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martedì 16 aprile 2024

La preghiera cristiana: preghiera di Cristo e preghiera della Chiesa

 PROVINCIA VENETA CONVEGNO PROVINCIALE
6-7 APRILE 2024 

La preghiera cristiana: preghiera di Cristo, preghiera della Chiesa (Edith Stein)
Relatore: P. Fabio Roana 

In questo “Anno della preghiera” indetto da Papa Francesco in preparazione al prossimo Giubileo del 2025, noi Carmelitani secolari della Provincia Veneta ci sentiamo interpellati e accogliamo con piacere e curiosità gli stimoli che ci arrivano dai nostri Santi per migliorarci nel cammino verso l’unione col Signore attraverso la preghiera. Nel Convegno Provinciale del 6-7 Aprile ci siamo lasciati guidare da alcuni scritti di Edith Stein che, come una sorella maggiore, ci ha offerto le sue riflessioni e su quelle noi abbiamo meditato e pregato (a pregare s’impara pregando!). Sabato ci siamo divisi in gruppetti e ciascuno di questi aveva un piccolo brano estratto da “La preghiera della Chiesa” scritto da Madre Teresa Benedetta della Croce nel dicembre del 1936. Dovevamo farne una “lettura orante” e… meno male che lo Spirito Santo suggerisce, crea comunione e l’unione con Cristo produce l’autentica preghiera che dà come frutto il rafforzamento di questa unione! Per ciascuno dei partecipanti si è fatta insieme questa esperienza di preghiera! Questo è stato costruttivo e gioioso! Alla fine ogni gruppetto ha condiviso la propria “preghiera di sintesi” che credo sia stata gradita al Signore perché siamo rimasti in Lui. Dopo cena ci siamo confrontati sull’esperienza di Formazione che si sta facendo nella Provincia usando l’Iter Nazionale. Hanno espresso apprezzamento sia i formatori che i



formandi perché questo nuovo Iter offre la possibilità di iniziare ciascun incontro con l’Orazione Mentale sulla Parola di Dio, svolge il tema con ricchezza di riferimenti ai Documenti del Concilio Vaticano II, al Catechismo della Chiesa Cattolica, al Magistero della Chiesa, alla Spiritualità Carmelitana contenuta nelle Opere dei nostri Santi ed infine stimola, con opportune domande, la crescita della comunione all’interno del gruppo dei formandi. Il giorno successivo, domenica, il nostro Delegato Provinciale, P. Fabio Roana, ci ha esposto con chiarezza e semplicità la relazione su “ La preghiera di intercessione in Edith Stein” di P. Marco Paolinelli ocd, impossibilitato a partecipare al Convegno in quanto ammalato: " 'Stare davanti a Dio per tutti' è la formula mediante la quale Edith Stein caratterizza la vocazione carmelitana. Già prima di entrare nel Carmelo, anzi prima della sua conversione, ella sente che l’esistenza non è esistenza veramente umana se non si fa pro-esistenza. Con la conversione e con la maturazione della sua fede cristiana, questa pro-esistenza le si chiarisce come una cooperazione all’opera redentrice di Cristo. L’ "offerta di sé” del cristiano, innestata nell’”offerta di sé” di Cristo, è feconda di bene nella vita sua, nella vita di quanti in qualche modo gli sono stati affidati, nella vita della Chiesa e nella vita del mondo". 

Dalle domande che sono scaturite dalla relazione si capiva che ci siamo tutti interrogati sulla qualità e profondità della nostra preghiera. Per chi preghiamo? E’ emozionante scoprire che si può gratuitamente e nel nascondimento pregare per … TUTTI. In questo consiste il nostro apostolato carmelitano nella Chiesa e per il mondo. Edith Stein ci ha insegnato che dobbiamo vivere il “dono di sé” inserito nel “dono di sé” di Cristo; che dobbiamo essere guariti da quell’illimitata fiducia nel proprio volere e potere: l’umano non basta all’umano. Nel dolore, quando la nostra intelligenza non vede nessuna via d’uscita, si sperimenta l’esistenza di una potenza spirituale … ci sentiamo “nella mano di Dio” che ci sorregge e non ci lascia cadere. 

Sono state toccanti le testimonianze di coloro che hanno sperimentato questa potenza spirituale! La forza che ci rende capaci di aiutare noi stessi e gli altri è la forza di Cristo; più specificatamente la forza della Croce di Cristo. L’intercessione a cui si è chiamati non è dunque riservata a momenti particolari di preghiera, ma è l’offerta, il dono totale di sé in unione con l’unico intercessore che è Cristo. L’insistenza della Croce non deve far dimenticare però la gioia della Resurrezione.
Tornati a casa, abbiamo ritrovato le nostre croci…, abbiamo trovato quelle nuove di qualche nostro confratello, abbiamo trovato le croci delle guerre, delle ingiustizie del mondo… qual è la nostra preghiera? 

(Quanto è riportato in corsivo deriva dalla relazione di P. Marco Paolinelli: “La preghiera di intercessione in Edith Stein” 2023)

Nella ocds

sabato 22 ottobre 2022

CONVEGNO DELLA PROVINCIA VENETA

“Le Virtù come elemento unificante e purificante della vita fraterna”
Relatore: P. Gianni Bracchi ocd

Sabato 8 e Domenica 9 ottobre le Comunità della Provincia Veneta si sono ritrovate a Verona nella Casa diocesana di spiritualità di San Fidenzio, per vivere un tempo di meditazione e di condivisione scandito in quattro momenti:

Sabato 8:

  • 1. Lavori di gruppo stimolati da domande su tre temi trattati nella lettera che il Padre Generale P. Miguel Calle ocd ha inviato all’OCDS: a. la Preghiera – b. l’Obbedienza -  c. la Vita comunitaria;
  • 2.  Condivisione in assemblea;

Domenica 9:

  • 3. Santa Messa presieduta dal Delegato Provinciale P. Aldo Formentin ocd e concelebrata con i Padri Assistenti;
  • 4. Relazione di P. Gianni Bracchi ocd “Le Virtù come elemento unificante e purificante della vita fraterna” - condivisione e sintesi dei lavori. Ascolta qui l'audio 🎧

Ai partecipanti è stato proposto di distribuirsi in cinque gruppi: Formandi, Presidenti e Formatori, Consiglieri, Professi, e Padri Assistenti. A questi ultimi è stato chiesto di suggerire come le Comunità della Provincia possono migliorarsi rispetto alle tre domande proposte.

Tutti hanno avuto la possibilità di esprimere il proprio punto di vista:

-       la preghiera si riconosce “vera e sincera” se è ascolto dello Spirito Santo, come avviene nell’Orazione mentale, che genera la relazione filiale e amorosa col Padre, col Figlio e se dà, come frutti, la Pace e la capacità di ascoltare e comprendere gli altri intessendo relazioni di accoglienza reciproca non giudicante.

-       L’obbedienza teresiana comporta l’esercizio costante dell’umiltà; è ostacolata dalla tentazione dell’autoreferenzialità dell’io ed anche della Comunità, mentre offre i vantaggi di muoversi sulla Via del progetto di Dio, facendo emergere quelle potenzialità nascoste della singola persona e della Comunità.

-       Sia la preghiera che l’obbedienza contribuiscono, insieme alla frequenza costante, alla costruzione della vita fraterna. Le mormorazioni e il privilegiare alcune persone rispetto ad altre per affinità di vedute sono causa di divisioni. Queste si possono superare con una buona dose di empatia, esercitandosi a cercare l’immagine di Dio in ogni fratello e cercando sempre il dialogo costruttivo e la collaborazione. I Padri assistenti auspicano che in tutte le comunità diventi sempre più abituale l’Orazione mentale personale e che anche l’obbedienza sia vissuta con disponibilità cercando di comprendere e perseguire i vantaggi dell’obbedienza teresiana. Ci invitano a vivere con gioia gli incontri comunitari e provinciali e ad aprirci alla cooperazione e all’apostolato.

P. Gianni Bracchi domenica 9 ottobre, a commento del brano di S. Paolo (Col 3, 12-15), ha sottolineato che: "La dignità, la perfezione della persona umana consiste nella sua relazione con Dio, chiamata a divenire piena unione con Lui".

Sul sentiero di questo Monte (Carmelo) gli appetiti sregolati impediscono il cammino, perché sono causa di disgregazione e di dissipazione dell’energia del cuore; mentre le virtù partecipano a quel dinamismo costruttivo che:

-       salvaguarda nel cuore il desiderio di Infinito,

-       alimenta l’integrità della volontà nel perseguire il fine del vero Bene,

-       coltiva l’interiorità della persona: la relazione con Dio, con se stessa, con gli altri, con la realtà»

 

Parlando delle virtù, ha ricordato quelle che per S. Teresa di Gesù erano “tre cose essenziali” (tre virtù): amore fraterno, distacco e umiltà. Teresa è assolutamente originale nel proporre come prima virtù l’amore fraterno! Per lei, l’amore fraterno è, al contempo, una delle tre virtù e luogo di sintesi e di realizzazione delle altre due virtù; distacco e umiltà fondano, alimentano e sostengono l’amore fraterno. La relazione vera con gli altri è la palestra privilegiata della relazione con Dio.

“Gesù mio, quanto è immenso l’amore che nutrite per i figli degli uomini, se il miglior servizio che ti si possa rendere è ‘abbandonare’ Te per amore verso di essi e per il loro profitto! Mio Signore, chi non ama il prossimo, non Ti ama, poiché tutto il sangue che hai versato ci dimostra l’immenso amore che nutri per i figli di Adamo.” (Teresa d’Avila, Esclamazioni 2,2).

Persona e Comunità non sono due realtà contrapposte. La persona ha bisogno di affermare se stessa, ma questo non implica isolamento.

Solitudine e Comunione: verginità e comunità. Due aspetti complementari; (anche il corpo partecipa all’espressione di questi due aspetti).

  1. L’uomo, creato a immagine e somiglianza di Dio, è solo davanti -di fronte- a Dio Creatore; questa solitudine fonda la verginità di ogni creatura. La creatura appartiene al suo Creatore; Dio solo basta alla sua creatura!
  2. Con la creazione di Eva, i due esseri sono resi capaci di amore reciproco, capaci di comunione feconda: corporea e spirituale.

Compito della comunità è di accompagnare la persona a stare sola davanti al suo Dio. La solitudine - verginità rivela la sua fecondità nella comunione (“Se c’è preghiera sincera, il mio silenzio è un ascolto profondo dell’altro”).  Erano tuoi e li hai dati a me!” (Gv 17,6)

 

Le virtù sono fondate sui Sacramenti

Il nostro lavoro ascetico (il nostro esercizio delle virtù) è sempre una risposta all’iniziativa di Dio, una collaborazione con il lavoro di Gesù, del suo Spirito in noi. Quando si tratta del rapporto con Dio, non possono essere le nostre passerelle a colmare la distanza; anzi stiamo

attenti a che esse non intralcino l’iniziativa decisiva di Dio: l’Incarnazione, prolungata nei Sacramenti.

Conclusione
- Una fraternità dell’OCDS dovrebbe risplendere per la verginità (lo splendore della ‘originale solitudine’); per la comunionalità (capacità di trasmettere amore personale e comunitario, attraversando tutte le contraddizioni); per la sacramentalità (“con tutto fare del divino”).

- Se impari a dire “mio” al fratello dal volto sfigurato e ferito (Lc 16,19-31), impari a realizzare da subito il paradiso; se non lo fai, comincia costruirti il tuo inferno. (Mt, 25 31-46).
- Se impari a dire “mio” a Gesù, impari a vivere una fraternità invincibile con tutto e con tutti. “Miei sono i cieli e mia la terra, miei sono gli uomini, i giusti sono miei e miei i peccatori. Gli angeli sono miei e la Madre di Dio, tutte le cose sono mie. Lo stesso Dio è mio e per me, poiché Cristo è mio e tutto per me. (San Giovanni della Croce)>>

Ringraziamo il Signore per i tanti stimoli e spunti di riflessione che ci ha offerto attraverso la condivisione dei fratelli e le meditazioni di P. Gianni e dei nostri Padri Assistenti.

Ora comincia il nostro lavoro di discernimento e di applicazione alla nostra quotidianità di tanta ricchezza.


lunedì 14 marzo 2022

CONVEGNO DELLA PROVINCIA VENETA

Come rispondiamo alla Parola di Dio nel nostro vivere personale e quotidiano”




Domenica 6 marzo, prima domenica di Quaresima, le Comunità della Provincia Veneta si sono ritrovate in presenza a Verona - San Fidenzio per vivere un tempo di meditazione scandito in quattro momenti: 1. Relazione del Delegato Provinciale P. Aldo Formentin ocd; 2. Lavori di gruppo stimolati da domande inerenti il tema; 3. Santa Messa presieduta dal Padre Provinciale P. Fabio Silvestri e concelebrata con i Padri Assistenti; 4. Dopo pranzo: condivisione dei lavori di gruppo e sintesi dei lavori.

Il saluto della Presidente Provinciale Carla Tenuta ci ha introdotti nel tema citando San Giovanni della Croce: "A che serve che tu dia al Signore una cosa quando da te ne chiede un’altra? Rifletti su quello che Dio vuole e compilo; per questa via il tuo cuore sarà soddisfatto più che con quelle cose alle quali ti porta la tua inclinazione",  
La relazione di P. Aldo si è articolata su tre punti e un corollario:

In principio c’è il DONO della Parola di Dio: noi carmelitani siamo eredi del carisma dei primi eremiti del monte Carmelo che meditavano la Parla di Dio notte e giorno. La nostra vita è un palpito, un desiderio di Dio per ciascuno di noi e sentirci “pensati” da Qualcuno accende in noi il desiderio di conoscere Colui che ha immaginato la nostra vita con Lui. Il Signore ci ha fatto Dono della Sua Parola incarnata nel seno di Maria: Gesù Cristo, nostro fondamento.

Dal DONO come possiamo passare all’ASCOLTO? Santa Teresa di Gesù risponde dicendo che possiamo ascoltare nell’intimo la voce del Signore: non siamo forse un Castello abitato da Dio? Prendiamone coscienza e l’orazione, come porta del Castello, ci permetterà di arrivare alla relazione amorevole con un TU!

Il Carmelo è il luogo dove viene custodito l’uomo e il suo senso della vita. Nel Carmelo, seguendo l’esempio dei nostri Santi, s’impara e si scopre che l’ascolto profondo e orante della Parola  e delle creature ci conduce a vivere nell’unione con Dio. San Giovanni della Croce dice: "Noi ascoltiamo Dio attraverso le sue creature." Si passa dall’orazione alla vita: si passa dal Tu al “noi”, cioè alla dimensione comunitaria.

La nostra vita è permeata da un afflato missionario, perché la santità non è autoreferenziale; tutto questo DONO di Dio, la Parola, deve produrre effetto: siamo qui per servire gli altri. P. Aldo ha concluso leggendo uno stralcio dalla favola “Il tavolo del Padreterno” che ha avuto un riscontro positivo in tutti.

Nei quattro gruppi che si sono formati per riflettere sull’importanza che ha l’OCDS per ciascuno e come se ne parlerebbe per farlo conoscere agli altri, i partecipanti hanno espresso la loro esperienza vocazionale, di orazione e di comunità.

Alcuni esempi: la vocazione all’OCDS è stata avvertita come una direzione interiore che ha comportato un cambiamento di vita, una conversione a vivere intensamente il proprio Battesimo cercando il Signore attraverso la preghiera e che tuttora spinge per far vivere Dio in sé.

Per qualcun altro il Carmelo è il luogo dove si conosce se stessi in Dio: e si giunge a scoprire nel dialogo interiore col Signore che si è figli in Gesù Cristo, figli di Dio, amati. La preghiera disciplina la giornata e la meditazione quotidiana della Parola di Dio, un po’ alla volta, trasforma se stessi e il proprio rapporto con gli altri: si impara a conoscere se stessi e gli altri nell’interiorità e a dare un senso a ciò che ci accade.

Il Carisma carmelitano con l’orazione mentale è un vivere continuamente alla presenza di Dio e questa disposizione cambia l’aspetto di tutto ciò che capita perché il Signore insegna, istruisce e in Lui anche le offese diventano relative e provocano meno dolore.

La Comunità è molto importante, è una famiglia: innanzitutto è il luogo dove si parla di Dio e si  sperimenta la Sua presenza; è il luogo dove ci si aiuta nell’amor di Dio e a condividere la nostra vita in un’accoglienza non giudicante; inoltre in Comunità si ricevono gli insegnamenti dei nostri santi e soprattutto di Maria che ci attirano verso l’umiltà e l’ascolto.

               Nella sintesi finale P. Aldo ha dato rilievo ad un punto fondamentale: tutti noi insieme siamo Chiesa, cioè quel Corpo di cui Cristo è il capo e dal quale attingiamo linfa vitale come i tralci dalla vite. Questa è la nostra ricchezza e fonte della nostra gioia che possiamo distribuire a piene mani.