. 141). “Condividere la Parola, e celebrare insieme l’Eucaristia, ci rende più fratelli e ci trasforma, via via, in comunità santa e missionaria” (n. 142). Qualche esegeta ha fatto notare come Eva venne ingannata dal demonio proprio quando era sola. Dice ancora Papa Francesco: “Dio volle santificare e salvare gli uomini non individualmente e senza alcun legame tra loro, ma volle costituire un popolo. Non esiste piena identità senza appartenenza a un popolo. Perciò nessuno si salva da solo” (6). “Contro la tendenza all’individualismo, che finisce per isolarci nella ricerca del benessere appartato dagli altri, il nostro cammino di santificazione non può cessare di identificarsi con quel desiderio di Gesù, che «tutti siano una cosa sola; come tu, Padre sei in me e io in te» (Gv 17,21)” (n. 146).
 fra Roberto ocd


In cerca dell'Amato. Gli Esercizi spirituali a Nusco

Dal 28 giugno al primo luglio le comunità ocds della Provincia Napoletana si riurinanno a Nusco (AV) per gli Esercizi Spitituali "In cerca dell'Amato con San Giovanni della Croce", guidati dalle meditazioni di  p. Giorgio Rossi, ocd







































“Vuoi essere Eucaristia con me? "

 S.S. Corpo e Sangue di Gesù
 Meditiamo con p. Giorgio Rossi, ocd
Domenica scorsa, nella Solennità della Trinità Santissima, l’evangelo si concludeva con quella promessa straordinaria di Gesù: “Ed ecco io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine dei secoli” (cfr Mt 28, 20). Quella promessa che, se presa davvero sul serio, può cambiare le vite dei credenti e può fare della storia della Chiesa una via di salvezza per il mondo…oggi la liturgia ci invita a contemplare una via eccellente, precipua, direi “tangibile”, di questa presenza promessa: l’Eucaristia. Il Corpo ed il Sangue di Cristo dati una volta per sempre per amore del mondo e dati per sempre ai credenti, giorno dopo giorno, nello scorrere dei secoli, fino a giungere all’eterno…Gesù stesso, infatti, nel passo di Marco dell’istituzione dell’Eucaristia che abbiamo ascoltato, ci mostra questa meta nell’eterno: Non berrò più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo nel Regno di Dio … Così per noi: quel Pane e quel Calice , il suo Corpo e il suo Sangue , ci spingono verso l’eterno, ci conducono al Regno realizzandolo qui nella storia e giungendovi oltre la storia.
L’Eucaristia, mistero “concretissimo” e palpabile eppure così oltre ogni umana comprensibilità, mistero di una tale semplicità che solo Dio poteva “inventare”, l’Eucaristia è il luogo del semplice-sublime per eccellenza.
Mistero sì di presenza ma non di una presenza statica: l’Eucaristia non è una luce splendida da guardare (nonostante le nostre “splendenti” processioni di questo giorno in cui pare importante il “mostrare” l’Eucaristia!!), l’Eucaristia è cibo da mangiare! E da mangiare con responsabilità: Gesù ha detto che dobbiamo “prendere” quel Corpo e quel Sangue; “prendere”, un atto dunque libero, responsabile! Un cibo da mangiare e non solo da guardare; se guardiamo il Pane Eucaristico è solo perché ci attragga a farne nostro cibo, a farne la forza della nostra vita.
Il Corpo e il Sangue di Cristo ci sono dati perché le energie della sua Pasqua si trasfondano in noi, ci plasmino, ci rendano simili a Lui nell’essere dono per il mondo. Il cibarsi di quel cibo è finalizzato ad obbedire a quel suo comando: “Fate questo in memoria di me” che Luca e Paolo ci trasmettono nei loro scritti (cfr Lc 22, 19; 1Cor 11, 24-25); ciò che bisogna fare non è la reiterazione di un rito, ma il cuore di quel gesto: essere dono, essere vita data, essere disposti ogni giorno a deporre la vita per amore.
Capiamo che l’Eucaristia è certo il dono più “impegnativo” e “compromettente” che Dio ci ha fatto perchè lo impegna a venire nelle nostre mani e sui nostri altari spesso freddi, formali e senza amore, spesso meramente rituali e precettistici (nelle migliori delle ipotesi!) quando non segnati da mercimonio e da convenienza…ma è dono impegnativo e compromettente anche per il credente che ne abbia piena consapevolezza. E circa la consapevolezza dovremmo fare un serio discorso ecclesiale circa la trasmissione del dato di fede circa l’Eucaristia che si pratica; diciamocelo: nella maggioranza dei casi l’unica trasmissione di questo dato di fede avviene per la “Prima Comunione” con un linguaggio giustamente per bambini ma condito da tante svenevolezze e diminuzioni…
L’Eucaristia ci trascina nel mondo di Dio, nel cuore stesso della Pasqua di Gesù che è fuoco divorante perché “luogo” dell’Amore trinitario. Chi si ciba di quel Pane non può rimanere come prima, è uno che si deve far trasformare da Dio, è uno che entra in una lotta “violenta” con le logiche del mondo che lo abitano e che lo aggrediscono dall’esterno con le loro mille “buone ragioni”. Chi si accosta a quel banchetto riceve un dono carico di tenerezza ma che gli sussurra una domanda pressante: “Vuoi essere Eucaristia con me? Lottiamo assieme per salvare questo mondo con il mio amore?”
L’Eucaristia è l’Amore di Cristo che viene a noi per farcene portatori, testimoni per la storia!
L’Eucaristia ogni giorno ricorda alla Chiesa che si è compiuta in Gesù la Prima Alleanza e quel Sangue di Alleanza ormai le scorre nelle vene, il Sangue dell’Agnello non solo le è asperso sul capo (come al Sinai, nel tratto del Libro dell’Esodo che è oggi la prima lettura) ma le scorre dentro; da quell’Alleanza ormai scritta nel solo cuore la Chiesa deve lasciarsi muovere ed in quell’Alleanza deve vivere e camminare.
Il Corpo di Cristo così ci riporta subito al Corpo di Cristo che è la Chiesa: senza Chiesa non c’è Eucaristia e senza Eucaristia non c’è Chiesa; più c’è disaffezione all’Eucaristia e più la Chiesa langue e si diluisce nel mondo, più c’è consapevolezza eucaristica e più la Chiesa brilla della luce della Pasqua di Gesù suo Signore e pone in atto gesti, parole, scelte, compromissioni che mostrano il Volto di Cristo, che mostrano la bellezza dell’essere uomini secondo il “sogno” di Dio.
Celebrare l’Eucaristia è mettersi con coraggio nelle mani di Cristo perché plasmi la nostra argilla con la forza e la tenerezza del vasaio (cfr Ger 18, 1-6) e faccia di noi ciò che dobbiamo essere.
La Pasqua di Gesù vive in noi grazie a quel Pane spezzato e a quel Calice versato: il suo Corpo e il suo Sangue che ci appartengono e a cui apparteniamo!


Destinati a essere presenza del Dio vivente

Lo scorso 20 maggio la comunità di Brescia della Provincia Lombarda ha invitato le altre comunità della Provincia per due giorni di Esercizi spitituale. Un momento importante di meditazione e di verifica del proprio cammino. A guidarli il Delegato Generale p. Alzinir Francisco Debastiani. Tema dell'incontro è stato "Consacrati dallo Spirito per essere presenza del Dio vivente e amico in mezzo al mondo: la vocazione al Carmelo teresiano ocds".
Per leggere una breve cronaca vedi qui 

Due promesse temporanee a Brescia