Riflessioni sulla poesia “Vostra sono, per voi sono nata"

Sarebbe bello se tutti condividessimo le nostre riflessioni sul periodo di lettura sapienziale delle opere della santa Madre. Non è necessario scrivere tanto. Basta aprire il proprio cuore. Ecco le riflessioni sulla poesia “ Vuestra soy, para Vos nacì” (dagli “SCRITTI BREVI” di S.Teresa di Gesù – Poesia n° 2 ) inviateci dalla presidente della Provincia ocds Romana,  MARIA TERESA CRISTOFORI

La Poesia di S. Teresa che presentiamo ha offerto lo spunto ai Religiosi OCD, riuniti a Fatima per il 90° Capitolo Generale (17 aprile – 8 maggio 2009), per  dare il titolo: “PARA VOS NACI’- Per Voi sono nata”, al Documento Capitolare, redatto a conclusione dei loro lavori e contenente le proposte operative per il sessennio 2009-2015.  Infatti, nella significativa espressione “para Vos nacì” possiamo ravvisare, in sintesi, l’essenzialità dell’esperienza mistica di S. Teresa di Gesù:         a) il primato di Dio nella sua vita; b) la consapevolezza di averla avuta in dono da Lui; c) la sua grata e gioiosa accoglienza della vita ricevuta ed a Lui offerta in totale abbandono alla sua volontà.         La nostra Santa fa più volte ricorso alla sua ispirazione ed al suo genio poetico per trasmettere e far comprendere, in modo chiaro, semplice ed avvincente, le reali e grandi verità della nostra fede. Per dare lode, onore e gloria al Signore, Ella componeva spesso strofe in rima che si prestavano ed essere cantate e che, accompagnate da un tamburello o dal batter cadenzato delle mani,  contribuivano a suscitare l’interesse ed a ricreare e tenere più attento, vivo e sveglio lo spirito delle sue monachelle.  La poesia “VOSTRA SONO, PER VOI SONO NATA”, è costituita  da 12 strofe di 6 versi, a cui si aggiunge sempre per ciascuna il ripetuto versetto: “Che volete Voi da me?”, mentre, nella parte iniziale ed in quella finale, viene proclamato il ritornello: “Vostra sono, per Voi nacqui, / che volete Voi da me?”.    S. Teresa, con questi suoi versi rivolti direttamente al Signore, ci offre un esempio del suo modo di fare ORAZIONE, in uno stile di dialogo e di rapporto a tu per tu con Lui in atteggiamento di totale “umiltà”, che la porta a riconoscere il suo “niente”, divenuto , però, “grande”, perché Dio per amore l’ha creato, salvato e scelto come sua dimora e tempio della sua gloria.    Nel riportare il testo di questa Poesia, usiamo la traduzione dallo spagnolo in lingua italiana, curata dalle Edizioni Monte Carmelo;  tuttavia è bene far presente, a chi legge gli Scritti della Santa, anche il testo della stessa poesia riportato, con alcune varianti di traduzione, nelle “OPERE” edite dalla Postulazione Generale OCD, con il titolo: “Nelle mani di Dio”.      

VOSTRA SONO, PER VOI SONO NATA

Vostra sono, per Voi nacqui, / che volete Voi da me?

1)O sovrana Maestà, / o sapienza senza fine, / bontà ben dell’alma mia / Dio supremo, unico e buono, / ecco a Voi chi in sua viltà / oggi canta a Voi il suo amore. /         Che volete Voi da me? /   2) Vostra son, ché mi creaste, / vostra, ché mi riscattaste, / vostra, ché mi sopportaste, / vostra, ché a Voi mi chiamaste,/ vostra, ché anche mi attendeste/ e dannar non mi faceste/ Che volete Voi da me?/    3) Che volete, buon Signore, / da una serva così vile? / Quale ufficio avete dato / a tal schiava peccatrice? / Son qui, mio dolce amore,/ dolce amore, eccomi qui: /Che volete Voi da me?/  4) Voi vedete qui il mio cuore,/ io lo pongo in vostra mano, / con la vita, il corpo, l’alma, / le mie viscere e il mio amore; / dolce Sposo e Redentore, / poiché a voi mi sono offerta:/ Che volete Voi da me? / 5) Vita o morte a me pur date, / la salute o infermitade, / date onore o disonore, / date guerra o eccelsa pace, / debolezza o forza piena, / io a tutto dirò sì. / Che volete Voi da me? /          6) Sia ricchezza o povertà, / il conforto o lo sconforto, / sia letizia oppur tristezza, / sia l’inferno oppure il cielo, / vita dolce, sol fulgente, / poiché intera è la mia resa. / Che volete Voi da me?  /

7) Se a Voi piace, abbia orazione, / e, se no, date secchezza, / grazie in copia e devozione, / e, se no, sterilità. / O sovrana Maestà, / la mia pace è solo qui: / Che volete Voi da me? /                            8) Date, dunque, a me sapienza / o ignoranza, per amore; / m’abbia io anni d’abbondanza, / o di fame e carestia, / notte fonda o giorno chiaro, / rivolgetemi qua e là: / Che volete Voi da me ? /     9) Se volete che gioisca, / per amor voglio gioire. / Se il lavoro mi imponete, / morir voglio lavorando. / Dite dove, come e quando, / dite pur, dolce amor mio: / Che volete Voi da me? /          10) Abbia io Calvario o Tabor, / il deserto o fertil suolo, / pari a Giobbe sia in angoscia / o a Giovanni sul cuor vostro; / che sia pur vigna fruttuosa / o infeconda, se conviene./ Che volete Voi da me ?  11) Sia Giuseppe incatenato / o d’Egitto il viceré, / sia pur David nelle pene, / o lo stesso incoronato; / che sia Giona naufragato / o già in terra liberato, /  Che volete Voi da me? /                12) Parli io pure ovvero taccia, / renda un frutto o non lo renda, / mostri a me la Legge piaghe / o il Vangelo sua dolcezza; /stia fra pene o fra le gioie, / in me sol vivete Voi; / Che volete Voi da me ? /    VOSTRA SONO, PER VOI NACQUI, /  CHE VOLETE VOI DA ME?

Per poter meglio comprendere, gustare e penetrare in profondità il significato di questa poesia, sarebbe auspicabile riuscire a presentare dinanzi agli occhi della nostra mente, l’immagine della nostra cara S. Teresa che, in atteggiamento di adorante preghiera e con il cuore traboccante di amore, si pone al cospetto del Signore per manifestargli la sua lode, la sua ammirazione, la sua gratitudine e l’immensità del suo affetto.  Sull’esempio della Beata Vergine Maria, Madre e Patrona dell’Ordine a cui Ella appartiene e di cui porta l’Abito, la Santa è pienamente consapevole di essere una misera creatura, piccola, povera, insignificante, che di suo non ha nulla, ma la sua pochezza non la schiaccia, anzi diviene motivo di gioia per aver attirato la misericordia di Dio.       
Al pari della S. Vergine, anche lo spirito di S. Teresa esulta, perché in lei vibra la certezza che il Signore, l’Onnipotente si è chinato su di lei con la tenerezza di un Padre buono, “ha guardato l’umiltà della sua serva” e l’ha colmata di Grazia. La Santa muove dalla verità della sua “origine”, sa perfettamente che la vita che sta conducendo non le appartiene, non è sua, ma le è stata donata per amore, per questo, rivolta a Dio con tutta la forza della sua anima e con somma gratitudine esclama: “VOSTRA SONO, PER VOI NACQUI”. Ella sente l’urgenza di mettersi a totale disposizione di Colui che l’ha creata ed intende manifestargli la sua “determinata determinazione” a volere unicamente ciò che Egli vuole e, abbandonandosi alle sue mani con filiale spirito di obbedienza, alla fine di ogni strofa, lo implora chiedendogli: “CHE VOLETE VOI DA ME?”. Pur rivolgendosi  direttamente al Signore, S. Teresa fa emergere, anche nella stesura di questa poesia, il suo carisma di educatrice, di maestra di vita spirituale, che si mette a disposizione delle sue consorelle per avviarle all’ascolto ed all’approfondimento della Parola di Dio, facendo riferimento a luoghi e personaggi biblici come Calvario, Tabor, Giobbe, Giovanni, Giuseppe di Giacobbe,  David, Giona.    Con il “Vostra sono, per Voi nacqui”, la Santa, come negli altri suoi scritti, ribadisce l’importanza di affidarsi a Dio: “La vostra volontà, Signore, si compia sempre in me, e come meglio a Voi piace” (C. 12, 10). Seguiamo il suo esempio, mettiamo in pratica i suoi consigli e tendiamo alla vera santità.   

                                                    Maria Teresa Cristofori
Presidente OCDS Provincia Romana  

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