Oggi le comunità secolari dell' Ordine dei Carmelitani Scalzi ricordano la nascita del Carmelo Secolare. Perché questo giorno se sappiamo che il Carmelo è nato come ordine laico? Dopo la riforma teresiana del 1562 anche il Carmelo Scalzo aveva l'esigenza di riconosce ufficialmente anche il ramo laico della sua spiritualità. Ecco il ramo secolare del Carmelo fu istituzionalizzato, riconosciuto dalla Chiesa, con la Bolla "Cum Dudum" di papa Clemente VIII (23 marzo 1594) che autorizzò il Preposito Generale dell'OCD, perché "ricevesse all'abito dell'Ordine i fratelli laici o terziari." Poi il 20 agosto 1603, lo stesso Clemente VIII emanò la bolla "Romanun Pontificen" a conferma di quanto detto nel 1594.
Nel testo "Partecipi dello stesso carisma", Padre Anastasio Ballestrero ricordò questo passaggio importante della storia del Carmelo teresiano che ebbe così il potere di organizzare gruppi di "terziari ad instar" come li definì Isidoro di San Giuseppe in una delle prime storie dell'Ordine, nel 1668.
Ma come può vivere oggi un laico l'appartenenza a un ordine religioso? Riascoltate l'incontro con p. Fausto Lincio dello scorso 20 febbraio. E le nostre affannose giornate come conciliarle con la nostra relazione con Dio? Qui una riflessione di don Luigi Epicoco offerta, nella Parrocchia di San Francesco di Paola a L’Aquila, a un gruppo di Torre del Greco della parrocchia Santa Maria del Carmine. E qui di seguito la bellissima riflessione su come vivere la propria giornata di Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein) che ricorda le parole di don Epicoco:
“Quando la mattina ci svegliamo, subito i doveri e le cure del giorno vorrebbero inondarci da ogni
parte (quando pur non ci hanno angustiata la pace notturna), si affaccia continuamente l’interrogativo inquieto: “Come posso fare tutto in un giorno?”
Ci si vorrebbe alzare d’impeto e gettarsi a capofitto nell’attività. ... Calma! Per ora niente di tutto ciò! La mia prima ora del mattino è del Signore. Poi affronterò il lavoro quotidiano che egli mi affida ed egli mi darà la grazia di adempierlo”.
“Ciò che, dopo il silenzioso colloquio con Lui, mi si presenterà come il compito più immediato, darà
inizio al mio lavoro. Se comincio la mia giornata lavorativa così, dopo la Messa mattutina, vi sarà
in me un sacro silenzio e la mia anima sarà vuota da ciò che la inquieta e affatica e sarà piena,
invece, di santa gioia, di coraggio e energia...
Ora comincia il lavoro quotidiano può essere l’insegnamento...oppure un lavoro d’ufficio:
rapporti con colleghi e superiori insopportabili, pretese impossibili, rimproveri ingiusti, meschinità umane, forse miserie di varia natura.
Giunge la pausa meridiana. Si torna a casa esauste, affrante. E qui forse attendono nuove angustie...Vi è ancora tanto da fare fino a sera!
Non si deve ricominciare subito? No! Non prima di aver trovato almeno per un istante un po’ di
silenzio. Ciascuna deve imparare a conoscersi, sapere dove può trovare un po’ di calma. Il miglior modo, se possibile, sarebbe riversare tutte le proprie cure ai piedi del Tabernacolo per un
breve tempo. Chi non può farlo, perché forse ha bisogno di un po’ di riposo si trattenga nella
propria stanza. Ma se non è possibile un momento di calma esteriore, se non si ha un ambiente adatto
in cui ritirare, se doveri improrogabili impediscono un’ora di silenzio, sarà necessario almeno chiudersi in sé per un istante, separandosi da tutte le cose e rifugiarsi nel Signore. Egli è nel
nostro intimo e può concederci in un solo istante tutto ciò di cui abbiamo bisogno. Si affronterà poi
il resto della giornata; la si passerà forse in gran fatica e stanchezza ma in pace. Quando poi sopravverrà la notte e guardando indietro vedremo quanto è rimasto incompiuto e come in
molti nostri progetti non siano stati effettuati, se ciò eccita in noi forte confusione e pentimento,
prendiamo tutto così com’è e mettiamolo nelle mani di Dio, abbandoniamolo a Lui. In Lui
potremo così riposare, veramente riposare, per cominciare il giorno nuovo come una nuova vita”.
(Edith Stein)
Stefania Db, ocds