venerdì 6 gennaio 2023

Meditazione sul Vangelo dell'Epifania

 


Il termine epifania deriva dal verbo greco epifainô (rendersi manifesto), e indica un momento rivelatore, una manifestazione sperimentata da una persona o da un gruppo di persone. Nell’ambito della nostra fede, il termine si riferisce al giorno della venuta dei Magi d’oriente per rendere onore al bambino Gesù, riconosciuto misteriosamente, anche da loro, come l’atteso salvatore divino. Ma è sempre lo stesso mistero. Secondo Luca, vengono i Pastori, secondo Matteo i Magi, ma è sempre ciò che Paolo ha riassunto in Gal 4,4: “Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio a nascere da donna”.

Di fatto, mentre noi celebriamo questa festa dodici giorni dopo il Natale, le Chiese ortodosse russa e serba (che seguono ancora il calendario giuliano promulgato da Giulio Cesare nel 46 a.C.), il 6 e il 7 di gennaio, pur ricordando la stessa visita dei Magi, celebrano il Natale, rimandando, invece, l’Epifania al 19 gennaio, unita al Battesimo di Gesù.

Mentre a Natale si celebra l’evento della nascita del Figlio di Dio come figlio di Maria, nel giorno dell’Epifania si festeggia la manifestazione e il riconoscimento di questo evento di salvezza per l’umanità intera, rappresentata dai tre Saggi d’Oriente dei quali ci parla il Vangelo di oggi presentandoli con queste parole: “Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme”.

La nascita di Gesù nella località di Betlemme è importante perché si tratta del medesimo paese in cui nacque Davide, del quale Gesù è il discendente più illustre in quanto Messia. I Magi sono stati ritenuti come Re in base alla profezia di Is 60, 3 (“Cammineranno le genti alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere”) e sono stati chiamati Melchiorre, Gaspare e Baldassarre, solo a partire dal Medioevo. I loro doni offerti al “Re dei Giudei”, rendono omaggio alla sua regalità (l’oro), alla sua divinità (l’incenso) e alla sua futura passione (la mirra, una sostanza resinosa aromatica con proprietà medicinali e utilizzata anche per l’imbalsamazione dei defunti). Una anticipazione della fede nell’incarnazione del Figlio di Dio che lo Spirito Santo rivelerà ai credenti in tutta la sua chiarezza e provvidenza.

Siano chi siano, (magi o re), questi saggi che giungono dall’Oriente rappresentano gli esseri umani disposti a mettersi in cammino per scoprire il senso profondo dell’esistenza, al di là delle cose e delle preoccupazioni quotidiane. Questo senso si va rivelando loro a mano a mano che proseguono il cammino e continuano a cercare. Se non è in Gerusalemme, sarà in Betlemme, però la verità li sta aspettando. Un insegnamento anche per noi, dato che l’importante è continuare a cercare quel Signore che desiderò farsi nostro fratello, ed è il senso della nostra vita.

Dopo aver onorato il bambino Gesù offrendo i loro doni, “avvertiti in sogno di non tornare da Erode”, ci informa l’evangelista, “per un'altra strada fecero ritorno al loro paese”. Espressione quest’ultima (per un'altra strada) che si riferisce alla prudenza del caso. Tornare a Gerusalemme dove Erode li aspettava, sarebbe stato pericoloso, e fu per questo che presero un’altra direzione, però questa altra strada, significa anche un cammino nuovo, illuminato, non già solo dalle stelle, ma dalla stessa Luce venuta sulla nostra terra.