La Promessa e la sua Presenza

La vita del cristiano può essere paragonata ad un cammino, come quello compiuto dal popolo di Israele nel deserto. In questa metafora, la terra promessa rappresenta la realizzazione piena di ciascuno di noi.  Tuttavia, a causa della ferita del peccato d’origine, l’uomo è sempre tentato di mettere se stesso al centro, di cercare cioè solo la soddisfazione del proprio ego, con ciò perdendo di vista la vera, autentica meta, cioè la piena realizzazione del progetto che Dio ha su ciascuno di noi, sia come singoli sia come comunità, che si raggiunge solo nella libera partecipazione alla Vita di Dio Trinità. Non avendo più la capacità di raggiungere tale meta, se vuole realizzare se stesso l’uomo deve necessariamente lasciarsi condurre da Dio verso la giusta direzione. Ecco che allora Mosè diviene il mediatore tra Dio e il popolo di Israele, che sarà continuamente richiamato ad affidarsi alla sua paziente e amorosa guida. Alla fine dei quaranta anni di peregrinazione, il popolo comprenderà che solo l’affidamento alle cure paterne di Dio gli ha permesso l’ingresso nella terra promessa.  Il senso di precarietà sperimentato nel deserto e il contestuale riscontro dell’intervento risolutore di Dio in tutte le necessità, anche quelle materiali, consentirà al popolo di comprendere che l’uomo ha solo bisogno di affidarsi a Dio, in cui trova ogni pienezza. Nel nuovo testamento è Gesù, il Figlio di Dio, seconda Persona della Trinità che si pone a capo del nuovo popolo di Dio e che, incarnandosi, condivide l’intera esistenza umana, assumendone su di Sé anche lo stesso peccato. Ed è proprio nella Sua passione e morte che Gesù ci insegna ad affidarci completamente alla volontà del Padre, dimostrandoci con la Sua risurrezione che il piano di amore di Dio per noi non può mai venire meno. In Dio non ci può essere fallimento. Gesù infatti è vivo e garantisce la Sua presenza in mezzo a noi con l’istituzione dell’Eucaristia; più volte dopo la Sua risurrezione, Gesù si presenta vivo ai Suoi e cena con loro: è la Cena eucaristica, in cui sotto le specie del pane e del vino è Gesù Stesso, con il Suo Corpo e il Suo Sangue che sta in mezzo ai Suoi e anche oggi è vivo e presente in mezzo a noi e fa comunione con noi, per fondersi con noi e vivere in noi, che diventiamo Sua umanità aggiunta. «Io sono il pane vivo disceso dal cielo…». 
L’uomo è fatto per Dio e solo Dio può saziare l’uomo; e come il pane si assimila e diventa nostro corpo, così Gesù, nell’amore, si fonde con chi fa comunione con Lui, così che il Padre lo guarda nel Figlio in tutto ciò che fa. Tutto in Gesù fattosi uomo è divenuto lode al Padre; per cui, ricevendo Gesù Eucaristia, anche in noi tutto si fa lode a Dio e la nostra vita viene inserita nel dialogo d’amore trinitario, che è il dono dello Spirito Santo, il Quale datoci in germe nel sacramento del Battesimo, si sviluppa in noi, garantendoci una intima comunione di vita con Cristo. Ecco perché Gesù ci dice: «Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Noi, infatti, fin d’ora viviamo della Vita di Dio, ovvero dello Spirito Santo, che è l’amore che si donano il Padre e il Figlio. Quale conforto fratelli e quale speranza ci viene dalla consapevolezza che la nostra carne, ossia tutta la nostra umana esperienza di fragilità e di debolezza, se unita a Gesù si trasforma in preghiera e fa crescere in noi lo Spirito di Dio e la Sua azione santificatrice.  Gesù ha amato il Padre assumendo la nostra umanità e noi uniti a Lui, in comunione con il Suo Corpo ed il Suo Sangue, possiamo ora essere interamente saziati in tutte le nostre aspirazioni, sentirci pienamente realizzati, nella consapevolezza certa che la nostra ordinaria esistenza è già proiettata nella stessa Vita trinitaria. Occorre avere uno sguardo di fede, che rivela tutta la grandezza per cui siamo stati creati e di fronte alla incredulità di tanti fratelli, noi, consci della nostra vera essenza di creature spirituali, possiamo riconoscere come Pietro la incomparabilità del messaggio di Cristo: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna…» (Gv 6,68). 
 Padre Rino Bolzon, ocd

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