Nel piano d'amore di Dio

MEDITIAMO CON P. RINO BOLZON OCD

UNDICESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
2Sam 12,7-10.13; Gal 2,16.19-21; Lc 7,36-8,3




«Togli, Signore, la mia colpa e il mio peccato».




Dio è Padre e dall’eterno ha un progetto d’amore su ogni uomo. La piena felicità e libertà dell’uomo è attuare questo progetto. Quando l’uomo rifiuta il piano che Dio Padre ha su di lui, diventa dio di se stesso, esclude il fratello e diventa omicida.
Questo è accaduto al Re Davide, dacché egli ha commesso un grave peccato, unendosi in adulterio a Betsabea e commissionando l’uccisione del marito di lei, Uria l’Ittita.
Tuttavia l’amore di Dio è più grande del peccato dell’uomo! Dio, amando follemente la sua creatura, la richiama a realizzare, nella libertà, la sua originaria vocazione a vivere come vero figlio. È evidente, pertanto, l’azione pedagogica di Dio, che, attraverso il Profeta Natan, educa Davide e, in lui, gli uomini tutti, al senso del peccato, che è sempre commesso contro Dio.
Posto davanti al male commesso, re Davide riconosce il suo peccato; senza addurre giustificazione alcuna confessa la sua colpa; diversamente dal re Saul aderisce incondizionatamente alla volontà di Dio nella fede e nell’amore. Dio rimane sempre fedele al suo piano d’amore per ogni uomo ed è sempre in attesa della sua libera adesione d’amore. Il perdono, dunque, è la conseguenza di questa adesione, che è la risposta ad un amore donato, che non viene mai meno. Il peccato è il rifiuto dell’amore di Dio; ma, quando l’uomo si pente, Dio ripristina immediatamente il Suo rapporto d’amore, trasformando il peccato in strumento di redenzione.
Dio sa inserire nel suo progetto d’amore anche le conseguenze del nostro peccato, traendo al bene il male da noi commesso: Betsabea avrà un figlio, Salomone, antenato di Gesù, il Redentore.
Il peccato, dunque, una volta riconosciuto, diventa esperienza dell’amore di Dio, che guarda l’uomo con il cuore di una mamma, che non può che amare i suoi figli con tenerezza.
La modalità con cui Gesù ha incontrato la Samaritana può farci comprendere come Egli approcciasse i peccatori e, in particolare, come possa essere stato il Suo incontro con quella donna, che poi gli ha bagnato di lacrime i piedi, glieli ha baciati ed asciugati coi suoi capelli e cosparsi di profumo.
Questo comportamento della donna, che dimostra profondi gratitudine e affetto, lascia intuire che, come nel dialogo con la Samaritana, Gesù le abbia insegnato a leggere nel suo cuore, per comprendere che l’infinita sete d’amore dell’uomo può essere spenta solo dall’infinita sete d’amore di Dio per le anime, cioè, che solo il Creatore può appagare il bisogno d’amore della Sua creatura.
Dio sa che non potremmo amare con tutta la ricchezza del nostro cuore se non ci sentissimo amati come suoi figli e sposi.
Quella donna, resa cosciente di aver peccato per avere cercato l’amore lontano da Dio, sa però di essere stata perdonata, perché infinitamente amata. Con Gesù non si parla di conseguenze del peccato, ma di solo amore. Gesù paga di persona l’enorme debito del nostro peccato, senza chiedere nulla in cambio, se non che diventiamo misericordiosi come Lui verso il fratello. La donna risponde a questo incommensurabile amore, amando molto: «Per questo io ti dico: sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco.» (Lc 7,47).
La consapevolezza di avere infranto il cuore di Dio, che ci ama con il dono della Sua vita, provoca il pentimento, che instrada sul cammino di conversione, che altro non è che la adesione a Cristo Gesù nella fede e nell’amore; la scelta, cioè, di vivere in, con e per Colui che ha donato Se Stesso per noi, perché potessimo vivere con Lui. La conversione è, dunque, riprendere l’originario piano d’amore di Dio Padre nella nostra vita.
Nella scena che propone il Vangelo colui che si prostituisce è Simone il fariseo, il quale, nella sua grande presunzione, ritiene che la sua condotta di uomo “giusto” gli meriti l’amore di Dio. Egli, in altre parole, compra l’amore di Dio.
La donna, invece, che nel vizio aveva dato amore a pagamento, ora, conosciuto Gesù, che per amore le ha condonato il suo debito, ama gratuitamente, perché risponde ad un amore donato.
Di fronte all’infinito amore di Dio - che si manifesta massimamente nel dono del Suo unigenito Figlio: «Dio ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati.» (1Gv 4,10b) -, possiamo sempre sentirci pecorelle smarrite e, quindi, farci ritrovare per essere portate in spalla da Gesù; riconoscerci figli prodighi e sentire che Dio Padre fa festa quando ci risolviamo di ritornare a Lui. La ricchezza dell’uomo è sentirsi povero per farsi domanda, per lasciarsi riempire dalla divina Grazia.
Nella donna peccatrice la scelta per Cristo avviene nell’intimità del suo cuore, che Gesù ha sanato, colmandolo del Suo amore. L’esplosione di riconoscenza per Gesù permette di mettere in risalto l’infinita potenzialità del cuore di ogni donna di amare. L’uomo può amare se si sente amato.
In San Paolo l’adesione a Cristo nella fede e nell’amore è dichiarata e vissuta coerentemente nel totale annullamento di sé, lasciando agire Gesù liberamente in Lui, dando una mirabile testimonianza di come l’amore porta all’unione: «Sono stato crocifisso con Cristo, e non vivo più io, ma Cristo vive in me. E questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me.» (Gal 2,19b-20).
Il “filo rosso” che collega le tre letture di questa undicesima domenica del tempo ordinario si può, dunque, riassumere nel dato di fatto che: in chi accoglie la misericordia di Dio, maggiormente si manifesta l’amore di Dio Stesso!
Riprendendo l’esempio riportato da Gesù: così come nella nostra esistenza quotidiana siamo molto riconoscenti nei confronti di chi ci sconta un grande debito, allo stesso modo, sperimentando lo sconfinato amore di Dio per noi, possiamo riconoscere l’estrema nostra povertà, per essere perdonati e rispondere alla Sua misericordia con amorosa gratitudine di veri figli del Padre.
La Vergine Maria, che unita a Cristo ha partecipato intimamente alla Sua Passione e Morte e che sotto la Croce ci è stata donata quale Madre buona e premurosa, ci prodighi la grazia di farci percepire, in ogni istante della nostra vita, l’incommensurabile amore di Dio per noi. Ella ci ottenga un cuore contrito, per avere peccato contro il nostro Padre misericordioso e ci aiuti a vivere un amore sponsale con Cristo, per essere il Suo Volto, le Sue mani e il Suo Cuore per tutti i fratelli che incontriamo sul nostro cammino.
Sia lodato Gesù Cristo!


p. Rino Bolzon

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