Una coppia esemplare per la Chiesa: Zelia e Luigi Martin

Domani, 18 ottobre, in piazza San Pietro, papa Francesco iscriverà solennemente  i coniugi Luigi Martin e Zelia Guérin, genitori di S. Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo, nel canone dei Santi, che la Chiesa propone come esempi di vita cristiana ai fedeli di tutto il mondo, affinché diventino fonte di ispirazione e compagni di cammino dai quali ricevere impulso, luce e conforto

Presente in san Pietro (e stasera alla veglia nella parrocchia di Santa Teresa a Roma) una folta delegazione dell'Ocds d'Italia.

P. Romano Gambalunga ocd, Postulatore generale dell'Ordine e padre della Provincia veneta, sarà ospite della trasmissione Cristianità (Rai Italia) che andrà in onda domenica 18 ottobre e che avrà come argomento proprio la canonizzazione dei due santi genitori di S. Teresa di Lisieux. 
Dal sito della Curia Generalizia inoltre riportiamo l'estratto della lettera del Preposito Generale  P. Saverio Cannistrà ocd a tutto l’Ordine in occasione di quest'evento importante per noi carmelitani, ma fondamentale per tutta la Chiesa. 

Vediamo come p. Saverio ci aiuta a comprendere questo dono:


Il dono dei figli: «desideravo di averne molti, per allevarli per il Cielo»
Nove furono i figli che nacquero dalla loro unione riempiendo di gioia le loro vite: «Quando abbiamo avuto i nostri figlioli, le nostre idee sono un po’ cambiate: non vivevamo più che per loro, questa era la nostra felicità e non l’abbiamo mai trovata se non in loro. Insomma, tutto ci riusciva felicissimo, il mondo non ci era più di peso. Per me era il grande compenso, perciò desideravo di averne molti, per allevarli per il Cielo. Fra loro, quattro sono già ben sistemati e gli altri, sì, gli altri andranno pure in quel regno celeste, carichi di maggiori meriti, poiché avranno combattuto più a lungo» (Lettere familiari 192).
Vita familiare, cammino di santità
L’aspirazione di Zelia alla santità, per sé e per i propri cari, era costante, pur nella consapevolezza dei propri limiti e del tempo perduto: «Voglio farmi santa: non sarà facile, vi è molto da sgrossare e il legno è duro come una pietra. Sarebbe stato meglio iniziare prima, mentre era meno difficile, ma, infine, “è meglio tardi che mai”» (Lettere familiari 110). Scrive al fratello: «Vedo con piacere che sei molto stimato a Lisieux: stai per diventare una persona di merito; ne sono felicissima, ma prima di tutto desidero che tu sia santo» (Lettere familiari 116). Anche di fronte alla figlia dal carattere difficile, Leonia, che a scuola avevano definito “una bambina terribile”, pur nella penosa consapevolezza dei suoi grandi limiti – «la povera bambina è coperta di difetti come da un mantello. Non si sa come prenderla» (Lettere familiari 185) – non manca la fiducia alimentata dalla fede nella bontà di Dio e dall’abbandono al suo disegno di salvezza: «Il buon Dio è così misericordioso che ho sempre sperato e spero ancora» (ivi).
Amore di Dio, amore del prossimo
Conosciamo bene, dalla testimonianza di santa Teresina, la grande intimità di Luigi con Dio e come questa trasparisse dal suo volto: «A volte i suoi occhi si facevano lucidi di commozione, ed egli si sforzava di trattenere le lacrime; sembrava non essere più legato alla terra, tanto la sua anima si immergeva nelle verità eterne» (Manoscritto A, 60); «mi bastava guardarlo per sapere come pregano i santi» (Manoscritto A, 63). Durante la sua malattia, nei momenti di consapevolezza, pur sentendosi umiliato, Luigi ripeteva: «Tutto per la maggiore gloria di Dio!».
L’amore verso Dio, quando c’è, è inscindibilmente amore verso il prossimo e, in modo speciale, verso chi ha bisogno di aiuto. Sono molti gli episodi nei quali emerge con chiarezza nella vita di Zelia e Luigi la bellezza di questa dedizione verso il prossimo – a partire dalle operaie che lavorano nella propria azienda di merletti, trattate come figlie (cf Lettere familiari 29) – perché sono la carne di Cristo, persone che stanno particolarmente a cuore a Dio (cf Evangelii gaudium 24.178). È un’attenzione alla persona tutta intera, al suo corpo e alla sua anima, che diventa giustizia retributiva, condivisione della propria tavola, ricerca di cure e di un letto per il senzatetto, preoccupazione di dare il conforto della vicinanza sensibile di Dio nel momento del trapasso trovando un sacerdote, generosità nell’aiutare economicamente un fratello in difficoltà, piacere nell’ essere al servizio della gioia altrui, solidarietà nella sofferenza di chi è colpito da un lutto, visita agli ammalati.
La bellezza straordinaria delle cose ordinarie
Il grande messaggio che gli sposi e la famiglia Martin ci comunicano è la possibilità offerta a tutte le famiglie, in primo luogo a quelle cristiane, la bellezza straordinaria delle cose ordinarie, quando la propria storia viene ricevuta dalle mani di Dio e ci si offre a Lui, con la rasserenante consapevolezza che «la cosa più saggia e più semplice in tutto questo è di rassegnarsi alla volontà di Dio e di prepararsi in anticipo a portare la propria croce il più coraggiosamente possibile» (Lettere familiari 51), mettendosi «nella disposizione di accettare generosamente la volontà di Dio, quale che sia, poiché sarà sempre quello che vi può essere di meglio per noi» (Lettere familiari 204).
In questa canonizzazione possiamo cogliere l’invito rivolto al Carmelo teresiano a essere di più famiglia, a scoprire la bellezza e l’importanza delle nostre responsabilità quotidiane, imparando umilmente dalle famiglie, che vivono con impegno la propria vocazione e missione.
La famiglia, «comunità che sa accompagnare, far festa e portare frutto»
Guardando ai coniugi Martin e ai frutti visibili di santità del loro essere u
n cuore solo e un’anima sola, ci rendiamo meglio conto che, imparando a comunicare, diventiamo «comunità che sa accompagnare, festeggiare e fruttificare», e comprendiamo che «la famiglia più bella, protagonista e non problema, è quella che sa comunicare, partendo dalla testimonianza, la bellezza e la ricchezza del rapporto tra uomo e donna, e di quello tra genitori e figli» (Messaggio del Santo Padre Francesco per la 49a Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, 17 maggio 2015).
Il mio auspicio è che, a partire dalla grazia che riceviamo attraverso questa canonizzazione, ci impegniamo a conoscere da vicino, anche attraverso la lettura della loro corrispondenza, la testimonianza di questa coppia e ci inseriamo creativamente nel cammino che la Chiesa sta tracciando, invitandoci a riscoprire la famiglia come soggetto imprescindibile per l’evangelizzazione e scuola di umanità.


P. Saverio Cannistrà
Preposito Generale OCD

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