mercoledì 5 maggio 2021

Anniversario della morte di Gino Bartali

 
Ad Assisi il Vescovo mons. Domenico Sorrentino ha ricordato la figura di Gino Bartali un grande campione del ciclismo e della vita.

L'ultima veste di Gino è un saio bianco avorio, quello da terziario dei Carmelitani Scalzi. La mano destra stringe un rosario di legno. Sotto la bara, un mazzo di fiori rossi, a Gino i ciclisti toscani: quelli degli anni Cinquanta. 

(Leonardo Cohen, la Repubblica 7 maggio 2000)

Lo stralcio di uno degli articoli che fu pubblicato in occasione della morte il 5 maggio 2000 fu segnalato già nel 2014 anno del centenario della nascita del campione dai secolari della Fraternità di San Paolino, a cui appartenne Gino Bartali. Vi riproponiamo la ricerca accurata che portò alla luce molti documenti che lo riguardano.
Ma non è solo il fatto che sia stato secolare carmelitano come noi che ce lo rende caro. Come leggerete in alcuni allegati che troverete in questa pagina, che Bartali è stato definito "il giusto delle Nazioni". Da un trafiletto tratto dalla Nazione, il quotidiano di Firenze, leggiamo infatti

NEL 2013 Gino Bartali è stato dichiarato «Giusto delle Nazioni» per l’impegno profuso con abnegazione e coraggio a favore degli ebrei: era Gino a nascondere all’interno della sua bicicletta documenti falsi che li avrebbero aiutati ad assumere una nuova identità, a non cadere nell’inferno dei campi di sterminio. Bartali, un campione buono e giusto per tutti, con «quel naso triste come una salita, quegli occhi allegri da italiano in gita».





BARTALI, TERZIARIO CARMELITANO 

DELLA FRATERNITÀ DI S.PAOLINO, FIRENZE

La Fraternità OCDS di S. Paolino, Firenze, in ricordo del confratello Gino Bartali, ha raccolto su di lui notizie che riguardano la sua vita spirituale e i rapporti col Carmelo toscano dell'epoca. Gino Bartali il 14 febbraio 1937 prese l'abito del Terz'Ordine per mano del Direttore Padre Lodovico di S. Giuseppe, delegato Provinciale per il T.O. di Toscana. Il giovane campione ciclista di 22 anni entrò nell'Ordine Secolare col nome di Fra' Tarcisio di S. Teresa di Gesù Bambino, con rito solenne.
 


Una rara immagine di Gino Bartoli in preghiera. La rivista titola erroneamente "La madonnina dalla maglia gialla", ignorando che la statua davanti alla quale s'inginocchia il campione del ciclismo è quella di S. Teresa di Gesù Bambino







Il 4 dicembre 1938 Gino Bartali fece la professione definitiva insieme ad altri confratelli. Il figlio Andrea nel suo libro: "Gino Bartali, mio papà", riferisce circa il grande amore che suo padre ha sempre avuto per la carmelitana S. Teresa del Bambino Gesù.  Infatti dopo la vittoria al Giro d'Italia del 1937 nella Chiesa del Corpus Domini di Milano, Gino Bartali dedicò questa preghiera di ringraziamento alla sua Santa prediletta: 
"Nella Chiesa dove, prima di partire per il 25° Giro d'Italia, ho invocato l'aiuto divino, oggi mantengo la promessa, ringraziando solennemente il Signore e la mia Santa prediletta, Santa Teresina, per la nuova grazia concessami, facendomi vincere il difficilissimo Giro 1937. Gli eminentissimi Cardinali e i Vescovi d'Italia, che mi benedissero, i Padri Carmelitani, gli amici di Azione Cattolica, i Terziari, abbiano il mio più vivo grazie. S. Teresina li benedica tutti". 
A Santa Teresina Gino ha dedicato anche una foto col fratello.
   Bartali era molto impegnato negli allenamenti e nelle gare ciclistiche, non aveva molto tempo per frequentare gli incontri della Fraternità OCDS; ma quando poteva si recava alla Chiesa dei Carmelitani Scalzi di S. Paolino a Firenze. 
Nella "Stella del Carmelo" del febbraio 1937 si trova un articoletto intitolato: "La visita di Bartali al nostro Presepio" in cui i frati di S. Paolino narrano dell'improvvisa visita di Gino Bartali, accompagnato dall'amico Berti, al Presepio allestito nella Chiesa, di fronte al quale si raccolse in preghiera. Era particolarmente legato a Padre Mauro Tabarelli, che per decenni invitato da Bartali è andato a casa sua a celebrare la Messa nella cappella che Gino si era fatto costruire. 
  Gino Bartali è stato un valido benefattore per il Santuario dei Carmelitani Scalzi di Capannori, contribuendo finanziariamente alla costruzione del Collegino in favore dei ragazzi poveri e orfani di Capannori e Lucca, annesso al Santuario. Come risulta dai documenti dell'archivio della Provincia dell'Italia Centrale, Bartali fece dono di un calice artistico ai frati di Capannori il 23 luglio 1951 in occasione dei festeggiamenti per il ritorno al Santuario dell'immagine della Madonna del Carmelo restaurata a Firenze. Questo grande campione, in mezzo a tanti successi, esaltato da tutti, non si è lasciato distogliere dalla sua profonda fede in Dio, dimostrando umiltà, carità, devozione al Carmelo, come possiamo desumere dai numerosi esempi tratti dalla sua vita. 
   Esemplare è quanto ha fatto per gli Ebrei, perseguitati dai nazifascisti, quando entrò in una rete clandestina di aiuti ai perseguitati politici, dietro richiesta del Cardinale Dalla Costa, a cui disse incondizionatamente di sì. Con questo "sì" salvò numerosissime vite, incurante del pericolo cui esponeva la sua vita. Nessuno, nemmeno i familiari, erano al corrente di questo suo mirabile atto di carità. Il figlio riferisce che il padre diceva: "Il bene fatto non bisogna dirlo, se viene detto non ha più valore". "Di fronte a Dio non valgono i soldi guadagnati, che non si portano nella vita eterna, né le medaglie che mi hanno attaccato sulle maglie sportive. Presso Nostro Signore valgono solo le medaglie che si attaccano sull'anima, quelle conquistate facendo opere buone, che ho sempre cercato di fare." Per questo non voleva si dicesse niente delle continue opere di carità che faceva. "Non l'ho mai sentito dire neppure una parolaccia" dice di lui il figlio Andrea. "Non l'ho mai sentito parlar male di nessuno, per i più deboli aveva sempre una parola di giustificazione".
Morì venerdì 5 maggio 2000, serenamente, nel suo letto come aveva sempre richiesto nelle sue preghiere a S. Teresina. Fu avvolto nella Cappa bianca dei Terziari Carmelitani secondo il suo desiderio: aveva voluto infatti essere sepolto solo con quel mantello, senza simboli di gloria terrena. Sulla tomba né foto né epitaffi, ma semplicemente: Gino Bartali 1914 - 2000.