Ma, cosa cerchiamo, veramente?


(1Samuele 3,3b-10.19; Salmo 39/40, 2.4.7-10; 1Corinzi 6,13c-15a.17-20; Gv 1,35-42). 
Meditiamo con p. Faustino Macchiella,ocd      

Ẻ una liturgia, questa della seconda Domenica del Tempo Ordinario dell’Anno B, zeppa di provocazioni: (“Parla, Signore, che il tuo servo ti ascolta”; “Il Signore ha dato ascolto al mio grido”; “Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo?”;  “Che cosa cercate?  Venite e vedrete. – Abbiamo trovato il Messia. – Tu, Simone, sarai Pietro”); e non è facile trovare un filo conduttore che accolga tutte queste provocazioni senza lasciar cadere qualcosa che forse per qualcuno è davvero l’importante!
Ma, certamente la domanda di Gesù ai due discepoli del Battista che, dopo aver inteso il loro maestro apostrofare Gesù, che passava, “Ecco l’Agnello di Dio”, si misero decisamente a seguirlo, è la freccia che arriva al cuore di ogni uomo che vuol vivere la sua vita con quel minimo di dignità e di serietà che merita. Se poi la vita, come per noi cristiani, è immagine e dono di Dio, allora questa domanda “Che cosa cercate?” diventa l’inquietudine  o, almeno per noi carmelitani, quel dardo infuocato con cui un serafino tenta di purificare il cuore e di renderlo dimora di Dio.
Cosa cerchiamo veramente in questa vita è il perché, è il senso, è il valore, per cui vale sempre la pena di essere vissuta con impegno e con gioia. La vita, allora, non è più misurata dal facile, dal comodo, dal piacevole, ma da quel valore che la illumina e la fa risplendere anche quando è pesante e arida. Quindi, cercare e trovare quel valore diventa il vero impegno di ogni uomo. 
La Parola di Dio ci rassicura che avremo sempre quell’aiuto o quella mediazione di cui abbiamo bisogno per metterci in cammino e cercare seriamente: (Eli per il piccolo Samuele; gli Angeli per i ruvidi pastori; la stella per i Magi; Giovanni Battista per i primi due apostoli;Andrea per il fratello Pietro; il Battesimo e la fede per tutti i cristiani; la vocazione al Carmelo per noi carmelitani; ecc…).  
Del resto Gesù era stato promesso ed è stato mandato dal Padre proprio per essere la luce e la vita di ogni uomo. E Gesù si è fatto vicino ad ogni uomo assumendo la nostra stessa umanità; e compiendo quel gesto di conversione che era il Battesimo di Giovanni si incammina sulla strada della verità e della santità che porta alla piena comunione con Dio. Cammina deciso e sicuro verso la meta (dopo aver avuto anche la testimonianza del Padre: Questi è il Figlio mio l’eletto!). Ma, ogni tanto si volta per vedere chi lo segue, chi desidera ritrovare qualcosa di smarrito, chi non si accontenta di ciò che è e di ciò che ha, chi ha sentito parlare bene di lui; e sempre Gesù domanda e domanderà: “Che cosa cercate?”.
Saper leggere nel proprio cuore e accogliere il desiderio assoluto di ogni creatura è la vera disponibilità all’accoglienza di Dio, perché il cuore dell’uomo è stato fatto per Dio, e Dio non vuole dare meno di se stesso. Fermarsi al visibile e accontentarsi delle cose, sia pur belle e buone, sarebbe tradire la propria vocazione e deludere il Dio venuto per noi in mezzo a noi.
Ma anche il desiderio e l’incontro con Dio: “Rabbi, dove dimori?” hanno bisogno di essere continuamente purificati e rettificati, per diventare la pietra solida su cui costruire quotidianamente e fiduciosamente la propria vita. E’ anche troppo facile ricordare gli immediati, superficiali e fallimentari entusiasmi delle folle o dei discepoli dopo i gesti eclatanti di Gesù: “Chi è costui a cui obbediscono anche i venti e il mare?”. 
Gesù, sapendo quanto siamo fragili e incostanti, ci invita a stare con Lui per tutto il resto della giornata; Santa Teresa ci ripeterà che almeno il guardarlo è possibile a tutti e molto utile; e più audace san Giovanni della Croce ci solleciterà a privarci coraggiosamente di tutto, per accogliere il Tutto.
Stanchezza, delusioni, occasioni varie diranno l’importanza e la verità del nostro essere riusciti a identificare il bisogno essenziale della nostra vita con Gesù-il Dio con noi-il Dio per noi. Anzi, la gioia di scoprire che il necessario è un dono, spingerà a gridare con tutta la persona (parole, gioia, pace, serenità,sorriso) che abbiamo incontrato il desiderato e l’atteso Salvatore. Non occorreranno strategie o elucubrazioni satellitari. Basterà essere ciò che siamo: persone che vivono con gioia una presenza impensabile, ma vera e reale più di noi stessi: “Io sarò con voi tutti i giorni; fino alla fine del mondo”.
Però Santa Teresa ci ricorda che la sfumatura più tipica dell’aver incontrato e del vivere la compagnia di questo Signore è quella di arrivare a ingolosire-ingelosire-a farci invidiare da chi ci incontra nella quotidianità del nostro vivere di questo qualcosa che è possibile a tutti. Cioè deve essere così chiaro, così evidente, così semplice da rivestire il nostro essere. E se ci sembra tanto difficile, e a volte anche impossibile, pensiamo perché allora è tanto facile alla nostra collera o alla nostra impazienza o alla nostra poca sopportazione? Perché solo il negativo può avere questo privilegio? Dio ci ha fatti e ci vuole perfetti; e vuole che questo appaia a tutti; e che molti (se non tutti) ne restino meravigliati. I Santi si sono comportati così! 

Ẻ proprio quello che ci mostra il vangelo di oggi: Andrea è uno dei due che seguono Gesù; uno dei due che fanno esperienza di stare con Gesù; uno dei due fortunati che hanno colto l’opportunità di vedere, di sentire, di stare con Colui che è il desiderio fondamentale di ogni uomo. E Andrea ha un fratello, Simone. Chissà quanti diverbi; chissà quanti battibecchi; chissà quante discussioni per il lavoro o per altri piccoli problemi della vita! Ma questa è un’altra cosa; non può negargliela; non può defraudare il fratello di questa opportunità; quindi appena lo incontra gli butta addosso la sua gioia (Abbiamo trovato il Messia”) e il suo impegno di portarlo da Gesù (“E lo condusse da Gesù”). Il resto è un problema di Gesù e di Simone. Lui è contento di aver fatto quello che spettava a lui; non ha certo nessuna presunzione di poter fare anche la parte di Gesù. E se ne sta lì in disparte a contemplare a bocca aperta quello che sente: Gesù lo conosce, suo fratello; Gesù gli cambia nome per dirgli che d’ora innanzi la vita sarà diversa, che dovrà dipendere da questo Maestro, che dovrà reimparare a gestire tutte le sue potenzialità in sintonia con questo Messia. Non sarà certamente facile; ma, né Gesù né Pietro né Andrea sembrano, per ora, preoccuparsene. Ora è solo il momento della gioia: il momento dell’incontro con uno che ti cambia la vita e te la riempie di speranza.


Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.